Di teatro e di pirateria editoriale, le pubblicazioni di Goldoni

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Le opere teatrali che non nascono dall’improvvisazione vengono inizialmente concepite come testo scritto, pertanto tali opere possono essere pubblicate e vendute sotto forma di libro. Nel Settecento in Italia non esisteva il copyright, che fu inventato in Inghilterra nel 1710 e arrivò solo molti anni dopo nella nostra penisola, perciò la pirateria era una piaga per l’editoria: venivano vendute edizioni non controllate o persino non volute dall’autore, che stravolgevano il testo rispetto a come era stato concepito. Nel mondo del teatro in particolare il problema era accentuato poiché gli stenografi trascrivevano i copioni per rivenderli e, durante il processo, i refusi e le riscritture erano numerosi. .
Goldoni è uno degli autori teatrali più importanti del Settento; laureato in giurisprudenza, decise di seguire la propria vocazione per il teatro producendo dei capolavori riguardanti la Commedia dell’arte. Oggi cercheremo di scoprire come Goldoni rivendicò la paternità delle proprie opere in un’epoca in cui il diritto d’autore non esisteva. Le fonti a nostra disposizione sono naturalmente le pubblicazioni delle opere dell’autore, volute da Goldonio diffuse senza l’approvazione del commediografo, le lettere dell’avvocato veneziano e le sue memorie pubblicate a Parigi, ove l’autore si trasferì fino alla morte in un certo momento della sua carriera. In tale opere è conservata l’immagine che l’autore voleva dare di sé, manipolandola a proprio piacimento.
Nel 1750-53 a Venezia vengono pubblicate le opere di Goldoni dall’editore Giuseppe Bettinelli.Purtroppo l’autore scopre che l’impresario teatrale Medebach ha fornito all’editore alcune sue commedie prive della revisione autoriale, di conseguenza Goldoni affida la pubblicazione delle sue commedie al fiorentino Paperini. Tale scelta non impedisce tuttavia a Bettinelli di continuare a pubblicare le opere di Goldoni, contro la volontà dell’autore. Nell’introduzione del primo volume del Bettinelli Goldoni racconta di aver scelto di pubblicare le proprie opere proprio per scongiurare il rischio di edizioni pirata; quando nel 1753 esce il terzo tomo, il commediografo fa circolare un manifesto, che diventerà poi l’introduzione dell’edizione di Paperini, in cui denuncia di essere stato ingannato da Medebach e Bettinelli, in quanto il primo ha consegnato al secondo alcune sue commedie non sottoposte alla revisione dell’autore. E’ un valido esempio di come un commediografo può perdere il controllo delle proprie opere e gli editori speculano alle spalle degli autori.
L’edizione Paperini provoca dei danni economici a Bettinelli, il quale denuncia Goldoni per il danno economico e per non aver rispettato le leggi dell’editoria veneziana. In una lettera anonima, ma di cui si riconosce in Medebach l’autore, Goldoni viene accusato di non aver rispettato gli accordi con l’impresario teatrale: il commediografo avrebbe infatti la proprietà dei testi da lui scritti, ma firmando il contratto con l’editore avrebbe ceduto l’uso dei testi all’impresario teatrale, pertanto l’autore non può pubblicare nulla senza il suo consenso perché l’impresario ne verrebbe danneggiato. La corporazione degli stampatori di Venezia sosteneva Bettinelli, come racconta Goldoni nella propria autobiografia, perché questi aveva avuto la privativa nella Serenissima per cinque anni. Tale corporazione aveva il compito di eliminare le edizioni esterne per tutelare la privativa, ma Goldoni spiazza gli avversari chiedendo una privativa a proprio nome presso il Granducato di Toscana per dieci anni, poiché lui stesso finanziò l’edizione Paperini. E’ doveroso tenere presente che le leggi emanate nel Granducato di Toscana avevano valore solo in tale territorio, perciò le edizioni pirata non erano state messe al bando oltre i confini di tale regno; viceversa, la corporazione degli stampatori veneziani aveva potere solo nelle terre della città lagunare. Nel 1755-1756 si terrà un processo con varie udienze, al termine delle quali Goldoni pagherà una cospicua somma allo stampatore per aver interrotto la pubblicazione da lui firmata. Leggendo i paratesti dell’edizione Paperini, si scoprono continue rivendicazioni sul diritto dell’autore di scrivere: Goldoni si sente proprietario delle proprie opere e vuole rivendicare i propri diritti.
Per ogni edizione, Goldoni realizza un ritratto di se stesso differente; lo scopo non è solo distinguere le pubblicazioni, ma anche porre il sigillo autoriale alle proprie opere. Goldoni inseguirà per tutta la vita pittori e incisori per realizzare i propri ritratti, curerà al dettaglio la propria immagine, che diventerà una sorta di marchio di fabbrica.
In Francia viene realizzata l’edizione Pasquali, anch’essa corredata di immagini. Si tratta di un’edizione pratica, da portare in tasca, anche se in quest’’epoca è prematuro parlare di tascabili. La Pasquali si differenza inoltre da i moderni tascabili anche perché si tratta di un’edizione lussuosa. Nella prima illustrazione vediamo Goldoni bambino seduto allo scrittoio vicino alla propria madre, davanti ad una biblioteca. L’immagine ci rivela che Goldoni scrisse a quell’età la sua prima commedia. Troviamo poi illustrazioni di Goldoni all’università, mentre esercita l’avvocatura e, in generale, viene attribuita particolare importanza al suo processo di formazione e alle ragioni che lo hanno indotto ad abbandonare la professione di avvocato. Goldoni scrisse anche una commedia autobiografica riguardante un avvocato e, in generale, nella sua arte attingerà spesso al suo bagaglio culturale giuridico. Lo status di avvocato è molto prestigioso e viene ostentato con orgoglio: Goldoni vuole comunicarci che avrebbe potuto continuare a praticare l’avvocatura, ma per scelta ha preferito dedicarsi al teatro. I libri hanno un ruolo simbolico molto importante e compaiono spesso nelle illustrazioni, Goldoni racconterà anche che, ad un certo punto della sua vita, ha dovuto vendere i propri libri per la povertà.
Per studiare la vita di Goldoni sono molto importanti anche le sue Memorie, del 1787, che costituiscono un potente strumento in mano all’autore per costruire l’immagine di se stesso e trasmetterla ai posteri. Le memorie sono state scritte in francese, poiché nel 1761 si trasferisce a Parigi. Siccome le sue commedie nella capitale francese saranno giudicate troppo complesse, ritornerà a produrre opere della Commedia all’improvviso, con sua grande amarezza e delusione. Resterà a Parigi per più di trent’anni, sino alla morte, che avverrà in grande povertà.

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“The bold type”, una serie tv femminista

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Questo articolo è stato pubblicato su Lo Sbuffo.

ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler.

The bold type è il titolo di un eccellente telefilm uscito recentemente (estate 2017) e creato da Sarah Watson. La serie, ambientata a New York ed erede del celeberrimo Sex and the City, è spirato alla vita di Joanna Coles, ex capo redattore di Cosmopolitan.

Si tratta delle avventure di tre amiche che lavorano per Scarlet, una rivista femminile femminista. Impeccabili nel vestire, aggiornatissime sui social network e trasgressive nello stile di vita, le tre ventenni in carriera sperimentano l’amore, la sessualità, l’amicizia, il femminismo, il giornalismo, la moda, la politica, la prevenzione contro il tumore al seno e molto altro ancora.

Jane Sloan (Katie Stevens) è una tenera ragazza dai capelli corvini e due occhioni indimenticabili che ha perso la madre da piccola per un tumore al seno; ha uno straordinario talento come giornalista e ha appena ricevuto una promozione all’interno della rivista. Il suo capo Jacqueline, autoritaria ma comprensiva, la metterà alla prova proponendole dei pezzi imbarazzanti dalle tematiche sessuali, la farà avvicinare al giornalismo politico e la guiderà in una controversia giudiziaria contro una spogliarellista femminista. Nonostante Jane abbia avuto il primo orgasmo piuttosto tardi, avrà una breve ma bollente relazione con Ryan, scrittore di articoli a tematica sessuale.

L’afroamericana Kat Edison (Aisha Dee) è figlia di due ricchi strizzacervelli ed è responsabile dei social media di Scarlet. Spesso si troverà in difficoltà nella gestione dei media e per questo dovrà confrontarsi con Jacqueline, inoltre affronterà il licenziamento di una sua sottoposta. Kat è bisessuale e si innamora per la prima volta di un’affascinante fotografa femminista musulmana, Adena El-Amin. La relazione tra le due donne è ostacolata da Coco, la bella parigina che Adena fatica a lasciare, e dalle origini straniere della fotografa … ma non vogliamo certo spoilerarvi il finale!

Sutton Brady (Meghann Fahy) è una ragazza di umili origini che inizialmente lavora all’interno della rivista come segretaria, ma successivamente riesce a ottenere il tanto agognato posto di aiuto stilista nel settore moda di Scarlet, sotto la direzione dell’esigentissimo Oliver. La bella ragazza dai capelli castani e la carnagione chiara ha una relazione segreta con Richard, un facoltoso direttore e membro del consiglio, nonostante il loro rapporto rischi di compromettere la carriera di entrambi. Nel frattempo il collega Alex si prende una cotta per lei.

Inizialmente potrebbe sembrare un telefilm eccessivamente simile a Sex and the city per l’ambientazione Newyorkese, l’attenzione maniacale al fattore estetico (tutti i personaggi si presentano sempre con un abbigliamento impeccabile e, in particolare, le protagoniste hanno un gusto molto raffinato nel vestire) e la tematica del giornalismo in quanto non dobbiamo dimenticarci che l’indimenticabile Carrie, come Jane, è una giornalista. The bold type tuttavia tratta tematiche femministe di estrema attualità, anche se in un’atmosfera talmente patinata che persino colei che avrebbe dovuto essere un personaggio controcorrente, la fotografa femminista Adena che contrabbanda vibratori, indossa tacchi e vestiti alla moda.

Si tratta di un telefilm estremamente giovane, infatti è uscita solamente la prima stagione, composta da dieci puntate, ciascuna delle quali avente una durata di quarantacinque minuti. Ci auguriamo che escano presto le nuove avventure di Jane, Kat e Sutton e che il telefilm non perda la propria qualità.

 

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Bold_Type

 

 

La storia degli Harmony, un prodotto editoriale vincente

Non ho alcuna intenzione di mettere in discussione la futilità dei romanzi rosa pubblicati da Harmony, tuttavia è interessante notare l’ingegnosità con cui è stato realizzato tale prodotto editoriale e lo straordinario successo che ha riscosso.

Quarant’anni fa non era prodotta in Italia alcuna collana di romanzi rosa e le appassionate lettrici di storie d’amore dovevano accontentarsi delle storielle pubblicate sulle testate giornalistiche. Mondatori si accorse di questa falla nel panorama dell’editoria italiana e decise di cogliere l’occasione per produrre dei libri che rispondessero a tali esigenze di mercato, così si rivolse alla casa editrice canadese Harlequin, che produceva romanzi rosa in inglese. In seguito all’accordo stipulato dai due colossi dell’editoria vennero creati gli Harmony, il cui nome deriva da Har (Harlequin), Mon (mondatori) e Y (che evoca la parola “armonia” e conferisce al nome una pennellata di fascino).

Il primo Harmony uscì nel 1981 e si intitolava Per amore di un gitano. Il titolo pone in evidenza tre ingredienti essenziali per un romanzo rosa vincente: il tema dell’amore, l’esotismo che evoca il tema del gitano e la trasgressione che comporta innamorarsi di una persona di tali origini. Sono trascorsi quarant’anni dall’esordio e gli Harmony sono ancora un prodotto richiestissimo dalle lettrici: in totale sono stati venduti 30 milioni di libri, suddivisi in 36 collane; ogni anno vengono pubblicati 620 titoli nuovi. La rapidità e la mole di tale produzione hanno comportato per gli Harmony il dispregiativo titolo di “rosa seriale”.

La serialità è dovuta anche al fatto che i romanzi sono accomunati da molteplici elementi ricorrenti, che li rendono immediatamente riconoscibili e pressoché identici tra loro. Gli Harmony sono tutti composti da120 pagine, hanno la medesima impostazione grafica, sono costituiti dalla stessa carta economica e hanno un impaginato leggibile e resistente per essere letti ovunque. Il loro prezzo è molto basso (3,00€) e vengono venduti in edicola perché il loro pubblico, costituito da lettori deboli e ignoranti, non è solito frequentare le librerie. Come ben sapete, le copertine sono immediatamente identificabili per il marchio Harmony ben visibile e l’immagine di una coppia che si scambia effusioni. Sono inoltre presenti il nome della collana di appartenenza (le acquirenti devono distinguere per esempio i romanzi ambientati nel passato, come quelli della collana History, da quelli ambientati nel presente) e il titolo, più evidente del nome dell’autore, che talvolta è persino assente in quanto di scarsa importanza per i lettori. E’ singolare notare che spesso i nomi degli autori sono sostituiti da pseudonimi femminili inglesi, per conferire maggiore fascino all’opera.

I romanzi di scarsa qualità sono per lo più letti da adolescenti e da signore tra i 50 e i 60 anni, generalmente di cultura medio-bassa. Per le lettrici più anziane, con problemi di vista, è stata creata la collana Vedo più grande, che prevede un’impaginazione e dei caratteri più leggibili. Per soddisfare le esigenze delle lettrici i protagonisti sono sempre femminili e la storia d’amore, che prevede un maschio in subordine rispetto alla partner, viene raccontata da una prospettiva femminile. Le travagliate vicende sono naturalmente a lieto fine, ma ciò che più interessa alle lettrici non è il finale ma l’intricata trama: all’interno di un genere codificato e ripetitivo si trova una certa varietà nell’intreccio, che le lettrici trovano intrigante. Le coordinate spazio-temporali sono ben identificate e le ambientazioni sono molto varie, infatti troviamo sia collane dedicate a scenari e problematiche storiche sia raccolte moderne.

Non consiglio a nessuno di leggere gli Harmony, tuttavia trovo interessante conoscere la loro storia poiché costituiscono un importante capitolo del panorama della letteratura residuale-marginale italiana e un prodotto economicamente vincente nel mercato editoriale.

Una curiosità: sono da poco in vendita negli usa dei romanzi rosa con protagonisti omosessuali. Speriamo che giungano presto anche in italia.

Informazioni tratte dai miei appunti di Letteratura italiana contemporanea