Munch e il suo rapporto con le donne

Il rapporto tra Munch e le donne è forse un argomento inadeguato per una ragazza in quanto sarebbe più interessante se lo affrontasse una mente maschile, ma le opere di Munch sono così affascinanti che ho deciso di intraprendere questa sfida, seguendo la traccia dell’articolo Le donne di Munch di Lucia Imperatore, pubblicato su Psicozoo.it.

Tutti conosciamo Munch per il celeberrimo Urlo, che rappresenta un attacco di panico e una profonda angoscia esistenziale, ma l’artista ha rappresentato il disagio psicologico anche in molte altre opere, soprattutto in quelle che trattano il suo travagliato rapporto con le donne.

A soli cinque anni Edvard Munch perde la madre che, indebolita dalla tisi, muore nel dare alla luce il quinto figlio. Quando il futuro pittore aveva quindici anni morì di tubercolosi la sorella maggiore Sophie, cui Edvard restò vicino sino alla fine. Il padre, un medico, si chiuse in una profonda depressione e morì qualche tempo dopo. Le tre tragiche perdite segnarono profondamente non solo la vita dell’artista e il suo rapporto con le donne, ma anche la sua arte, infatti l’artista ci ha regalato degli splendidi capolavori sulla morte di Sophie.

La fanciulla malata ritrae proprio la sorella Sophie sul letto di morte; esistono ben sei versioni dell’opera. Nella versione del 1885-1886, la fanciulla dai capelli rossi giace a letto su un grosso cuscino bianco mentre una donna dal capo chino e i capelli raccolti le stringe una mano. In primo piano troviamo un bicchiere, di fianco al letto, su un comodino, si trova una bottiglia. Sul lato destro del dipinto è abbozzata una tenda verde.

NOR Det syke barn, ENG The Sick Child

La morte di Sophie viene rappresentata anche ne La morte nella stanza della malata, del 1893. La ragazzina è ritratta di spalle, seduta su una seggiola, accudita dalla zia Karen, che sacrificò la propria esistenza per accudire i figli della defunta sorella. Il padre è di fronte a Sophie con le mani giunte e il capo chino, sembra che stia pregando; sul lato opposto il figlio Andreas, che morirà di polmonite qualche anno più tardi, si appoggia al muro con una mano. In primo piano troviamo Laura seduta mentre Inger rivolge allo spettatore uno sguardo fisso e sofferente. All’artista preme soprattutto la rappresentazione dell’aspetto psicologico, del fatto che i vari personaggi sono ridotti a mere ombre di loro stessi dall’imminente perdita e sono isolati l’uno dall’altro in una profonda solitudine. I soggetti raffigurati non hanno l’età in cui è morta Sophie ma quella in cui è stato realizzato il dipinto, segno che il lutto si è protratto nel tempo. L’arredamento è minimo, risaltano le superfici vuote del pavimento e delle pareti.

Per Munch la donna è dunque una creatura malata, morente, una vittima sacrificale. Amare una donna significa soffrire.

morteincamera

Qualche anno più tardi Munch andò a Parigi e successivamente a Berlino, qui frequentó gli ambienti bohemien dell’epoca. E’ in questo ambiente che realizza le quattro dissacranti versioni di Madonna tra il 1894 e il 1895, intrecciando con genialità il sacro ed il profano. La Madonna di Munch è nuda ed ha delle provocanti  forme sinuose (accentuate da linee curve che circondano il corpo), la sua pelle è pallida, le braccia sono sensualmente piegate dietro la testa e i capelli neri si spargono sulla tela come tentacoli; ciò che attira maggiormente l’attenzione è il volto, infatti gli occhi sono socchiusi in una sorta di estasi che rendono la donna estremamente provocante. Un’aureola rossa infine evoca i temi della passione e del sangue, tale colore, insieme al nero, sono un evidente riferimento ad eros e thanatos. Una litografia di tale soggetto è ancor più provocatoria, infatti l’artista raffigura in una cornice degli spermatozoi e, in un angolo, un feto raggomitolato, debole e impaurito che è stato interpretato in vari modi come l’infelicità fuori dal grembo materno, la morte, la profanazione di Cristo, l’annichilimento del maschio nei confronti della madre o della donna amata. In ogni caso, il Cristianesimo ne risulta completamente demistificato e viene sostituito dalla venerazione della donna e della passione, anche qualora conduca alla morte.

edvard_munch_-_madonna_-_google_art_project_495100

Nel 1898 Munch inizió una relazione con Tulla Larsen che si concluse in tragedia: siccome l’artista rifiutava le pressanti richieste di matrimonio della donna, scoppió una violenta lite e Tulla sparó al compagno, che perse così un dito. La donna amata in effetti è per Munch un vampiro, un demone spietato che uccide l’uomo nell’amplesso succhiandogli la linfa vitale. Nonostante ciò l’uomo non può opporsi al desiderio che prova per la donna ed è dunque destinato all’autodistruzione. In Vampiro troviamo un uomo in giacca nera raggomitolato su se stesso mentre una donna, abbracciandolo, si china su di lui per succhiargli il sangue. Il volto della fanciulla è nascosto da lunghi capelli rosso sangue che si spargono come tentacoli sul corpo dell’uomo.

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Mi piacerebbe molto conoscere le impressioni di un uomo circa quest’opera, sapere quanti maschi considerano noi donne dei vampiri. Sarebbe interessante se un ragazzo riscrivesse il post dal suo punto di vista, mi piacerebbe scoprire se noi donne siamo veramente dei vampiri o se semplicemente alcuni uomini non sanno amarci in modo sano. Concludo questo articolo con una domanda rivolta a tutti: si può amare ciò che ci distrugge? Si può amare un vampiro?

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