“L’altra parte di me”, omosessualità a teatro per le scuole, intervista a Daniele Camiciotti

Articolo pubblicato su Lo Sbuffo.

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L’Associazione Teatro2 ha intenzione di portare nelle scuole l’adattamento teatrale di L’altra parte di me di Cristina Obber, la storia di due giovani ragazze che si innamorano e vivono la propria storia d’amore attraverso svariate difficoltà. Daniele Camiciotti, presidente e fondatore dell’associazione, ci ha parlato dell’iniziativa.

Ciao Daniele, raccontaci come è nata l’Associazione Teatro2.

L’associazione Teatro2 è nata nel 2002 a Milano ad opera di un gruppo di appassionati di teatro che ha voluto pensare ad un’associazione che avesse come punto di riferimento i giovani. L’associazione è attiva su diversi fronti: l’insegnamento del teatro nelle scuole tra Lombardia e Piemonte, corsi serali intermedi e avanzati, teatro extrascolastico.

Vi occupate spesso di tematiche sociali?

No, ma è capitato che ci occupassimo anche di tematiche sociali, abbiamo fatto per esempio uno spettacolo sulla mafia ambientato a Locri, un testo chiamato Sinfonia del diavolo sulla Shoah. Adesso è il turno di uno spettacolo a tematica LGBT con l’intento preciso di prevenire il bullismo omofobico nelle scuole.

Parlaci del progetto L’altra parte di me.

Il progetto L’altra parte di me è nato semplicemente leggendo l’omonimo libro. Un paio d’anni fa ho letto il romanzo, mi è piaciuto molto perché è attuale e vero, così ho deciso di contattare l’autrice per proporre un adattamento teatrale. A Cristina Obber l’idea è piaciuta, si è creata una grande sintonia. Abbiamo cercato negli anni scorsi dei finanziamenti, ma a vuoto, soprattutto perché in questo periodo le persone spendono poco così le attività culturali ne risentono. Da circa un mese è partita un’attività di crowdfunding per reperire soldi attraverso donazioni da privati o associazioni. Abbiamo bisogno di 10 000 euro per la prima e dieci rappresentazioni nei teatri di tutta Italia, per questo motivo la cifra è alta e ambiziosa.

Di cosa parla lo spettacolo?

Il tema centrale è essere se stessi e la storia d’amore. La trama segue la vita di due ragazze, è una storia di crescita fatta di esperienze positive ma anche negative come liti e prese in giro. Una delle ragazze, stufa di tutto questo parlare di sé, tappezza tutta una stanza con la parola “lesbica”. Alcune compagne di scuola mettono sul profilo Facebook della ragazza immagini di porno lesbico per prenderla in giro. Il finale è positivo, il messaggio che vuole passare l’autrice è che l’amore vince tutto. “Di amare non si decide, accade”, è frase che ricorre nel testo. Le ragazze superano le difficoltà grazie all’amore, che è un valore universale che va oltre il sesso, alla fine vengono accettate dai genitori e vivono una bella storia d’amore insieme.

Raccontaci qualche informazione sulla compagnia dell’Associazione.

La compagnia stabile è formata da uomini e donne che lavorano insieme da tanti anni, hanno appena prodotto l’Alcesti. L’altra parte di me è una produzione nuova, se riusciremo a raccogliere i fondi necessari faremo dei casting con nuovi attori e la produzione partirà da zero, anche perché noi abbiamo solo due donne nella compagnia, di età troppo matura per interpretare delle ragazze adolescenti.

Come mai avete scelto di parlare proprio di omofobia?

E’ un tema attuale e soprattutto vogliamo prevenire i fenomeni di bullismo omofobico che spesso avvengono nei contesti scolastici. Ci sono ragazzi che sono discriminati a causa del proprio orientamento sessuale in età adolescenziale. Abbiamo deciso di trattare questo tema spinoso per rendere consapevoli dell’origine di queste discriminazioni e fare un discorso di accettazione. Anche recentemente c’è stato un caso di bullismo e si sono verificati dei suicidi. Cerchiamo di partire dalle scuole parlare di apertura e soprattutto per passare l’idea che è profondamente sbagliato essere discriminati per il proprio orientamento sessuale, una persona deve essere libera di essere se stessa, di parlare, di confrontarsi e di acquisire maggiore consapevolezza e rispetto.

Come mai proprio il libro della Obber?

Perché l’ho letto casualmente e mi è piaciuto molto, ha un li linguaggio giovanile, fresco e diretto. Siccome mi occupo per lavoro di teatro per ragazzi ho deciso di unire le due cose. Inoltre non ci sono molti testi che trattano di tematiche adolescenziali legati al mondo delle lesbiche, è una tematica poco affrontata nella letteratura. Si trovano per lo più libri su storie d’amore tra adulte.

Avete già preso contatti con le scuole?

Non abbiamo ancora preso contatti perché la produzione partirà solo se raggiungeremo un budget specifico. Prenderemo però contatti in seguito. La prima si terrà a giugno a milano, ma poi lo spettacolo verrà proposto all’interno dei contesti scolastici. Ci aspettiamo reazioni positive, come quelle che l’autrice ha riscontrato presentando il proprio romanzo nelle scuole di tutta Italia. E’ stato affermato che era ora che ci fosse qualcuno che parlasse di queste tematiche impegnative all’interno dei contesti scolastici perché sono argomenti che non si affrontano tutti i giorni. Io mi aspetto una reazione positiva e di accettazione a questo spettacolo.

Non avete paura che qualcuno vi accusi di portare il gender nelle scuole?

Non abbiamo paura. Mi rendo conto che è una tematica spinosa che potrebbe dar fastidio. Francamente non mi interessano le reazioni perché io considero questo tema molto importante e penso che far prevenzione e far conoscere queste tematiche legate al bullismo omofobico sia fondamentale, lo considero una necessità in un momento come questo in cui i fenomeni di bullismo sono in grande misura presenti. So che ci sarà qualcuno che storcerà il naso, che ci bollerà come eretici e che ci caccerà con dell’acqua santa. Supero però queste cose perché sono molto motivato, credo molto nel testo e nell’adattamento teatrale e ritengo che sia fondamentale trattare di questi temi. Se incontrerò delle persone che storceranno il naso o mi diranno che non sono interessati, benissimo, ci rivolgeremo altrove.

Avete modificato la trama nell’adattamento teatrale?

No, il testo mi è piaciuto molto. Abbiamo fatto modifiche minime legate all’adattamento teatrale. E’ difficile rendere a teatro per esempio il mare o alcuni contesti che ci sono nel libro. Siamo stati molto fedeli nel complesso. Abbiamo anche ripreso parti del testo.

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“Una fuga d’amore” di Anderson

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Una fuga d’amore, il cui titolo originale è Moonrise Kingdom, è un film del 2012 di Wes Anderson, ambientato in un’isola fittizia del New England nel 1965.

Sam (Jared Gilman) e Suzy (Kara Hayward) sono due emarginati di dodici anni: il primo, un orfano ritenuto psicologicamente instabile e pericoloso, è il membro più impopolare della propria truppa di Scout; la seconda è una cleptomane (si diverte a rubare i libri della biblioteca della scuola), violenta e associale, che appartiene ad una famiglia problematica nonostante la patina di perfetta famigliola borghese. I due si sono innamorati nel corso di una recita parrocchiale in cui venne rappresentata l’opera di Britten Noye’s Fludde, Sam faceva parte del pubblico con la sua truppa di Scout e Suzy interpretava il ruolo del corvo. Dopo essersi scambiati lettere per un anno, i giovani innamorati decidono di fuggire lungo un antico percorso indiano. La fuga è resa possibile in quanto Sam, esperto scoutista, sa come sopravvivere nella natura selvaggia, ma ben presto la coppia verrà scoperta dall’intera truppa Scout di Sam, che si è lanciata all’inseguimento del compagno, i genitori di Suzy e il comandante Sharp.

Dopo quest’ultima bravata, i genitori affidatari di Sam hanno deciso di restituire il ragazzo agli assistenti sociali, i quali hanno già inviato un loro rappresentante (di cui ignoriamo il nome, il regista ha deciso di chiamarlo semplicemente con il minaccioso appellativo di Assistenti sociali) per ritirarlo e trasferirlo in una sorta di orfanotrofio, in cui il ragazzo potrebbe ricevere trattamenti psichiatrici invasivi come l’elettroshock. Sam e Suzy decidono dunque di fuggire ancora, questa volta con l’aiuto della truppa di Scout.

Come colonna sonora è stata effettuata una scelta raffinata: Variazione e fuga su un tema di Henry Purcell di Benjamin Britten. All’inizio del film vengono ripresi i tre fratellini di Suzy all’interno di una scenetta famigliare mentre ascoltano un vinile che propone un ascolto guidato del brano musicale. Come suggerisce il titolo, il pezzo è costituito da una parte in cui l’intera orchestra suona il tema di Purcell e delle brevi variazioni effettuate dalle varie sezioni dell’orchestra. Tali variazioni compariranno come colonne sonore nel corso dell’opera. Non è la prima volta che Purcell viene scelto come colonna sonora di un film: Music for the funeral of queen Mary the Second è infatti diventata il celeberrimo motivo di Arancia Meccanica di Kubrik.

La presentazione dell’ambientazione non viene affidata soltanto alla cinepresa, infatti compare un personaggio secondario dell’opera, un cartografo che partecipa al ritrovamento dei due fuggiaschi, che pronuncia due brevi discorsi introduttivi. Tutto ciò provoca un effetto di straniamento nello spettatore e l’intervento del regista nella realizzazione del film diventa più evidente.

L’atmosfera del film è fortemente vintage per l’ambientazione negli anni Sessanta e favolistica per le presentazioni del cartografo e per la presenza di scene fortemente teatrali, che rendono la trama piuttosto irreale. Non mancano inoltre situazioni buffe e surreali che rallegrano le varie scene del film: lo spettatore non sa mai cosa aspettarsi.

Il film si conclude con un classico happy end: Suzy ritorna a casa con la famiglia, Sam viene adottato dal comandante Sharp. Si tratta di una conclusione sviluppata in modo poco approfondito, in quanto l’analisi psicologica del poliziotto è piuttosto debole e si può dire altrettanto del suo rapporto con il ragazzino. Nonostante ciò si tratta di un ottimo e insolito film, che tratta l’amore adolescenziale con ironia e rispetto.