I ritratti di Sissi

Negli appartamenti dell’Hofburg, il palazzo reale di Vienna, è stato allestito il museo di Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nota al mondo come la principessa Sissi, in cui sono stati esposti più di trecento oggetti personali dell’imperatrice.

Non è opportuno presentare un museo di oggettica in una rivista d’arte, ma i curiosi possono apprendere ulteriori informazioni al riguardo cliccando sul seguente link: http://www.hofburg-wien.at/it/informazioni-interessanti/museo-di-sisi.html . Nelle sale del museo abbondavano ritratti e fotografie dell’imperatrice realizzati nelle situazioni più svariate e in età molto diverse della regina. Alcuni dipinti sono noti in tutto il mondo, come quello in cui l’imperatrice è ritratta di spalle e mostra la sua splendida chioma castana, lunga quasi sino a terra, che pettinava per circa tre ore al giorno in quanto era ossessionata dalla bellezza e che raccoglieva in elaborate acconciature ottocentesche; altri ritratti sono invece sconosciuti e mostrano un’immagine poco nota dell’aristocratica fanciulla, ma altrettanto affascinante.

Non ho la possibilità di ricordare e menzionare i quadri e le fotografie più belli in esposizione al museo, mi accontenterò di scrivere questo articolo servendomi delle immagini disponibili in rete.

Non è un caso che un’imperatrice sia stata ritratta così tante volte: si trattava di un preciso progetto di propaganda, il popolo infatti aveva la possibilità di conoscere i propri reali soprattutto attraverso quelle immagini. Veniva proposta un’immagine di Sissi felice, armoniosa e innamorata del proprio marito. La sposa perfetta, insomma. Ma Sissi non era affatto questo genere di donna e la rigida etichetta di corte, le incomprensioni con il marito e l’ostilità della suocera la rendevano profondamente infelice e chiusa in se stessa. I sudditi percepivano l’inadeguatezza dell’imperatrice nei confronti del proprio ruolo e non la amavano particolarmente. In questa incisione vediamo Sissi e Francesco Giuseppe giovanissimi, che passeggiano a braccetto all’aria aperta in una splendida, idilliaca bugia propagandistica.

Le seguenti due foto testimoniano l’infelicità di Elisabetta a corte. Si tratta di due fotografie ufficiali, scattate quando la regina aveva solo sedici anni e si era sposata da poco. Il fotografo si era sforzato di farla sorridere ma Elisabetta restò seria, infatti in quel periodo era profondamente stressata per gli impegni di corte che si erano susseguiti dopo il matrimonio, l’assenza di vita privata, l’invadenza della suocera, la solitudine e le incomprensioni con il marito.

Il dipinto più famoso di Elisabetta è stato realizzato nel 1865 da Franz Xaver Winterhalter. L’imperatrice indossa uno splendido abito bianco da gran galà e tra i suoi capelli intrecciati sono fissate delle preziosissime stelle di diamanti, che sono entrati nella storia dell’oreficeria (per saperne di più, leggete questo articolo: http://www.il-mondo-delle-gemme.juwelo.it/sissi-e-la-leggendaria-stella-di-diamanti/ ). In questo periodo Sissi aveva ventisette anni ed era al massimo del suo splendore. Il quadro è abbastanza fedele anche se l’espressione dell’imperatrice è un po’ troppo sdolcinata; per conoscere il vero volto Elisabetta e le reali espressioni del suo viso, dobbiamo affidarci alle fotografie.

Passano gli anni ed Elisabetta non è più una ragazzina, ma una donna forte e decisa, conscia del proprio potere a corte e decisa a far valere la propria volontà contro la suocera, il marito e le convenzioni sociali, anche a costo di essere considerata stravagante. Nelle fotografie appare come una donna orgogliosa, leggermente maliziosa, raramente sorridente e talvolta dura. Conscia della propria bellezza dalla quale era ossessionata, spesso l’imperatrice non cela una certa vanità.

Dopo i trent’anni Elisabetta smise di farsi ritrarre, nonostante avesse una maniacale cura del corpo ai limiti dell’anoressia; i segni dell’età infatti iniziavano a diventare evidenti e l’imperatrice faticava ad accettare il proprio aspetto. Quando Sissi aveva cinquantasette anni, il pittore Armin Horowitz realizzò uno straordinario falso che divenne piuttosto famoso: pur non avendo mai incontrato la regina, dipinse un suo ritratto mediante un abito nero che Sissi era solita indossare e un dipinto del suo volto, realizzato quando la donna aveva 25-30 anni. L’effetto è straordinario: l’imperatrice cinquantenne appare giovane e fresca come una ragazza nel fiore degli anni.

Siccome anche nell’Ottocento i vips erano paparazzati, Elisabetta non usciva mai senza ventaglio o ombrellino per nascondere il suo volto dall’obiettivo degli invadenti fotografi. In alcune fotografie in cui è riuscita a proteggersi, la regina risulta irriconoscibile.

In altre situazioni i fotografi hanno avuto la meglio e sono riusciti ad immortalare, anche se solo parzialmente, il volto di Elisabetta. Nelle due fotografie che vi abbiamo proposto, Elisabetta compare prima nel corso di una silenziosa passeggiata con il marito, poi in compagnia di una dama di corte.

Abbiamo a disposizione una sola fotografia di Sissi in età matura, scattata quando la regina aveva cinquantaquattro anni. Si tratta di una fotografia privata, realizzata nel Natale del 1891, che fu scoperta in una collezione privata del 1986. Proprio a causa dell’unicità di questo reperto, molti sospettano che si tratti di un falso, ma la sala e la sedia su cui è seduta l’imperatrice coincidono con la realtà e la donna che dovrebbe essere Sissi è straordinariamente somigliante con le immagini che abbiamo dell’Elisabetta più giovane.

 

Informaizoni tratte da: 

 

Annunci

La Gioconda, la fanciulla più celebre della storia dell’arte

687px-mona_lisa_by_leonardo_da_vinci_from_c2rmf_retouched

Dopo la bravata pubblicitaria di Sgarbi è doveroso trattare una delle donne più famose della storia dell’arte, vale a dire la Monnalisa di Leonardo Da Vinci (1503/1506), nota anche come Gioconda per il suo enigmatico sorriso e per il nome del marito della modella. Turisti da ogni angolo del globo affollano il Louvre per ammirarla per poi restare scioccamente delusi dalle ridotte dimensioni dell’opera (77×53 cm), in verità si tratta di un vero e proprio capolavoro su cui sono state scritte pile di volumi sulla storia dell’arte, il cui mito è sicuramente stato alimentato dal celebre furto verificatosi nel 1911. Cerchiamo di scoprire qualche informazione essenziale su questa straordinaria fanciulla.

mona_lisa_detail_eyes

Ma chi era realmente la Gioconda? Vasari  racconta che si trattava della moglie del mercante fiorentino Francesco Giocondo e che il suo vero nome era Lisa Gherardini. Leonardo si affezionò in maniera morbosa al dipinto, così non lo consegnó mai al committente.

La Monnalisa è il primo soggetto ad essere stato ritratto a mezzobusto con le mani in vista, inoltre è estremamente innovativa la realizzazione di un paesaggio alle spalle della donna anziché l’utilizzo di uno sfondo puro. Il paesaggio è sicuramente inventato (sebbene alcuni abbiano tentato ad identificarne la collocazione in Toscana grazie alla presenza del ponticello sulla destra), inoltre la parte a destra della donna e quella alla sua sinistra hanno l’orizzonte a livelli differenti. La Monnalisa posa in una loggia panoramica, ma tale particolare si nota molto poco in quanto l’opera è stata mutilata.

mona_lisa_detail_mouth

L’intero dipinto è inoltre in movimento: il paesaggio è avvolto dalle nebbie, ma ponendosi in primo piano diventa più vivo e riusciamo a vedere un ponte e un fiume; la Gioconda invece è raffigurata nel pieno di una torsione e le membra sono su piani diversi. Il celeberrimo enigmatico sorriso varia in base ai punti di osservazione e incarna l’essenza dell’attimo in divenire, ovvero dei sentimenti dell’uomo in continuo mutamento, senza la possibilità di trovare un appiglio in essi. Sono tuttavia ancora in corso degli studi al riguardo, ciò che è certo è che il sorriso della Gioconda si incarna perfettamente con il resto del dipinto.

L’opera inoltre non è un semplice ritratto, infatti Leonardo voleva rappresentare l’ineffabilità della natura e dell’animo umano. Tutto ciò è stato realizzato non solo mediante il sorriso di Lisa Gherardini, ma anche grazie al celebre sfumato ottenuto con sottili velature  di colore, con utilizzo di luce dorata e la resa di un’aria umida e spessa. Si tratta dunque di un’immagine reale, in cui risaltano la visione dell’artista della realtà e della natura, che sono in continuo movimento. La Gioconda rappresenta perfettamente la poetica di Leonardo da Vinci, infatti è stato raffigurato un collegamento tra il singolo fenomeno e la complessità dell’universo, tra il particolare e il tutto. Il paesaggio sullo sfondo è il simbolo della natura naturans, vale a dire del “farsi e disfarsi” e della continua trasformazione della materia attraverso i tre stadi della materia (solido, liquido, gassoso). Monnalisa rappresenta l’ultimo gradino di  questo ordine.

Charles de Tolnay scrisse: « Leonardo ha creato con la Gioconda una formula nuova, più monumentale e al tempo stesso più animata, più concreta, e tuttavia più poetica di quella dei suoi predecessori. Prima di lui, nei ritratti manca il mistero; gli artisti non hanno raffigurato che forme esteriori senza l’anima o, quando hanno caratterizzato l’anima stessa, essa cercava di giungere allo spettatore mediante gesti, oggetti simbolici, scritte. Solo nella Gioconda emana un enigma: l’anima è presente, ma inaccessibile».

marcel-duchamp-lhooq-1919-1371340666_b

La Gioconda è stata oggetto numerose e divertentissime parodie, la prima delle quali è Monna Lisa che fuma la pipa di Bataille (1883). Il secondo è Marcel Duchamp, che nel 1919 realizza L.H.O.O.Q, la celebre Gioconda baffuta. L’artista dichiarò: “La Gioconda è così universalmente nota e ammirata da tutti che sono stato molto tentato di utilizzarla per dare scandalo. Ho cercato di rendere quei baffi davvero artistici.” L’opera è composta da una riproduzione fotografica della gioconda a cui sono stati semplicemente aggiunti baffi e pizzetto. Le lettere che compongono il titolo, se pronunciate  in francese, compongono la frase “Elle a chaud au cul” (Lei ha caldo al culo), che significa “Lei è eccitata”. Duchamp realizzò diverse versioni dell’opera. L’opera è un inno contro il conformismo, infatti l’artista non intende insultare Leonardo, la tutti coloro che ammirano la Gioconda solamente perché è un opera famosa e non per il suo valore artistico.

banksy

Non possiamo citare tutti gli artisti che hanno reso un simpatico omaggio alla gioconda, i più famosi sono i seguenti: Andy Warhol individuò nella Monnalisa un icona della propria epoca (ma anche di quelle passate, naturalmente), perciò la raffigurò in serie; Banksy realizzò numerose parodie dell’opera; Botero non resistette alla tentazione di raffigurare la celebre modella cicciottella come i soggetti dei suoi quadri; infine Basquiat la raffigurò con un sorriso sinistro.

fernando-botero-mona-lisa-1977-480x540

L’opera è stata realizzata su una tavola di pioppo molto sottile, pertanto con il trascorrere del tempo l’opera si è danneggiata: il pannello si è incurvato e si è aperta una fessura sul vetro; a ciò si aggiungono due terribili atti vandalici effettuati mediante dell’acido e il lancio di un sasso. Per evitare altri danni la Gioconda è esposta dietro ad una teca infrangibile, con temperatura ed umidità controllate, e non viene più prestata ad altri musei.

Ritratto di Lucrezia Panciatichi, di Agnolo Bronzino

Angelo_Bronzino_-_Portrait_of_Lucrezia_Panciatichi_-_WGA3266

Ritratto di Lucrezia Panciatichi” è un dipinto olio su tavola (104×84 cm) realizzato nel 1541 da Agnolo Bronzino e conservato agli Uffizi di Firenze insieme al ritratto del marito della giovane donna Bartolomeo Panciatichi, realizzato dallo stesso artista. Probabilmente il quadro è stato commissionato quando Bartolomeo Panciatichi venne ammesso nell’Accademia Fiorentina. I ritratti dei coniugi si trovarono a palazzo Panciatichi sino al 1634, anno della morte di Carlo Panciatichi o forse dell’estinzione del suo ramo famigliare, dopodichè vennero trasferiti nel palazzo del ramo fiorentino della famiglia e successivamente nelle Gallerie fiorentine.

La fanciulla, dalla carnagione eburnea, l’incantevole sguardo e il collo lungo ed elegante, è seduta su un sedile di legno leggermente di tre quarti; sulla mano sinistra appoggiata sul bracciolo intagliato spicca la fede nuziale, la mano destra invece è appoggiata su un libro di preghiere aperto, del quale è possibile leggere alcune righe.

Il sontuoso vestito rosso è ornato da pizzi e da una cintura con pietre preziose montate in oro. Le maniche hanno un pregevole sbuffo arricciato e terminano con maniche aderenti estraibili, fissate al vestito da lacci. I monili preziosi confermano non solo l’appartenenza della fanciulla ad un’elevata classe sociale ma raccontano anche alcuni aspetti della sua personalità, attraverso la simbologia delle gemme e la frase “Amour dure sans fin”, incisa in smalto nero sull’ampia catena d’oro. La frase sarebbe essere un riferimento all’amore coniugale o all’amore di Dio per gli uomini. Lucrezia è seduta in una nicchia scura tra due colonne ioniche, simbolo di bellezza e castità.

Il ritratto di Lucrezia è una delle icone della ritrattistica cinquecentesca. Vasari lodò i ritratti dei coniugi Panciatichi dicendo che sono “tanto naturali che paiono vivi veramente, e che non manchi loro se non lo spirito”.

.

Fonti: