“Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello

Articolo pubblicato su Lo sbuffo.

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Questa sera si recita a soggetto è un dramma di Luigi Pirandello, terminato nel 1929.

Si tratta della terza opera della trilogia Teatro nel teatro, di cui fanno parte anche Sei personaggi in cerca d’autore e Ciascuno a modo suo.

Portata per la prima volta sul palco del Teatro di Torino il 14 aprile del 1930, con una Compagnia appositamente costituita diretta da Guido Salvini, Questa sera si recita a soggetto indaga sull’autoritarismo del regista, figura allora innovativa nel panorama teatrale, e sulla Mise-en-scène, analizzando i rapporti che intercorrono tra il regista e gli attori, oltre alla connessione tra questi ultimi e il pubblico.

L’opera si fonda su un conflitto che intercorre tra gli attori e il capocomico Hinkfuss che, nella finzione scenica, ha rielaborato la novella Leonora, addio! – scritta da Pirandello nel 1910 nella raccolta Novelle per un anno. Gli attori sono chiamati a recitare a soggetto, vale a dire improvvisando sulla traccia di un canovaccio, ma spesso si ribellano al regista sbagliando volontariamente e inventando scene non previste e finendo per cacciare il regista.

Rappresentazione teatrale filmata dalla RAI nel 1968 per la regia di Paolo Giuranna, protagonista dell’opera è una famiglia non originaria dell’arretrato paesino siciliano in cui vive, composta da una litigiosa coppia di sposi e quattro figlie in età da marito, che sono solite trascorrere il tempo in compagnia di alcuni ufficiali e per questo motivo la famiglia non gode delle simpatie dei paesani. Una sera il padre subisce presso un cabaret un pesante scherzo da parte di uno degli avventori e così la moglie, chiamata La Generala, ordina al marito di tornare a casa. Rincasate dopo essere state a teatro, le ragazze vengono esortate dalla madre a cantare e recitare quando si rendono conto che il marito non c’è, ma questi fa il suo ingresso poco dopo ferito a morte e sorretto da una cantante di jazz e da lì a poco muore tra lo sgomento di tutti. La famiglia cade in miseria e la primogenita Mommina sposa l’ufficiale Verri anche se, da buon siciliano, è terribilmente geloso e, ritenendola una persona dai costumi poco seri per la vita che conduceva con la madre e le sorelle, la segrega in casa con le figlie. La madre e le sorelle si trasferiscono e riescono a risollevare la propria sorte grazie alla figlia Totina, che diventa una cantante lirica. Quando Mommina apprende che la famiglia sta ritornando al paese perché Totina deve cantare nella parte di Leonora nel Trovatore, decide di cantare per le proprie figlie, che mai andranno a teatro per la gelosia del padre. Mommina dopotutto aveva la voce più bella delle quattro figlie della Generala, che durante l’esibizione, per l’emozione, muore. A questo punto il dramma è interrotto dal dottor Hinkfuss, complimentandosi con gli attori perché, anche in sua assenza, hanno saputo recitare a soggetto secondo le istruzioni che egli aveva impartito e dato che il malore mimato dall’attrice di Mommina è reale la compagnia decide che, da quel momento, avrebbero recitato solamente seguendo un copione.

Nonostante il sapiente occhio della telecamera guidi lo sguardo dello spettatore come in una vera e propria opera cinematografica, lo spettacolo è realizzato in un teatro provvisto di palcoscenico, platea e spettatori. L’opera venne rappresentata per la prima volta Könisberg il 25 gennaio 1930, nella versione tedesca tradotta dall’italiano da Harry Kahn col titolo Heute Abend wird aus dem Stegreif gespielt fu un successo. Il dramma venne riproposto a Berlino il 31 maggio 1930 al Lessing Theater, con Gustav Hartung come regista, ma fu un fiasco.

Uno degli aspetti più particolari dell’opera è che gli attori devono interpretare sia il ruolo di personaggio sia quello di un attore sul palcoscenico e alle volte alcuni attori si mescolano agli spettatori in platea, dialogando con i colleghi sul palco come se fossero un pubblico un po’ impertinente e spesso guidando le reazioni del pubblico facendo partire gli applausi.

La scenografia è minimalista: per il magistrale monologo del regista è stata scelta una scena composta da alcune statue antropomorfe, successivamente troviamo qualche panca per rappresentare gli ambienti interni. La scena in cui le figlie si intrattengono la sera con gli ufficiali è stata girata in un vero e proprio caffè, probabilmente il foyer del teatro, secondo i canoni di una ripresa cinematografica. I costumi sono in perfetto stile anni Sessanta ed è divertente osservare tra il pubblico le pettinature dell’epoca.

E’ notevole la trasformazione della bella Mommina in una donna sciupata e morente, una metamorfosi di trucco che Pirandello ha voluto portare sulla scena rappresentando il momento in cui l’attrice si traveste da casalinga addolorata. Grandi assenti sono le sorelle che, per non distogliere l’attenzione dalla morte di Mommina, sono state interpretate da due bambole.

“Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, il trionfo del metateatro

Articolo pubblicato su “Lo sbuffo”

Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello è uno dei testi teatrali più importanti dello scenario internazionale ed è il primo capitolo della triologia Teatro nel teatro, di cui fanno parte anche Ciascuno a suo modo e Stasera si recita a soggetto. Le tre opere sono state pubblicate da Garzanti in una piccola edizione tascabile. E’ stato interpretato per la prima volta al Teatro Valle nel 1921 e fu un fiasco come accade ad ogni opera rivoluzionaria che si rispetti, successivamente andò in scena nel 1925 e il pubblico lo amò, grazie anche ad una nuova prefazione dell’autore.

In un teatro un capocomico con i suoi attori e collaboratori sta provando Il giuoco delle parti di Pirandello. Le prove vengono interrotte da sei personaggi che, dopo essere stati creati dal proprio autore e abbandonati, stanno cercando qualcuno che metta in scena la loro storia. Si tratta de il Padre, la Madre, il Figlio, la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina. Inizialmente il capocomico non vuole accogliere i nuovi venuti e la compagnia di attori li deride, successivamente viene concessa loro la possibilità di raccontare la propria storia. I personaggi, che dovrebbero venire rappresentati in modo tale che si differenzino radicalmente dagli attori della compagnia, iniziano a riferire il proprio dramma in modo piuttosto confusionario.

Dopo alcuni anni di matrimonio e la nascita de Figlio, la Madre lascia il Padre e il primogenito per il segretario di quest’ultimo, con il quale ha tre figli: la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina. Alla morte del segretario, la Madre è costretta a crescere i propri figli illegittimi in povertà, effettuando lavori di sartoria per Madama Pace, una donna grassa e appariscente che comparirà come settimo personaggio solo successivamente. Madama Pace in realtà gestisce una casa di appuntamenti e obbliga la Figliastra a lavorarvi. Un giorno il Padre si reca in loco in qualità di cliente e soltanto l’intervento della Madre riuscirà ad impedire che abbia un rapporto incestuoso con la Figlia. Le versioni dei vari personaggi sono inconciliabili tra loro e spesso nascono dei battibecchi.

Il Padre decide di accogliere in casa propria la famiglia ma il Figlio non sopporta la Madre e la Figliastra, sicchè nel nucleo famigliare si creano delle forte tensioni. Un giorno la Bambina, mentre gioca in giardino, affoga in una vasca e il Giovinetto, che ha assistito impotente alla scena dietro ad un albero, si suicida con una rivoltella. La madre urla di terrore.

Gli attori restano ammutoliti di fronte alla tragicità della storia e non capiscono se si tratti di finzione o di realtà. Il capocomico decide di licenziare i personaggi, invitandoli a ritornare. Dietro lo sfondo tuttavia restano quattro grandi ombre: il Padre, la Madre, la Figliastra e il Figlio. La Figliastra si dilegua con un’enigmatica risata stridula.

Ciò che colpisce è l’impronta meta teatrale dell’intera opera, infatti il testo è una riflessione sul teatro e propone la rappresentazione da parte di una compagnia teatrale di due opere, Il giuoco delle parti e il dramma dei personaggi. L’intera azione si svolge inoltre in un teatro. Molte battute riguardano inoltre il teatro, ecco qualche esempio:
-“Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!”

-“Ogni fantasma, ogni creatura d’arte, per essere, deve avere il suo dramma, cioè un dramma di cui esso sia personaggio e per cui è personaggio. Il dramma è la ragion d’essere del personaggio; è la sua funzione vitale: necessaria per esistere.”

-“Chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più… Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché -vivi germi- ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l’eternità.”

L’opera rompe la tradizione del teatro aristotelico, infatti non è suddivisa in scene o atti ma è interrotta da due pause apparentemente casuali, che suddividono l’opera in tre parti. Il tema principale della commedia è l’impossibilità di far coincidere i soggetti immaginati dall’autore con quelli interpretati dagli attori, infatti i personaggi si mostrano delusi dalle rappresentazioni del loro dramma effettuate dai membri della compagnia teatrale. Non viene inoltre rappresentato il dramma in sé dei personaggi, ma il loro tentativo di trovare qualcuno che lo porti in scena.

Altri temi dell’opera sono la mescolanza di tragico e comico (come nell’Enrico IV), l’adozione di un punto di vista umoristico, la molteplicità infinita del reale e la sua intima relatività, l’opposizione tra la “forma” e la “vita” come radice dei drammi umani, la sovrapposizione tra realtà e finzione che, con le continue divagazioni metanarrative, provoca straniamento.

Fonti:

Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore / Ciascuno a suo modo / Questa sera si recita a soggetto, Garzanti, 2015

http://www.frasicelebri.it/s-libro/sei-personaggi-in-cerca-dautore/

http://www.oilproject.org/lezione/luigi-pirandello-metateatro-sei-personaggi-cerca-d-autore-7354.html

Recensione di “La luna e i falò” di Cesare Pavese

La luna e i falò viene scritto da Cesare Pavese nel 1949 e pubblicato nel 1950, pochi mesi prima del suicidio dell’autore (di cui il 27 agosto 2015 sarà il sessantacinquesimo anniversario). Ho scoperto online una prima edizione venduta su ebay a 190,00 €, di cui condivido con voi la fotografia.

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Il romanzo racconta la storia di un trovatello vissuto nelle Langhe che, dopo aver fatto fortuna in America, ritorna nella sua terra. Anguilla, così era soprannominato il protagonista durante l’adolescenza, lasciò gli Stati Uniti perché non riuscì a trovarvi ciò che apprezzava delle Langhe, ma al suo ritorno ritrovò la sua terra d’origine completamente cambiata: nessun paesano che conosceva era sopravvissuto o era in grado di riconoscerlo e il paesaggio era mutato completamente.

L’unico personaggio che si ricordava di Anguilla era Nuto, un amico d’infanzia più grande che da bambino Anguilla aveva scelto come esempio da seguire. Anguilla scoprì che, con il trascorrere degli anni, il suo rapporto con Nuto era cambiato: i due amici potevano ora confrontarsi alla pari. Anche se non ha viaggiato come Anguilla e ha solamente suonato il clarino nelle feste dei villaggi della zona, Nuto ha maturato un’analoga esperienza di vita.

Ritornando nell’abitazione in cui aveva vissuto con i genitori adottivi, Anguilla incontrò Cinto, un ragazzo zoppo in cui si riconobbe e nel quale cercò di risvegliare gli stessi desideri che aveva da ragazzo. Quando il padre di Cinto uccise l’intera famiglia e diede fuoco all’abitazione, Anguilla e Nuto si presero cura del ragazzo.

Gli avvenimenti non vengono narrati in ordine cronologico ma sono esposti seguendo il flusso dei pensieri del narratore interno al racconto (Anguilla) con continue analessi. Ne consegue, per esempio, che numerosi episodi riguardanti Irene, Silvia e Santa, le tre bellissime figlie del datore di lavoro di Anguilla durante l’adolescenza, vengono narrati seguendo un ordine funzionale alle riflessioni implicite o esplicite del narratore.

Il narratore è Anguilla, che ripercorre la propria storia in un periodo successivo al suo trasferimento negli Stati Uniti. La narrazione degli eventi è intervallata da riflessioni sul passato di Anguilla e sull’esistenza in generale. In queste riflessioni è racchiuso il significato dell’opera, un senso misterioso e complesso che è difficile da afferrare.

Per recensire La luna e i falò di Cesare Pavese non scriverò un saggio breve come quelli a cui siete abituati, in quanto preferirò soffermarmi sulle mie impressioni personali realizzando una vera e propria recensione. Questa mia scelta è dovuta al fatto che Internet abbonda di informazioni e analisi a tal punto che non potrei aggiungere nulla di originale, inoltre non sono in grado di dimostrare la veridicità dei molti dati disponibili online, su cui si fonderebbe il mio scritto.

Siccome ciò che ho trovato in rete è molto interessante, ho deciso di condividerlo con voi realizzando un elenco delle pagine web che ho maggiormente apprezzato.

  • http://www.atuttascuola.it/SCUOLA/italiano/la_luna_e_i_falo.htm A tutta scuola offre un’analisi semplice e esaustiva del romanzo, sezionandolo con precisione chirurgica in ogni suo aspetto. Si tratta del testo ideale per i meno esperti in letteratura, ma fornisce una letteratura interessante anche per uno studente universitario. Non ho tuttavia apprezzato il paragrafo dedicato ai personaggi secondari, in quanto non focalizza le loro caratteristiche essenziali. Irene, Silvia e Santa, per esempio, sono menzionate sbrigativamente, mentre per le tre fidanzate di Anguilla sono state scritte più righe del dovuto.
  • http://www.italialibri.net/opere/lunaeifalo.html Questo articolo espone gli aspetti essenziali del romanzo e lo considero un efficace invito alla lettura. Sembrerebbe che si tratti di un testo affidabile in quanto è stato scritto dalla redazione del sito web, che è composta da membri qualificati.
  • http://www.criticaletteraria.org/2012/01/la-luna-e-i-falo-di-cesare-pavese.html Si tratta di un articolo molto interessante perché non solo presenta la trama e le tematiche principali del romanzo, ma sono stati disseminate nel testo anche tante piccole citazioni e curiosità che dilettano il lettore che desidera saperne di più.
  • http://www.luzappy.eu/ita_quintad/pavese.htm Questo articolo è un autorevole estratto proveniente da un libro cartaceo citato dal titolare del sito web, perciò è attendibile. E’ molto utile per avere una panoramica completa della produzione di Pavese e sono molto interessanti gli ultimi due paragrafi, dedicati all’ultimo romanzo dell’autore e al suo suicidio.
  • Internet mette a nostra disposizione numerose pagine di citazioni tratte dal libro. Non Sempre i responsabili dei siti web hanno pubblicato quelle che a mio parere sono le ctazioni più importante, ma il loro contributo è comunque utile per coloro che desiderano citare  il romanzo. Ecco due delle numerose pagine disponibili online: http://www.frasicelebri.it/s-libro/la-luna-e-i-falo/ http://www.liosite.com/opera/la-luna-e-i-falo/

Su Youtube ho scoperto una strepitosa lezione universitaria sul romanzo tenuta dal Prof. Bonino:

Secondo il professore il romanzo tratterebbe il “dopo” della Resistenza, così ho cercato le tracce di questo tema all’interno dell’opera. La narrazione si sofferma essenzialmente sulle vicende personali dell’autore e descrive il luogo e la società in cui vive attraverso il filtro della percezione del protagonista. L’opera non vuole dunque essere una descrizione realista della società delle Langhe nel Dopoguerra, ma probabilmente vuole trasmettere un’indefinita sensazione di radicale, assoluto e definitivo mutamento dovuto alla guerra. Così come Anguilla ha ritrovato il proprio paese completamente cambiato dopo essere tornato dall’America, gli uomini hanno ritrovato l’ambiente in cui vivono irreparabilmente differente.

Il solo episodio riguardante la Resistenza è l’esecuzione di Santa, il Dopoguerra viene descritto invece solamente attraverso la descrizione del ritrovamento dei corpi di due Repubblichini, che offrono l’opportunità di scrivere un capitolo di implicita denuncia (lo stile è realista, l’autore implicito perciò sembra astenersi da ogni giudizio) sullo sfruttamento da parte della chiesa del passato come propaganda anticomunista.

‘Aspettando Godot’ di Samuel Beckett

Aspettando Godot è una tragicommedia in due atti di Samuel Beckett cui ogni appassionato di teatro dovrebbe assistere almeno una volta nella vita, perché si tratta di uno dei pilastri dell’arte contemporanea ed è doveroso avere un’opinione al riguardo. Personalmente ho avuto l’occasione di assistere ad una messa in scena dell’opera del Piccolo Teatro di Milano quando frequentavo il liceo e, sebbene non rientri tra le mie opere preferite, Aspettando Godot mi ha fatto riflettere.

En attendant Godot (è questo il titolo originale dell’opera) è un rivoluzionario capolavoro in francese del teatro dell’assurdo composto tra il 1948 e il 1949, pubblicato nel 1952 ed andato in scena per la prima volta al Théatre de Babylone di Parigi nel 1953.

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L’azione si svolge in un desolato paesaggio di campagna, ai piedi di un albero privo di foglie. Estragon e Vladimir sono due vagabondi che attendono l’arrivo di un misterioso Godot che ha dato loro appuntamento; non sanno chi sia né se il luogo e l’ora dell’appuntamento siano esatti, ma sperano che incontrandolo migliorerà la loro condizione. Durante l’attesa incontrano due singolari individui: il proprietario terriero Pozzo e il suo servo Lucky, tenuto al guinzaglio. Vladimir ed Estragon sono ora incuriositi dall’atteggiamento di Pozzo ora spaventati dalla miseria del servo, che sorprende i presenti con un delirante monologo erudito che termina in una zuffa tra i personaggi. Dopo che Pozzo e Lucky ebbero ripreso il cammino cala la sera e di Godot nessuna traccia, al suo posto tuttavia giunge un ragazzo, il quale afferma che quel giorno Godot non era potuto venire ma sicuramente si sarebbe presentato l’indomani. I due prendono in considerazione l’idea di suicidarsi ma rinunciano, ipotizzano di andarsene ma non si muovono di un passo. Con il calar della notte termina il primo atto. Nel secondo atto la vicenda si ripete, seppure con qualche futile cambiamento: sull’albero sotto il quale si svolge l’attesa di Vladimir e Estragon sono spuntate due o tre foglie, Pozzo è diventato cieco e Vladimir muto. A fine giornata giunge nuovamente il messaggero che annuncia l’impossibilità di Godot di presentarsi all’appuntamento, con la promessa che sarebbe giunto l’indomani. Estragon e Vladimir decidono di andarsene, ma ben presto abbandonano il proposito. Al termine della giornata la commedia si conclude. L’atmosfera dell’intera rappresentazione, pur essendo tragica, è rallegrata da gags comiche tratte dal varietà e dal cinema muto; in molte rappresentazioni tale sfumatura comica è evidente anche nell’abbigliamento dei personaggi.

Nel corso della rappresentazione, costruita sull’attesa di un evento che non si verificherà mai, non succede nulla; uno dei primi critici, Vivian Mercier, dirà infatti che “Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla per due volte”. L’azione ruota intorno all’attesa del protagonista, Godot, che è assente dalla scena per la prima volta nella storia del teatro. Un altro elemento rivoluzionario è l’assenza di una trama e il fatto che il fulcro dell’azione consista nei dialoghi tra i personaggi.

L’idea dell’attesa è quella intorno a cui ruota anche l’analisi compiuta da Annamaria Cascetta nel suo studio sulla drammaturgia di Beckett: “Quel che si deve fare è ‘passer le temps’: l’espressione, ripetuta più volte, assume il rilievo di una chiave: passare il tempo, ma anche protendersi oltre il tempo“. E a sostegno elenca una circostanziata serie di riferimenti biblici per poi concludere: “La domanda, forse l’unica domanda che veramente interessa [Beckett], è la possibilità o meno che il Fondamento di senso si manifesti […], che si riveli e incontri gli uomini nella storia: è una domanda alimentata dalla suggestione biblica del Dio che incontra appunto l’uomo nella storia […] Beckett ama nascondere nei giochi di parole […] i sensi più profondi: la Bibbia aiuta a passare il tempo, ma anche ad andare oltre il Tempo“.

Dalle conversazioni vuote di Vladimir ed Estragon si evincono due temi fondamentali: l’incomunicabilità e la solitudine dell’uomo moderno. Altri temi fondamentali sono che vivere è un dolore costante e immutabile, solitudine, noia, ripetizione incessante degli stessi gesti; l’uomo non sa nulla della vita e non ha punti di riferimento o un dio in cui credere. Aspettando Godot viene da molti interpretata come una metafora della condizione esistenziale poiché ogni uomo si interroga e sta aspettando un Godot, una risposta che gli riveli il senso dell’esistenza che purtroppo non si presenterà mai.

Ma è proprio questo il senso che si cela dietro il signor Godot? Dopo aver assistito allo spettacolo viene spontaneo domandarsi quale sia il significato dell’opera, che spesso viene identificato in un significato esistenziale, che riguarda l’essere umano indipendentemente dalla sua condizione sociale, politica e culturale. Dio è il simbolo più frequentemente attribuito al signor Godot, ma anche la fortuna, il destino o la morte. Beckett, probabilmente ridendo sotto i baffi, si è sempre rifiutato di fornire spiegazioni al riguardo e ha dichiarato: “se avessi saputo chi è Godot lo avrei scritto nel copione”. Secondo molti Godot significherebbe God, parola inglese per dio, oppure Godo, che in irlandese familiare ha il medesimo significato. Per altri invece Godot deriverebbe dalla fusione di God e Charlot, in quanto Beckett era appassionato delle comiche di Charlie Cahaplin. Godot è in ogni caso un cognome francese, ci furono infatti un ciclista e una via di Parigi frequentata da prostitute con questo nome. Una volta Beckett salì su un aereo pilotato da un certo Godot e dichiarò: “Non mi fido di un aereo pilotato da un qualunque Godot”. Beckett rivelò al regista Roger Blin (probabilmente per confondergli le idee) che Godot deriva da godillot, che significa stivale in francese gergale; tale significato deriverebbe dal fatto che i piedi avrebbero molta importanza in quest’opera.

Pozzo e Lucky sono stati interpretati come il capitalista che sfrutta l’intellettuale, ma vi sono opinioni discordanti al riguardo.
Vladimir e Estragon sono invece due barboni, delle figure che hanno sempre affascinato Beckett e che compaiono in molti suoi romanzi. In Aspettando Godot rappresentano la condizione umana in tutte le sue sfaccettature e che è fondamentalmente sempre uguale, infatti i due personaggi non subiscono alcuna evoluzione nel corso della vicenda.

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Beckett rivoluzione completamente il linguaggio teatrale. Come abbiamo già detto la trama è inesistente, il significato è ambiguo e il protagonista dell’opera non compare in scena, inoltre è presente una commistione di generi alti e bassi, che vanno dalle citazioni teologiche al turpiloquio, e di generi, che spaziano dalla tragedia alla commedia e al cabaret.

Beckett iniziò a scrivere Aspettando Godot per riposarsi durante una pausa dalla stesura della Triologia, senza essere informato sulle tendenze teatrali del momento e appoggiato dalla futura moglie Suzanne. I primi impresari cui propose l’opera la rifiutarono sino a quando, nel 1950, il regista Roger Blin si sentì sfidato da quel testo così anticonvenzionale e decise di metterlo in scena. La morte dell madre di Beckett e la difficoltà nel reperire i finanziamenti fecero slittare la prima di tre anni, sino al 1953. Il Théatre de Babylone di Parigi era un vecchio bazar ristrutturati, con una platea di circa 200 sedie.“L’albero era un lungo appendiabiti coperto con carta crespata […] La base dell’albero era nascosta da un pezzo di gommapiuma trovato per strada. Con tre grandi bidoni contenenti lampadine elettriche furono costruiti i proiettori” (Bair). L’aspettativa era tale che si registrò il tutto esaurito e, sebbene non tutti i commenti furono positivi, l’opera divenne un fatto sociale e tutti volevano andare a teatro a vederla. Fu l’inizio di una vertiginosa ascesa al successo.

Scritto da me per la rubrica “Avventure da palcoscenico” della rivista online “Eclettica, La voce dei blogger” n.7

Eccoci qui, dieci racconti di Dorothy Parker

Eccoci qui è una raccolta dei racconti dell’autrice americana Dorothy Parker, selezionati tra i più graffianti dei suoi scritti, che rivelano spietatamente le contraddizioni della borghesia americana degli anni ’20 e ’30.

Il primo racconto è Composizione in bianco e nero e riguarda l’incontro di una donna con un artista afroamericano. Pur non ritenendosi razzista, la protagonista dimostrerà di avere molto pregiudizi e di essere vittima di luoghi comuni.
Il secondo, Consigli alla piccola Peyton, racconta l’approccio alla vita sentimentale di una donna che non lesina critiche e consigli ad un’adolescente.
Il terzo, intitolato Il meraviglioso vecchio signore, illustra invece la conversazione che avviene tra i parenti di un moribondo in un salotto borghese mentre si attende che, nella sua camera al piano superiore, l’anziano signore esali l’ultimo respiro.
Mr Durant è il racconto di un aborto clandestino di una coppia di amanti costituita da un padre di famiglia e uomo in carriera e una segretaria ventenne.
Una bella bionda è considerato il capolavoro della Parker ed è il riassunto della vita di una bella signora bionda che, terminati gli anni delle sfilate di moda ed abbandonata dal marito alcolizzato, si ritrova a vivere facendosi mantenere da ricchi signori e bevendo nei locali clandestini per il proibizionismo. La protagonista, disperata, tenterà il suicidio proprio come l’autrice.
Che bel quadretto è la storia di una famiglia borghese composta da madre, padre e bambina. Il quadretto famigliare è apparentemente perfetto se non fosse che il padre ha altre idee per la testa.
Il piccolo Curtis racconta i disagi di una ricca famiglia snob che, non riuscendo ad avere degli eredi, ha adottato un bambino che non riesce ad adeguarsi al loro stile di vita.
Che peccato è la storia di un divorzio di una coppia che ha deciso di separarsi perché non ha niente da dirsi.
Cavallina racconta la permanenza di un infermiera mal sopportata dai suoi datori di lavoro a causa della sua faccia da cavalla.
Eccoci qui racconta invece il bisticcio tra due sposini in luna di miele, dovuto al caratteraccio della sposa.

Il narratore dei racconti è onnisciente e si astiene da ogni sorta di giudizio sugli eventi narrati ma il punto di vista dell’autrice, critico nei confronti dell’alta borghesia di cui ella stessa fa parte, trapela dalla scelta degli avvenimenti di cui parlano i racconti. Dorothy Parker è chiaramente contraria all’ipocrita perbenismo della sua società, alla condizione della donna confinata entro le mura domestiche e ai matrimoni tra persone che non si amano più. Alla penna di Dorothy Parker non sfugge nulla e colpisce a fondo con dei racconti che non si dimenticano.

Ho scoperto Dorothy Parker grazie ad un articolo di un giornale femminista che mi ha indotto a correre in biblioteca a prenotare uno dei suoi libri. Come rivela la giornalista all’inizio dell’articolo è molto difficile scrivere una biografia di Dorothy Parker, perciò mi affiderò a chi è riuscito in tale impresa ed eviterò di affrontare l’argomento. Oltre all’articolo di cui vi ho parlato, potete trovare informazioni sul libro e sulla vita di Dorothy Parker qui.

Il prossimo libro che leggerò dell’autrice americana è Uomini che non ho sposato, perciò tenetevi pronti ad una nuova recensione.

 

 

Canone inverso, un romanzo di musica

Canone inverso è il secondo romanzo di Paolo Maurensig ed è stato pubblicato nel 1996 da Arnoldo Mondatori Editore. Io ho letto un’edizione economica della Oscar mondatori, sulla cui copertina è riportata una bellissima foto di Paolo Gallo, raffigurante un violino appoggiato ad una parete.

Un musicofilo che ha appena vinto ad un’asta un antico violino Stainer del ‘600 riceve la visita di un individuo disposto a sborsare qualsiasi cifra per lo strumento. Essendogli richieste spiegazioni, il visitatore , un romanziere e musicista, racconta di aver incontrato casualmente un violinista di strada dallo straordinario talento musicale, un artista che avrebbe meritato di essere un concertista di alto livello anziché suonare per pochi spiccioli. Il violinista accetta di raccontare la sua storia e… non dico altro per non spoilerarvi il romanzo e rovinarvi la lettura!

Regina del romanzo è chiaramente la musica e, nel corso della lettura, è possibile scoprire delle citazioni di brani indimenticabili, come per esempio:

  • i Concerti branderburghesi di Bach;
  • la Suite in si minore di Bach;
  • il Concerto per violino e orchestra in mi maggiore di Bach;
  • la Ciaccona di Bach;
  • Scherzo di Paganini;
  • Capriccio di Paganini.

Il titolo del romanzo deriva da un passo del romanzo: “Senza che me ne avvedessi, ciò che aveva trovato il suo supremo compimento nella folgorazione niziale, aveva già cominciato da tempo la sua corsa retrograda, il suo conto alla rovescia, o, se vogliamo usare un termine musicale: il suo canone inverso.”
La struttura dell’opera è molto complessa, infatti sono presenti tre narratori: il musicofilo che acquista il violino racconta di aver incontrato il romanziere e dilettante musicista, il quale a sua volta narra il dialogo con il violinista di strada, durante il quale quest’ultimo racconta la propria storia.

I temi del romanzo sono molteplici, tra i quali citiamo la necessità di conoscere le proprie origini, il nazismo, l’universo degli strumenti a corda, l’amore per una donna, l’adolescenza e la giovinezza.

Il finale a sorpresa sbalordisce il lettore con un esito inaspettato. Maurensig a disseminato nel romanzo numerosi indizi al riguardo, che il lettore può divertirsi a ricercare nel corso di un’eventuale rilettura.

Bisanzio di Francesco Guccini, il significato di questa bellissima canzone

Bisanzio è la prima traccia del Concept-album di Francesco Guccini Metropolis del 1981,che affronta diversi temi seguendo il filo conduttore della “Citta”.

Segue un’analisi del testo della canzone, realizzata dalla sottoscritta (assumo dunque ogni responsabilità per eventuali cialtronerie).

Anche questa sera la luna è sorta
affogata in un colore troppo rosso e vago,
Vespero* non si vede, si è offuscata,
la punta dello stilo si è spezzata.
Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago**?

*Vespero: il pianeta Venere appare due volte nel cielo, dopo il tramonto e nel primo mattino. Gli antichi tuttavia ritenevano che si trattasse di due stelle distinte: Vespero era la stella del tramonto e Lucifero quella del mattino. Pitagora identificò per primo in Vespero e Lucifero il pianeta Venere.

**Mago: i sapienti, soprattutto se in grado di occuparsi di oroscopi, venivano talvolta considerati nell’antichità dei maghi.

.

Io Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio,
ridotto come un cieco a brancicare attorno,
non ho la conoscenza od il coraggio
per fare quest’oroscopo, per divinar responso,
e resto qui a aspettare che ritorni giorno

e devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire,
che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio,
ma stan mutando gli astri nelle notti d’equinozio.
O forse io, forse io, ho sottovalutato questo nuovo dio*.
Lo leggo in me e nei segni che qualcosa sta cambiando,
ma è un debole presagio che non dice come e quando…

*Ho sottovalutato questo nuovo dio: si riferisce al Cristianesimo.

.

Me ne andavo l’altra sera, quasi inconsciamente,
giù al porto a Bosphoreion* là dove si perde
la terra dentro al mare fino quasi al niente
e poi ritorna terra e non è più occidente:
che importa a questo mare essere azzurro o verde?**

*Bosphoreion: il nome dello stretto…

** azzurro o verde: i tifosi dell’ippodromo di Costantinopoli erano suddivisi in Verdi e Azzurri. Tale verso si riferisce inoltre al fatto che il mare è infinito e insondabile.

.

Sentivo i canti osceni degli avvinazzati,
di gente dallo sguardo pitturato e vuoto…
ippodromo, bordello e nordici soldati,
Romani e Greci urlate dove siete andati…
Sentivo bestemmiare in Alamanno e in Goto*

*Alamanno e in Goto: la popolazione sta diventando sempre più eterogenea con la venuta di barbari. In questo verso, in particolare, si riferisce ai popoli barbari degli Alamanni e degli Ostrogoti.

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Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana*,
di plebi smisurate, labirinti ed empietà,
di barbari che forse sanno già la verità**,
di filosofi e di etère***, sospesa tra due mondi, e tra due ere…
Fortuna e età han deciso per un giorno non lontano,
o il fato chiederebbe che scegliesse la mia mano, ma…

*Imperatore sposo di puttana: si riferisce a Giustiniano, che sposò Teodora. La donna originariamente era un’attrice ed era consuetudine considerare tale professione alla stregua della prostituzione.

**Verità: cioè che l’Impero Romano è destinato a crollare e dunque il mondo cambierà.

***Etere: (in greco antico ἑταίραι) nella società greca antica erano cortigiane e prostitute sofisticate, che oltre a prestazioni sessuali offrivano compagnia e intrattenimento.

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Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile,
segreto e ambiguo come questa vita,
Bisanzio è un mito che non mi è consueto,
Bisanzio è un sogno che si fa incompleto,
Bisanzio forse non è mai esistita
e ancora ignoro e un’altra notte è andata,
Lucifero* è già sorto, e si alza un po’ di vento,
c’è freddo sulla torre o è l’età mia malata,
confondo vita e morte e non so chi è passata…
mi copro col mantello il capo e più non sento,
e mi addormento, mi addormento, mi addormento…

*Lucifero: (vedi prima nota in alto)