Di sette, di Morti e di Magia, “The Order” arriva su Netflix

the-order-netflix

The Order è una nuova serie Netflix uscita il 7 marzo che coniuga egregiamente l’atmosfera dei college americani con il fantasy. Oltre a intrattenere piacevolmente con incantesimi, omicidi ed esilaranti colpi di scena, il telefilm induce lo spettatore a riflettere sull’importanza di non seguire fedelmente un capo, ma di essere indipendenti e usare la ragione.
L’Ordine Ermetico della Rosa Blu è la più prestigiosa setta studentesca di Belgrave, con una piccola peculiarità: è influente su scala nazionale e insegna la magia nera ai suoi discepoli. Segretezza, gerarchia, sottomissione assoluta e sacrificio sono la filosofia dell’Ordine, il solo modo per apprendere la magia e acquisire potere. La ritualità, la simbologia e l’uso del latino sono fondamentali per conferire sacralità ad ogni aspetto dell’ordine ed hanno un forte impatto psicologico. I soldati semplici sono chiamati a sgobbare, sacrificando lo studio e compiendo gli incarichi più umili, dai loro sforzi traggono invece giovamento i superiori, che hanno potere anche di vita e di morte sui sottoposti. La setta ricorda per molti tratti il gruppo studentesco del film L’onda (recensito da Giulia Bossi), in cui un professore liceale organizza i suoi studenti secondo criteri fascisti e nazisti.
Un gruppo di licantropi, i Cavalieri di San Cristoforo, cercano di sconfiggere l’ordine per contrastare la magia nera, tuttavia il protagonista non aderisce pienamente nemmeno a tale gruppo studentesco. Anche i licantropi devono prestare giuramento, inoltre decretano la vita o la morte delle proprie vittime con estrema superficialità, giocando a Beer Pong, e provano un particolare gusto al limite del sadismo per l’aggressività e l’assassinio. Licantropi con buoni propositi, dunque, ma rozzi nell’agire e nell’approcciarsi alla battaglia, una marmaglia di sanguinari.
Maghi e licantropi ammiccano alle sette studentesche dei college americani che, proprio come nel telefilm, amano la gerarchia e la ritualità. Alcune sette sono privilegiate rispetto ad altre e consentono di stringere legami che si riveleranno utili al termine degli studi, proprio come l’Ordine. Il telefilm dunque analizza con occhio critico ciò che accade negli Stati Uniti e intrattiene proponendo degli intelligenti riferimenti alla realtà.
Jack Morton (Jake Manley), il protagonista, si troverà a destreggiarsi tra due sette segrete, cercando di restare fedele a se stesso. In un’epoca differente dalla nostra, come il Medioevo (ma anche nell’Ottocento o nei regimi totalitari del Novecento), Jack sarebbe considerato un inaffidabile, un doppiogiochista e un traditore, nessuno lo proporrebbe come protagonista positivo di un’opera. Nel Ventunesimo secolo invece riflettere con la propria testa ed essere fedeli solo alla ragione è un valore. L’ideologia e la ritualità delle sette appare viene presentata come affascinante in quanto è protagonista di una serie tv, nonostante ciò viene aspramente condannata in favore dell’individualità, un valore rappresentato proprio dal personaggio principale. Lupi mannari e magia nera non sono condannati a prescindere, è la mentalità gerarchica e claustrofobica con cui ci si approccia alle due sette ad essere criticata.
La filosofia assume un ruolo principale anche nel personaggio del Golem che, come un moderno mostro di Frankenstein scombussolato dalla sua peculiare nascita, si interroga sull’esistenza, ponendo domande curiose a Jack sulla vita e sulla morte. Il Golem è una creatura mitologica della tradizione ebraica, un fantoccio di argilla cui si può donare la vita mediante una parola magica che servirà il proprio padrone. Anche Adamo, prima che Dio gli conferisse un’anima, era un Golem, un ammasso di argilla privo di sentimenti e volontà propria, pertanto la leggenda riprende la credenza secondo cui l’uomo è fatto di terra.
La leggenda dei licantropi è stata invece ampiamente manipolata per adattarla alle esigenze della sceneggiatura: niente proiettili d’argento o luna piena, inoltre un fischio preannuncia il momento in cui la bestia “vuole uscire” e la contaminazione non avviene tramite morso, ma quando una pelle di lupo avvolge e stritola la vittima. Nel momento in cui lo spettatore accetta il patto narrativo, si ritrova catapultato in un universo in cui le caratteristiche dei licantropi sono ben orchestrate e non proverà confusione.
Jack è entrato nell’ordine per uccidere il suo padre biologico, che ha provocato il suicidio della madre. Il padre è niente meno che il capo supremo dell’Ordine, un mago oscuro accecato dalla brama di potere. Nelle puntate conclusive, anche costui desidera uccidere il proprio primogenito per conquistare il potere assoluto che deriva dal Vademecum, un libro di magia nera. Il complesso edipico è stato trasformato in narrativa, il dramma di Luke Skywalker e Darth Vader ha assunto le tinte del fantasy ma di fatto i concetti principali sono rimasti invariati.
Una serie ben orchestrata, dunque, con una trama avvincente, colpi di scena ben orchestrati e morti continue che ribaltano costantemente la situazione. Ancora una volta, Netflix offre ai suoi abbonati un piacevole diversivo per trascorrere una serata alternativa.

Annunci

Sogno, amore e magia in “Sogno di una notte di mezza estate”

Questo articolo è stato pubblicato su Lo Sbuffo.

sogno_d_una_notte_di_mezza_estate

In accordo con il tema del mese, il sogno, appare doveroso dedicare due righe a Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. Si tratta di una commedia che parla d’amore, composta inizialmente per i banchetti di nozze aristocratici portata in scena in rappresentazioni private, fin quando al termine di un periodo di peste fu presentata anche al grande pubblico con l’aggiunta del secondo dei due finali che caratterizzano l’opera.

In assenza di rappresentazioni a Milano, vi proponiamo la lettura del testo su LiberLiber e la visione di un omonimo film del 1999, disponibile su Youtube, anche se l’analisi che segue si riferisce ad un’opera teatrale.

La trama è molto complessa in quanto si intrecciano tre storie parallele. La prima riguarda il magico mondo delle fate, in cui prevale il linguaggio delle canzoni, delle filastrocche e delle formule magiche; è qui protagonista il bisticcio tra Titania, la regina delle fate, e Oberon, il re degli elfi.

La seconda è relativa agli intrighi amorosi di quattro giovani ateniesi, i cui equilibri sentimentali vengono stravolti a causa di un incantesimo maldestro; ora lo stile prevalente è quello della lirica d’amore.

Infine troviamo una compagnia di attori strampalati, che rappresentano la tragedia di Piramo e Tisbe mediante una buffa parodia di versi aulici.

Un tema fondamentale è la magia, essenziale per creare le intricate situazioni in cui si trovano i personaggi. La magia rappresenta l’onnipotente forza dell’amore, che ha sedotto i personaggi mediante il nettare di un fiore magico.

Il sogno è un elemento centrale, che compare sin dall’inizio dell’opera nelle parole di Hippolyta:

Quattro giorni faran presto a svanire con le lor notti, e queste a dileguarsi coi loro sogni; e la novella luna come un arco d’argento teso in cielo salirà a contemplare sulla terra la notte dei solenni nostri riti.

I personaggi menzionano continuamente i sogni nel testo, è particolarmente interessante la canzone che le fate intonano per fare addormentare la loro regina Titania:

Filomela, tu, carina/ culla il sonno alla regina/ con la melodiosa canna, /ninna nanna, ninna nanna. /Dal suo sonno lunge sia /ogni male, ogni malia, /dolce sia del sonno l’ora /all’amabile signora.

Il tema del sogno si presenta specialmente quando i personaggi tentano di dare una motivazione agli eventi assurdi che si verificano, più volte, nella notte in cui si svolge l’azione: Bottom, in particolare, sostiene che gli avvenimenti sovrannaturali che gli sono capitati, siano in realtà semplici sogni.

Shakespeare analizza il modo in cui nel sogno il tempo sembra scorrere diversamente rispetto alla vita reale e come nella dimensione onirica possa accadere l’impossibile. Il Bardo estende tali condizioni anche alla commedia, in particolare quando Puck, al termine dell’opera, chiede al pubblico di considerare lo spettacolo cui ha appena assistito come se fosse un sogno, nel caso in cui non gli sia piaciuto.

Recensione de “L’amuleto di Samarcanda”

amuleto

I romanzi Young adult sono un genere letterario dedicato agli adolescenti. Generalmente si tratta di fantasy, attualmente un genere molto amato da grandi e piccini, ma possiamo trovarne di ogni sorta, dai romanzi verosimili agli horror. Non sono solita leggere Young adult perché li considero romanzetti privi di spessore, il cui unico scopo è l’intrattenimento del fanciullo, ma nel caso di alcuni romanzi sono stata fortunatamente indotta ad abbandonare ogni pregiudizio perché si trattava di testi ben scritti e dotati di un significato profondo. E’ il caso de L’amuleto di Samarcanda di Jonathan Stroud, primo libro della Triologia di Bartimeus, uscito nel 2003.

Il romanzo è ambientato in una Londra governata da maghi arrivisti e spregiudicati nei confronti dei comuni, tutti coloro che sono privi di competenze magiche, e dei demoni, creature dell’Altro luogo da cui deriva il potere di ogni mago. I maghi non sono dotati di abilità straordinarie, sono semplicemente dei dotti in grado di soggiogare i demoni e sfruttarli ingiustamente per i loro loschi fini. Nathaniel è un apprendista stregone di dodici anni dalle straordinarie abilità ma sottovalutato dal proprio maestro, uno stregone privo di talento e schernito dai propri superiori. Umiliato ingiustamente dal potente mago Lovelace, Nathaniel si vendica convocando il potente quanto egocentrico e sarcastico jinn Bartimeus, a cui ordina di rubare l’amuleto di Samarcanda. Tale furto scatenerà una serie di eventi inaspettati perché l’amuleto è un manufatto dall’incredibile potenza che Lovelace ha rubato al governo per organizzare un colpo di stato e Nathaniel non sempre si dimostrerà in grado di controllare lo scaltro Bartimeus.

Il primo aspetto che ho apprezzato di questa saga è che finalmente i maghi sono i cattivi e la loro magia deriva dall’erudizione anziché dalle solite doti magiche innate. Dimenticatevi le innocue pozioni magiche o gli svolazzanti colpi  di bacchetta di Harry Potter, in questa saga si pratica il maltrattamento e la riduzione in schiavitù di demoni, esseri dotati di poteri magici, che sono costretti a fare il lavoro sporco in vece del mago e cercano in ogni modo di liberarsi dal vincolo ingannando lo stregone. I demoni sono suddivisi in classi a seconda del loro potere e possiedono svariati poteri, infatti possono assumere la forma di altri esseri viventi terrestri o magici, scagliare deflagrazioni o altri attacchi magici, diffondere odori o fulmini dell’aria. I maghi possono catturare e torturare i demoni con formule magiche in lingue antiche imparate a memoria. Gli stregoni inoltre sono personaggi spregevoli: dittatori assetati di potere, avidi collezionisti di cimeli dai potenti poteri magici, assassini, falsi doppiogiochisti privi di scrupoli e sentimenti …

Nei fantasy solitamente il confine tra bene e male è sempre molto netto, nell’opera di Stroud invece tale distinzione è molto ambigua. Nathaniel, pur dimostrando di avere una coscienza e di essere disposto al sacrificio per le persone che ama, è risolutamente schierato con i maghi, approva il regime dittatoriale per il quale è destinato a lavorare da adulto e combatte la resistenza (un gruppo di comuni che vuole sovvertire il governo dei maghi). Il giovane inoltre si dimostra più volte un arrivista assetato di potere e uno spietato calcolatore, manifesta una decisa sete di vendetta nei confronti di Lovelace, e non sempre tratta con umanità i demoni suoi schiavi. Bartimeus è il protagonista assolutamente positivo in qualità di demone schiavizzato e suo malgrado costretto a combattere per Nathaniel, ma il suo egocentrismo e il suo sarcasmo sin troppo pungente lo rendono affascinante quanto imperfetto: nessun eroe è senza macchia nella Londra di Stroud.

La politica riveste un ruolo cruciale nella saga e la piramide sociale dell’impero Britannico in cui è ambientata la vicenda è ben delineata. Come abbiamo già detto, i maghi sono i privilegiati: i più potenti rivestono le cariche superiori mentre tutti gli altri, come il maestro di Nathaniel, “sgobbano” nei gradini più bassi del governo londinese. Ciascun mago cerca di conquistare potere e prestigio con ogni mezzo, morale o immorale che sia. I comuni sono esclusi da ogni carica pubblica e devono sottostare agli ingiusti soprusi dei maghi, come un atteggiamento di disprezzo nei propri confronti, una condizione sociale di povertà e il coprifuoco, ma tutto ciò sarà descritto con maggiore precisione nei libri successivi della saga. Alcuni ragazzini immuni dai poteri magici dei demoni e in grado di individuare manufatti magici nascosti hanno fondato la Resistenza, un’organizzazione clandestina avente lo scopo di rovesciare il potere costituito. La Resistenza riveste un ruolo marginale nel primo libro della saga, per diventare protagonista nelle opere successive. Bartimeus ci rivela che l’impero britannico non è stato il primo impero gestito da maghi: molte altre volte in passato una minoranza di esseri umani avrebbe preso il potere servendosi dei demoni. E’ il caso dell’impero di Praga, crollato quando gli  inglesi hanno preso il potere.

L’autore sa gratificare il proprio pubblico di adolescenti toccando temi a loro cari. Il protagonista, un loro coetaneo, è stato abbandonato ed è costretto a vivere con una persona che non gli vuole bene, il suo maestro. Non si tratta forse di un incipit ideale tutti coloro che si sentono adolescenti incompresi? Il fanciullo in questione è inoltre un ragazzo dai poteri straordinari ma nessuno nota il suo talento: in questo moto viene stuzzicato piacevolmente l’ego del giovane lettore, che nel proprio inconscio nel pieno di una tempesta ormonale si sente un piccolo genietto incompreso. Proseguendo nella lettura, il ragazzo si ritroverà completamente solo e dunque indipendente, come vorrebbe ogni ragazzino. La Resistenza è inoltre gestita da un gruppo di suoi coetanei in modo tale da lasciare più spazio ai giovani nella trama; tale gruppo è capitanato da una ragazza, per consentire alle ragazze di identificarsi in un personaggio più simile a loro. La giovinezza tuttavia non viene affatto esaltata: Nathaniel è un ragazzino testardo e fin troppo impaziente, l’autore criticherà più volte queste sue caratteristiche offrendo un ottimo spunto di riflessioni ai giovani lettori.

Consiglio questo romanzo ad adulti e adolescenti, nella speranza che vengano scritti più romanzi per ragazzi di qualità come L’amuleto di Samarcanda. Le altre opere della triologia sono L’occhio del golem e La porta di Tolomeo, informatevi se siete interessati alla recensione anche di questi due straordinari romanzi, in cui la Resistenza riveste un ruolo cruciale e Nathaniel dovrà scegliere da che parte schierarsi, se appoggiare il governo o combattere dalla parte del popolo.

Un Tiki polinesiano per Manuel

Durante un recente ricovero nel reparto di ortopedia dell’ospedale di *** ho conosciuto Manuel, che ha accettato di rilasciare una breve ma coinvolgente intervista. Vi prego di non essere troppo bacchettoni e di accettare Manuel per quello che è, uno straordinario personaggio.

.

Nonostante  lo sguardo annebbiato e il tono sonnolento, Manuel ha deciso di sfidare la morsa dei farmaci per raccontarmi la storia del suo primo tatuaggio. E’ sera e gli infermieri hanno spento alcune delle luci principali del salottino per invogliarci a ritirarci nelle nostre stanze, ma io non ho alcuna intenzione di accomiatarmi perciò sfido il torpore del sonnifero per ascoltare il racconto di Manuel.

– Qual è stato il tuo primo tatuaggio? – domando mentre i miei occhi si insinuano nel colletto della felpa dell’ex detenuto e cercano di dare una forma a quelle linee che risalgono lungo il suo collo. Manuel intuisce la mia curiosità e sporge il collo verso di me, per mostrarmi il profilo di un alieno con le cuffie tatuato sulla giugulare.

– Un polinesiano. Sulla spalla destra – aggiunge dopo qualche istante di apatia.

– E cosa significa il tuo tatuaggio?

– Rinascita e protezione – lo sguardo del trentenne si perde nel vuoto per un istante, poi sgrana gli occhi e precisa – No, il polinesiano è un tipo di tatuaggio, uno stile. Il significato del mio tatuaggio invece è rinascita e protezione.

fvrgvr

Il piercing chiamato medusa; immagine tratta da qui

.

Mentre si sfila la felpa per mostrarmi il capolavoro non si accorge che, tendendo le labbra, la medusa (un piercing applicato sul labbro superiore) quasi sfiora il grosso anello del naso, un massiccio arco d’acciaio a forma di U. Sollevata di poco la manica della maglietta di cotone, il primo tatuaggio di Manuel appare finalmente ai miei occhi.

Si tratta di un complesso motivo tribale che dalla spalla prosegue sino a metà bicipite con un tratto leggermente sfocato dal tempo; il tatuaggio poi prosegue circondando il braccio da quel punto sino alla mano, ma qui l’inchiostro è più netto e brillante poiché si tratta di incisioni realizzati in un periodo successivo. Questo secondo motivo tribale  comprende la sagoma stilizzata del Dio del Sole Maya o Atzeco (Manuel non ricorda con esattezza a quale delle due civiltà si sia ispirato il suo tatuatore) e, sulla mano, alcuni gechi proteggono una sfera decorata che simboleggia l’anima di Manuel, ma non è di loro che il mio amico vuole parlare questa sera.

William_Holman_Hunt_-_The_Scapegoat

Il Dio del Sole cui si probabilmente ispira uno dei tanti tatuaggi di Manuel, immagine tratta qui

.

   – La prima metà di questo tatuaggio tribale è il mio primo tatuaggio – racconta Manuel mentre il suo indice bruciacchiato dall’accendino sfiora una magnifica maschera stilizzata, che sfida l’osservatore dal centro della spalla.

Manuel attende la mia reazione silenzioso e immobile come se la nostra conversazione stesse avvenendo in un sogno e, anche se i suoi occhi sonnolenti sembrano attratti da qualcosa al di sopra della mia spalla, so che mi sta ascoltando e che sta attendendo una mia reazione.

– E’ bellissimo! E cosa rappresenta questa faccia? E’ una specie di totem?

Manuel scoppia a ridere, chissà cosa significheranno mai i totem nell’universo dei tatuaggi! No, il volto del tatuaggio di Manuel è un Tiki. Sono felice di aver suscitato nel mio collega di sventure ospedaliere una reazione allegra e spontanea ma la mia curiosità non è ancora sazia. Siccome il mio amico non è un grande appassionato di storia, sfilo il suo massiccio cellulare Samsug da uno dei tasconi dell’enorme tuta che indossa (è da qualche giorno che fraternizziamo dunque posso permettermi questa confidenza) e lascio che sia la rete a raccontarmi tutto ciò che c’è da sapere sul suo tatuaggio.

Il Tiki è una divinità originaria delle Isole Marchesi (Polinesia Francese), che si è gradualmente diffusa in tutto il triangolo polinesiano attraverso l’idolatria di statuette votive a forma di Tiki in roccia o in legno, oppure mediante lo scambio di gioielli di artigianato locale che raffigurano il dio. Con il suo faccione un po’ inquietante e i grandi occhi rotondi, il Tiki è anche uno dei principali soggetti dei tatuaggi polinesiani ed è proprio attraverso l’arte dei tattoo il Tiki ha fatto il giro del mondo, giungendo sino a me attraverso il marchio sulla spalla di Manuel.

William_Holman_Hunt_-_The_Scapegoat

Il tatuaggio di Manuel è più o meno così; immagine tratta da tatuatori.it

.

Manuel vorrebbe che gli restituissi il telefono, ma con un sorriso smagliante riesco a trattenere lo Smartphone ancora per qualche minuto, quanto basta per scoprire che il popolo polinesiano presso cui è nato il Tiki sono i Maori. Si tratta di una civiltà politeista la quale credeva che il proprio pantheon antropomorfo vivesse riunito in un’unica società. Le divinità Maori sono dotate di abilità straordinarie: oltre ai poteri sacri del Mana e del Ra’a, le loro divinità avevano una forza sovrumana. Gli dei possono manifestarsi all’uomo mediante varie forme tra cui il To’o, vale a dire un oggetto realizzato con le tecniche artigianali rudimentali della civiltà Maori. Il Tiki è per l’appunto un To’o e veniva utilizzato dagli antichi Maori per vincere il nemico, proteggersi dalle maledizioni e tutelare la propria famiglia.

Vorrei continuare a leggere ma Manuel reclama il proprio telefono ed io educatamente glielo restituisco, domandandomi se sia consapevole dell’antica storia e dello straordinario potere del proprio talismano di pelle e inchiostro.

– Quanto costa un tatuaggio simile?

– Due anni di strada.

– Sì, ma quanto hai pagato per …

Due anni di strada.

Rinuncio ad ottenere una risposta sul prezzo, ma la mia curiosità ormai è una vampa ardente. Cosa significa due anni di strada? I soldi risparmiati nel corso di due anni di vita di strada o … altro? Manuel sembra intuire e miei dubbi e sfida la sonnolenza chimica in cui lo costringono i farmaci per dirmi:

– Ho un lavoro, mi occupo di piercing e trucco permanente. Ho tre brevetti, ciascuno dei quali è stato conseguito in tre paesi europei differenti: Portogallo, Spagna e Italia.

– Come mai all’estero?

– Perché all’estero i brevetti costano meno.

– E come mai hai deciso di fare quel tatuaggio?

– Perché ero giovane e ingenuo.

– Ah, ma allora ti sei pentito?

– No. Però quando l’ho fatto ero giovane e ingenuo.

Le risposte di Manuel sono troppo paratattiche per costruirci una storia, non riesco a capire se ha deciso di farsi fare il primo tatuaggio per smettere di essere giovane e diventare uomo oppure proprio perché si sentiva giovane e aveva bisogno di protezione, di Tiki benevolo che lo proteggesse. Il ragazzo è furbo e sa come attirare la mia attenzione senza raccontarmi i fatti suoi.

– In realtà il tatuaggio per me è un dolore che viene ricordato negli anni, doloroso com’era nel principio. – afferma, sgrammaticatamente solenne – E a me piace soffrire, ma l’ago non mi ha mai fatto male.

Sono sbalordita, ma non dico nulla e attendo che continui a raccontare trattenendo il respiro.

William_Holman_Hunt_-_The_Scapegoat

I veri Tiki polinesiani, immagine tratta qui

.

– Prima di scegliere il Tiki ho sfogliato tre cataloghi di tatuaggi. Ho scelto questo qui perché mi piaceva la sua espressione. – afferma battendo il palmo della mano sulla spalla tatuata

– Quanto hanno impiegato per farti questo tatuaggio?

– Ho iniziato il tatuaggio quando avevo 16 anni, ma mia madre lo ha scoperto e mi ha sbattuto fuori di casa. Sono riuscito a terminarlo dopo due anni.

– A quante sedute hai dovuto sottoporti in totale?

– Quattro. Il primo tatuatore era un tizio di Praga di circa 35 anni, mi ricordo che aveva dei cerchi tatuati sul braccio. La seconda era una ragazza, una vera pin up.

– E poi?

– La terza seduta si è svolta a Parigi, ma il tatuaggio è stato ultimato a Rotterdam. Entrambi questi due tipi erano devastatissimi di piercing e tatuaggi.

Resto ammutolita per qualche secondo, consapevole dell’abisso che separa le nostre vite e dell’inverosimilità della nostra conversazione.

– Hai viaggiato tanto?

– Sì, perché non avevo niente di meglio da fare e volevo conoscere. Sono stato in Ungheria, Slovenia, Polonia, Rep. Ceca, Olanda, Francia, Spagna , Portogallo.

Si porta una mano al grosso divaricatore dell’orecchio destro.

Sono stato anche in prigione.

I filtri d’amore nell’Antica Roma

Abbiamo appurato che l’arte della seduzione sta a me come la pedicure agli zoccoli di un cavallo, perciò ho deciso di mandare a quel paese lenti a contatto, scollature e tacchi alti in favore dei ben più efficaci filtri d’amore. Naturalmente sto scherzando, però ho comunque deciso di dedicare un post a questo genere di stregoneria del passato.

Internet abbonda di deleterie cialtronerie riguardanti disgustose ricette Wikka,  rimedi della nonna e altri assurdi intrugli in cui molti sembrano credere veramente, Acqua e limone tuttavia diffida dai ciarlatani e seleziona soltanto fonti storiche accertate per descrivere non tanto l’incantesimo in sé, ma piuttosto per parlare dell’importanza che tali credenze hanno avuto nella nostra cultura. Anche a causa delle varie stupidaggini diffuse in rete dagli amanti dell’esoterismo che impediscono di distinguere il vero dal falso, tralascerò la storia dei filtri d’amore nel Medioevo e mi soffermerò sull’Antica Roma.

mostra-vetri-altino

Vasellame in vetro rinvenuto nella laguna di Venezia (notizie.antika.it)

.

Amatoria pocula, incantesimi illegali

Il nome latino dei filtri d’amore è amatoria pocula. Se il primo termine non necessita di spiegazioni, è forse il caso di specificare che il secondo significa bicchiere, tazza o si riferisce comunque ad un generico recipiente utilizzato per bere. Si tratta dunque di una bevanda d’amore, l’ideale per soggiogare un bel ragazzo che non ci degna di uno sguardo o per sedurre la fanciulla dei vostri sogni.

L’utilizzo dei filtri d’amore era malvisto sin dagli antichi: essendo venduti da ciarlatani dalla dubbia reputazione, che li preparavano con ogni sorta di schifezza solubile in acqua, tali preparati erano considerati dei potenti veleni ed erano vietati persino nelle XII tavole del V secolo a.C., il primo codice di leggi scritte romano. Il concetto verrà poi ripreso dalla Lex Cornelia de sicariis et veneficiis, emanata da Silla nell’81 a.C., che prevedeva la pena di morte per i colpevoli. Nonostante ciò, gli amatoria pocula erano molto diffusi in ogni ceto sociale ed erano un elemento ricorrente nell’immaginario collettivo romano, tant’è che compaiono in vari aneddoti relativi a celebri personaggi romani.

.

Le follie dell’imperatore Caligola

De vita caesarum è un’opera di Svetonio composta dalle biografie degli imperatori romani sino a Domiziano. Le biografie di Svetonio non si basano soltanto sulle fonti ufficiali come testimonianze oculari, decreti, senatus consulta, verbali del Senato o le opere di Gaio Asinio Pollione, Cremuzio Cordo o le Res Geastae Divi Augusti, ma ricorrono spesso anche a scritti propagandistici e diffamatori, testimonianze orali e tutto ciò che può alimentare il gusto per l’aneddoto, il curioso e il pettegolezzo. Sarà forse per questo motivo che, quando nel IV libro si accinge a scrivere la biografia di Caligola, l’imperatore più pazzo della storia di Roma, non esita a riportare una bizzarra informazione sulla sua vita amorosa:

“Creditur potionatus a Caesonia uxore amatorio quidem medicamento, sed quod in furorem verterit.”
“Si crede che sua moglie Cesonia gli fece bere un filtro d’amore, ma che ciò lo rese pazzo.”

Svetonio non dedica altre righe a tale diceria né abbiamo altre prove contro la buona fede della matrona Cesonia, tuttavia è interessante notare le singolari condizioni in cui i due sposi si sono innamorati (copio qui sotto il testo originale, tenete tuttavia presente che non siamo a scuola perciò sentitevi liberi di bruciare il dizionario di latino e prendere in considerazione soltanto il testo tradotto):

“Lolliam Paulinam, C. Memmio consulari exercitus regenti nuptam, facta mentione aviae eius ut quondam pulcherrimae, subito ex provincia evocavit ac perductam a marito coniunxit sibi brevique missam fecit interdicto cuiusquam in perpetuum coitu. Caesoniam neque facie insigni neque aetate integra matremque iam ex alio viro trium filiarum, sed luxuriae ac lasciviae perditae, et ardentius et constantius amavit, ut saepe chlamyde peltaque et galea ornatam ac iuxta adequitantem militibus ostenderit, amicis vero etiam nudam. Uxorio nomine [non prius] dignatus est quam enixam, uno atque eodem die professus et maritum se eius et patrem infantis ex ea natae. Infantem autem, Iuliam Drusillam appellatam, per omnium dearum templa circumferens Minervae gremio imposuit alendamque et instituendam commendavit.
“Lollia Paolina era sposata con l’ex console C. Memmio, comandante di armate. Caligola, avendo sentito parlare di sua nonna come di una delle più belle donne del passato, la fece subito ritornare dalla provincia, se la fece cedere da suo marito per sposarla lui stesso [ma che schifo!] e ben presto la rimandò indietro, vietandole per sempre di aver rapporti carnali con chicchessia. Cesonia non era di particolare bellezza e nemmeno nel fiore degli anni, per di più aveva già avuto tre figli da un altro marito, ma era corrotta e viziosa. Provò per lei una passione ardente e duratura a tal punto che spesso la mostrò ai suoi soldati mentre cavalcava al suo fianco con mantello, scudo ed elmo; agli amici la fece vedere anche nuda. La onorò con il titolo di sposa; quando ebbe partorito, in un solo e medesimo giorno si proclamò suo marito e padre della bambina che aveva messo al mondo. Chiamata la bambina Giulia Drusilla la portò nei templi di tutte le dee e la posò nel grembo di Minerva che pregò di nutrirla e allevarla.”

La strana passione dell’imperatore per una donna anziana deve certamente aver suscitato scalpore nella metropoli e non c’è da stupirsi che la donna sia stata accusata di chissà quale maleficio. La povera Cesonia tuttavia non centra nulla con le celebri follie che hanno reso Caligola uno dei pazzi più celebri della storia, infatti Svetonio racconta:

“Valitudo ei neque corporis neque animi constitit. Puer comitiali morbo vexatus, in adulescentia ita patiens laborum erat, ut tamen nonnumquam subita defectione ingredi, stare, colligere semet ac sufferre vix posset. Mentis valitudinem et ipse senserat ac subinde de secessu deque purgando cerebro cogitavit.”
“La sua salute non fu ben equilibrata né fisicamente né psichicamente. Soggetto ad attacchi di epilessia durante la sua infanzia, divenuto adolescente, era abbastanza resistente alle fatiche, ma qualche volta, colto da un’improvvisa debolezza, poteva a mala pena camminare, stare in piedi, riprendersi e sostenersi. Lui stesso si era accorto del suo disordine mentale e più di una volta progettò di ritirarsi per snebbiarsi il cervello.”

.

Lucrezio … un demente suicida?

Lucrezio è uno dei poeti e dei filosofi epicureismi più famosi di Roma, ll De rerum naturae, la sua opera più famosa, è un capolavoro della saggezza umana. Tra le poche informazioni biografiche sul suo conto troviamo però le sconcertanti affermazioni che San Girolamo ci rivela nel suo Chronicon:

“Titus Lucretius Carus nascitur, qui postea a poculo amatorio in furorem versus et per intervalla insaniae cum aliquot libros conscripsisset, quos postea Cicero emendavit, sua manu se interfecit anno 44”.
“Nasce il poeta T. Lucrezio, che dopo essere impazzito per un filtro d’amore e aver scritto alcuni libri [del poema?] negli intervalli della follia, che Cicerone pubblicò postumi, si suicidò all’età di quarantaquattro anni”.

Secondo alcuni commentatori moderni, esisterebbe un nesso tra la leggendaria assunzione di un filtro d’amore e la concezione di Lucrezio dell’innamoramento come Insania (follia), un sentimento che destabilizza l’animo e annienta l’equilibrio razionale. Altri invece ritengono che si tratti soltanto di una calunnia diffusa da San Girolamo per screditare la dottrina pagana di Lucrezio e il suo poema materialista ed epicureo, che sosteneva la mortalità dell’anima, spacciandolo per il delirio di un folle e di un suicida con la sportività che contraddistingue i primi cristiani. Non è certo che il poeta si sia suicidato, sebbene il De rerum naturae sia rimasto incompiuto, né si ritiene corretto tentare di individuare nel celebre poema le tracce di un’eventuale psicosi clinica, nonostante i continui paragoni tra amore e follia effettuati da Lucrezio.

San Girolamo ha tratto le informazioni su Lucrezio dal De Poetis, un’opera di Svetonio degli inizi del II sec. D.C. oggi andata perduta di cui il santo si serviva abitualmente. Ci troviamo di fronte dunque ad un secondo riferimento ai filtri d’amore nelle opere di Svetonio e potrebbe non trattarsi di una coincidenza: può darsi infatti che lo storico fosse particolarmente interessato ad aneddoti di questo genere.

.

Il crimen magiae di Apuleio

Un altro importante episodio della storia romana sui filtri d’amore riguarda Apuleio, il celebre autore de Le metamorfosi che, oltre ad essere un brillante scrittore, era anche un filosofo platonico, seguace di vari culti iniziatici ed esperto di magia bianca.

Nel corso di uno dei suoi numerosi viaggi, mentre si dirigeva ad Alessandria lo scrittore sosta ad Oea, attualmente conosciuta come Tripoli, ove viene ospitato dal vecchio compagno di studi Ponziano. La madre dell’amico, la ricca vedova ormai sfiorita Emilia Pudentilla, decide di sposarsi con Apuleio e, nonostante le iniziali ritrosie dell’amato, riesce a convolare a nozze.

Poco tempo dopo Ponziano muore e i parenti di Pudentilla, per non perdere l’eredità, accusano Apuleio di aver sedotto la donna con un filtro d’amore a base di strani pesci marini per impossessarsi dei suoi beni. Viene dunque avviato un processo a carico dell’accusato nella città di Sabartha, al cospetto del proconsole romano Claudio Massimo, tra il 158 e il 159 d.C. Secondo la Lex Cornelia, le accuse di Crimen magiae avrebbero potuto costare ad Apuleio la pena di morte, il quale tuttavia riesce ad ottenere l’assoluzione grazie alla mancanza di prove incriminanti e ad una brillante orazione difensiva, pubblicata con il titolo di Apologia o Pro se de magia.

Il testo pervenuto sino ai nostri giorni, che rispecchia lo stile spettacolare della seconda sofistica, è un rifacimento a posteriori del discorso realmente pronunciato in tribunale, infatti è privo delle espressioni tipicamente adottate in contesti giudiziari ed è troppo lungo per essere recitato in una orazione pubblica. Apuleio ha adottato uno stile dinamico, con un lessico e un registro molto vario, con cui smentisce brillantemente delle accuse infondate e ne approfitta per sfoggiare la propria cultura.

Il riassunto in italiano dell’Apologia è disponibile cliccando su questo link: http://www.sunelweb.net/modules/freecontent/index.php?id=546

.

Le ricette di Ovidio

Nell’antichità venivano commercializzate ogni sorta di porcherie per stregare l’oggetto del nostro amore o per rinvigorire il furore amoroso dei maschietti, molte delle quali erano nocive per l’organismo. Nell’Ars amatoria, la sua opera più famosa, Ovidio condanna i pericolosi filtri d’amore propinati da fattucchiere e ciarlatani, spesso prodotti con ingredienti pericolosi per l’uomo: sarebbero infatti di gran lunga più utile ed efficace l’assunzione di erbe e piante officinali. A questo proposito, Ovidio consiglia alcune ricette naturali a base di cipolla bianca proveniente dalla Grecia, pinoli, erica e miele. Anche le mandorle comporterebbero degli effetti positivi in amore e molti altri alimenti che oggi abbiamo smesso di considerare medicamentosi o magici. Spero che vi divertirete a scoprire, nel corso della lettura del poema, con quanta semplicità gli antichi cercavano di ottenere effetti medici, se non addirittura magici, con le sostanze più semplici.

phpThumb_generated_thumbnailjpg

Vasellame in vetro rinvenuto nella laguna di Venezia (notizie.antika.it)

.

Conclusioni

I filtrica d’amore, come molte altre schifezze, erano molto diffuse tra i superstiziosi dell’antichità sebbene la società avesse ormai compreso la differenza tra credenza religiosa e magia da ciarlatani. Siccome molto spesso le fattucchiere che producevano tali rimedi utilizzavano sostanze pericolose (mi piace immaginare i poveri amanti non ricambiati colpiti da coliche, nausee e cagarelle varie), la legge era molto severa nei confronti dei produttori come dei consumatori, infatti era prevista la pena di morte sin dai tempi più antichi. I filtri d’amore tuttavia erano un elemento ricorrente nell’immaginario collettivo romano e venivano menzionati nei pettegolezzi e nelle malelingue o sfruttati come strumento di diffamazione a tal punto da comparire nelle biografie di alcuni “vips” della storia romana come Caligola, Lucrezio e Apuleio.

Resta comunque valida la sentenza riportata da Seneca nelle Epistulae Morales ad Lucilium:

Hecaton ait, – ego tibi monstrabo amatorium sine medicamento, sine herba, sine ullius veneficae carmine: si vis amari, ama -.
Dice Ecatone: “Ti indicherò un filtro amoroso, senza pozioni, senza erbe, senza formule magiche: se vuoi essere amato, ama.”

Questo post a vinto il premio Owl Prize, conferito dal blog Athenae Noctua

 

http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/07/owl-prize-2.html https://centauraumanista.wordpress.com/2013/07/07/owl-prize-quando-un-articolo-merita-un-premio/ https://centauraumanista.wordpress.com/2013/06/27/il-racconto-un-po-pagano-di-una-visita-al-duomo-di-pisa/ https://centauraumanista.wordpress.com/2013/09/25/la-civetta-ha-fatto-il-bis-e-mi-offre-un-pretesto-per-ironizzare-sulla-lingua-latina/ https://centauraumanista.wordpress.com/2013/09/09/i-filtri-damore-nellantica-roma/ http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/09/owl-prize-5.html

“Il seggio vacante”, una Rowling per adulti

cultura.blogsfere.it

Immagine tratta da cultura.blogsfere.it

Attenzione, spoiler!!!

In tutte le librerie italiane spicca da qualche mese la copertina gialla e rossa di un nuovo best seller: J.K. Rowling è tornata a scrivere, ma questa volta si rivolge agli adulti con il suo ultimo romanzo Il seggio vacante.

[Se volete saperne di più, potete leggere la trama qui]

La dolce scrittrice bionda che, grazie alla saga di Harry Potter, è riuscita a diventare più ricca della regina, ha ricreato l’atmosfera della serie in un libro per adulti che tiene testa alle avventure del maghetto più famoso d’Inghilterra.

La ricetta de Il seggio vacante è semplice ma efficace. Innanzi tutto eliminiamo la scuola di magia in favore di un incantevole paesino inglese e sostituiamo gli stregoni e le creature magiche con dei semplici esseri umani che, pur essendo diversi tra loro e facendo molta fatica a convivere insieme, sono accomunati dalla stessa voglia di vivere e da un’incessante ricerca di serenità e amore.

file0001167775141

Nel mondo dei grandi non esiste però un netto confine tra bene e male, infatti non esistono due squadre opposte e complementari come i Mangiamorte e l’Ordine della Fenice, facilmente riconoscibili e giudicabili. Sebbene sia evidente che la via giusta da seguire siano la tolleranza e la comprensione (brava J.K., sono anni che abbiamo capito che sei una compagna anche tu!), è molto più difficile individuare nel mondo reale la strada giusta per capirsi e convivere pacificamente.

Una delle poche critiche ricevute da Harry Potter riguarda l’assenza di sesso ed altre tematiche tipiche del mondo degli adulti. I siti web e i forum abbondano infatti di maliziose critiche secondo cui non è possibile che degli adolescenti provino pulsioni così pacate e che non vadano oltre a qualche casto bacetto. Questa volta la Rowling, non più vincolata da esigenze dettate dalla giovane età del suo pubblico, non ha imposto censure: sesso e droga a volontà, ma il prezzo è la desolazione, la solitudine e i pericoli della vita vera. Il modesto ma sincero bacio tra Harry e Cho sotto l’agrifoglio è mille volte preferibile all’egoismo ed alla sporca ipocrisia con cui gli abitanti di Pagford, la cittadine in cui è ambientato il romanzo, saziano i propri impulsi e la loro disperazione.

Sebbene il romanzo sia rivolto ai maggiorenni, non c’è dubbio che la Rowling abbia una marcata preferenza per l’universo dei teenagers: i personaggi più giovani svolgono infatti un ruolo predominante nell’azione e sono strutturati in modo più affascinante e articolati rispetto ai “characters” adulti. J.K. ha un dono raro, la capacità di rivolgersi ai giovani e di comprendere l’energia e il fuoco della loro età.

Proprio per questo motivo forse la Rowling non sarà mai in grado di scrivere un libro completamente per adulti, ma questa sua peculiarità non è certo un difetto, al più è un’opportunità per creare un ponte tra grandi e piccini, tra noi stessi e quel frammento di innocenza sopravvissuto all’infanzia nel nostro inconscio.

I parallelismi tra le due opere abbondano, poiché Harry Potter e la filosofia de Il seggio vacante condividono la celebrazione del coraggio di fronte ai pericoli e alle ingiustizie (Sukhvinder “Cincia” Jawanda, uno dei personaggi, dimostrerà al termine della vicenda di avere un fegato degno di una Grifondoro) e la struttura della vicenda privilegia l’evoluzione delle dinamiche sociali a scapito del mondo interiore dei personaggi.

Ritengo inoltre che in entrambi i romanzi l’abilità con cui J.K. “ingarbuglia” l’intreccio sia superiore alla suspance e al pathos con cui tratta le scene di maggiore tensione e che l’autrice sia stata una maestra nell’inserire una leggera ma efficace comicità in molte brevi scenette di ordinaria quotidianità, ma tutto ciò non sminuisce affatto la qualità del romanzo.

Il fantasma di Harry Potter e dei suoi compagni continuerà a tornarvi in mente nel corso del romanzo, permettendovi di esplorare a fondo la poetica di una delle più brillanti scrittrici inglesi contemporanee. La penna di J.K. ha fatto centro di nuovo, perciò non posso che consigliarvi di correre in libreria per scoprire questa nuova avventura made in England.

file000469116261

La divinazione: strani rituali per predire il futuro

Si può predire il futuro? Assolutamente no, scordatevelo! Eppure sono millenni che tentiamo di scoprire cosa ci accadrà scrutando le stelle o esaminando le macchioline rimaste sul fondo di una tazzina di caffè.

Oggi sappiamo che simili credenze non sono altro che giochetti su cui scherzare dal parrucchiere, ma un tempo l’umanità prendeva la faccenda molto seriamente: le tecniche divinatorie che ci hanno tramandato gli antichi sono così articolate e meticolose da essersi attrbuite il titolo di pseudoscienze.

file000541344089

LE PSEUDOSCIENZE: QUANDO LA FANTASIA SI SPACCIA PER SCIENZA

Il termine “pseudoscienza” non è una birbonata di mia invenzione, provate a consultare lo Zingarelli se non ci credete: “pseudoscienza: teoria, disciplina e sim., che si attribuisce un carattere scientifico pur non avendo i requisiti, spec. Metodologici, propri delle scienze”.

Un esempio classico di pseudoscienza è l’astrologia, che propone di svelare il nostro avvenire con antiche leggende greche e complicatissimi calcoli matematici, ma esistono anche discipline che non effetuano predizioni come la fisiognomica, che tenta di rivelare i tratti psicologici e caratteriali di una persona attraverso le sue caratteristiche fisiche.

Eppure esistono moltissime materie che effettuano delle previsioni scientifiche, come la meteorologia e la matematica finanziaria, i cui responsi sono ritenuti autorevoli pur non essendo attendibili al 100%. Su cosa si foda dunque la fondatezza di tali discipline? La scienza si differenzia dall supestizione perché le sue previsioni sono basate su causalità dimostrate tra il segno interpretato e l’evento previsto.

Facciamo qualche esempio. “A determinate condizioni di umidità e temperatura scoppierà un temporale” è una previsione scientifica; “Se rompo il televisore mia madre si infurierà” non è una supposizione relativa alla vita quotidiana e non ad una scieza, ma è comunque un’affermazione autorevole (povera mamma!). “Se peschi picche da un mazzo di carte morirai giovane” è una delle tante assurdità che può dirvi una cartomante.

La pseudoscienza giustificheà i suoi responsi appellandosi alle stelle, ai santi, alle misterise forze della natura o ai poteri paranormali rivendicati da qualche ciarlatano. Le riconoscerete facilmente, perchè le giustificazioni ai raporti causa-effetto che collegano i fenomeni alle predizioni si appellano alla religione, alla magia o a qualche assurda credenza popolare.

In questo articolo non ho nessuna intenzione di parlare di scienze serie, affronterò invece le discipline più assurde che l’essere umano abbia mai inventato.

Attenzione, miei cari lettori, non pensate che le pseudoscienze siano materie prive di importanza: non solo si tratta di argomenti interessanti da un punto di vista sociologico e storico, ma molte pseudoscienze hanno anche costituito una tappa fondamentale nello sviluppo tecnologico umano. Basti pensare all’alchimia, un complesso intreccio di scienza e magia che ha permesso all’umanità di acquisire l’approccio scientifico necessario per apprendere i segreti della chimica.

file1061261851114

LA DIVINAZIONE

Il termine divinazione deriva dal latino divinus, che significa “ispirato dal dio”, eppure non è necessariamente collegata alla sfera religiosa, come mlti sono portati a pensare.

Si tratta di un’antica arte (per non chiamarla buffonata) che permette di ottenere informazioni appartennti appartenenti ad una dimensione spazio-temporale inaccessibile. In parole povere, consente di dare una sbirciatina al passato, al futuro o a ciò che si trova in un luogo diverso dal nostro.

La divinazione o mantica è una pratica incodificabile, sospesa tra la il razionale e l’irrazionale. Secondo alcuni le sue arti sono accessibili a tutti, per altri invece le predizioni sono riservate ad alcuni individui “speciali” chiamati indovini, vati o Mantis, che in latino significa “colui che è in grado di instaurare  un contatto con le divinità”.

LE PRINCIPALI TECNICHE DIVINATORIE

Le arti divinatorie sono veramente numerose e i loro nomi, quasi sempre di illustre origine greca (in effetti, i popoli antichi erano dei veri esperti in materia di divinazione, ne hanno inventata una più del diavolo), sono degni di comparire nei più difficili quiz televisivi.  Siete curiosi? Ecco l’elenco delle discipline più celebri:

  • Aeromanzia, che consiste nell’interpretazione delle condizioni atmosferiche;
  • Ailuromanzia, lo studio del comportamento dei gatti (specie se neri);
  • Antropomanzia, la quale permette di conoscere il futuro attraverso i sacrifici umani;
  • Apantomanzia, basata sull’avvistamento di animali;
  • Artimanzia, che indica le le pratiche divinatorie che utilizzano numeri e lettere;
  • Aruspicina, l’analisi delle viscere degli animali sacrificati agli dei (è dalla seconda elementare che, ogni volta che penso a questa cosa, mi viene spontaneo manifestare il mio disgusto con un “BLEAH”!);
  • Bibliomanzia, la divinazione attraverso alcuni libri particolari, tra cui la Bibbia;
  • Caffeomanzia, la lettura dei fondi di caffè;
  • Tasseografia, la lettura delle foglie di tè;
  • Cartomanzia, la lettura di carte e tarocchi;
  • Ceromanzia, l’interpretazione della cera fusa versata in acqua fredda;
  • Chiromanzia, la celebre lettura della mano;
  • Cleromanzia, l’estrazione a sorte;
  • Cometomanzia, lo studio delle code delle comete (vi ricorda qualcosa?);
  • Cristallomanzia, la dvinazione mediante l’impiego di cristalli e sfere di cristallo;
  • Cybermanzia, gli oracoli elettronici (tutti quei giochetti che si fanno su Internet);
  • Demonomanzia, la divinazione dei demoni;
  • Geomanzia, la divinazione della Terra;
  • Giromanzia, la lettura delle vertigini di una persona;
  • Oniromanzia, l’interpretazione dei sogni;
  • Negromanzia, la divinazione attraverso l’evocazione dei defunti;
  • Ornitomanzia, l’osservazione del volo degli uccelli (Romolo e Remo docet).

Gli oggetti impiegati nella divinazione sono praticamente infiniti. Nel corso della storia sono stati utilizzati infatti anche farina e derivati, orzo, sale, vino, galli e galline, vento, nubi, tuoni, fulmini, asce, frecce, dadi, bioritmi, piante bruciate, corone di alloro incenerite, germogli di cipolla,acqua, fiamme, fumo,incenso, bastoni, specchi e oggetti riflettenti, tessere del domino, bruciature, ruote, chiavi, setacci pendenti, cavalli, pesci, serpenti, topi, formiche, allucinogeni (dagli antichi greci agli indiani, ogni popolo antico conosceva un paio di metodi interessanti per avere delle visioni. Eheheheheh … ), pietre preziose, perle, meteore, imperfezioni di vario genere, cordoni ombelicali, nomi di persona, uova, le crepe provocate dal calore sui gusci delle tartarughe.

Una pratica interessane è la somatomanzia, sarebbe possibile leggere il nostro futuro sul nostro stesso corpo. Occhi, palpebre, piedi, cranio, fronte, dita, petto, unghie … sono veramente numerose le parti anatomiche che possono servire a questo scopo. Molte tecniche impiegano anche alcune caratteristiche comportamentali, come la calligrafia, l’abbigliamento o la risata.

Quando non esistevano ancora i ginecologi e il sesso del nascituro restava un mistero sino al momento del parto, i genitori si affidavano alla divinazione per scoprire il sesso del loro bambino, studiando il comportamento e la forma del pancione di mamma secondo i princpi della genomanza. Per scoprire invece quali sorti avrebbe riservato la vita al neonato, si studiavano le membrane che lo avevano avvolto nel grembo della madre e il cordone ombelicale (a questo punto, propongo di urlare il secondo “BLEAH” della gornata!).

file000394593750

LE STRATEGIE OBLIQUE: LA DIVINAZIONE AL SERVIZIO DELLA CREATIVITA’

Siamo nel 1974 e sappiamo tutti che aria si respirava in quegli anni. I giovani artisti Brian Eno (vi ricordate la musichetta onirica con cui si apriva Windows ’95? Ebbene, lui ne è l’autore.) e Peter Schmidt realizzarono le Strategie oblique, un mazzo di carte, su ognuna delle quali era presente una sentenza oracolare che aveva lo scopo di assistere il creativo nel processo decisionale che conduce al compimento dell’opera artistica.

La creazione delle carte è chiaramente influenzata dalla filosofia orientale e dall’I Ching ed è la dimostrazione di come il meccanismo delle sentenze oracolari possa essere sfruttato positivamente dall’uomo, anziché costituire una mera perdita di tempo per superstiziosi.

Qualche esempio delle frasi che avreste potuto pescare? “Usa meno note”, “Lavora con un ritmo differente”, “Torna sui tuoi passi”, “Solo una parte, non il tutto” o “Non si tratta di costruire un muro, ma di fare un mattone”; si tratta di sentenze che, pur non essendo sempre pertinenti con l’attività svolta dall’artista, possono essere un ottimo metodo per avere nuove idee, osservare la propria opera da un punto di vista diverso o semplicemente stimolare la fantasia.

L’invenzione sfrutta quella che secondo me è la sola caratteristica positiva dei testi oracolari, la capacità di indurre a vedere le cose in un modo diverso dall’usuale: invece di incaponirsi cercando una soluzione con i soliti mezzi, l’artista può sfruttare le Strategie Oblique per trovare una via trasversale per la realizzazione di un capolavoro.

“Queste carte si sono sviluppate a partire dall’osservazione dei principi che regolano le nostre creazioni.
Talvolta [i suddetti principi] sono stati riconosciuti retrospettivamente (facendo così coincidere intelletto e intuizione), a volte sono stati identificati osservando ciò che è successo, altre volte si è trattato di formule.
Possono essere utilizzate come un tutto (una serie di possibilità costantemente riportate alla memoria) opure isolatamente, estraendo una carta dal mazzo mescolato quando si presenta un dilemma a un certo punto del lavoro. In questo caso, ci si rimette alla carta anche se l’applicazione non è chiara.
Le carte non danno responsi definitivi, nel senso che nuove idee si presenteranno spontaneamente mentre altre diventeranno via via evidenti”
[Eno, Schmidt, 1975]

Carissimi amici bloggers, volete sperimentare anche voi le Strategie Oblique e trarre l’ispirazione da un metodo brevettato da due grandi artisti come Eno e Schimdt? Potete utilizzare le carte originali, realizzare un mazzo di carte fai-da-te con oracoli di vostra creazione, oppure sfruttare l’applicazione di questo simpatico sito in inglese.

“CLICCA QUI!”
Per pescare una sentenza delle Strategie Oblique