“The bold type”, una serie tv femminista

the-bold-type-2

Questo articolo è stato pubblicato su Lo Sbuffo.

ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler.

The bold type è il titolo di un eccellente telefilm uscito recentemente (estate 2017) e creato da Sarah Watson. La serie, ambientata a New York ed erede del celeberrimo Sex and the City, è spirato alla vita di Joanna Coles, ex capo redattore di Cosmopolitan.

Si tratta delle avventure di tre amiche che lavorano per Scarlet, una rivista femminile femminista. Impeccabili nel vestire, aggiornatissime sui social network e trasgressive nello stile di vita, le tre ventenni in carriera sperimentano l’amore, la sessualità, l’amicizia, il femminismo, il giornalismo, la moda, la politica, la prevenzione contro il tumore al seno e molto altro ancora.

Jane Sloan (Katie Stevens) è una tenera ragazza dai capelli corvini e due occhioni indimenticabili che ha perso la madre da piccola per un tumore al seno; ha uno straordinario talento come giornalista e ha appena ricevuto una promozione all’interno della rivista. Il suo capo Jacqueline, autoritaria ma comprensiva, la metterà alla prova proponendole dei pezzi imbarazzanti dalle tematiche sessuali, la farà avvicinare al giornalismo politico e la guiderà in una controversia giudiziaria contro una spogliarellista femminista. Nonostante Jane abbia avuto il primo orgasmo piuttosto tardi, avrà una breve ma bollente relazione con Ryan, scrittore di articoli a tematica sessuale.

L’afroamericana Kat Edison (Aisha Dee) è figlia di due ricchi strizzacervelli ed è responsabile dei social media di Scarlet. Spesso si troverà in difficoltà nella gestione dei media e per questo dovrà confrontarsi con Jacqueline, inoltre affronterà il licenziamento di una sua sottoposta. Kat è bisessuale e si innamora per la prima volta di un’affascinante fotografa femminista musulmana, Adena El-Amin. La relazione tra le due donne è ostacolata da Coco, la bella parigina che Adena fatica a lasciare, e dalle origini straniere della fotografa … ma non vogliamo certo spoilerarvi il finale!

Sutton Brady (Meghann Fahy) è una ragazza di umili origini che inizialmente lavora all’interno della rivista come segretaria, ma successivamente riesce a ottenere il tanto agognato posto di aiuto stilista nel settore moda di Scarlet, sotto la direzione dell’esigentissimo Oliver. La bella ragazza dai capelli castani e la carnagione chiara ha una relazione segreta con Richard, un facoltoso direttore e membro del consiglio, nonostante il loro rapporto rischi di compromettere la carriera di entrambi. Nel frattempo il collega Alex si prende una cotta per lei.

Inizialmente potrebbe sembrare un telefilm eccessivamente simile a Sex and the city per l’ambientazione Newyorkese, l’attenzione maniacale al fattore estetico (tutti i personaggi si presentano sempre con un abbigliamento impeccabile e, in particolare, le protagoniste hanno un gusto molto raffinato nel vestire) e la tematica del giornalismo in quanto non dobbiamo dimenticarci che l’indimenticabile Carrie, come Jane, è una giornalista. The bold type tuttavia tratta tematiche femministe di estrema attualità, anche se in un’atmosfera talmente patinata che persino colei che avrebbe dovuto essere un personaggio controcorrente, la fotografa femminista Adena che contrabbanda vibratori, indossa tacchi e vestiti alla moda.

Si tratta di un telefilm estremamente giovane, infatti è uscita solamente la prima stagione, composta da dieci puntate, ciascuna delle quali avente una durata di quarantacinque minuti. Ci auguriamo che escano presto le nuove avventure di Jane, Kat e Sutton e che il telefilm non perda la propria qualità.

 

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Bold_Type

 

 

Annunci

Carol (il romanzo)

cover_of_the_price_of_salt_by_claire_morgan_-_bantam_1148_1953

Da qualche mese avevo intenzione di leggere un libro a tema LGBT e la scelta è caduta sul romanzo Carol del 1952, da cui recentemente è stato tratto l’omonimo e celeberrimo film del 2015, per saziare questa mia semplice curiosità.

Anziché procurarmi il volume cartaceo, ho scelto di acquistare l’e-book su Amazon.it per leggerlo di nascosto sul mio Kindle in quanto mi vergognavo delle mie letture, non le avrei confidate nemmeno al mio ragazzo. In seguito mi sono pentita di non essere stata più coraggiosa, non c’è nulla di cui vergognarsi a leggere un romanzo e il giudizio della gente, compresi i più bacchettoni, mi lascia indifferente.

Non sono molto pratica di questioni LGBT, le mie scarse conoscenze derivano dal canale Youtube Cimdrp, che mi interessa più per le generiche tematiche relative al femminismo. Chiedo dunque perdono per l’ingenuità con cui ho intrapreso la lettura di tale romanzo e per qualche eventuale imprecisione. Tuttavia anche la mia opinione ha un valore perché è giusto che anche gli eterosessuali si interessino di storie come quella che vado a raccontarvi.

Il titolo originale del romanzo è The price of salt, ma successivamente è stato modificato in Carol; il nome dell’autrice è Patricia Highsmith, che inizialmente pubblicò il romanzo con lo psedonimo Claire Morgan perché il suo genere prediletto era il poliziesco, un tema troppo differente dall’amore tra donne. Prima di tale romanzo, l’autrice aveva pubblicato un solo romanzo giallo.

New York, anni ’50. La protagonista è Therese, una scenografa orfana di diciannove anni fidanzata con Richard che, per racimolare qualche soldo, lavora in un grande magazzino nel reparto giocattoli nel periodo natalizio. E’ proprio durante il lavoro che incontra Carol, una bellissima donna bionda e impellicciata che cerca una bambola per la propria figlia. Therese si innamora perdutamente e, dopo aver trovato un modo per instaurare un contatto con la donna, tra le due si instaura un rapporto di amicizia. Therese lascia Richard e parte in viaggio per l’Ovest con Carol, durante la vacanza le dichiara il proprio amore e le donne iniziano una relazione amorosa.

Purtroppo Carol sta divorziando dal marito e sta lottando per la custodia della figlia. Un investigatore privato pedina la coppia e registra le loro conversazioni private in quanto il marito di Carol vuole sfruttare la sua relazione con Therese per avere la bambina tutta per sè. Carol è costretta ad interrompere il viaggio per affrontare la situazione, Therese invece ritarda il ritorno in preda allo sconforto. La lontananza da Carol la fa maturare molto, inoltre ottiene dei successi lavorativi come scenografa. Le due donne si incontrano nuovamente a New York: Carol non ha ottenuto la custodia della bambina ma chiede a Therese di andare a vivere con lei. La scenografa inizialmente si rifiuta e prende in considerazione l’ipotesi di provarci con un’attrice, poi però ritorna da Carol e il romanzo si conclude con un lieto fine.

Nella prima parte dell’opera non accade nulla, viene semplicemente raccontato quanto Therese sia segretamente innamorata di Carol e come il suo rapporto con Richard sia in crisi. La narrazione è molto lenta e spesso si sofferma su particolari secondari, ma analizza a fondo la psicologia dei personaggi. Nella seconda parte il racconto si anima, anche se spesso evita di soffermarsi sulle scene più interessanti in favore di una narrazione più monotona e lineare.

Viene descritta una sola scena di sesso con estrema dolcezza e tenerezza. Anziché dedicarsi all’atto fisico compiuto dalle due donne, l’autrice racconta le loro emozioni, rendendo in questo modo la scena accessibile a tutti, anche a coloro che provano disagio nei confronti degli atti omosessuali. Dopotutto, le emozioni sono universali ed è impossibile non commuoversi di fronte all’amore! Per avere un giudizio sull’efficacia della rappresentazione del rapporto omosessuale tra le protagoniste però servirebbe il parere di una ragazza lesbica, non certo il mio.

Leggere questo libro mi ha fatto capire quanto sono fortunata a non appartenere a nessuna minoranza, le sole discriminazioni che ho subito riguardano il fatto di essere donna. Sono contenta che la situazione per le madri lesbiche sia migliorata rispetto agli anni Cinquanta e spero che la società progredisca ulteriormente.

Al termine del romanzo, l’autrice racconta alcune informazioni interessanti sull’opera. Il suo iniziale editore non volle pubblicare Carol, così l’autrice dovette faticare per trovare qualcuno disposto a farlo. L’idea dell’opera nacque mentre la scrittrice lavorava in un grande magazzino nel reparto bambole nel periodo natalizio e dovette servire una sofisticata signora bionda e impellicciata. Il libro riscosse uno straordinario successo soprattutto nell’edizione tascabile, che vendette quasi un milione di copie. Il pubblico sostenne l’autrice inviando numerose lettere in cui soprattutto ringraziavano per aver scritto un romanzo a lieto fine in un periodo in cui le storie relative agli omosessuali dovevano sempre concludersi con la morte, la redenzione o l’infelicità dei protagonisti.

Adesso che ho soddisfatto la mia curiosità, non credo che cercherò altri romanzi a tema di proposito. Se mi capiterà di imbattermi in un bel libro LGBT non esiterò a leggerlo, l’importante è che si tratti di un bel racconto. Una cosa è certa: non esistono romanzi etero e romanzi gay, esistono soltanto i libri.