Carnevale di Schignano 2017

In un paesino sul lago di Como chiamato Schignano si festeggia il Carnevale indossando delle maschere speciali.

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Il Brut indossa una maschera di legno intagliata, vestiti di stracci e porta con sé oggetti strani per far scherzi alla gente che incontra. Rappresenta i poveri.

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Un barbiere non convenzionale sbarba un Brut.

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Un Brut misura il pene ad un passante.

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Il Bell invece indossa pizzi, fiori, merletti e un grosso pancione imbottito. Si pavoneggia per le strade della città ostentando ventagli e ombrellini. Come avrete già capito, rappresenta i ricchi.

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Un Brut si sdraia a terra per farsi fotografare.

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Un Brut in una valigia

 

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La Ciocia (ahimè, non so scrivere in dialetto comasco!) è una vecchia che si aggira per la città urlando le proprie disgrazie, in qualità di unica maschera con la facoltà di parlare. E’ trattenuta dal marito da una corda.

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Un ragazzino si appresta a fare scherzi con l’acqua ai passanti.

 

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Un Bell con la pancia di pizzo.

 

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Un bambino Brut sdraiato a terra per farsi fotografare.

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Tre Brut si riposano prima della sfilata.

 

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Un Brut ha gettato a terra gli oggetti che usa per fare gli scherzi: una vecchia valigia piena di paglia e un ombrello rotto.

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Un simpatico bambino si mette in posa.

 

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I guardiani della saggezza vestiti  di pelle di capra durante la sfilata.

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Un Bell durante la sfilata.

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Un Bell agita il ventaglio.

 

Queste fotografie sono di scarsa qualità: le ho scattate con un misero cellulare e ho deciso di pubblicarle pur essendo assolutamente ignara di fotografia. Se decidete di rubarle, non avete alcun gusto estetico, ma fate pure. Vi prego solamente di citare le fonti.

 

 

Paolo Minoli, una piccola mostra canturina

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Dal 24 gennaio al 1 marzo Villa Calvi di Cantù (CO) ospita una mostra dedicata alle serigrafie di Paolo Minoli, uno dei principali artisti comaschi del Novecento e probabilmente l’unico canturino ad avere avuto successo nel mondo dell’arte.

Se vi state chiedendo chi sia Paolo Minoli resterete delusi, perché in Internet non ho trovato alcuna informazione al riguardo e suoi manuali d’arte generici non compare il nome dell’artista canturino. Per saziare la vostra sete di conoscenza dovrei consultare manuali d’arte universitari, ma una povera studentessa di lettere come me non ha né i mezzi né il tempo necessari per compiere tale impresa.

Cosa sia la serigrafia è invece una materia alla mia portata. Il processo serigrafico moderno è una tecnica di stampa inventata da Samuel Simon nei primi del Novecento in Inghilterra e adottata da John Pilsworth a San Francisco (California) nel 1914 per comporre le prime stampe multicolore. Durante la Prima Guerra Mondiale divenne molto popolare e venne impiegata per stampare bandiere e stemmi. E’molto utilizzata in campo artistico soprattutto nella pop art, uno dei suoi principali esponenti fu proprio Andy Warhol. La serigrafia è una tecnica di stampa artistica di immagini e grafiche, utilizzabile su qualsiasi supporto o superficie mediante l’impiego di un tessuto chiamato “tessuto di stampa”. Dopo aver deposto tale tessuto sul supporto da stampare si deposita l’inchiostro, che attraversa le aree libere del tessuto solo nelle zone desiderate. Viene utilizzato un tessuto differente per ogni colore che compone l’immagine da stampare. Il termine deriva dal latino seri (seta) e dal greco grafein (scrivere o disegnare), in quanto i primi tessuti impiegati come stencil erano di seta.  Su Youtube sono disponibili svariati video che consentono di apprendere in modo immediato come funziona una serigrafia.

La mostra, che occupa il primo piano di Villa Calvi, è veramente piccola e si visita in poco tempo. Nonostante l’esposizione sia stata dedicata all’artista canturino, le opere di Minoli si contano sulle dita di una mano e sono più numerose le opere di alcuni artisti che hanno collaborato con lui, tra cui ricordiamo Carla Badiali, Aldo Galli, Max Huber, Mario Radice, Piero Dorazio, Bruno Munari, Mario Nigro e Luigi Veronesi. Nonostante queste piccole pecche non è il caso di giudicare negativamente la mostra perché bisogna valorizzare le iniziative dei piccoli paesi in ambito artistico, inoltre al visitatore non viene chiesto di pagare per avere accesso alla sala. E’ invece deplorevole il fatto che l’evento sia stato poco pubblicizzato ed è forse per questo motivo che i visitatori sono assai rari: uno dei custodi afferma infatti di aver accolto otto visitatori in un giorno e che spesso trascorrono intere giornate senza che si presenti nessuno.

Ritengo che questa piccola iniziativa canturina meriti di essere valorizzata e invito tutti i cittadini a spendere un’ora del loro tempo per visitare la piccola mostra di Villa Calvi.

Villa Carlotta sul Lago di Como

Villa Carlotta è una magnifica dimora signorile situata a Tremezzo, una cittadina che sorge sul ramo del lago di Como che NON volge a mezzogiorno, e si specchia nelle acque del lago rivolgendosi verso Bellagio. Le magnifiche sale da museo e il paro botanico possono essere un piacevole intrattenimento per coloro che desiderano visitare il mio lago.

La villa venne costruita alla fine del 1600 per volere di Giorgio Clerici che desiderava un edificio imponente ma sobrio, circondato da un giardino all’italiana con statie, scale e fontane.

Per accedere alla villa è necessario percorrere un’incantevole scalinata decorata da fontane e geranei rossi, all’interno dell’edificio sono state allestite delle magnifiche sale da museo. Quando nel XIX secolo la villa venne acquistata dal suo secondo proprietario, Gian Battista Sommariva, le sale dell’edificio si arricchirono infatti dei meravigliosi capolavori. Vila Carlotta ospita infatti opere di Canova, della sua scuola e Thorvaldsen, come Parmenide, Amore e Psiche, Tersicore, la Maddalena e il monumentale fregio con i trionfi di Alessandro Magno. L’opera più ambita dai visitatori è il manifesto dell’arte romantica italiana, L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta di Hayez.
Le opere esposte si trovano prevalentemente al piano inferiore, mentre all’ultimo piano si possono ammirare straordinari esempi di arredamento d’epoca, come la sala da pranzo e la camera da letto di Carlotta.

Ma chi fu Carlotta? Nel 1850 l’edificio venne acquistato dalla principessa Marianna di Nassau, che lo donò alla figlia Carlotta come dono di nozze. Il marito della fanciulla, Giorgio II duca di Saxe-Meiningen, era un appassionato di botanica che si prodigò per trasformare il giardino della villain un ricco parco botanico, che oggi comprende 150 varietà di rododendri, azalee, antiche camelie, cedri e sequoie secolari, platani ed essenze esotiche. Il segreto del successo del parco di villa Carlotta è la fertilità del terreno dovuta al deposito da parte di antichi ghiacciai di un sedimento particolarmente acido.

Porta Torre di Como

 

Porta torrePorta torre è un’imponente fortezza medioevale che sovrasta Piazza Vittoria a Como, le cui mura cingono la città vecchia. Alta 40 metri, la torre è stata edificata nel 1192 su iniziativa del podestà Uberto de’Olevano per proteggere l’ingresso più importante della città di como.

Anticamente la città era cinta da mura romane, che furono abbattute dai milanesi nella guerra dei dieci anni (1118-1127). Nel 1154 Federico Barbarossa giunse in Italia per combatere contro i milanesi e i comaschi, divenuti suoi alleati, ricostruiscono le mura della città. Più tardi verranno costruite anche la torre di Porta Nuova a ovest e la torre di San Vitale ad est. Verso la fine del ‘700 la città non ebbe più bisogno della protezione delle mura, che vennero parzialmente demolite o fagocitate da giardini signorili.

Porta Torre è uno straordinario esempio di architettura militare di tradizione romanica. Il lato rivolto verso piazza Vittoria ha un aspetto massiccio e impenetrabile, quello rivolto verso la città vecchia invece presenta quattro ordini di arcate che corrispondono ai piani interni, le cui pavimentazioni sono andate distrutte. Sulla sommità delle arcate si trova una piccola finestrella a forma di arco a tutto sesto, oltre la quale si trovava la campana che veniva suonata in caso di pericolo per allertare i cittadini.