Canone inverso, un romanzo di musica

Canone inverso è il secondo romanzo di Paolo Maurensig ed è stato pubblicato nel 1996 da Arnoldo Mondatori Editore. Io ho letto un’edizione economica della Oscar mondatori, sulla cui copertina è riportata una bellissima foto di Paolo Gallo, raffigurante un violino appoggiato ad una parete.

Un musicofilo che ha appena vinto ad un’asta un antico violino Stainer del ‘600 riceve la visita di un individuo disposto a sborsare qualsiasi cifra per lo strumento. Essendogli richieste spiegazioni, il visitatore , un romanziere e musicista, racconta di aver incontrato casualmente un violinista di strada dallo straordinario talento musicale, un artista che avrebbe meritato di essere un concertista di alto livello anziché suonare per pochi spiccioli. Il violinista accetta di raccontare la sua storia e… non dico altro per non spoilerarvi il romanzo e rovinarvi la lettura!

Regina del romanzo è chiaramente la musica e, nel corso della lettura, è possibile scoprire delle citazioni di brani indimenticabili, come per esempio:

  • i Concerti branderburghesi di Bach;
  • la Suite in si minore di Bach;
  • il Concerto per violino e orchestra in mi maggiore di Bach;
  • la Ciaccona di Bach;
  • Scherzo di Paganini;
  • Capriccio di Paganini.

Il titolo del romanzo deriva da un passo del romanzo: “Senza che me ne avvedessi, ciò che aveva trovato il suo supremo compimento nella folgorazione niziale, aveva già cominciato da tempo la sua corsa retrograda, il suo conto alla rovescia, o, se vogliamo usare un termine musicale: il suo canone inverso.”
La struttura dell’opera è molto complessa, infatti sono presenti tre narratori: il musicofilo che acquista il violino racconta di aver incontrato il romanziere e dilettante musicista, il quale a sua volta narra il dialogo con il violinista di strada, durante il quale quest’ultimo racconta la propria storia.

I temi del romanzo sono molteplici, tra i quali citiamo la necessità di conoscere le proprie origini, il nazismo, l’universo degli strumenti a corda, l’amore per una donna, l’adolescenza e la giovinezza.

Il finale a sorpresa sbalordisce il lettore con un esito inaspettato. Maurensig a disseminato nel romanzo numerosi indizi al riguardo, che il lettore può divertirsi a ricercare nel corso di un’eventuale rilettura.

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Bisanzio di Francesco Guccini, il significato di questa bellissima canzone

Bisanzio è la prima traccia del Concept-album di Francesco Guccini Metropolis del 1981,che affronta diversi temi seguendo il filo conduttore della “Citta”.

Segue un’analisi del testo della canzone, realizzata dalla sottoscritta (assumo dunque ogni responsabilità per eventuali cialtronerie).

Anche questa sera la luna è sorta
affogata in un colore troppo rosso e vago,
Vespero* non si vede, si è offuscata,
la punta dello stilo si è spezzata.
Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago**?

*Vespero: il pianeta Venere appare due volte nel cielo, dopo il tramonto e nel primo mattino. Gli antichi tuttavia ritenevano che si trattasse di due stelle distinte: Vespero era la stella del tramonto e Lucifero quella del mattino. Pitagora identificò per primo in Vespero e Lucifero il pianeta Venere.

**Mago: i sapienti, soprattutto se in grado di occuparsi di oroscopi, venivano talvolta considerati nell’antichità dei maghi.

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Io Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio,
ridotto come un cieco a brancicare attorno,
non ho la conoscenza od il coraggio
per fare quest’oroscopo, per divinar responso,
e resto qui a aspettare che ritorni giorno

e devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire,
che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio,
ma stan mutando gli astri nelle notti d’equinozio.
O forse io, forse io, ho sottovalutato questo nuovo dio*.
Lo leggo in me e nei segni che qualcosa sta cambiando,
ma è un debole presagio che non dice come e quando…

*Ho sottovalutato questo nuovo dio: si riferisce al Cristianesimo.

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Me ne andavo l’altra sera, quasi inconsciamente,
giù al porto a Bosphoreion* là dove si perde
la terra dentro al mare fino quasi al niente
e poi ritorna terra e non è più occidente:
che importa a questo mare essere azzurro o verde?**

*Bosphoreion: il nome dello stretto…

** azzurro o verde: i tifosi dell’ippodromo di Costantinopoli erano suddivisi in Verdi e Azzurri. Tale verso si riferisce inoltre al fatto che il mare è infinito e insondabile.

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Sentivo i canti osceni degli avvinazzati,
di gente dallo sguardo pitturato e vuoto…
ippodromo, bordello e nordici soldati,
Romani e Greci urlate dove siete andati…
Sentivo bestemmiare in Alamanno e in Goto*

*Alamanno e in Goto: la popolazione sta diventando sempre più eterogenea con la venuta di barbari. In questo verso, in particolare, si riferisce ai popoli barbari degli Alamanni e degli Ostrogoti.

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Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana*,
di plebi smisurate, labirinti ed empietà,
di barbari che forse sanno già la verità**,
di filosofi e di etère***, sospesa tra due mondi, e tra due ere…
Fortuna e età han deciso per un giorno non lontano,
o il fato chiederebbe che scegliesse la mia mano, ma…

*Imperatore sposo di puttana: si riferisce a Giustiniano, che sposò Teodora. La donna originariamente era un’attrice ed era consuetudine considerare tale professione alla stregua della prostituzione.

**Verità: cioè che l’Impero Romano è destinato a crollare e dunque il mondo cambierà.

***Etere: (in greco antico ἑταίραι) nella società greca antica erano cortigiane e prostitute sofisticate, che oltre a prestazioni sessuali offrivano compagnia e intrattenimento.

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Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile,
segreto e ambiguo come questa vita,
Bisanzio è un mito che non mi è consueto,
Bisanzio è un sogno che si fa incompleto,
Bisanzio forse non è mai esistita
e ancora ignoro e un’altra notte è andata,
Lucifero* è già sorto, e si alza un po’ di vento,
c’è freddo sulla torre o è l’età mia malata,
confondo vita e morte e non so chi è passata…
mi copro col mantello il capo e più non sento,
e mi addormento, mi addormento, mi addormento…

*Lucifero: (vedi prima nota in alto)

‘Sugar’, il musical di ‘A qualcuno piace caldo’

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http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/07/owl-prize-2.html https://centauraumanista.wordpress.com/2013/07/07/owl-prize-quando-un-articolo-merita-un-premio/ https://centauraumanista.wordpress.com/2013/06/27/il-racconto-un-po-pagano-di-una-visita-al-duomo-di-pisa/ https://centauraumanista.wordpress.com/2013/09/25/la-civetta-ha-fatto-il-bis-e-mi-offre-un-pretesto-per-ironizzare-sulla-lingua-latina/ https://centauraumanista.wordpress.com/2013/09/09/i-filtri-damore-nellantica-roma/ http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/09/owl-prize-5.html

 

http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2014/04/owl-prize-9.html

Wizard Service Srl e Atlantide – Teatro Stabile di Verona presenta Sugar (regia di Federico Bellone), un esilarante musical ispirato ad A qualcuno piace caldo (regia di Billy Wilder, 1959), una delle migliori commedie della storia del cinema. Le avventure di Jerry e Joe saranno i grado, dopo aver vinto sul grande schermo un Oscar e tre Golden Globe, di trionfare anche sul palcoscenico?

Il copione del musical (Peter Stone) è stato particolarmente fedele a quello della pellicola cinematografica. Nella Chicago della grande depressione, della mafia e del proibizionismo due musicisti jazz squattrinati, il sassofonista Joe (Pietro Pignatelli) e il contrabbassista Jerry (Christian Ginepro), assistono casualmente alla Strage di San Valentino mentre trasportano degli spartiti in un garage per qualche spicciolo, poiché l’iniziale impiego come musicisti è andato perduto in seguito all’irruzione della polizia nello speakeasy dove lavoravano. Per sfuggire a Ghette Colombo, il temibile sicario di Al Capone, che sta setacciando ogni orchestra d’America alla ricerca dei due scomodi testimoni, Joe e Jerry si travestono da donna e si uniscono ad un complesso jazz di incantevoli fanciulle diretto a Miami per una tournée di due settimane. Si tratta di un’occasione perfetta per sparire dalla circolazione, ma le stupende musiciste sono un’atroce tentazione per Josephine e Daphne (così si chiameranno d’ora in poi i due jazzisti), che rischieranno più volte di tradirsi e rivelare la loro vera identità.

Il problema principale è costituito da Sugar (Zucchero Cantido nel film, interpretata nel musical da Justine Mattera), la sensuale cantante e suonatrice di ukulele con il vizio per l’alcool e una vita sentimentale travagliata: entrambi i fuggitivi sono perdutamente cotti di lei e farebbero di tutto per conquistarla. Ma come corteggiare la bellissima artista, interpretata nel film da Marilyn Monroe, senza fare saltare la copertura? Fingere di essere la sua migliore amica o sedurla nei panni dell’uomo dei suoi sogni, un miliardario occhialuto e sensibile? E cosa accadrebbe se Josephine e Daphne attirassero le lusinghe di ammiratori indesiderati, come il miliardario Osgood Fielding II?

La commedia musicale si è prestata egregiamente alla trasformazione in un musical: ogni canzone del film, tradotta in italiano, è stata egregiamente interpretata da ballerine di tip tap selezionate appositamente per l’occasione, secondo criteri fondati tanto sulle loro abilità artistiche quanto per l’avvenenza fisica. Le scarpette da tip tap sono stata indossate anche da Ghette Colombo, il mafioso ballerino più  simpatico di Chicaco. Le coreografie di Gillian Bruce sono ammiccanti, graffianti, sexy ma soprattutto comiche e perfettamente in linea con i ruggenti anni ’20 in cui è ambientata la commedia. Non dimentichiamoci che il titolo del film si riferisce ad un sottogenere del Jazz, il Jazz Caldo, perciò la musica è un elemento portante del film quanto del musical.

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Justine Mattera ha dovuto affrontare l’arduo compito di confrontarsi con un’icona del’ cinema d’altri tempi, l’immortale Marilyn Monroe. L’artista ha dimostrato di essere all’altezza della situazione: il suo sensuale accento anglofono a conquistato la platea e le sue movenze ispirate a Marilyn hanno saputo sedurre il pubblico, ma soprattutto la Mattera è stata una fantastica cantante e ballerina, in particolare sulle intramontabili note di I want to be loved by you. Unica pecca … la corporatura troppo secca! Il libretto consegnato agli spettatori vantava la straordinaria somiglianza tra la Mattera e la Monroe e effettivamente le due attrici hanno una fisionomia del viso molto simile; peccato che dal fondo della platea tutto ciò sia ininfluente in quanto l’unico confronto possibile tra le due attrici riguarda la loro corporatura. La pur bellissima Justine Mattera, rispetto alla formosa e procace Marilyn, sembra un manico di scopa!

Un’ovazione meritata per le due simpaticissime drag queen, Pietro Pignatelli e Christian Ginepro, che hanno saputo trasformarsi ora in perfetti musicisti gentiluomini, ora in ridicoli maschioni disperatamente alle prese con rossetti e sottane, ora in eleganti e beneducate signorine. I due artisti hanno dovuto inoltre interpretare rispettivamente in un timido miliardario snob dalla erre moscia e un’abilissima ballerina di tango, con tutte le “sgambettate” del caso. Si tratta insomma di artisti a tutto tondo con una perfetta padronanza del proprio corpo e della propria arte, capaci di soddisfare appieno le esigenze del regista e di incantare il proprio pubblico.

Gli scenografi Roberto e Andrea Comotti hanno voluto illuderci che le scene del film si materializzassero come per magia sul palcoscenico. Alle scenografie realizzate in stile tradizionale, come le cuccette del treno e la hall dell’albergo, si affiancano così le proiezioni di alcune scene in bianco e nero del film su un maxischermo, attraverso il quale gli interpreti possono entrare e uscire a loro piacimento mediante una celebre tecnica illusionistica chiamata Fregoligraph. Essa sfrutta delle luci stroboscopiche per dare l’impressione che gli attori, quando si trovano dietro il maxischermo, non siano più sul palcoscenico ma vivano all’interno della pellicola cinematografica.

Nonostante le scenografie siano in bianco e nero, i costumi (Beatrice Laurora) sono coloratissimi, in omaggio all’iniziale volontà di Wilder e Marilyn Monroe di girare il film a colori. Le stoffe variopinte e luccicanti sono inoltre una prassi nel genere musical e, in generale, nelle coreografie jazz degli anni ’20.

La tournée per Sugar è iniziata a Saronno nel novembre 2013, ma io ho assistito allo spettacolo il 17 gennaio 2014 presso il Teatro Sociale di Como. Ci sono tuttavia ancora molte date in programma nelle principali città italiane, perciò non mi resta che invitarvi a teatro per assistere alla trasformazione di A qualcuno piace caldo in una sensazionale commedia da palcoscenico.

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Questo articolo è stato pubblicato nella mia rubrica “Avventure da palcoscenico” sulla rivista online “Eclettica – La voce dei blogger” #3

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Les hiboux, una filastrocca in francese

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Ce sont les mères des hiboux
Qui désiraient chercher les poux
De leurs enfants, leurs petits choux,
En les tenant sur les genoux.

Leurs yeux d’or valent des bijoux
Leur bec est dur comme cailloux,
Ils sont doux comme des joujoux,
Mais aux hiboux point de genoux!

Votre histoire se passait où?
Chez les Zoulous? Les Andalous?
Ou dans la cabane bambou?
A Moscou? Ou à Tombouctou?

En Anjou ou dans le Poitou?
Au Pérou ou chez les Mandchous?
Hou! Hou!
Pas du tout, c’était chez les fous.

Robert Desnos, Domaine public, Gallimard

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Questa simpatica filastrocca di Robert Desnos in quattro quartine di ottonari viene imparata a memoria dai bambini francofoni che devono studiare i plurali dei nomi francesi, ma anche dalle ragazze un po’ più grandi come me, che sono in procinto di sostenere l’esame di seconda lingua francese.

La singolarità della canzone è che nelle prime due strofe le ultime parole di ogni verso, quelle che costituiscono la rima baciata, sono dei mots irregolari: il loro plurale infatti non si costruisce aggiungendo una -s come accade per tutte le parole che terminano in -ou, ma sostituendo a quest’ultimo il suffisso (o desinenza? Dovrei fare un ripasso di grammatica italiana) -yeux. Nelle ultime due strofe invece troviamo diversi nomi e aggettivi regolari che terminano in -ou.
Il verso finale (Pas du tout, c’était chez les fous. No, era ambientata tra i pazzi) avverte i bambini che la strana desinenza del plurale dei primi due versi non è un’usanza di qualche paese lontano, ma un’irregolarità “da pazzi”, di quelle che soltanto i francesi sanno inventare per complicarsi la vita.

Vi propongo ora una mia personale traduzione della filastrocca, ma prima devo avvertirvi di non prendere per oro colato quello che scriverò perché studio francese soltanto da qualche mese.

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Ci sono le madri dei gufi
che desideravano cercare i pidocchi
dei loro cuccioli (lett. bambini), i loro pupilli (lett. cocchi di mamma)
e li tengono sulle ginocchia

I loro occhi d’oro valgono come gioielli
il loro becco è duro come sassi,
sono morbidi come giocattoli,
ma ai gufi spuntano le ginocchia.

Dove si svolgeva la vostra storia?
Tra gli zulù? Tra gli andalusi?
O nella capanna di bambù?
A Mosca o a Timbuctu?

In Angiò o nel Poitou? (due province francesi)
In Perù o nella Manciuria?
(lett. tra i manciuriani)
Yoo-hoo!
No, si svolgeva
[era] tra i matti.

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Immagini tratte da weheartit.com

La Traviata sul divano (7 dicembre 2013, La Scala di Milano)

Quest’anno la Prima della Scala me la sono goduta sul divano e nemmeno in diretta (a vent’anni il sabato sera è consacrato alle uscite in compagnia), confondendomi in quel milione di spettatori di tutto il mondo che si sono sintonizzati sui canali televisivi, satellitari, radiofonici o cibernetici che hanno trasmesso La Traviata, la prima opera della stagione scaligera 2013-2014.

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Follie… Follie…, Immagine tratta da unionesarda.it

Per quanto riguarda la comodità la mia scelta non ha prezzo, infatti non ho perso tempo e fatica  per accaparrarmi i biglietti dell’anteprima riservata agli Under30. Ogni anno infatti la biglietteria della Scala nella metropolitana di Piazza Duomo viene affollata sin dalle prime ore del mattino da una fiumana di giovani desiderosi di vivere l’ineguagliabile magia di uno spettaccolo allestito nello storico teatro milanese, le linee telefoniche vengono intasate da telefonate provenienti da tutta Italia e il sito Internet diventa inagibile per l’incredibile quantità di visualizzazioni. Quest’anno mi sono alzata senza fretta e mi sono recata in università in tutta tranquillità, lasciando ad altri questo incredibile stress.

Niente Scala significa però rinunciare al vestito da sera nuovo ed ai tacchi coordinati, alle colonne marmree del foyer, ai scintillanti lampadari di cristallo e allo sfarzo dell’antica sala scarlatta, elementi frivoli ma non secondari quando si parla di una vera e propria istituzione in ambito di gossip e sciccheria made in Italy. Quando però incroci gli sguardi sprezzanti delle signorinelle con colletti di pelliccia (vera!) e i gioielli della nonna, ti rendi conto che forse c’è qualcosa di falso e discriminatorio in tutta questa ostentazione, che lo scintillio della ricchezza non è altro che una barriera invisibile istituita per tagliare fuori gli “altri” che, pur non potendo sfoggiare “brillocchi”, non hanno problemi economici nè si fanno mancare gli agi e i divertimenti dei primi del secolo XXII.

Vorresti gridare qualche slogan come “fanculo il sistema!”, ma scopri che qualcosa ti trattiene. Come dimenticare infatti che, un paio di secoli fa, l’opera lirica non era soltanto la musica dei sciuri (come si scriverà in dialetto milanese???), la gente canticchiava le arie per le strade e i “teatri dei poveri” erano affolati di intenditori, che spesso se ne intendevano di musica quanto se non più dei signori. La Scala era tutt’altro che l’opera dei pezzenti, ma non si tratta di un teatro qualsiasi: come testimonia il Museo della Scala, il suo palco è stato calcato dai migliori della storia dell’opera italiana perciò le sue pietre sono intrise della migliore tradizione e cultura italiana.

Ma è preferibile l’opera lirica in loggione o sul divano? Beh, il loggione è un’esperienza unica, infatti il suono limpido e puro di una nota sprigionata direttamente dalla cassa armonica dello strumento che l’ha messa al mondo è indiscutibilmente più emozionante di quella mediata dalle casse del vostro televisore, per non parlare del piacere della condivisione dello spettacolo con gli altri spettatori: è bello sbirciare le espressioni assorte degli omini in frac che si affacciano dai palchi, oppure il conversare elegante e pacato delle signore, così come può essere interessante commentare lo spettacolo con i vostri vicini.

La trasmissione dello spettacolo in televisione presenta tuttavia un sacco di vantaggi. Per quanto riguarda la messa in scena, citerò quanto è stato detto nel corso di una delle interviste proposte  durante la diretta di Rai5: il video è privo della tridimensionalità dello spettacolo dal vivo, ma permette di gustare al meglio i particolari della mimica facciale dei cantanti e delle scenografie. In teatro inoltre l’unico modo per apprendere informazioni di carattere tecnico sullo spettacolo è isolarsi nella lettura di libretto, opuscoli e voltantini vari, in televisione invece vengono trasmessi in diretta le interviste degli artisti principali, i commenti degli esperti e degli spettatori più illustri, i video delle prove e di tutto ciò che accade dietro le quinte e dei brevi cortometraggi-documentari di carattere storico e artistico. Insomma, l’occhio della telecamera indirizza i meno esperti verso tutto ciò che di più importante c’è da sapere sull’opera, la messa in scena e l’evento mondano, il pubblico pagante deve invece arrangiarsi da solo, documentandosi con il materiale disponibile nel foyer, le conferenze organizzate in teatro, i vari articoli di giornale e i video disponibili online.

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La Scala di Milano, immagine tratta da Wikipedia 

Non mi azzardo ad esprimere un parere sull’esecuzione musicale dell’opera, ma ho la presunzione di commentare la criticatissima regia di Tcherniakov, che il loggione ha bocciato con un coro di fischi. Interpretare un opera in chiave moderna non è un affronto nei confronti dell’autore come è stato affermato da molti loggionisti e critici, poichè è impensabile che un pubblico moderno fruisca uno spettacolo con lo stesso spirito dell’epoca in cui l’opera è stata scritta. Purtroppo l’opera lirica è un genere ancora ancorato al passato, in quanto non si è ancora verificato un considerevole ricambio generazionale degli appassionati (il loggione viene riepito per lo più da vecchietti), inoltre i biglietti sono molti costosi e vengono acquistati per lo più a ceti conservatori, che si aspettano di vedere il lusso dei propri vestiti e delle poltroncine di velluto riflesso in costumi d’epoca, interpretazione tradizionale e scenografie raffinate. Personalmente i fighetti non mi sono mai piaciuti e l’arte deve essere al servizio delle emozioni e della ragione anzichè del portafoglio.

A teatro la rivoluzione è stata metabolizzata anche dai più tradiionalisti, infatti oggi giorno nessuno si stupisce se Sogno di una notte di mezza estate è interpretata da fatine punkettone o se Antonio e Bassanio de Il mercante di Venezia flirtano sul palcoscenico, se Edipo indossa una giacca dai colori psichedelici o se le maschere di Goldoni hanno abbandonato improvvisazione, maschere e costumi variopinti per uno stile più realistico e contemporaneo. La stessa sorte tocca da decenni alla sceneggiatura, alla scenografia (l’odierna tecnologia ha permesso ad artisti come Ronconi di portare in scena macchine mobili ultrasilenziose, fuoco, pioggia, ruscelli e ogni altra sorta di effetti speciali) e ad ogni altro elemento di dello spettacolo teatrale. E’ naturale che l’arte rispecchi la sua epoca e il suo pubblico ma, se l’opera lirica continuerà ad essere percepita dai più come un’arte elitaria riservata i più ricchi, lo stile degli artisti tenderà  mantenere uno spirito conservatore. In questo modo però stiamo soffocando sul nascere il naturale rinnovamento generazionale dell’arte, con il rischio di condannare a morte l’opera lirica stessa.

Cari melomani, non fischiate i giovani registi rivoluzionari e concedete loro di portare in scena la propria personale percezione dell’opera. Dieci e lode dunque alla povertà, alle tagliatelle, ai costumi trash e ai mollettoni nei capelli, alle bambole e agli ecessi di alcool e droghe che hanno ucciso Violetta nella personale interpretazione di Tcherniakov, oltre che a tutte le piccole rivoluzioni dei registi che verranno.

Contest: THE LEMON SONG!

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Il primo concorso di Acqua e limone!

Cari amici del limone, è tempo di ricorrenze: questo dicembre non si festeggia soltanto il Natale, ma anche il primo compleanno di Acqua e Limone (ebbene sì, il vostro blog preferito è stato creato proprio l’8 dicembre di un anno fa) e il raggiungimento della straordinaria quota di 200 followers. Per festeggiare questo piccolo grande traguardo, abbiamo deciso di promuovere il primo concorso del blog, THE LEMON SONG!

Partecipare è semplice e non richiede molto tempo, dovete semplicemente creare una piccola playlist composta da quattro brani musicali e scegliere una copertina tra la miriade di immagini presenti nel web. Naturalmente la vittoria sarà premiata soltanto dalla gloria che ne conseguirà perché non c’è nessun premio in palio, ma sono certa che parteciperete numerosi ugualmente.
Le regole del concorso sono poche, brevi e di semplice comprensione…

Come partecipare:

1) Scegli 4 canzoni che ti piacciono, con relativo video Youtube. Non importa quale sia il tuo genere preferito, né che i pezzi da te selezionati trattino un tema comune o riguardino più o meno direttamente i limoni. Condividi il tuo sound come vuoi e quando vuoi, senza restrizioni di alcun genere.

2) Seleziona un’immagine. Anche in questo caso sei libero di sprigionare la tua creatività repressa e proporci quello che ti pare. Non importa se il tuo talento non è al pari di quello di un grafico professionista, puoi anche limitarti a fare due click su un motore di ricerca e riciclare un’immagine della rete. In questo caso però devi metterci una bricciola di buon senso perché non accettiamo contenuti pornografici, razzisti o che risultino offensivi per un qualunque motivo. Dovete inoltre accettarvi che l’immagine non sia protetta da copyright, perché nessuno vorrebbe che il mio bellissimo blog venisse oscurato dai caramba!

3) Inventa un titolo per la tua playlist, rispettando i criteri di rispetto e buon gusto specificati sopra ed eventualmente evitando idee banali o già utilizzate da qualche altra band. Insomma, se scegliete di intitolare la vostra playlist White Album sarò costretta a squalificarvi, così come se copiate spudoratamente il titolo del disco di qualche band non altrettanto famosa ma rintracciabile su Google.

3) Clicca Mi piace sulla nostra pagina di Facebook. il link è il seguente: https://www.facebook.com/acquaelimoneblog

4) Invia come messaggio privato sulla mia pagina di Facebook entro il 1 marzo 2014:
I link dei video di youtube, nell’ordine in cui vuoi che vengano pubblicati.
L’URL dell’immagine, o il file della stessa in un formato leggibile e non troppo pesante.
Non dimenticare di specificare il tuo nome o il tuo Nickname!

5) Acqua e Limone pubblicherà le vostre playlist e offrirà al vincitore una piacevole (e simbolica!) sorpresa…

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Immagine tratta da soudcloud.com

Siccome THE LEMON SONG! mi sembra un’iniziativa molto divertente, ho deciso di partecipare anche io, dedicando la mia playlist proprio ai limoni.

  • Titolo: The lemon sound (lo ammetto, questa sera sono a corto di fantasia…)
  • L’immagine di copertina è… no, non sono i quattro limoni che vedete qui in alto, quello è il logo del concorso! La mia cover è questa qui, tratta dal sito di alancross.ca:

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Immagine tratta da sheheengallery.com

  • Edecco le sei canzoni (io ne ho aggiunte due in più, se volete potete farlo anche voi) che ho scelto per voi…

Iniziamo con una simpatica canzone in italiano: Una fetta di limone di Enzo Jannacci e Giorgio Gaber.

Proseguiamo con una cover di Limonata e zanzare di Fossati (di cui vi ho già parlato QUI), interpretata dai Fratelli di Soledad.

Siamo a metà playlist, in Lemon degli U2 il limone rappresenta il colore giallo che indossa una bella ragazza.

Elio e le Storie Tese ci divertono con Amore amorissimo. in cui il limone assume un significato un po’ piccante…

Con Lemonade dei Planet Funk, il doppio senso diventa un po’ più spinto.

E infine…. gran finale con i Led Zeppelin in una versione di gran pregio di The lemon song!!!!

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NB: Avevo promesso agli amici che hanno commentato l’articolo precedente un post di risposta, purtroppo avevo già questo concorso in cantiere… State tranquilli, non dovrete attendere molto perché vi risponderò nei prossimi giorni!