Di sette, di Morti e di Magia, “The Order” arriva su Netflix

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The Order è una nuova serie Netflix uscita il 7 marzo che coniuga egregiamente l’atmosfera dei college americani con il fantasy. Oltre a intrattenere piacevolmente con incantesimi, omicidi ed esilaranti colpi di scena, il telefilm induce lo spettatore a riflettere sull’importanza di non seguire fedelmente un capo, ma di essere indipendenti e usare la ragione.
L’Ordine Ermetico della Rosa Blu è la più prestigiosa setta studentesca di Belgrave, con una piccola peculiarità: è influente su scala nazionale e insegna la magia nera ai suoi discepoli. Segretezza, gerarchia, sottomissione assoluta e sacrificio sono la filosofia dell’Ordine, il solo modo per apprendere la magia e acquisire potere. La ritualità, la simbologia e l’uso del latino sono fondamentali per conferire sacralità ad ogni aspetto dell’ordine ed hanno un forte impatto psicologico. I soldati semplici sono chiamati a sgobbare, sacrificando lo studio e compiendo gli incarichi più umili, dai loro sforzi traggono invece giovamento i superiori, che hanno potere anche di vita e di morte sui sottoposti. La setta ricorda per molti tratti il gruppo studentesco del film L’onda (recensito da Giulia Bossi), in cui un professore liceale organizza i suoi studenti secondo criteri fascisti e nazisti.
Un gruppo di licantropi, i Cavalieri di San Cristoforo, cercano di sconfiggere l’ordine per contrastare la magia nera, tuttavia il protagonista non aderisce pienamente nemmeno a tale gruppo studentesco. Anche i licantropi devono prestare giuramento, inoltre decretano la vita o la morte delle proprie vittime con estrema superficialità, giocando a Beer Pong, e provano un particolare gusto al limite del sadismo per l’aggressività e l’assassinio. Licantropi con buoni propositi, dunque, ma rozzi nell’agire e nell’approcciarsi alla battaglia, una marmaglia di sanguinari.
Maghi e licantropi ammiccano alle sette studentesche dei college americani che, proprio come nel telefilm, amano la gerarchia e la ritualità. Alcune sette sono privilegiate rispetto ad altre e consentono di stringere legami che si riveleranno utili al termine degli studi, proprio come l’Ordine. Il telefilm dunque analizza con occhio critico ciò che accade negli Stati Uniti e intrattiene proponendo degli intelligenti riferimenti alla realtà.
Jack Morton (Jake Manley), il protagonista, si troverà a destreggiarsi tra due sette segrete, cercando di restare fedele a se stesso. In un’epoca differente dalla nostra, come il Medioevo (ma anche nell’Ottocento o nei regimi totalitari del Novecento), Jack sarebbe considerato un inaffidabile, un doppiogiochista e un traditore, nessuno lo proporrebbe come protagonista positivo di un’opera. Nel Ventunesimo secolo invece riflettere con la propria testa ed essere fedeli solo alla ragione è un valore. L’ideologia e la ritualità delle sette appare viene presentata come affascinante in quanto è protagonista di una serie tv, nonostante ciò viene aspramente condannata in favore dell’individualità, un valore rappresentato proprio dal personaggio principale. Lupi mannari e magia nera non sono condannati a prescindere, è la mentalità gerarchica e claustrofobica con cui ci si approccia alle due sette ad essere criticata.
La filosofia assume un ruolo principale anche nel personaggio del Golem che, come un moderno mostro di Frankenstein scombussolato dalla sua peculiare nascita, si interroga sull’esistenza, ponendo domande curiose a Jack sulla vita e sulla morte. Il Golem è una creatura mitologica della tradizione ebraica, un fantoccio di argilla cui si può donare la vita mediante una parola magica che servirà il proprio padrone. Anche Adamo, prima che Dio gli conferisse un’anima, era un Golem, un ammasso di argilla privo di sentimenti e volontà propria, pertanto la leggenda riprende la credenza secondo cui l’uomo è fatto di terra.
La leggenda dei licantropi è stata invece ampiamente manipolata per adattarla alle esigenze della sceneggiatura: niente proiettili d’argento o luna piena, inoltre un fischio preannuncia il momento in cui la bestia “vuole uscire” e la contaminazione non avviene tramite morso, ma quando una pelle di lupo avvolge e stritola la vittima. Nel momento in cui lo spettatore accetta il patto narrativo, si ritrova catapultato in un universo in cui le caratteristiche dei licantropi sono ben orchestrate e non proverà confusione.
Jack è entrato nell’ordine per uccidere il suo padre biologico, che ha provocato il suicidio della madre. Il padre è niente meno che il capo supremo dell’Ordine, un mago oscuro accecato dalla brama di potere. Nelle puntate conclusive, anche costui desidera uccidere il proprio primogenito per conquistare il potere assoluto che deriva dal Vademecum, un libro di magia nera. Il complesso edipico è stato trasformato in narrativa, il dramma di Luke Skywalker e Darth Vader ha assunto le tinte del fantasy ma di fatto i concetti principali sono rimasti invariati.
Una serie ben orchestrata, dunque, con una trama avvincente, colpi di scena ben orchestrati e morti continue che ribaltano costantemente la situazione. Ancora una volta, Netflix offre ai suoi abbonati un piacevole diversivo per trascorrere una serata alternativa.

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Atypical, una serie tv sull’autismo

Questo articolo è stato pubblicato su Lo Sbuffo.

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Atypical è una serie tv firmata Netflix, giunta alla seconda stagione, che racconta la storia di formazione di Sam, un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, e le vicende che coinvolgono i suoi cari, le cui vite sono fortemente influenzate dalla malattia del protagonista. La serie è nata da un’idea di Robia Rashid ed è diretta da Seth Gordon.

Sam vorrebbe emanciparsi e avere una vita normale e una ragazza, ma incontra svariate difficoltà dovute alla sua malattia: la sua ossessiva passione per i pinguini e l’Antartide lo rendono un personaggio bizzarro, si agita negli spazi affollati e rumorosi al punto da dover indossare una cuffia antirumore nei corridoi a scuola, non riesce a leggere i significati impliciti nelle conversazioni ed è troppo sincero, ha problemi di ansia, pratica dei rituali e gesti ossessivi e, quando si agita, è affetto da tic nervosi. Nonostante ciò il ragazzo riuscirà ad avere successo nella vita, intenerendo il pubblico. Il teenager infatti ha ottimi voti a scuola, soprattutto in biologia, ha successo al lavoro, troverà una ragazza e manterrà degli ottimi rapporti con i suoi parenti e amici, emancipandosi dalla famiglia.

Casey è la sorella minore di Sam, ma siccome suo fratello è autistico è come se fosse la maggiore, infatti è molto protettiva e aiuta l’eroe della serie in molte situazioni. Non è facile avere un fratello con la sindrome di Asperger, ma Casey riuscirà a distinguersi nelle gare di atletica delle high school americane. La mamma dei due ragazzi, Elsa,  è una donna iperprotettiva e talvolta soffocante nei confronti di Sam. Elsa ha investito tutte le proprie energie nella famiglia di cui è la colonna portante, ma tale scelta di vita l’ha resa fortemente insoddisfatta; ne conseguirà che tradirà il marito con un barista. Il padre è la figura genitoriale che ha avuto maggiori difficoltà ad accettare la malattia di Sam perciò in passato ha commesso degli errori, ma si è riscattato. Zahid è il migliore amico e consigliere di Sam, i due ragazzi lavorano insieme presso un negozio di elettronica. Il giovane ha una personalità carismatica, sa persuadere Sam a seguire i propri consigli che spesso si rivelano molto utili, naturalmente quando Sam non li fraintende a causa della sua tendenza a seguire solo il significato letterale delle frasi e all’incapacità di adeguare i suggerimenti alle circostanze. Paige è la prima fidanzata di Sam, una biondina intelligente e sensibile ma spesso logorroica che affronterà una serie di difficoltà per entrare nel complicato mondo del suo ragazzo.

Il telefilm permette di conoscere alcune caratteristiche dell’autismo come i sintomi del disturbo, ma è stato fortemente criticato perché non rappresenta le reali condizioni di vita degli affetti da sindrome di Asperger, come i loro pensieri e le loro difficoltà quotidiane. Il web abbonda di pareri vaghi e discordanti, spesso provenienti da fonti non autorevoli. Sarebbe interessante leggere l’analisi di un esperto di disturbi dello spettro autistico per stabilire quanto Atypical sia realistico, purtroppo in rete non è disponibile nulla di tal genere.

Il telefilm è un’opera su una malattia, certo, ma gli spettatori possono immedesimarsi in Sam perché si tratta di un liceale con tutti i problemi tipici della sua età e non è poi così diverso dagli altri ragazzi. Il disturbo di Sam genera situazioni divertenti, ma la sua peculiarità non viene mai ridicolizzata, perché il pubblico è indotto a provare empatia per lui. La trama è attraversata da una comicità velata, che rende leggeri anche i momenti di maggiore tensione drammatica.

La voce narrante appartiene a Sam, che descrive il comportamento dei vari personaggi paragonandolo a quello degli animali antartici. Si tratta di una scelta particolarmente poetica, che rappresenta la difficoltà con cui l’eroe tenta di interpretare il mondo, nonostante la malattia gli imponga di considerare i suoi simili come degli animali strani e incomprensibili.