Un sogno che si avvera: sono diventata collaboratrice di un giornale

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E’ con grande gioia che vi annuncio che sono stata accettata come collaboratrice presso il quotidiano online L’Indro. Dopo due anni trascorsi “giocando” a fare la blogger su WordPress, finalmente si è presentata l’occasione che aspettavo per entrare a far parte del mondo del giornalismo.

Tutto è cominciato quando il coordinatore della sezione blogger di L’Indro mi ha chiesto di aprire un blog presso il loro sito ed io ho accettato con entusiasmo. La redazione del giornale ha apprezzato i miei pezzi e, venerdì pomeriggio, mi è stata offerta l’opportunità di entrare a far parte del loro team. Quando la direttrice del giornale ha avanzato tale proposta avevo gli occhi lucidi per l’emozione (e io non sono una ragazza che piange facilmente) perché non mi sarei mai aspettata un’opportunità simile.

Siccome tutto ciò è accaduto solamente un paio di giorni fa, non ho ancora pubblicato nulla sul quotidiano, ma presto condividerò con voi i link i miei articoli su queste pagine. Continuate dunque a seguire il mio blog, sarete costantemente aggiornati sui miei progressi nel campo del giornalismo. Il primo articolo dovrebbe uscire venerdì su http://www.lindro.it/, nell’attesa potete rileggere i post che ho scritto nella sezione blog del sito (http://www.lindro.it/author/valeria-vite?u_id=929).

Sebbene scrivere per un giornale sia un’attività molto impegnativa, non ho intenzione di abbandonare il mio blog Acqua e limone e Eclettica, la rivista realizzata da blogger in cui mi occupo di una rubrica dedicata al teatro. Sono determinata a conservare dei piccoli spazi in cui pubblicare in rete le idee che non hanno i requisiti necessari per essere accettate dalla redazione, anche se probabilmente si tratterà di pubblicazioni saltuarie perché il basket, il lavoro e l’università non mi lasciano molto tempo a disposizione.

Ringrazio i parenti e gli amici che mi hanno sempre sostenuto nella mia passione e i lettori che mi hanno seguito in questi due anni, senza di loro non avrei mai raggiunto un simile traguardo. Questa grande opportunità che mi è capitata è la dimostrazione che, anche se nella vita capitano un sacco di cose brutte che ci fanno perdere la speranza (non lo scrivo per mera retorica, è stato un anno molto difficile per me), dobbiamo sempre continuare a combattere per realizzare i nostri sogni e camminare tra le stelle. Per aspera ad astra.

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Il mio nuovo blog su L’Indro

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Cari lettori,

è una grande emozione per me annunciarvi che ho recentemente aperto un nuovo blog presso L’Indro, una testata giornalistica indipendente. La mia pagina si chiama ‘Anche l’arte vuole la sua parte’ e si tratta essenzialmente di un blog di cultura in cui tratto più o meno gli stessi argomenti che tratto qui, la differenza è che ottengo maggiore visibilità grazie al buon nome del giornale.

Siccome il mio nuovo blog è stato aperto recentemente, finora ho pubblicato solamente due articoli. Il primo è ‘Lee Krasner, un’artista incompresa’, un post che ha fatto la sua prima apparizione in rete proprio su ‘Acque e limone’. Ebbene sì, ho deciso di inaugurare la nuova pagina con uno dei post più belli che abbia mai scritto non solo per essere certa di non sfigurare, ma anche per presentarmi al pubblico con un articolo che trattasse alcuni degli argomenti che mi stanno più a cuore, come la figura della donna e l’arte. Il secondo articolo è stato invece scritto appositamente per L’Indro ed è la recensione di ‘RIII – Riccardo III’, lo straordinario spettacolo di Alessandro Gassman che proprio in questi giorni sta incantando il pubblico al Teatro Strehler di Milano.

Nonostante la mia nuova attività renderà meno costante la mia presenza qui non ho nessuna intenzione di abbandonare ‘Acqua e limone’, che verrà semplicemente trasformato in uno spazio in cui pubblicare tutto quello che, per varie ragioni, non potrà essere pubblicato sul mio blog ufficiale. Continuate dunque a seguire ‘Acqua e limone’, il blog da cui tutto è cominciato, perché presto arriveranno golose novità anche qui. Aggiungerò inoltre una nuova pagina in cui elencare (con relativo link) ogni mia collaborazione su siti esterni.

Per aggiornare la mia immagine pubblica mi sono iscritta a vari social network:

  • Pinterest ospita le immagini più belle utilizzate su ‘Acqua e limone’ e gli altri siti con cui collaboro;
  • Twitter, perché ormai ogni auctoritas della rete deve aver un profilo su Twitter per essere qualcuno;
  • La pagina su Facebook di ‘Acqua e limone’ è attiva da qualche mese, ma è sempre bene rinfrescarvi la memoria;
  • Un nuovo profilo Facebook per gli amici e i collaboratori della rete, che eviterò di linkare in questo spazio per non diventare troppo popolare.

Vi ricordo inoltre che sono entrata da poco a far parte della redazione di ‘Eclettica – La voce dei blogger’, una sorta di rivista online gestita interamente da blogger in cui recensisco spettacoli teatrali nella mia rubrica ‘Avventure da palcoscenico’. La rivista esce all’incirca ogni mese, perciò tenete d’occhio la pagina di Facebook, in modo tale da non perdere i nuovi numeri.

In bocca al lupo a tutti i bloggers e ai miei followers, la rete è nostra e non ci sono limiti alla nostra libertà.

Valivi

Eclettica – La voce dei blogger #3

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Clicca QUI per sfogliare la rivista!

Eclettica – La voce dei Blogger è una raccolta di articoli di carattere culturale scritti da blogger amatoriali italiani e organizzati in formato rivista. Nella terza uscita pubblicata ieri sera su ISSUU compare anche un mio articolo, pubblicato nella rubrica Avventure da palcoscenico, in cui mi occupo di teatro.

L’articolo, dedicato al musical Sugar tratto dall’intramontabile successone holliwoodiano A qualcuno piace caldo, costituisce il mio primo tentativo di oltrepassare i confini di questo blog e di scrivere in altri ambienti virtuali. Spero che vi piaccia, così come mi auguro che troviate altrettanto interessanti gli articoli dei miei colleghi eclettici e della nostra “direttrice” Giovanna Ricchiuti che, insieme a sua sorella Chiara, responsabile dell’impaginazione e della grafica, ha reso possibile la nascita del nostro giornale.

 

Ancora dalla parte delle bambine: lasciatemi sfogare la valanga di riflessioni provocata da questo capolavoro

Siamo nel 1973, anno di rivolte e rivoluzioni per l’Italia, quando Elena Gianini Belotti pubblica Dalla parte delle bambine, un saggio relativo al condizionamento della donna e delle bambine a partire dalla gestazione al fine di trasformarle in soggetti mansueti, sottomessi al maschio, dediti alla rinuncia e finalizzati alla cura di altre persone. Il libro ottenne uno straordinario successo e fu a lungo analizzato e dibattuto in ambiti femministi. Ancora oggi, nonostante le mamme non sottraggano il proprio seno alla boccuccia di neonate troppo avide e poco aggraziate nel succhiare o non maltrattino le bimbe troppo vivaci e “maschiacce”, si tratta di un valido esempio di quello che le nostre nonne hanno dovuto subire e contro cui dobbiamo confrontarci ancora oggi, in seguito a millenni di condizionamento sociale che non possono essere cancellati in un paio di decenni.

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Spostiamoci ora nel 2006 quando un’altra autrice, Loredana Lipperini (clicca qui per conoscere il suo blog), decide di rispolverare le tematiche affrontate nella generazione precedente per vedere cosa è cambiato: il panorama descritto è angosciante. Vediamo insieme i temi principali dell’analisi della Lipperini.

Le figlie di quelle donne che si ribellarono negli anni Settanta vengono considerate troppo emancipate per ricordarsi come fare le madri, perciò vengono costantemente angosciate, negli annunci pubblicitari come nei più moderni manuali su come allevare i propri pargoli, da indicazioni e suggerimenti su come fare le madri. E’ stata inoltre riscontrata la tendenza ad invogliarle a privilegiare il naturale e il tradizionale nell’allevare i loro figli, anche a costo di trasformarli in genitrici più bigotte delle proprie nonne.

Alle donne di oggi viene inoltre richiesta un’esasperata celebrazione del corpo al fine di apparire delle creature super erotiche non soltanto per sedurre, ma anche per ottenere vantaggi in ogni altro aspetto della loro vita. Ogni manifestazione di eccessiva sexylizzazione viene considerata un gioco poiché, nonostante la donna si stia palesemente proponendo come un mero oggetto di desiderio del maschio, si tratterebbe di una finzione scherzosa e, dietro l’ostentazione della carne, si nasconderebbero un cervello, un cuore e un’aggressività pari se non maggiore a quella dei maschietti. L’esasperazione dell’erotismo coinvolgerebbe anche i maschietti, ma senza prevedere per loro alcuna rinuncia mentre le donne, nel coltivare la propria avvenenza, sarebbero chiamate a sacrificare la propria libertà.

Le mamme di oggi vogliono mediamente un solo figlio (altri bimbi implicherebbero l’accettazione della vita da casalinga e il sacrificio della propria autonomia), da trasformare in un capolavoro di bambino. Se il maschietto viene semplicemente chiamato ad essere il primo tra gli ometti, alle bimbe viene richiesto uno sforzo supplementare: oltre alle più intelligenti devono essere anche le più belle, è richiesta loro un’elevata sensualità ma anche una notevole aggressività. In poche parole le bambine devono perseguire la perfezione, cui le adolescenti si ribellano con l’anoressia, una malattia che consiste nel rifiuto del proprio corpo.

Se nei primi anni di vita non esistono distinzioni nell’educazione tra maschietti e femminucce (dunque le problematiche denunciate dalla Belotti sarebbero state in parte superate), come i bimbi varcano la soglia dell’asilo iniziano le prime distinzioni: bambine calme, belle, ordinate, studiose, eccellenti e complici dell’autorità ma pettegole, civette e bisognose di protezione da maschiacci chiassosi e disordinati ma forti, avventurosi, liberi.

Le pubblicità non anticipa nulla, semplicemente ripropone in chiave grottesca e semplificata degli aspetti già presenti nella società, al fine di vendere un prodotto al maggior numero di persone. Le cause primarie dei problemi della nostra società andrebbero dunque ricercati al di fuori della televisione, la principale incriminata nella nostra epoca.

Per educare le giovani menti al consumismo, le pubblicità ed i mass media in generale hanno tuttavia la colpa di abbassare l’entry target, l’età minima cui viene destinato un prodotto. La conseguenza è dunque la consuetudine ad invogliare bambine dell’asilo a truccarsi e a prendersi cura del proprio corpo come una bimba delle medie, a proporre a ragazzine delle medie un atteggiamento un po’ tropo maturo nei confronti dei ragazzini e via discorrendo. Tale fenomeno è visibile soprattutto in prodotti come Bratz, Winx e altre bamboline di ultima generazione. Per ragioni molto simili, sono sempre più numerosi i ragazzini che seguono con interesse trasmissioni televisive indicate per un pubblico adulto.

Stiamo ritornando al binomio donna-magia. La donna, per essere forte quanto l’uomo, deve appellarsi ad un potere magico, universale, che deriva dalla sua stessa femminilità e dal suo potere di creae. Winx e maghette affini (sì, il saggio parla anche di loro!) possono sconfiggere il male solo grazie alla magia, perché in tutto il resto devono essere delle smorfiosette vezzose, vestite di rosa e sottomesse ai maghetti di turno.

I giocattoli per bambine stanno diventando sempre più frivoli e privi di incentivi allo sviluppo dell’intelligenza e dell’intraprendenza. I giocattoli neutri stanno perdendo sempre più connotati che potrebbero farli apparire come femminili: nelle pubblicità dei giochi dei Pokemon, per esempio, compare soltanto una bambina in un gruppo di due, tre o quattro maschietti.

Gli adulti puntano il dito contro social network, manga, televisione, romanzi per ragazzi ecc… ma non hanno colpe, sono semplicemente dei mezzi di comunicazione più evoluti, che permettono ai giovani di non fruire il prodotto passivamente ma di collaborare al suo sviluppo e condividerlo con altri. Se i loro contenuti sono di natura discutibile, l’origine del problema deve essere ricercata nella società, poiché i burattinai della comunicazione non fanno altro che proporre dei modelli già esistenti.

E una volta cresciute? Le donne sono chiamate si ad essere colte e indipendenti, ma mai quanto l’uomo. Il matrimonio, l’amore e la realizzazione affettiva viene inoltre considerata la loro massima aspirazione, mentre per il maschio la donna non è essenziale nell’affermazione di sé quanto altri fattori, come il successo professionale.

E’ molto complicato riassumere dei saggi argomentativi, spero di non avere tralasciato nulla. Per sicurezza, vi consiglio di leggere il post di una collega, l’autrice de La leggivendola, oppure la meno soggettiva recensione di Zam.

http://laleggivendola.blogspot.it/2012/03/ancora-dalla-parte-delle-bambine.html

http://www.zam.it/1.php?articolo_id=2262&id_autore=0

Proprio come l’autrice del primo articolo, non posso trattenermi dall’esprimere il fiume di pareri personali che mi sgorga dal petto. L’analisi della Lipperini mi sembra ottima sia per la lucidità dell’analisi, sia per la scelta dei fenomeni sociali e mediatici analizzati. Tuttavia sarei curiosa di sapere cosa ne pensa riguardo alcune questioni, che non ha preso in considerazione …

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1)      La contaminazione dei generi: il terrore dei ragazzi.

Non troppi anni fa la mamma comprava uno stock di quadernoni per entrambi i suoi due pargoletti, senza soffermarsi troppo sul soggetto raffigurato in copertina. Io mi divertivo molto a scegliere quadernoni che avessero copertine coerenti con i miei gusti da fanciulla, tuttavia non mi facevo troppi problemi ad utilizzare oggetti di cancelleria decorati con motivi neutri o addirittura “da maschio”. Per mio fratello l’aspetto ornamentale era indifferente, persino per quanto riguardava i diari, ma aveva una sola richiesta: non dovevano essere “da femmina”, nemmeno quando i quadernoni dovevano essere ricoperti da un rivestimento di plastica, oppure quando la penna o la matitina rosa dovevano essere utilizzati a casa, in privato, mentre faceva i compiti insieme a me.

Una ragazza solitamente non ha problemi a manifestare preferenze per elementi maschili come un quadernone da maschio, per un ragazzo invece la femminilità è tabù. I ragazzi devono smettere di considerare il rosa e tutto ciò che può rimandare alla la femminilità come un oltraggio alla loro virilità: non c’è nulla di male ad utilizzare un quaderno rosa se la cancelleria “da maschio” è terminata. Lo stesso si può dire per la schizzinosa perplessità con cui i maschi si approcciano a rossetti, fiocchetti, fiorellini e tutto ciò che la nostra società considera un simbolo di femminilità.

La Lipperini si è a mio parere dimenticata di affrontare questo aspetto: perché i maschi temono la femminilità? Può un maschio approcciarsi alla femminilità senza sentirsi castrato?

Non sto dicendo che dobbiamo vestirli tutti di rosa, però certe reazioni di disgusto e terrore con cui reagiscono alla sola vicinanza di un oggetto femminile è assurdo.

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2)      Un innocente (?) pizzico di femminilità in più

http://www.softrevolutionzine.org/2013/scuola-infanzia-diari-bambine/

L’articolo linkato qui in alto, che racconta l’esperienza di una bambina cui viene negato dalla madre il permesso di comprare un diario unisex di Spongebob in favore di prodotti più femmini, mi ha fatto riflettere su un fattore molto importante.

Da quando maschi e femmine hanno accesso alle stesse attività non c’è nulla di male se una ragazza assume atteggiamenti neutri, si è sentita tuttavia la necessità di trattare gli oggetti feminili “a parte”, perché se una ragazza vuole comportarsi in modo vezzoso deve farlo lontano dalla sfera maschile. Vengono dunque creati oggetti unisex, funzionali proprio nella loro specifica natura spartana, e oggetti specificatamente vezzosi, per quelle ragazze che cercano oggetti stilosi oltre che funzionali.

“Stiloso” è un termine moderno che ho spesso sentito pronunciare anche da ragazze della mia età. Lo stile è qualcosa di assolutamente frivolo, simpatico, giocoso, innocuo: una ragazza se ne occupa per gioco, per dare un pizzico di vezzosità in più alla sua esistenza. Quante volte non abbiamo sentito dire “affronta la quotidianità con stile”? Le donne vengono costantemente spronate, anche oltre le proprie inclinazioni personali, ad aggiungere ad un’esistenza considerata pari a quella dei ragazzi questo piccolo sforzo di femminilità aggiuntiva, inutile quanto speciale, magica, insostituibile e incredibilmente divertente.

Il rischio però è che una ragazza sia obbligata ad essere vezzosa a scapito dell’effettivo valore della prestazione, come per esempio quando viene acquistato uno zainetto bello ma poco capiente, delle scarpe col tacco eleganti ma scomode in situazioni che richiederebbero comodità e agilità. Mi piacerebbe chiedere alla Lipperini se esiste una femminilità funzionale, potente e avventurosa, oppure questi concetti andrebbero scinti dai generi maschile e femminile?

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Due copertine di tutto rispetto

Ritengo sia doveroso soffermarsi sulle scelte grafiche della Universale Economica Feltrinelli effettuate per la pubblicazione delle due opere.

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Io ho letto il saggio della Belotti in una vecchia edizione datata 1992, sulla cui copertina spicca una celebre illustrazione di Sir John Tenniel, realizzata nel 1865 per Alice nel paese delle meraviglie, in cui la celebre protagonista del racconto coccola un porcellino. Sulle copertine di altre edizioni compaiono altre immagini dello stesso autore, come quella relativa al dialogo tra la bimba e il brucaliffo. E’ noto che le molteplici tarsformazioni (accrescimenti, rimpicciolimenti e allungamenti vari) cui Alice viene sottoposta nel racconto sono una metafora dei condizionamenti sociali cui i bambini venivano sottoposti nell’Ottocento per mortificare una spontaneità e una fantasia infantile considerata in contrasto con l’età adulta.

Per la copertina della Lipperini è stato invece scelta Saint Barbie, un’opera di Mark Ryden del 1994. Il soggetto dell’opera è una bambina dalla bella chioma che, anziché fare da mammina ad un animaletto, prega a mani giunte una scintillante Barbie apparsa dinnanzi a lei su una scintillante nuvoletta rosa. Vi consiglio di scoprire le surreali ed attualissime opere di Ryden digitando il suo nome su Google Immagini o leggendo questa interessante intervista:

http://maniphestovecchiato.blogspot.it/2012/12/un-magico-mistico-carnivoro-intervista.html

Milano nera, i gialli d’annata del Duca

Attenzione, spoiler!!!

La penna precisa e pulita di un giornalista, un medico radiato dall’ordine e una metropoli corrotta e irrecuperabile, ecco gli ingredienti con cui Giorgio Scerbanenco ha realizzato quattro perle del poliziesco italiano: Venere privata, Traditori di tutti, I ragazzi del massacro e I milanesi ammazzano al sabato sono i titoli della serie La Milano nera, un pezzo di storia del giallo italiano.

Pur non condividendo la visione del mondo dell’autore, ho divorato i quattro polizieschi in un solo boccone e sono certa che le avventure di Duca, il medico poliziotto, conquisteranno anche voi.

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UNA GRIGIA MILANO CHE NON ESISTE PIU’

La serie è ambientata nella Milano degli anni ’60, ma “noi non la vediamo”. Scerbanenco infatti non indugia sulle descrizioni del paesaggio per entrare nel cuore della narrazione in perfetto stile giornalistico, con una chiara ed essenziale narrazione dei fatti, così Milano è solo un’ombra grigia e misteriosa, che scorgiamo di sbieco attraverso le losche esistenze dei suoi abitanti o un distratto riferimento dell’autore..

A distanza di cinquant’anni si sorprendiamo leggendo di operai che si recano a Porta Venezia in bicicletta, osterie rusticane sui navigli, un viale Sarca tra campi e cascine che oggi non esistono più, contadini lodigiani che ammazzano i gatti a fucilate… Scerbanenco racconta una Milano che non esiste più e che sa impressionare il lettore del Duemila, abituato alla metro ed alla folla cosmopolita di piazza Duomo.

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DUCA, IL MEDICO-DETECTIVE

Per dare la caccia ad un uomo bisogna sapere com’è fatta l’umanità, per questo Scerbanenco ha scelto per protagonista il dottor Duca Lamberti, uno studioso ed un meccanico degli esseri umani sotto l’aspetto medico e psicologico. Sarà proprio grazie  alle conoscenze mediche che Duca potrà stanare i cattivi, prevedere le loro mosse, manipolari psicologicamente e suonargliele di santa ragione (quanta aggressività nelle mie parole! Ebbene sì, preparatevi ad un po’ di violenza…).

Duca ha ereditato dal defunto padre poliziotto un incredibile senso morale e l’impulso di combattere le ingiustizie; tuttavia è anch’egli un criminale, forse perché la malavita può essere combattuta soltanto da coloro che fanno parte del club. Duca infatti è medico, ma è stato radiato dall’ordine e incarcerato per aver praticato l’eutanasia (un diritto sacrosanto, ma pochi erano della stessa opinione negli anni Sessanta), si innamora di un’ex prostituta con intrattiene una relazione extraconiugale (mai guardare in faccia l’amore, dico io, ma all’epoca non si andava tanto per il sottile) e non esita a violare le procedure nel corso delle indagini, cui tra l’altro non potrebbe nemmeno partecipare.

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UN MONDO IMMOBILE E IRRECUPERABILE

Ogni romanzo si conclude con la risoluzione del mistero, ma l’eterna battaglia tra luce e oscurità non avrà mai fine nell’universo di Scerbanenco: per ogni caso risolto, Milano accoglie in grembo chissà quanti criminali impuniti ed è evidente che le vittorie della polizia non cambieranno la situazione.

Milano è un’ombra in una metropoli oscura e sempre uguale a se stessa. Nei romanzi di Scerbanenco il tempo non esiste: ogni intreccio è costruito con maestria e la narrazione è estremamente coinvolgente, ma la città non muta con il trascorrere del tempo e i personaggi sono statici e non subiscono alcuna evoluzione interiore.

I protagonisti infatti si incontrano, litigano, cooperano e si amano coltivando delle relazioni nel corso della serie, perciò è possibile affermare che Scerbanenco abbia distribuito i romanzi lungo una linea del tempo, ma rivestono un ruolo secondario e poco approfondito.

Non cercate dunque un ordine nei romanzi di Scerbanenco e leggeteli nell’ordine che preferite. Spesso vi sorprenderete per la scomparsa di alcuni personaggi per capitoli o romanzi interi, ma non stupitevi e rispettate la scelta dell’autore di privilegiare l’intreccio poliziesco a scapito del mondo interiore dei personaggi.

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UNA MORALE CHE NON CONDIVIDO!

Ho divorato La Milano nera in pochi giorni, quindi Scerbanenco si merita un bel sette e mezzo in pagella. Purtroppo non posso risparmiargli una bella tirata d’orecchi per la visione del mondo e la filosofia della serie: i pregiudizi dell’epoca non sono un’attenuante per i giudizi meschini e stereotipati nei confronti di svariate categorie di persone (meridionali, ragazze madri, minorenni criminali… ).

Lasciatelo dire, mio caro Giorgio Scerbanenco, sei un po’ troppo severo nei confronti della gente comune e hai la pessima tendenza di “categorizzare” le persone, ma tutto sommato mi sei piaciuto.

Su aNobii ci sono anche io!

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Valivi è da poco approdata su aNobii, l’incredibile Social Network dedicato alla lettura. In verità il mio profilo esiste da almeno due anni, ma è rimasto inattivo per molto tempo e ho deciso di rispolverarlo solo stasera, per arricchire la mia presenza sul web e organizzare le mie letture in una biblioteca virtuale.

Il portale offre ai divoratori di carta stampata come me la possibilità di creare una libreria online in cui classificare, recensire e votare le nostre letture.  E’ infatti possibile registrare i vari libri in cui vi imbattete, segnalando se li avete terminati, se li state ancora leggendo o se siete semplicemente intenzionati di procurarvene una copia.

Il sito permette inoltre la segnalazione della provenienza della copia in vostro possesso, la stesura di una breve recensione, la votazione dell’opera con un rapido click e la ricerca di un’opera o di un’autore in un vastissimo database.

La libreria di aNobii è soprattutto un Social Networck, infatti il suo scopo primario è il confronto tra gli utenti secondo le modalità previste da Facebook & Co., ma con una particolare sensibilità per il mondo della letteratura e il suo popolo di lettori.

Inizialmente ero piuttosto sospettosa: rendere pubbliche le proprie letture significa dichiarare apertamente le proprie preferenze intellettuali e l’esperienza insegna che è sempre bene tenere per sé le proprie opinioni, o quantomeno evitare di sbandierarle pubblicamente sul web. Niente paura, aNobii ha risolto anche questo inconveniente!

Se avete intenzione di realizzare la vostra libreria personale con accuratezza, ma vi vergognate di dichiarare di leggere Valérie, diario di una ninfomane (PS: io non leggo queste cose! Mi ricordo il titolo solo perché, ahimè, mi chiamo Valeria anche io), se i vostri amici vi prendono in giro perché siete degli inguaribili fan dei fumetti di Cip & Ciop o se avete riposto la bandiera rossa nell’armadio perché il vostro datore di lavoro è orgoglioso di essere padano … insomma, se temete la pubblica condanna delle vostre amate letture o semplicemente siete dei lettori riservati, potete cliccare sulla casellina della Privacy e occultare le vostre preferenze.

Perchè non venite a trovarmi su aNobii? Il mio nickname è il solito, la mia immagine profilo è una simpatica ranocchietta verde. Non concedo l’amicizia agli sconosciuti ma mi piace fare nuove conoscenze, perciò esplorate pure la mia biblioteca e inviatemi un messaggio.

Soprattutto in questi primi giorni, siate clementi: la mia biblioteca è ancora in allestimento!

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Riflessioni di una giovane blogger

Il blog di Acqua e limone esiste da quasi due mesi e, ritagliando faticosamente qualche ora libera in queste malinconiche giornate invernali, ho scritto ben 11 post. E’ giunto il momento di tirare le somme, per stabilire quale sia il percorso migliore da seguire e per riuscire a crescere. Sono determinata a imparare come produrre testi di qualità, costi quel che costi.

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Innanzi tutto, riconosco i miei sbagli. Eh sì, ci sono troppe imperfezioni in questo blog: errori di sintassi, espressioni grossolane e frequenti ripetizioni, per non parlare di un’oggettiva difficoltà nell’esprimere un parere personale. E’ evidente che faccio molta fatica ad argomentare il mio pensiero, che spesso viene espletato con un linguaggio ingenuo e infantile. Don’t worry, si tratta di problemi che a poco a poco cercherò di risolvere.

Anche lo stile lascia molto a desiderare: i tentativi di assumere un intonazione giornalistica sono molto maldestri e le capacità espressive sono scarse. Anche l”incapacità di dare un’intonazione ai miei testi mi lascia un po’ amareggiata ma non mi scoraggio, perché questo blog dopotutto è un solo gioco e divertirsi non costa nulla.

Rileggendo le mie parole vorrei cancellare tutto quanto e pubblicare post completamente differenti. Povera me, sono consapevole di dover effettuare un’operazione di labor limae e mi piacerebbe approfondire i contenuti e esprimere nuove idee. Nella testa si affollano anche una miriade di spunti e progetti nuovi, perciò continuate a seguire Acqua e limone, un blog in continua evoluzione sia per quanto riguarda i post scritti in passato, sia per l’introduzione di nuovi articoli.

Sono troppo vecchia per diventare una scrittrice, me ne rendo conto specialmente quando mi confronto con i miei coetanei: sono troppi i ragazzi in grado di bagnarmi il naso, piccoli geni con uno sraordinario talento individuale o diligenti scrittori in erba che si sono impegnati duramente nel corso delle superiori, più di quanto abbia fatto io. Mi ostino tuttavia a bearmi nell’illusione di riuscire ad imparare a scrivere e, se non ci riuscirò, poco importa: impugnerò la penna solo per me stessa e per i pochi follower che apprezzano questo blog.