Il progetto Teatro in carcere

Articolo scritto per il cartaceo di Lo sbuffo.

teatro

Il teatro è recentemente diventato un ottimo metodo di rieducazione e di reinserimento nella società dei detenuti, grazie soprattutto al progetto Teatro in Carcere, che organizza spettacoli teatrali che coinvolgono come attori e tecnici i carcerati. Diversi professionisti del teatro italiano si sono recati nei penitenziari per trasformare i detenuti in artisti.

Tali iniziative oggi si focalizzano sullo sviluppo della creatività dei detenuti per trasformare l’esperienza in un’attività terapeutica e pedagogica. Lo scopo è quello di guidare il carcerato attraverso il teatro alla riscoperta delle capacità e delle sensibilità personali, per esprimere in maniera positiva le emozioni negative accumulate nella propria tragica esperienza di vita. In questo modo si sostituiscono i meccanismi relazionali basati sulla forza che i detenuti hanno fatto propri con quelli legati alla collaborazione. Le competenze teatrali possono inoltre essere coniugate con quelle tecnico/professionali, in modo tale da rendere il carcere un istituto di cultura.

Il teatro delle carceri ascolta i luoghi in cui opera,  rielabora le biografie delle persone coinvolte, reinventa i linguaggi di scena piegandoli alle particolari necessità della situazione; i detenuti si occupano sia di sperimentazione sia del teatro della grande tradizione italiana ed europea. Non solo vengono proposti testi teatrali classici, ma anche forme di autodrammaturgia, con particolare attenzione per le avanguardie artistiche del Novecento. Il teatro carcerario vuole essere un’esperienza popolare, ma di elevata qualità artistica.

Talvolta sono gli spettatori a recarsi in carcere per assistere alle rappresentazioni, oppure sono i detenuti a calcare le scene dei grandi teatri italiani. Alcuni carcerati, una volta ottenuta la libertà, hanno continuato a lavorare nel settore del teatro come attori o tecnici. In questo modo il teatro si trasforma in un ponte tra gli istituti di pena e il mondo oltre le sbarre e diventa un servizio pubblico che opera per la comunità.

E’ risaputo che oggi purtroppo il carcere si è trasformato in un’esperienza lesiva dei diritti umani, che mira ad una mera esecuzione della pena anziché al reinserimento sociale del detenuto. Questo contesto difficoltoso e le difficoltà economiche degli enti pubblici ostacolano il teatro in carcere.

Violazione dei diritti umani in carcere

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Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Questo recita l’articolo 27 della nostra Costituzione. La situazione dei penitenziari invece è disastrosa, al punto che spesso vengono violati i diritti umani fondamentali e che l’Italia ha subito diverse condanne dall’Unione Europea. Secondo l’associazione Antigone, che monitora pubblicamente lo stato dei penitenziari italiani, il sovraffollamento medio delle carceri è del 113,3% e che in quattro penitenziari sui 51 analizzati non sono garantiti i 3 metri quadrati per detenuto  obbligatori.

Il numero di decessi e suicidi è elevatissimo, basti pensare che dall’inizio dell’anno a fine maggio si sono verificati in carcere 31 decessi di cui 24 suicidi, un dato che non possiamo tollerare, con una media di cinque morti al mese. A febbraio si sono contati quattro suicidi in un solo giorno e nell’anno 2016, in totale, si sono verificati centoquindici suicidi. E’ stata inoltre registrata una vergognosa anomalia: un’elevata percentuale delle persone rinchiuse sono detenuti in attesa di giudizio. Nelle carceri italiane inoltre sono bassissime le opportunità di lavoro e formazione, le quali per legge dovrebbero essere garantite ai detenuti per reinserirli nel contesto sociale al termine della pena, come stabilito dalla Costituzione.

Nonostante il regolamento, in carcere è molto diffuso il consumo di stupefacenti, così come le problematiche sanitarie e il disagio psichico tra i detenuti. E’ inoltre accertato che i carcerati stranieri sono fortemente discriminati rispetto agli italiani in quanto faticano ad accedere alle misure alternative alla detenzione.

Per risolvere la questione è stato emanato nel 2014 il decreto “svuota carceri” dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, che tuttavia ha avuto effetti positivi di breve durata, infatti oggi il sovraffollamento delle carceri si è ripresentato con un totale di 56.289 detenuti per 50.211 posti a disposizione, secondo i dati del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. Il risultato è che l’Italia è stata recentemente ripresa dal Consiglio d’Europa.

Articolo pubblicato sul cartaceo de “Lo sbuffo”