E’ importante l’opinione di un blogger?

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Alcune compagne di università mi hanno confidato di non apprezzare i miei post perché “sembrano copiati da Wikipedia”, sarebbe infatti totalmente assente il mio punto di vista e il mio lavoro consisterebbe in una mera copiatura di nozioni da altri siti web.

Confesso di aver volutamente evitato di esprimere la mia opinione nei post poiché ho sempre ritenuto che il web si disinteressasse del parere personale di una ragazzina come me, priva delle qualifiche necessarie per giudicare gli argomenti culturali di cui scrivo.
Ho inoltre omesso qualunque altro genere di informazione relativa alle mie esperienze personali (per esempio resoconti di visite in un museo, aneddoti sui miei interessi, descrizioni dei luoghi che frequento abitualmente) per questioni di privacy: è già abbastanza fastidioso rivelare certe verità su Facebook, raccontarle in un blog è di cattivo gusto oltre che pericoloso.
Nonostante ciò, non è affatto vero che non esprimo opinioni personali, infatti un attento lettore del mio blog ricorderà senza difficoltà degli articoli in cui esprimo pareri soggettiviLee Krasner, un’artista incompresa” e “Analisi di ’Agora’, un film di Alejandro Amenàbar”. Se così non fosse, l’atto stesso di scegliere di scrivere di un opera d’arte è un apprezzamento nei suoi confronti  ed è dunque l’espressione di un’opinione personale.

Mi spiace molto sapere che il mio lavoro viene paragonato al copia e incolla di certi siti, perché i miei post sono il prodotto di una selettiva ricerca di informazioni, riorganizzate meticolosamente in saggi brevi inediti e originali rispetto a quelli già presenti in rete. Il tono nozionistico e distaccato non è infine l’eco di Wikipedia o di altri siti, ma vorrebbe essere lo stile di una giornalista che enuncia dei fatti a scopo divulgativo. Tutto ciò che scrivo è farina del mio sacco al cento per cento, senza copiature di alcun genere.

Quando ho espresso queste argomentazioni in università, le mie amiche hanno risposto che lo scopo di un blog è proprio quello di esprimere un’opinione. Ho dovuto così riesaminare la mia attività di blogger… E’ vero che il blog consente a tutti di pubblicare democraticamente la propria opinione in rete, ma in giro circola tanta spazzatura che io mi chiedo quale sia il valore delle mie opinioni. Se io esprimessi quello che penso scriverei un blog spazzatura?
Non sono inoltre di secondaria importanza le esigenze del pubblico. Cosa vuole il popolo di Internet, seguire le avventure di una giovane studentessa di lettere nel mondo dell’arte o apprendere qualcosa di nuovo leggendo dei saggi brevi, confrontarsi con le opinioni di una ragazzina o apprendere informazioni di qualità?
E ancora, è meglio porsi tutte queste domande per assecondare il pubblico, o seguire l’istinto e scrivere come viene, “senza prendersi troppo sul serio”?

Si accettano commenti, cosa ne pensate?

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Il mio nuovo blog su L’Indro

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Cari lettori,

è una grande emozione per me annunciarvi che ho recentemente aperto un nuovo blog presso L’Indro, una testata giornalistica indipendente. La mia pagina si chiama ‘Anche l’arte vuole la sua parte’ e si tratta essenzialmente di un blog di cultura in cui tratto più o meno gli stessi argomenti che tratto qui, la differenza è che ottengo maggiore visibilità grazie al buon nome del giornale.

Siccome il mio nuovo blog è stato aperto recentemente, finora ho pubblicato solamente due articoli. Il primo è ‘Lee Krasner, un’artista incompresa’, un post che ha fatto la sua prima apparizione in rete proprio su ‘Acque e limone’. Ebbene sì, ho deciso di inaugurare la nuova pagina con uno dei post più belli che abbia mai scritto non solo per essere certa di non sfigurare, ma anche per presentarmi al pubblico con un articolo che trattasse alcuni degli argomenti che mi stanno più a cuore, come la figura della donna e l’arte. Il secondo articolo è stato invece scritto appositamente per L’Indro ed è la recensione di ‘RIII – Riccardo III’, lo straordinario spettacolo di Alessandro Gassman che proprio in questi giorni sta incantando il pubblico al Teatro Strehler di Milano.

Nonostante la mia nuova attività renderà meno costante la mia presenza qui non ho nessuna intenzione di abbandonare ‘Acqua e limone’, che verrà semplicemente trasformato in uno spazio in cui pubblicare tutto quello che, per varie ragioni, non potrà essere pubblicato sul mio blog ufficiale. Continuate dunque a seguire ‘Acqua e limone’, il blog da cui tutto è cominciato, perché presto arriveranno golose novità anche qui. Aggiungerò inoltre una nuova pagina in cui elencare (con relativo link) ogni mia collaborazione su siti esterni.

Per aggiornare la mia immagine pubblica mi sono iscritta a vari social network:

  • Pinterest ospita le immagini più belle utilizzate su ‘Acqua e limone’ e gli altri siti con cui collaboro;
  • Twitter, perché ormai ogni auctoritas della rete deve aver un profilo su Twitter per essere qualcuno;
  • La pagina su Facebook di ‘Acqua e limone’ è attiva da qualche mese, ma è sempre bene rinfrescarvi la memoria;
  • Un nuovo profilo Facebook per gli amici e i collaboratori della rete, che eviterò di linkare in questo spazio per non diventare troppo popolare.

Vi ricordo inoltre che sono entrata da poco a far parte della redazione di ‘Eclettica – La voce dei blogger’, una sorta di rivista online gestita interamente da blogger in cui recensisco spettacoli teatrali nella mia rubrica ‘Avventure da palcoscenico’. La rivista esce all’incirca ogni mese, perciò tenete d’occhio la pagina di Facebook, in modo tale da non perdere i nuovi numeri.

In bocca al lupo a tutti i bloggers e ai miei followers, la rete è nostra e non ci sono limiti alla nostra libertà.

Valivi

Said, mi racconti il Senegal?

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Said è un bel ragazzo di 22 anni ricoverato nel mio stesso reparto che, dopo aver letto la bozza degli articoli dedicati a Manuel (clicca qui e qui per leggerli), ha deciso di farsi intervistare sul suo paese d’origine, il Senegal.

– Grazie, Said! Allora, cosa mi vuoi raccontare? – domando con un ampio sorriso d’incoraggiamento.

Said resta in silenzio, il suo sguardo si abbassa, serra le labbra carnose e i suoi occhi grandi diventano pensierosi, poi mi risponde un timido e cavernoso: – Non lo so

– Dai, su, non essere timido, puoi raccontarmi quello che vuoi!- lo incito

Potrei raccontarti la storia di Kirikù

– Solo se è diversa dal cartone animato – rispondo con gentile fermezza.

Bè, Kirikù è uscito da solo dal ventre di sua madre e, appena nato, sapeva già correre. – Niente da fare, non ci siamo proprio, siamo anni luce da una storia interessante per il mio blog.

– Said, scusami ma questa storia la conosco già… – Rispondo, mentre il mio amico sospira deluso e, dopo qualche secondo, ricomincia a raccontare.

Vedi, il Senegal è un paese molto diverso dal vostro. Da noi le persone sono sempre allegre e cordiali, voi invece siete sempre seri e vi arrabbiate per niente. In Senegal la gente si aiuta a vicenda e le famiglie non vivono separate… Non so come spiegarmi… Una coppia vive vicino ai cognati e ai cugini, insieme si aiutano; non come fate voi. Poi noi abbiamo un grande rispetto per gli anziani, non li trattiamo come voi. Qui in Italia, non appena uno diventa troppo vecchio, lo sbattete in un ospizio. Noi no, noi lo rispettiamo, non ci verrebbe mai in mente di fare una cosa del genere.

Mi sento un po’ offesa dalle sue parole: mi rendo conto che tutto ciò che ha detto è vero, però sono troppo schifosamente “politically correct” per parlare così sfacciatamente dei paesi altrui e le sue critiche mi hanno un pochino offesa. Istintivamente cerco una giustificazione storica alle mancanze di cui l’Italia è stata appena accusata: – Anche da noi era così prima, ai tempi dei miei nonni, quando l’Italia era un paese contadino… – mi zittisco immediatamente, ricordandomi che lo scopo di un’intervistatrice mettere a proprio agio l’intervistato restando imparziale. C’era mancato poco che gli sbrodolassi in faccia una lezione sulla graduale mutazione della famiglia italiana dal dopoguerra ad oggi, le drammatiche conseguenze dell’invecchiamento della popolazione in una società che rinnega la vecchiaia e la morte o le analogie tra le critiche che lui aveva appena rivolto all’Italia e ciò che i Meridionali rimproverano ai Settentrionali.

Vorrei non aver mai aperto bocca, ma ormai Said deve avere avvertito la mia irritazione perché ha bruscamente cambiato argomento: – In Senegal c’è un lago rosa. – Afferma solennemente.

– Ah sì? Ma che figata!!!

Sì, l’acqua è rosa. E tu puoi andare in barca, pescare e fare il bagno nel salatissimo Lago Rosa, il Lago Retba.

– Perché è rosa? –

In che senso?

Per quale motivo l’acqua è rosa? C’è qualche sostanza particolare nell’acqua? Oppure il fondale è costituito da materiale rosa? –

Non lo so… boh!

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Avevo appena ricevuto quel genere di risposta che avrebbe fatto venire il latte alle ginocchia di qualunque intervistatore. e si inizia a parlare di un argomento, poi devi trattarlo in maniera approfondita, non si può rispondere “Non lo so”! Questa volta però non dico nulla, cerco di mettere a mio agio l’intervistato con il più gentile dei sorrisi. Il sorrisone falso e ruffiano ha funzionato, infatti Said ricomincia a parlare!

Devi sapere che in Senegal non si può fare del male ai gatti perché ciascuno di loro è protetto da un angelo custode. Se si osa maltrattarne uno porta sfiga, un po’ come da voi per i gatti neri. Non so cosa siano questi esseri, puoi chiamarli angeli custodi o… spiriti. Anche gli uccelli sono protetti dagli spiriti, perciò fare loro del male porta sfortuna. In verità tutti gli animali hanno degli spiriti protettori, anche se non viene detto in modo esplicito.

Oh, finalmente del buon materiale su cui scrivere!

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– E poi? – domando incuriosita

E poi cosa?

– Come continua la storia?

Finisce così, è solo una credenza del Senegal. Cos’altro vuoi sapere?

– Raccontami quello che vuoi – chiedo spazientita, ormai ho perso ogni speranza di ottenere un racconto esauriente dal mio amico.

Per esempio?

– Raccontami una storia. Che ne so… Parlami di una festa popolare.

Beh, in Senegal non ci sono feste nazionali religiose perché nel mio paese convivono religioni differenti: oltre ai Musulmani ci sono i Cristiani Copti… Io sono Musulmano e una festa che mi piace molto è la grande preghiera collettiva che si svolge al termine del Ramadam.

– Chissà che festeggiamenti …

No, è una grande preghiera, preghiamo tutti insieme. E basta.

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Immagine tratta da http://www.atlantic.com

Mi rendo conto che Said è un uomo di poche parole: enuncia i fatti in maniera sintetica e precisa, senza perdere troppo tempo nelle descrizioni dettagliate e particolareggiate che invece servirebbero a me. E’ impossibile ottenere da lui i dati necessari per scrivere un articolo scorrevole e non soltanto perché Said non sa raccontare, ma anche perché mi ritiene troppo italiana per comprendere il suo paese E come si fa a raccontare il Senegal ad un’italianotta che non c’è mai stata? Come sradicarla dalla malinconica corsia d’ospedale in cui si trova e farle assaporare i suoni e i colori dell’Africa? Said non ha nulla di cui parlarmi, eppure sembra deciso a proseguire l’intervista, infatti mi rivela:

Quando eravamo piccoli giocavamo a far rotolare in avanti dei cerchi di ferro, sospingendoli con dei bastoni. Era un gioco molto divertente, ma anche molto difficile: per non far cadere il cerchio era necessario colpirlo solo dal basso e in maniera non troppo forte. Dovevamo inoltre cercare un terreno senza sassi e ben spianato, altrimenti le pietre ostacolano la sua corsa.

– Ma dai?! Ci giocavano anche i nostri nonni!

Già. Ci giocano un po’ dappertutto.

Serro le labbra per non iniziare uno dei miei soliti monologhi da sapputella su I giochi dei fanciulli di Brugel o sull’Antica Grecia e continuo ad ascoltare.

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E poi ci sono i Serign. I Serign sono degli eruditi studiosi di religione musulmana che sostengono di avere il dono della veggenza e mettono le loro capacità al servizio della popolazione. Il Serign ti offre una bottiglia d’acqua in cui ha pregato e che devi usare per lavarti, in modo tale da purificarti dal male; dopo aver pregato, devi bere tre sorsi d’acqua da una seconda bottiglia. Solitamente ci si rivolge ai Serign per purificarsi dal male, dal malocchio o dalle malattie, oppure per richiedere una pozione magica.
Ci sono un sacco di incantesimi per curare le malattie… Uno di questi, utilizzato da un popolo che non è il mio, prevede di strofinare alcune piante su un sasso per poi applicarle sulle ferite.
Infine ci sono gli Imam, che riescono a far rinvenire i matti pregando mentre pongono le mani sulla loro nuca. L’Imam è una sorta di sacerdote, ma a differenza dei vostri preti si può
sposare. In città l’Imam è più che altro uno studioso del Corano, perciò le sue preghiere sono più potenti di quelle delle persone comuni. Alcuni Imam studiano anche il francese.

– Ecco Said, questa si che è una storia!

Sì, è interessante. Adesso però sono stanco, vado a dormire, buonanotte!

Mi ritrovo così tutta sola nella corsia dell’ospedale semideserta con il quadernetto ancora aperto sulla pagina che avevo riservato a Said, con tante tracce interessanti e nessuna vera storia da raccontare.

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Immagini tratte da weheartit.it

Il riccio libro

portaposta_riccio_di_carta-71977Immagine tratta da it.artesanum.com

La mia bibliotecaria mi ha consigliato un simpatico passatempo: il riccio libro, un origami realizzato riciclando libri o riviste ormai inutilizzabili. Il riccio può essere un simpatico soprammobile, un’idea divertente per divertire i vostri bambini o un originale porta e bigliettini. Se volete realizzare il vostro riccio personale non vi resta che seguire le istruzioni che trovate in questo post e raccontarmi com’è andata in un commento.
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MATERIALE NECESSARIO:

  • Un libro o una vecchia rivista. Le pagine colorate di una rivista illustrata permettono di ottenere un riccio più allegro e variopinto (come nell’immagine qui sopra) ma un libro, specie se di carta rigida, si trasformerà in un riccio molto più resistente ed elegante. Vi prego soltanto di utilizzare dei libri inutilizzabili come un manuale di diritto o di informatica troppo datato, la guida di un elettrodomestico che avete abbandonato in discarica o l’agenda che utilizzavate in un anno ormai concluso. Io ho utilizzato un romanzo della storica collana Le ragazzine che la mia biblioteca aveva destinato al macero perciò non mi sento in colpa per aver sacrificato un romanzo, ma guai a voi se vi azzardate a rovinare un libro che potrebbe essere letto da altre persone!
  • Tre bottoni o qualunque altro oggetto che possa essere trasformato negli occhi o nella boccuccia del vostro riccio.
  • Colla.
  •  Decorazioni varie: fiocchetti, cappellini, baffetti, treccioline, ciuffetti di capelli, nastrini… sbizzarrite la vostra fantasia per attribuire al riccio una personalità!
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COME PROCEDERE:

  • Riccio piramidale o a forma di prisma?

Se la piramide aggrada maggiormente il vostro senso estetico, potete seguire le istruzioni di questo simpatico tutorial, realizzato da una bella bionda dalle unghie laccate e appassionata de Il favoloso mondo di Amélie:

Se preferite invece un riccio dalla forma più allungata, vi consiglio di cliccare su questo link, che vi condurrà ad un sito di lavoretti per bambini (e per ragazze infantili come me):

http://www.cosepercrescere.it/porcospino-portacarte/

Se non siete interessati a conferire al culetto del vostro riccio una forma definita, quest’altro video-tutorial fa al caso vostro:

Se infine siete dei tipi originali e volete creare un riccio unico nel suo genere, vi consiglio di dare un’occhiata a questo video dalla gradevole musichetta zen, che vi mostrerà quasi tutto ciò che è possibile fare con un libro:

  • Gli occhi e la bocca

Due bottoni più piccoli serviranno per gli occhietti, uno più grande ed eventualmente di forma e colore diversi sarà invece la boccuccia del vostro riccio. Vi consiglio di utilizzare Attack o Vinavil e di tenere premuti i bottoncini contro la carta finché la colla non sarà seccata. E’ assolutamente bandito lo scotch perché si stacca facilmente.

Se i bottoni vi sembrano troppo banali per il vostro riccio, potete utilizzare gli occhietti adesivi del Brico, tappi di bottiglia… fate quello che volete, ragazzi, poi mi racconterete cosa avete combinato.

  • Le decorazioni

Potete appiccicare sulla testolina del riccio un fiocco colorato per trasformarlo in una femminuccia, aggiungere dei capelli con un po’ di lana (effetto afro assicurato!) o dei baffi a manubrio di cartone per un riccio alla moda. I fiocchi per i pacchi regalo possono conferire al vostro riccio un tocco natalizio, una barchetta di carta può trasformarsi in un originale cappellino e due cerchietti di carta, magari la stessa del libro che state utilizzando, si potrebbero trasformare nelle orecchie dell’animaletto che avete appena creato.

Resta valido naturalmente il consiglio di utilizzare la colla liquida anziché lo scotch!

  • Il riccio è terminato!

Il mio riccio è stato molto banalmente decorato con un enorme fiocco di seta a righe bianche e verdi. Gli occhi e la bocca sono dei bottoni neri circolari e le pagine di cartoncino del libro che ho utilizzato rendono il mio riccio particolarmente resistente.

Volete vederlo? Eccolo qui:

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Contest: THE LEMON SONG!

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Il primo concorso di Acqua e limone!

Cari amici del limone, è tempo di ricorrenze: questo dicembre non si festeggia soltanto il Natale, ma anche il primo compleanno di Acqua e Limone (ebbene sì, il vostro blog preferito è stato creato proprio l’8 dicembre di un anno fa) e il raggiungimento della straordinaria quota di 200 followers. Per festeggiare questo piccolo grande traguardo, abbiamo deciso di promuovere il primo concorso del blog, THE LEMON SONG!

Partecipare è semplice e non richiede molto tempo, dovete semplicemente creare una piccola playlist composta da quattro brani musicali e scegliere una copertina tra la miriade di immagini presenti nel web. Naturalmente la vittoria sarà premiata soltanto dalla gloria che ne conseguirà perché non c’è nessun premio in palio, ma sono certa che parteciperete numerosi ugualmente.
Le regole del concorso sono poche, brevi e di semplice comprensione…

Come partecipare:

1) Scegli 4 canzoni che ti piacciono, con relativo video Youtube. Non importa quale sia il tuo genere preferito, né che i pezzi da te selezionati trattino un tema comune o riguardino più o meno direttamente i limoni. Condividi il tuo sound come vuoi e quando vuoi, senza restrizioni di alcun genere.

2) Seleziona un’immagine. Anche in questo caso sei libero di sprigionare la tua creatività repressa e proporci quello che ti pare. Non importa se il tuo talento non è al pari di quello di un grafico professionista, puoi anche limitarti a fare due click su un motore di ricerca e riciclare un’immagine della rete. In questo caso però devi metterci una bricciola di buon senso perché non accettiamo contenuti pornografici, razzisti o che risultino offensivi per un qualunque motivo. Dovete inoltre accettarvi che l’immagine non sia protetta da copyright, perché nessuno vorrebbe che il mio bellissimo blog venisse oscurato dai caramba!

3) Inventa un titolo per la tua playlist, rispettando i criteri di rispetto e buon gusto specificati sopra ed eventualmente evitando idee banali o già utilizzate da qualche altra band. Insomma, se scegliete di intitolare la vostra playlist White Album sarò costretta a squalificarvi, così come se copiate spudoratamente il titolo del disco di qualche band non altrettanto famosa ma rintracciabile su Google.

3) Clicca Mi piace sulla nostra pagina di Facebook. il link è il seguente: https://www.facebook.com/acquaelimoneblog

4) Invia come messaggio privato sulla mia pagina di Facebook entro il 1 marzo 2014:
I link dei video di youtube, nell’ordine in cui vuoi che vengano pubblicati.
L’URL dell’immagine, o il file della stessa in un formato leggibile e non troppo pesante.
Non dimenticare di specificare il tuo nome o il tuo Nickname!

5) Acqua e Limone pubblicherà le vostre playlist e offrirà al vincitore una piacevole (e simbolica!) sorpresa…

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Immagine tratta da soudcloud.com

Siccome THE LEMON SONG! mi sembra un’iniziativa molto divertente, ho deciso di partecipare anche io, dedicando la mia playlist proprio ai limoni.

  • Titolo: The lemon sound (lo ammetto, questa sera sono a corto di fantasia…)
  • L’immagine di copertina è… no, non sono i quattro limoni che vedete qui in alto, quello è il logo del concorso! La mia cover è questa qui, tratta dal sito di alancross.ca:

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Immagine tratta da sheheengallery.com

  • Edecco le sei canzoni (io ne ho aggiunte due in più, se volete potete farlo anche voi) che ho scelto per voi…

Iniziamo con una simpatica canzone in italiano: Una fetta di limone di Enzo Jannacci e Giorgio Gaber.

Proseguiamo con una cover di Limonata e zanzare di Fossati (di cui vi ho già parlato QUI), interpretata dai Fratelli di Soledad.

Siamo a metà playlist, in Lemon degli U2 il limone rappresenta il colore giallo che indossa una bella ragazza.

Elio e le Storie Tese ci divertono con Amore amorissimo. in cui il limone assume un significato un po’ piccante…

Con Lemonade dei Planet Funk, il doppio senso diventa un po’ più spinto.

E infine…. gran finale con i Led Zeppelin in una versione di gran pregio di The lemon song!!!!

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NB: Avevo promesso agli amici che hanno commentato l’articolo precedente un post di risposta, purtroppo avevo già questo concorso in cantiere… State tranquilli, non dovrete attendere molto perché vi risponderò nei prossimi giorni!

A scuola di marketing dalla Nintendo

Gli esperti di marketing della Nintendo non hanno potuto fare a meno di notare quanta fiducia e considerazione vengono riposte nelle opinioni pubblicate in rete dagli amanti dei videogiochi circa la qualità dei loro prodotti, così stanno applicando le più innovative strategie di marketing per convincere i giovani giocatori e gli appaionati cibernauti a promuovere i loro amati balocchi.

Settimana scorsa ho assistito alla conferenza di una manager delle Nintendo organizzata dal corso Tecniche della comunicazione aziendale della mia università e sono rimasta affascinata dall’astuzia con cui i produttori si infiltrano negli spazi dedicati ai consumatori per indurli a realizzare della pubblicità gratuita ed efficace: Nintendo in giapponese significa “fortuna che viene dal cielo” ma nel mondo degli affari non è sufficiente la protezione di una buona stella, il successo bisogna costruirselo da soli sfruttando ogni risorsa disponibile, compresi i consumatori stessi.

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Gli appassionati di videogiochi sono chiamati dalle case produttrici “Gamers”: si tratta di bambini, adolescenti e giovani uomini che hanno trovato in Internet il luogo ideale per confrontarsi sulle proprie passioni dando vita a forum, community, blog, pagine di Social Network e canali Youtube interamente dedicati ai videogames. In questi ambienti virtuali alcuni ragazzi brufolosi e fanatici di videogiochi parlano con spontaneità ed innocenza della loro grande passione con ragazzi altrettanto brufolosi e spassionatamente nerd, i loro post scanzonati e i simpatici video pubblicati in rete sono spesso in grado di raggiungere le decine di migliaia di visualizzazioni, determinando in modo decisivo gli andamenti delle vendite del colosso orientale.

In questo periodo, per esempio, gli addetti ai lavori osservano con il fiato sospeso gli entusiasti commenti sui forum dei primi acquirenti di Pokémon X e Y, l’ultimissima versione del videogioco dedicato alle creature che una quindicina d’anni fa hanno conquistato il mercato dell’infanzia. Il marchio Pokémon è uno dei cavalli di battaglia della Nintendo, peccato che i coloratissimi mostriciattoli siano amati soltanto dai più piccoli mentre gli adolescenti e gli universitari, pur ricordando con nostalgia i 150 Pokémon della prima stagione, non riescono ad apprezzare le nuove versioni: non guardando più i cartoni animati faticano a ricordare i nomi delle centinaia di mostriciattoli ideate dalla Nintendo negli ultimi anni e non si identificano negli eroi della serie; i sondaggi rivelano che i pochi appassionati ci giocano di nascosto, lontano dagli occhi dei coetanei.

Pokémon X e Y avrebbe lo scopo preciso di spalancare le porte delle scuole superiori e delle università al marchio Pokémon e i commenti positivi pubblicati dai ragazzi nei forum e nei blog di videogiochi offrono dei prognostici favorevoli circa i futuri andamenti delle vendite. Tali post però non costituiscono soltanto dei dati u cui realizzare delle statistiche sul prodotto, ma anche un’ottima opportunità di pubblicizzarlo gratuitamente: i cibernauti si fidano molto più del giudizio disinteressato dei propri compagni di giochi che di uno spot televisivo, perciò ogni opinione positiva su un popolare sito web di videogames costituisce per la Nintendo una straordinaria opportunità di pubblicità a costo zero.

[NB: siamo così sicuri che i giocatori più grandicelli abbiano veramente pubblicato degli apprezzamenti nei confronti dei Pokémon? Non si tratta di una piccola bugia raccontata per di indurre noi universitari a visitare i siti dedicati ai Pokémon e a comprare qualche prodotto? Io cito testualmente quanto è stato affermato alla conferenza, anche perchè non ho prove per confutare le affermazioni della manager della Nintendo, però non mi fiderei al 100% di quanto è stato detto nel corso della conferenza.]

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I responsabili marketing dell’azienda nipponica tuttavia non sono disposti a lasciare che le sorti delle loro vendite vengano determinate dalle opinioni postate in rete da una manciata di adolescenti appassionati di tecnologia, così hanno deciso di intervenire sull’immagine che le community propongono dei loro prodotti. La strategia ideata a tale scopo è semplice ma efficace: il primo passo consiste nell’identificare i “territori” (così si esprimono i maestri del marketing) fertili, in cui è possibile trasmettere una buona ed efficace pubblicità del prodotto mescolandosi ai giovani Gamers, il secondo step invece è l’utilizzo di un linguaggio accattivante e persuasivo, appositamente pensato per la community prescelta, al fine di creare un rapporto autentico e diretto con gli utenti.

Ma quali sono nel concreto gli stratagemmi inventati dalla Nintendo per indurci a comprare i loro videogliochi? Come convincere dei ragazzini a pubblicizzare videogiochi per altri ragazzini? La Nintendo ha convocato un nuovo team di manager, reclutandoli da settori differenti (come per esempio lo sport) per potersi avvalere di un punto di vista fresco e incontaminato, proprio al fine di rinnovare le proprie strategie e mantenersi al passo coi tempi.

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Una sfida a Mario Kart tra youtubers

Per invogliare un utente Internet a promuovere un prodotto certe volte è sufficiente creare delle sfide online e pubblicare su Youtube i video delle partite, soprattutto quelli delle finali e degli scontri tra campionissimi: non c’è niente di meglio che invitare i ragazzini ad assistere ad una partita per creare la dipendenza da videogioco.

La Nintendo però ha voluto fare le cose in grande: ha chiesto ad alcuni celebri Youtubers (che sarebbero quei ragazzi che sono diventati famosi attraverso i propri canali Youtube), tra cui il fascinoso Willwoosh, di incontrarsi fisicamente per sfidarsi a Mario Kart e realizzare due video, uno per promuovere l’iniziativa e uno relativo alla competizione; in entrambi i filmati le popolarissime star del Tubo vengono riprese mentre si divertono con un prodotto della Nintendo, oppure ne parlano scherzosamente. Il risultato di tale ingegnosa strategia di marketing è la creazione di due corti in cui delle celebrità amati dal pubblico giovanile promuovono in modo apparentemente spontaneo e senza secondi fini Mario Kart.

L’aspetto sensazionale è che questi ragazzi sono percepiti dai coetanei come dei giovani qualsiasi proprio perché hanno raggiunto il successo grazie a dei video amatoriali realizzati interamente con le loro forze, inoltre il loro divertimento mentre giocano a Mario Kart è spontaneo e assolutamente genuino. Si noti inoltre come l’oggetto principale del video non sia la promozione di un prodotto, bensì la documentazione di un evento sociale in cui dei ragazzi famosi si sfidano ai videogiochi, così lo spettatore subisce la promozione dei videogames senza accorgersene. Cammuffando l’aspetto pubblicitario dell’iniziativa e realizzando dei video interessanti non solo per il prodotto in se, ma anche per la divertente sfida proposta e la partecipazione dei vips, le visualizzazioni sul Tubo si moltiplicano e il successo economico è assicurato!

Si noti inoltre i continui riferimenti ai premi offerti nel corso della manifestazione: si tratta di gadget di scarso valore, che tuttavia sono in grado di attrarre un folto numero di ragazzini. Attraverso un meccanismo un po’ contorto ma efficace, viene promossa una manifestazione ideata per promuovere dei prodotti mediante la promessa di altri prodotti.

(Ps: Simona, la simpatica signora tatuata che compare ad un certo punto nel video, è la Brand Manager di Nintendo. La lezione in università è stata tenuta proprio da lei.)

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L’euforia di quello che non se lo aspettava

– Ciao, che ne diresti di raccontare ai telespettatori quanto ti è piaciuto questo nuovo videogioco?
– E’ bellissimoooooooo!!!!!

Pescate dalla massa un giovanotto cicciottello e impacciato e, cogliendolo alla sprovvista, chiedetegli di esprimere davanti ad una telecamera un parere sul vostro prodotto. Colto da un’irrefrenabile emozione per i “15 minuti di celebrità” di cui parla Andy Warhol nel famoso aforisma e che proprio voi in quel momento gli state offrendo e incredulo per la straordinaria occasione che proprio voi gli state offrendo, il ragazzo si sbrodolerà in un euforico elogio del vostro prodotto che non passerà inosservato.

Gli spettatori comprenderanno che gli atteggiamenti commossi assunti dal ragazzo sono dettati dall’emozione provocata dalle telecamere, ma il suo divertimento risulterà genuino e verrà comunque associato sia al prodotto pubblicizzato, sia al divertente evento goliardico organizzato dalla Nintendo. Non di promuove dunque soltanto il videogioco in sè, ma anche una tipologia di eventi promozionali che dovrebbero costituire un oggetto di consumo a parte. Per farla breve, la Nintendo ti consente di consumare gratis ciò che serve per promuovere il prodotto a pagamento, e dunque invogliarti a comprare.

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Fatevi fotografare con i nostri gadget

In occasione dell’uscita dell’ultima versione di Zelda è stato chiesto ad alcuni giornalisti (o blogger… purtroppo non ricordo molto bene quest’ultima parte della lezione) di farsi fotografare in pose buffe mentre indossano un cappello e brandiscono una spada di Zelda e di pubblicare il risultato su Internet. Questa iniziativa ha permesso di lanciare in modo simpatico e insolito il videogioco di Zelda a prezzi bassissimi: i gadget di Zelda sono costati all’azienda poche centinaia di euro, ma le fotografie sono state visualizzate da migliaia di utenti internet.

Il segreto per garantire il successo dell’iniziativa è stato badare alla realizzazione di gadget accattivanti, che fossero piacevoli e desiderabili pur non constando molto, in modo tale da risultare allettanti sia per coloro che dovevano realizzare le fotografie sia per gli utenti internet che le avrebbero visualizzate in rete.

Si innesca dunque un meccanismo di invidia nei confronti del blogger che si sta divertendo realizzando fotografie buffe con spadino e cappellino, dei giocattoli ottenuti proprio grazie al prodotto… Zelda! Insomma, ti faccio desiderare qualcosa che potresti ottenere gratis (non servono dei cappellini firmati per divertirsi scattando fotografie buffe) al fine di farti comprare un costoso giocattolo a pagamento. Si noti inoltre come la partecipazione ad un evento firmato da una potente azienda di giocattoli conferisca ai partecipanti l’illusione di fare parte di un gruppo esclusivo: le loro foto potrebbero ricevere più visibilità proprio grazie al cappellino Zelda. Di fatto, il simpatico gruppo di fotografi dilettanti verrà dimenticato in un archivio di fotografie che nessunovorrà più visualizzare.

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Un regalino ai blogger più popolari

A caval donato non si guarda in bocca, anzi, si ringrazia! Per promuovere un videogames per bambine di animaletti antropomorfi (scusate ma non ricordo il nome di questo balocco) la Nintendo ha deciso di regalarne una copia ad alcune persone scelte con particolare attenzione:
– Un giovane blogger attraente e un po’ “fighetto”, di quelli che piacciono alle ragazzine, che ha parlato molto bene del giocattolo al proprio affezionatissimo pubblico femminile;
– Un adulto che scrive su un blog di videogiochi;
– Una bambina figlia di una blogger di moda piuttosto famosa che ha creato un blog interamente dedicato al videogioco ricevuto in regalo.

Donando il gioco a questi tre personaggi la Nintendo ha ottenuto dell’ottima pubblicità a basso prezzo in tre fasce di consumatori molto diverse tra loro, vale a dire la fascia delle ragazzine che seguono il blog del “fighetto”, le bambine interessate al blog della coetanea e la fascia (di non secondaria importanza) dei genitori. La Nintendo infatti non presta attenzione soltanto alle esigenze dei suoi principali acquirenti, vale a dire i bambini e i ragazzini, ma ascolta anche le opinioni anche di consumatori appartenenti a fasce di secondaria importanza, come i “Silver games”, gli uomini di mezza età, poiché è sempre alla ricerca di nuovi mercati.

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[A me piacciono moltissimo i videogiochi e, se solo potessi, ci giocherei tutto il giorno. Non mi piacciono però le tecniche di manipolazione con cui le aziende ci inducono a consumare i loro prodotti…]

Ancora dalla parte delle bambine: lasciatemi sfogare la valanga di riflessioni provocata da questo capolavoro

Siamo nel 1973, anno di rivolte e rivoluzioni per l’Italia, quando Elena Gianini Belotti pubblica Dalla parte delle bambine, un saggio relativo al condizionamento della donna e delle bambine a partire dalla gestazione al fine di trasformarle in soggetti mansueti, sottomessi al maschio, dediti alla rinuncia e finalizzati alla cura di altre persone. Il libro ottenne uno straordinario successo e fu a lungo analizzato e dibattuto in ambiti femministi. Ancora oggi, nonostante le mamme non sottraggano il proprio seno alla boccuccia di neonate troppo avide e poco aggraziate nel succhiare o non maltrattino le bimbe troppo vivaci e “maschiacce”, si tratta di un valido esempio di quello che le nostre nonne hanno dovuto subire e contro cui dobbiamo confrontarci ancora oggi, in seguito a millenni di condizionamento sociale che non possono essere cancellati in un paio di decenni.

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Spostiamoci ora nel 2006 quando un’altra autrice, Loredana Lipperini (clicca qui per conoscere il suo blog), decide di rispolverare le tematiche affrontate nella generazione precedente per vedere cosa è cambiato: il panorama descritto è angosciante. Vediamo insieme i temi principali dell’analisi della Lipperini.

Le figlie di quelle donne che si ribellarono negli anni Settanta vengono considerate troppo emancipate per ricordarsi come fare le madri, perciò vengono costantemente angosciate, negli annunci pubblicitari come nei più moderni manuali su come allevare i propri pargoli, da indicazioni e suggerimenti su come fare le madri. E’ stata inoltre riscontrata la tendenza ad invogliarle a privilegiare il naturale e il tradizionale nell’allevare i loro figli, anche a costo di trasformarli in genitrici più bigotte delle proprie nonne.

Alle donne di oggi viene inoltre richiesta un’esasperata celebrazione del corpo al fine di apparire delle creature super erotiche non soltanto per sedurre, ma anche per ottenere vantaggi in ogni altro aspetto della loro vita. Ogni manifestazione di eccessiva sexylizzazione viene considerata un gioco poiché, nonostante la donna si stia palesemente proponendo come un mero oggetto di desiderio del maschio, si tratterebbe di una finzione scherzosa e, dietro l’ostentazione della carne, si nasconderebbero un cervello, un cuore e un’aggressività pari se non maggiore a quella dei maschietti. L’esasperazione dell’erotismo coinvolgerebbe anche i maschietti, ma senza prevedere per loro alcuna rinuncia mentre le donne, nel coltivare la propria avvenenza, sarebbero chiamate a sacrificare la propria libertà.

Le mamme di oggi vogliono mediamente un solo figlio (altri bimbi implicherebbero l’accettazione della vita da casalinga e il sacrificio della propria autonomia), da trasformare in un capolavoro di bambino. Se il maschietto viene semplicemente chiamato ad essere il primo tra gli ometti, alle bimbe viene richiesto uno sforzo supplementare: oltre alle più intelligenti devono essere anche le più belle, è richiesta loro un’elevata sensualità ma anche una notevole aggressività. In poche parole le bambine devono perseguire la perfezione, cui le adolescenti si ribellano con l’anoressia, una malattia che consiste nel rifiuto del proprio corpo.

Se nei primi anni di vita non esistono distinzioni nell’educazione tra maschietti e femminucce (dunque le problematiche denunciate dalla Belotti sarebbero state in parte superate), come i bimbi varcano la soglia dell’asilo iniziano le prime distinzioni: bambine calme, belle, ordinate, studiose, eccellenti e complici dell’autorità ma pettegole, civette e bisognose di protezione da maschiacci chiassosi e disordinati ma forti, avventurosi, liberi.

Le pubblicità non anticipa nulla, semplicemente ripropone in chiave grottesca e semplificata degli aspetti già presenti nella società, al fine di vendere un prodotto al maggior numero di persone. Le cause primarie dei problemi della nostra società andrebbero dunque ricercati al di fuori della televisione, la principale incriminata nella nostra epoca.

Per educare le giovani menti al consumismo, le pubblicità ed i mass media in generale hanno tuttavia la colpa di abbassare l’entry target, l’età minima cui viene destinato un prodotto. La conseguenza è dunque la consuetudine ad invogliare bambine dell’asilo a truccarsi e a prendersi cura del proprio corpo come una bimba delle medie, a proporre a ragazzine delle medie un atteggiamento un po’ tropo maturo nei confronti dei ragazzini e via discorrendo. Tale fenomeno è visibile soprattutto in prodotti come Bratz, Winx e altre bamboline di ultima generazione. Per ragioni molto simili, sono sempre più numerosi i ragazzini che seguono con interesse trasmissioni televisive indicate per un pubblico adulto.

Stiamo ritornando al binomio donna-magia. La donna, per essere forte quanto l’uomo, deve appellarsi ad un potere magico, universale, che deriva dalla sua stessa femminilità e dal suo potere di creae. Winx e maghette affini (sì, il saggio parla anche di loro!) possono sconfiggere il male solo grazie alla magia, perché in tutto il resto devono essere delle smorfiosette vezzose, vestite di rosa e sottomesse ai maghetti di turno.

I giocattoli per bambine stanno diventando sempre più frivoli e privi di incentivi allo sviluppo dell’intelligenza e dell’intraprendenza. I giocattoli neutri stanno perdendo sempre più connotati che potrebbero farli apparire come femminili: nelle pubblicità dei giochi dei Pokemon, per esempio, compare soltanto una bambina in un gruppo di due, tre o quattro maschietti.

Gli adulti puntano il dito contro social network, manga, televisione, romanzi per ragazzi ecc… ma non hanno colpe, sono semplicemente dei mezzi di comunicazione più evoluti, che permettono ai giovani di non fruire il prodotto passivamente ma di collaborare al suo sviluppo e condividerlo con altri. Se i loro contenuti sono di natura discutibile, l’origine del problema deve essere ricercata nella società, poiché i burattinai della comunicazione non fanno altro che proporre dei modelli già esistenti.

E una volta cresciute? Le donne sono chiamate si ad essere colte e indipendenti, ma mai quanto l’uomo. Il matrimonio, l’amore e la realizzazione affettiva viene inoltre considerata la loro massima aspirazione, mentre per il maschio la donna non è essenziale nell’affermazione di sé quanto altri fattori, come il successo professionale.

E’ molto complicato riassumere dei saggi argomentativi, spero di non avere tralasciato nulla. Per sicurezza, vi consiglio di leggere il post di una collega, l’autrice de La leggivendola, oppure la meno soggettiva recensione di Zam.

http://laleggivendola.blogspot.it/2012/03/ancora-dalla-parte-delle-bambine.html

http://www.zam.it/1.php?articolo_id=2262&id_autore=0

Proprio come l’autrice del primo articolo, non posso trattenermi dall’esprimere il fiume di pareri personali che mi sgorga dal petto. L’analisi della Lipperini mi sembra ottima sia per la lucidità dell’analisi, sia per la scelta dei fenomeni sociali e mediatici analizzati. Tuttavia sarei curiosa di sapere cosa ne pensa riguardo alcune questioni, che non ha preso in considerazione …

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1)      La contaminazione dei generi: il terrore dei ragazzi.

Non troppi anni fa la mamma comprava uno stock di quadernoni per entrambi i suoi due pargoletti, senza soffermarsi troppo sul soggetto raffigurato in copertina. Io mi divertivo molto a scegliere quadernoni che avessero copertine coerenti con i miei gusti da fanciulla, tuttavia non mi facevo troppi problemi ad utilizzare oggetti di cancelleria decorati con motivi neutri o addirittura “da maschio”. Per mio fratello l’aspetto ornamentale era indifferente, persino per quanto riguardava i diari, ma aveva una sola richiesta: non dovevano essere “da femmina”, nemmeno quando i quadernoni dovevano essere ricoperti da un rivestimento di plastica, oppure quando la penna o la matitina rosa dovevano essere utilizzati a casa, in privato, mentre faceva i compiti insieme a me.

Una ragazza solitamente non ha problemi a manifestare preferenze per elementi maschili come un quadernone da maschio, per un ragazzo invece la femminilità è tabù. I ragazzi devono smettere di considerare il rosa e tutto ciò che può rimandare alla la femminilità come un oltraggio alla loro virilità: non c’è nulla di male ad utilizzare un quaderno rosa se la cancelleria “da maschio” è terminata. Lo stesso si può dire per la schizzinosa perplessità con cui i maschi si approcciano a rossetti, fiocchetti, fiorellini e tutto ciò che la nostra società considera un simbolo di femminilità.

La Lipperini si è a mio parere dimenticata di affrontare questo aspetto: perché i maschi temono la femminilità? Può un maschio approcciarsi alla femminilità senza sentirsi castrato?

Non sto dicendo che dobbiamo vestirli tutti di rosa, però certe reazioni di disgusto e terrore con cui reagiscono alla sola vicinanza di un oggetto femminile è assurdo.

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2)      Un innocente (?) pizzico di femminilità in più

http://www.softrevolutionzine.org/2013/scuola-infanzia-diari-bambine/

L’articolo linkato qui in alto, che racconta l’esperienza di una bambina cui viene negato dalla madre il permesso di comprare un diario unisex di Spongebob in favore di prodotti più femmini, mi ha fatto riflettere su un fattore molto importante.

Da quando maschi e femmine hanno accesso alle stesse attività non c’è nulla di male se una ragazza assume atteggiamenti neutri, si è sentita tuttavia la necessità di trattare gli oggetti feminili “a parte”, perché se una ragazza vuole comportarsi in modo vezzoso deve farlo lontano dalla sfera maschile. Vengono dunque creati oggetti unisex, funzionali proprio nella loro specifica natura spartana, e oggetti specificatamente vezzosi, per quelle ragazze che cercano oggetti stilosi oltre che funzionali.

“Stiloso” è un termine moderno che ho spesso sentito pronunciare anche da ragazze della mia età. Lo stile è qualcosa di assolutamente frivolo, simpatico, giocoso, innocuo: una ragazza se ne occupa per gioco, per dare un pizzico di vezzosità in più alla sua esistenza. Quante volte non abbiamo sentito dire “affronta la quotidianità con stile”? Le donne vengono costantemente spronate, anche oltre le proprie inclinazioni personali, ad aggiungere ad un’esistenza considerata pari a quella dei ragazzi questo piccolo sforzo di femminilità aggiuntiva, inutile quanto speciale, magica, insostituibile e incredibilmente divertente.

Il rischio però è che una ragazza sia obbligata ad essere vezzosa a scapito dell’effettivo valore della prestazione, come per esempio quando viene acquistato uno zainetto bello ma poco capiente, delle scarpe col tacco eleganti ma scomode in situazioni che richiederebbero comodità e agilità. Mi piacerebbe chiedere alla Lipperini se esiste una femminilità funzionale, potente e avventurosa, oppure questi concetti andrebbero scinti dai generi maschile e femminile?

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Due copertine di tutto rispetto

Ritengo sia doveroso soffermarsi sulle scelte grafiche della Universale Economica Feltrinelli effettuate per la pubblicazione delle due opere.

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Io ho letto il saggio della Belotti in una vecchia edizione datata 1992, sulla cui copertina spicca una celebre illustrazione di Sir John Tenniel, realizzata nel 1865 per Alice nel paese delle meraviglie, in cui la celebre protagonista del racconto coccola un porcellino. Sulle copertine di altre edizioni compaiono altre immagini dello stesso autore, come quella relativa al dialogo tra la bimba e il brucaliffo. E’ noto che le molteplici tarsformazioni (accrescimenti, rimpicciolimenti e allungamenti vari) cui Alice viene sottoposta nel racconto sono una metafora dei condizionamenti sociali cui i bambini venivano sottoposti nell’Ottocento per mortificare una spontaneità e una fantasia infantile considerata in contrasto con l’età adulta.

Per la copertina della Lipperini è stato invece scelta Saint Barbie, un’opera di Mark Ryden del 1994. Il soggetto dell’opera è una bambina dalla bella chioma che, anziché fare da mammina ad un animaletto, prega a mani giunte una scintillante Barbie apparsa dinnanzi a lei su una scintillante nuvoletta rosa. Vi consiglio di scoprire le surreali ed attualissime opere di Ryden digitando il suo nome su Google Immagini o leggendo questa interessante intervista:

http://maniphestovecchiato.blogspot.it/2012/12/un-magico-mistico-carnivoro-intervista.html