Il Teatro Sociale di Como propone “Don Chisciotte” di Minkus a San Silvestro

Questo articolo è stato pubblicato su losbuffo.com Il Teatro Sociale di Como propone “Don Chisciotte” di Minkus a San Silvestro

Il Teatro Sociale di Como ha portato in scena per il Veglione di Capodanno Don Chisciotte di Ludwig Minkus, interpretato dal Balletto di Mosca “La Classique”.

La storia è chiaramente ispirata al capolavoro dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra, ma si discosta radicalmente dalla trama del romanzo picaresco. Il primo atto si apre con la decisione di Don Chisciotte di diventare cavaliere dopo aver sfogliato gli antichi tomi della sua biblioteca e la sua partenza alla ricerca di avventure con lo scudiero Sancho Panza, un paffuto contadino amante dei piaceri terreni. La vicenda si trasferisce poi in un villaggio in cui la bella Kitri viene corteggiata dal barbiere Basilio. I due si innamorano, ma il padre della fanciulla non è favorevole al matrimonio e preferirebbe che la ragazza sposasse il ricco Gamache. La gente del villaggio, composta da contadinelle e toreri, inizia a danzare; Don Chisciotte riconosce in Kitri Dulcinea, l’amata cui dedicare le proprie imprese, e riesce a danzare con lei. I due innamorati fuggono e vengono inseguiti da Don Chisciotte e Sancho Panza.

Il secondo atto messo in scena al Teatro Sociale è molto diverso da quello descritto nei manuali che trattano dell’opera. L’azione inizia con le danze degli zingari, che non assalgono Kitri e Basilio come accade di solito nell’opera di Minkus. Giunge poi Don Chisciotte, che non sfida i mulini a vento dipinti sullo sfondo né abbatte il teatrino dei burattini degli zingari come avviene di solito, ma cade semplicemente in una sorta di sonno profondo, durante il quale ha la visione di incantevoli ballerine vestite di azzurro e argento, un angioletto e due ballerine argentate, senza sognare Dulcinea come previsto dalla trama dell’opera. Difficile individuare il significato di tale scelta, ma nonostante ciò l’effetto complessivo è stato gradevole.

Nel terzo atto ricompaiono i due innamorati che si rifugiano in una locanda, ma vengono trovati dal padre della giovane, Gamache, Don Chisciotte e Sancho Panza. Per convincere il futuro suocero a benedire le nozze, Basilio simula un suicidio. Ottenuto il consenso, Kitri, Basilio e l’intero corpo di ballo danzano sulle note conclusive.

I danzatori hanno saputo incantare gli spettatori con abili passi di danza, leggiadri e raffinati ma anche comici, come nel caso del ricco pretendente, solenni per quanto riguarda Don Chisciotte, apparentemente goffi circa Sancho Panza. Ad un certo punto dello spettacolo lo stereo si è inceppato (l’elegante sede del Teatro Sociale non è abbastanza grande per ospitare un’orchestra), ma i ballerini hanno continuato a danzare impassibili, dando prova di grande professionalità. Purtroppo è stato dato eccessivo spazio al mimo nel rappresentare i dialoghi tra i personaggi: sebbene sia necessario rimediare all’assenza della parola nel balletto classico, è preferibile non far gesticolare troppo i ballerini e soffermarsi maggiormente sulla danza.

Le scenografie erano molto elaborate e consistevano essenzialmente in fondali dipinti con maestria. Per non intralciare i ballerini non erano presenti molti oggetti di scena e scenografie sul palco, ma quei pochi sono stati sufficienti per realizzare un’ambientazione suggestiva. Particolarmente caratteristico è stato un sipario semitrasparente che ha separato Don Chisciotte dalle ballerine del suo sogno, dividendo definitivamente la fantasia dalla realtà.

Un voto negativo si meritano invece i costumi di scena, in particolare quelli delle contadinelle, che avevano un aspetto quasi economico, e quelli delle ballerine del sogno, che erano poco eleganti nel loro tutù azzurro puffo e argento; la barba di Don Chisciotte e l’imbottitura della pancia di Sancho Panza sembravano inoltre dei costumi di Carnevale di basso prezzo. Dieci e lode invece per i costumi delle zingare, che tintinnavano al ritmo dei loro movimenti, e alle eleganti divise dei toreri.

Una nota negativa anche al servizio dei Teatro Sociale, che non ha offerto un piccolo rinfresco in occasione dell’ultimo dell’anno. Certo, era previsto un cenone nella Sala Bianca del teatro per coloro che avessero gradito partecipare, ma anche gli altri spettatori avrebbero avuto diritto ad un piccolo brindisi.

Annunci

I giovani allievi della Scala al Piccolo con “Lo Schiaccianoci”

lo-schiaccianoci_image_ini_620x465_downonly

Questo articolo è stato pubblicato su Lo Sbuffo.

Dal 14 al 22 dicembre era in scena presso il teatro Strehler del Piccolo Teatro di Milano Lo schiaccianoci, interpretato dal giovani allievi dell’Accademia Teatro alla Scala. Siamo in pieno periodo natalizio e la scelta di proporre tale spettacolo è stata effettuata da molti teatri di danza, il Piccolo Teatro ha preferito addirittura inserirlo come unica opera di balletto in un cartellone composto da spettacoli di teatro di prosa.

La favola è molto semplice, la trama è posta in secondo piano per valorizzare le coreografie dei ballerini. Lo spettacolo si apre in un esterno innevato, in cui dei ragazzi costruiscono un pupazzo di neve. L’azione si trasferisce, poi, in un accogliente salotto addobbato per Natale, in cui adulti e bambini si scambiano gli auguri. Giunge uno strano individuo in frak rosso con un baule colmo di regali: alcuni pacchi sono ancora incartati, e vengono estratti cappelli, bambole meccaniche e, in particolare, un piccolo schiaccianoci a forma di soldatino per la piccola protagonista. Suo fratello, ingelosito pur avendo ricevuto un bellissimo fucile, rompe il giocattolo, che la bimba culla affettuosamente prima di  addormentarsi su una poltrona. Giungono dei topi che assaltano il salotto, lo Schiaccianoci prende vita e guida dei soldatini contro gli invasori. Solitamente il Re dei Topi viene sconfitto dalla protagonista, che gli scaglia contro una ciabatta, ma il coreografo dell’Accademia ha scelto di omettere questo particolare. Scacciati i topi, lo Schiaccianoci invita la fanciulla a seguirlo nel suo castello magico. La stanza si trasforma in un bosco in cui dei fiocchi di neve danzano… sotto della vera e propria neve che cade sul palco.

Nel secondo atto la trama è praticamente inesistente e si alternano le danze dei magici personaggi incontrati dalla protagonista e il suo Schiaccianoci. La Fata Confetto accoglie la coppia protagonista, che racconta la battaglia contro i topi attraverso un arguto espediente narrativo: i ballerini protagonisti e la Fata Confetto, interpretati da adolescenti, si voltano e osservano dei bambini portare in scena i punti salienti della lotta contro i topi. Lo Schiaccianoci  e la sua giovane dama si siedono su due troni e assistono ad una grande festa, in cui ballano a turno delle spagnole, dei cinesini, una coppia di arabi, un trio di russi, un gruppo di fiori rosa e altri magici personaggi. Le danze si chiudono infine con i leggiadri passi del principe e della Fata Confetto. È mattino e il sogno svanisce: la bambina si sveglia e abbraccia forte lo Schiaccianoci, che è ritornato ad essere un semplice giocattolo.

I giovani allievi dell’Accademia sono stati molto abili, dimostrando di essere all’altezza della Scuola che frequentano. Si trattava infatti di uno spettacolo degno, per la sua complessità, delle rappresentazioni di interpreti professionisti e i ragazzi hanno saputo gestire al meglio la situazione. Sono stati divisi per età: i più piccoli hanno interpretato i bambini alla festa di Natale, i cinesini e i topi, gli adolescenti tutti gli altri ruoli. I bimbi più piccoli suscitavano tenerezza per l’incertezza nei movimenti ma a dei talenti del loro livello si perdona tutto, soprattutto considerando la giovane età. Rovinavano, tuttavia, l’effetto complessivo tanti piccoli errori come una ballerina fuori tempo rispetto alle compagne, un cerchio non perfetto disegnato dai fiocchi di neve, dei danzatori che non sapevano celare la fatica…

Le scenografie erano particolarmente elaborate, sono state sfruttate al meglio le tecnologie offerte dal teatro Strehler, tra cui: una nave mobile, neve che cade dal cielo, scenografie che spariscono librandosi verso l’alto. I costumi erano curati e sontuosi, all’altezza di uno spettacolo di ballerini professionisti.

Unica pecca la musica, infatti le note di Čajkovskij sono state trasmesse da un impianto audio anziché essere suonate dal vivo. Lo Strehler non è attrezzato per ospitare un’orchestra, tuttavia non è rispettoso nei confronti del pubblico pagante proporre uno spettacolo privandolo della magia della musica suonata da professionisti.

Nel complesso il giudizio è positivo, lo spettacolo offre un approccio semplice, disimpegnato e divertente alla musica classica, sebbene i leggiadri passi sulle punte di ballerini adulti e professionisti siano di tutt’altro livello.