Carnevale di Schignano 2017

In un paesino sul lago di Como chiamato Schignano si festeggia il Carnevale indossando delle maschere speciali.

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Il Brut indossa una maschera di legno intagliata, vestiti di stracci e porta con sé oggetti strani per far scherzi alla gente che incontra. Rappresenta i poveri.

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Un barbiere non convenzionale sbarba un Brut.

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Un Brut misura il pene ad un passante.

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Il Bell invece indossa pizzi, fiori, merletti e un grosso pancione imbottito. Si pavoneggia per le strade della città ostentando ventagli e ombrellini. Come avrete già capito, rappresenta i ricchi.

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Un Brut si sdraia a terra per farsi fotografare.

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Un Brut in una valigia

 

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La Ciocia (ahimè, non so scrivere in dialetto comasco!) è una vecchia che si aggira per la città urlando le proprie disgrazie, in qualità di unica maschera con la facoltà di parlare. E’ trattenuta dal marito da una corda.

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Un ragazzino si appresta a fare scherzi con l’acqua ai passanti.

 

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Un Bell con la pancia di pizzo.

 

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Un bambino Brut sdraiato a terra per farsi fotografare.

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Tre Brut si riposano prima della sfilata.

 

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Un Brut ha gettato a terra gli oggetti che usa per fare gli scherzi: una vecchia valigia piena di paglia e un ombrello rotto.

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Un simpatico bambino si mette in posa.

 

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I guardiani della saggezza vestiti  di pelle di capra durante la sfilata.

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Un Bell durante la sfilata.

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Un Bell agita il ventaglio.

 

Queste fotografie sono di scarsa qualità: le ho scattate con un misero cellulare e ho deciso di pubblicarle pur essendo assolutamente ignara di fotografia. Se decidete di rubarle, non avete alcun gusto estetico, ma fate pure. Vi prego solamente di citare le fonti.

 

 

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I ritratti di Sissi

Negli appartamenti dell’Hofburg, il palazzo reale di Vienna, è stato allestito il museo di Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nota al mondo come la principessa Sissi, in cui sono stati esposti più di trecento oggetti personali dell’imperatrice.

Non è opportuno presentare un museo di oggettica in una rivista d’arte, ma i curiosi possono apprendere ulteriori informazioni al riguardo cliccando sul seguente link: http://www.hofburg-wien.at/it/informazioni-interessanti/museo-di-sisi.html . Nelle sale del museo abbondavano ritratti e fotografie dell’imperatrice realizzati nelle situazioni più svariate e in età molto diverse della regina. Alcuni dipinti sono noti in tutto il mondo, come quello in cui l’imperatrice è ritratta di spalle e mostra la sua splendida chioma castana, lunga quasi sino a terra, che pettinava per circa tre ore al giorno in quanto era ossessionata dalla bellezza e che raccoglieva in elaborate acconciature ottocentesche; altri ritratti sono invece sconosciuti e mostrano un’immagine poco nota dell’aristocratica fanciulla, ma altrettanto affascinante.

Non ho la possibilità di ricordare e menzionare i quadri e le fotografie più belli in esposizione al museo, mi accontenterò di scrivere questo articolo servendomi delle immagini disponibili in rete.

Non è un caso che un’imperatrice sia stata ritratta così tante volte: si trattava di un preciso progetto di propaganda, il popolo infatti aveva la possibilità di conoscere i propri reali soprattutto attraverso quelle immagini. Veniva proposta un’immagine di Sissi felice, armoniosa e innamorata del proprio marito. La sposa perfetta, insomma. Ma Sissi non era affatto questo genere di donna e la rigida etichetta di corte, le incomprensioni con il marito e l’ostilità della suocera la rendevano profondamente infelice e chiusa in se stessa. I sudditi percepivano l’inadeguatezza dell’imperatrice nei confronti del proprio ruolo e non la amavano particolarmente. In questa incisione vediamo Sissi e Francesco Giuseppe giovanissimi, che passeggiano a braccetto all’aria aperta in una splendida, idilliaca bugia propagandistica.

Le seguenti due foto testimoniano l’infelicità di Elisabetta a corte. Si tratta di due fotografie ufficiali, scattate quando la regina aveva solo sedici anni e si era sposata da poco. Il fotografo si era sforzato di farla sorridere ma Elisabetta restò seria, infatti in quel periodo era profondamente stressata per gli impegni di corte che si erano susseguiti dopo il matrimonio, l’assenza di vita privata, l’invadenza della suocera, la solitudine e le incomprensioni con il marito.

Il dipinto più famoso di Elisabetta è stato realizzato nel 1865 da Franz Xaver Winterhalter. L’imperatrice indossa uno splendido abito bianco da gran galà e tra i suoi capelli intrecciati sono fissate delle preziosissime stelle di diamanti, che sono entrati nella storia dell’oreficeria (per saperne di più, leggete questo articolo: http://www.il-mondo-delle-gemme.juwelo.it/sissi-e-la-leggendaria-stella-di-diamanti/ ). In questo periodo Sissi aveva ventisette anni ed era al massimo del suo splendore. Il quadro è abbastanza fedele anche se l’espressione dell’imperatrice è un po’ troppo sdolcinata; per conoscere il vero volto Elisabetta e le reali espressioni del suo viso, dobbiamo affidarci alle fotografie.

Passano gli anni ed Elisabetta non è più una ragazzina, ma una donna forte e decisa, conscia del proprio potere a corte e decisa a far valere la propria volontà contro la suocera, il marito e le convenzioni sociali, anche a costo di essere considerata stravagante. Nelle fotografie appare come una donna orgogliosa, leggermente maliziosa, raramente sorridente e talvolta dura. Conscia della propria bellezza dalla quale era ossessionata, spesso l’imperatrice non cela una certa vanità.

Dopo i trent’anni Elisabetta smise di farsi ritrarre, nonostante avesse una maniacale cura del corpo ai limiti dell’anoressia; i segni dell’età infatti iniziavano a diventare evidenti e l’imperatrice faticava ad accettare il proprio aspetto. Quando Sissi aveva cinquantasette anni, il pittore Armin Horowitz realizzò uno straordinario falso che divenne piuttosto famoso: pur non avendo mai incontrato la regina, dipinse un suo ritratto mediante un abito nero che Sissi era solita indossare e un dipinto del suo volto, realizzato quando la donna aveva 25-30 anni. L’effetto è straordinario: l’imperatrice cinquantenne appare giovane e fresca come una ragazza nel fiore degli anni.

Siccome anche nell’Ottocento i vips erano paparazzati, Elisabetta non usciva mai senza ventaglio o ombrellino per nascondere il suo volto dall’obiettivo degli invadenti fotografi. In alcune fotografie in cui è riuscita a proteggersi, la regina risulta irriconoscibile.

In altre situazioni i fotografi hanno avuto la meglio e sono riusciti ad immortalare, anche se solo parzialmente, il volto di Elisabetta. Nelle due fotografie che vi abbiamo proposto, Elisabetta compare prima nel corso di una silenziosa passeggiata con il marito, poi in compagnia di una dama di corte.

Abbiamo a disposizione una sola fotografia di Sissi in età matura, scattata quando la regina aveva cinquantaquattro anni. Si tratta di una fotografia privata, realizzata nel Natale del 1891, che fu scoperta in una collezione privata del 1986. Proprio a causa dell’unicità di questo reperto, molti sospettano che si tratti di un falso, ma la sala e la sedia su cui è seduta l’imperatrice coincidono con la realtà e la donna che dovrebbe essere Sissi è straordinariamente somigliante con le immagini che abbiamo dell’Elisabetta più giovane.

 

Informaizoni tratte da: 

 

Il veliero di Genova

Nel Porto Antico di Genova, nei pressi dell’Acquario, è ormeggiato il veliero Neptune (spesso erroneamente chiamato galeone), costruito per essere il set cinematografico del film Pirati di Roman Polanski (1986), con Geena Davis e Walter Matthau. Il lungometraggio è stato ormai dimenticato dopo il successo dei Pirati dei Caraibi, ma il veliero è tuttora visitabile presso il capoluogo ligure ed è amatissimo dai soprattutto bambini.

Si tratta di una fedele ricostruzione storica di un veliero spagnolo del XVII secolo, realizzata in un cantiere navale della Tunisia. Per promuovere il fillm Pirati, è stato ormeggiato a Cannes in occasione del celebre festival di cinematografia. L’imbarcazione è stata utilizzata non solo da Polanski, ma anche durante le riprese della miniserie televisiva Neverland, La vera storia di Peter Pan di Nick Willing.

Sono state aggiunte alcune caratteristiche moderne: la parte immersa dello scafo è in acciaio e la nave è dotata di un motore ausiliario che consente di navigare alla velocità di tre nodi. Tali agevolazioni moderne sono tuttavia perfettamente nascoste all’occhio degli osservatori e soprattutto dei passeggeri, che hanno l’illusione navigare con il solo ausilio delle vele dei tre alberi della nave.

Il veliero è apprezzabile soprattutto dai bambini, ma anche gli adulti possono trovare interessante la ricostruzione; i più grandi pagano 6 euro, 5 euro se hanno meno di venticinque anni (o se si tratta di studenti universitari, non ricordo), non saprei invece indicare il prezzo riservato ai bambini perché non ho visitato l’imbarcazione in compagnia di minori.

Il veliero del film di Polanski è potenzialmente una straordinaria attrazione turistica, ma non è adeguatamente sfruttato e, a causa della negligenza dei responsabili dell’imbarcazione, risulta addirittura deludente. Il veliero è infatti privo di arredi e gli interni sono chiusi a chiave, fatta eccezione per la stiva e la sottocoperta che il visitatore deve inevitabilmente attraversare per accedere al ponte. Per rendere più accattivante il galeone agli occhi dei bambini sono state aggiunte orrende decorazioni in plastica come una pacchiana polena maschile e un irrealistico scranno su cui è seduto uno scheletro all’ingresso del veliero (per quale motivo un cadavere dovrebbe trovarsi in una nave? I morti venivano gettati in mare…); il risultato è che tali addobbi annientano il realismo che caratterizzava l’imbarcazione nel lontano 1986, quando era stata progettata per ricreare fedelmente un’ambientazione del XVII secolo. Il veliero compirà 30 anni nel 2016 ma molto probabilmente nessuno ha mai pensato di restaurarlo, in quanto molte travi sono spezzate o scheggiate.

Nonostante ciò la visita è stata molto interessante perché non credo che mi capiterà nuovamente di salire su un veliero spagnolo.

Fonti:

  • Wikipedia
  • Tripadvisor
  • Visita presso il veliero dei pirati di Genova in data 25 luglio 2015

Atene ai tempi della crisi

A maggio mi sono recata ad Atene con l’università, ho guardato negli occhi il popolo greco e ho osservato la crisi negli angoli delle strade.

Atene è bellissima dall’alto dell’Acropoli, i piccoli tetti bianchi dei palazzi ricoprono interamente la piana e si arrampicano sui versanti delle colline, estendendosi sino all’orizzonte: il panorama lascia ben intendere come i 650 mila abitanti della città, il doppio di quelli di Milano, siano veramente numerosi. Anche i marmi dei resti del Partenone e dell’Eritteo sono bianchi e riflettono l’accecante luce del sole nell’afa di maggio, mentre un’enorme bandierone bianco e azzurro sventola fiero, testimone di quanto la Grecia sia orgogliosa del suo passato.

In prossimità del parco dell’Acropoli si trovano le strette stradine del centro storico di questa splendida città del Sud, i vicoli sono consacrati al turismo e in particolare alla vendita di souvenir. I visitatori non mancano ad Atene, i musei e i numerosi siti archeologici disseminati nella città abbondano di persone e i negozietti vendono bene eppure, allontanandosi dal “salotto” della città, è subito evidente che il popolo ateniese sta soffrendo. La città è sporca, non solo per il traffico e lo smog: i muri dei palazzi, che dalla cima dell’Acropoli sembravano bianchi e puliti, sono imbrattati di scritte in greco e in inglese e troppo spesso si incontrano gruppi di poliziotti in tenuta anti sommossa, a qualunque ora del giorno e della notte, una precauzione che forse non serve dato che i nostri professori ci hanno raccomandato più volte di non andare in giro da soli e che di notte in pieno centro, mentre ero in compagnia di ben cinque persone, sono stata comunque importunata da un ubriaco. I multietnici passeggeri della metropolitana ateniese hanno spesso l’aspetto della povertà, più di quanto possa accadere a Milano, e ad ogni angolo singoli individui rivendono, spesso senza nemmeno l’ausilio di un banchetto, i biglietti della lotteria, cui la popolazione più povera rivolge le proprie vane speranze di ricchezza.

Cara Atene, sono con te e con i tuoi cittadini in coda alle urne. Sei una città bellissima e spero solo che tu possa rialzarti presto per poter tornare a passeggiare tra i tuoi vicoli apprezzandoti sotto ogni tuo aspetto.

PS: Prima di recarmi ad Atene ho visitato le Cicladi, in cui ho notato molti scheletri dei pilastri portanti di edifici in costruzione abbandonati, sintomo di un’edilizia in crisi.

Villa Carlotta sul Lago di Como

Villa Carlotta è una magnifica dimora signorile situata a Tremezzo, una cittadina che sorge sul ramo del lago di Como che NON volge a mezzogiorno, e si specchia nelle acque del lago rivolgendosi verso Bellagio. Le magnifiche sale da museo e il paro botanico possono essere un piacevole intrattenimento per coloro che desiderano visitare il mio lago.

La villa venne costruita alla fine del 1600 per volere di Giorgio Clerici che desiderava un edificio imponente ma sobrio, circondato da un giardino all’italiana con statie, scale e fontane.

Per accedere alla villa è necessario percorrere un’incantevole scalinata decorata da fontane e geranei rossi, all’interno dell’edificio sono state allestite delle magnifiche sale da museo. Quando nel XIX secolo la villa venne acquistata dal suo secondo proprietario, Gian Battista Sommariva, le sale dell’edificio si arricchirono infatti dei meravigliosi capolavori. Vila Carlotta ospita infatti opere di Canova, della sua scuola e Thorvaldsen, come Parmenide, Amore e Psiche, Tersicore, la Maddalena e il monumentale fregio con i trionfi di Alessandro Magno. L’opera più ambita dai visitatori è il manifesto dell’arte romantica italiana, L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta di Hayez.
Le opere esposte si trovano prevalentemente al piano inferiore, mentre all’ultimo piano si possono ammirare straordinari esempi di arredamento d’epoca, come la sala da pranzo e la camera da letto di Carlotta.

Ma chi fu Carlotta? Nel 1850 l’edificio venne acquistato dalla principessa Marianna di Nassau, che lo donò alla figlia Carlotta come dono di nozze. Il marito della fanciulla, Giorgio II duca di Saxe-Meiningen, era un appassionato di botanica che si prodigò per trasformare il giardino della villain un ricco parco botanico, che oggi comprende 150 varietà di rododendri, azalee, antiche camelie, cedri e sequoie secolari, platani ed essenze esotiche. Il segreto del successo del parco di villa Carlotta è la fertilità del terreno dovuta al deposito da parte di antichi ghiacciai di un sedimento particolarmente acido.

Said, mi racconti il Senegal?

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Said è un bel ragazzo di 22 anni ricoverato nel mio stesso reparto che, dopo aver letto la bozza degli articoli dedicati a Manuel (clicca qui e qui per leggerli), ha deciso di farsi intervistare sul suo paese d’origine, il Senegal.

– Grazie, Said! Allora, cosa mi vuoi raccontare? – domando con un ampio sorriso d’incoraggiamento.

Said resta in silenzio, il suo sguardo si abbassa, serra le labbra carnose e i suoi occhi grandi diventano pensierosi, poi mi risponde un timido e cavernoso: – Non lo so

– Dai, su, non essere timido, puoi raccontarmi quello che vuoi!- lo incito

Potrei raccontarti la storia di Kirikù

– Solo se è diversa dal cartone animato – rispondo con gentile fermezza.

Bè, Kirikù è uscito da solo dal ventre di sua madre e, appena nato, sapeva già correre. – Niente da fare, non ci siamo proprio, siamo anni luce da una storia interessante per il mio blog.

– Said, scusami ma questa storia la conosco già… – Rispondo, mentre il mio amico sospira deluso e, dopo qualche secondo, ricomincia a raccontare.

Vedi, il Senegal è un paese molto diverso dal vostro. Da noi le persone sono sempre allegre e cordiali, voi invece siete sempre seri e vi arrabbiate per niente. In Senegal la gente si aiuta a vicenda e le famiglie non vivono separate… Non so come spiegarmi… Una coppia vive vicino ai cognati e ai cugini, insieme si aiutano; non come fate voi. Poi noi abbiamo un grande rispetto per gli anziani, non li trattiamo come voi. Qui in Italia, non appena uno diventa troppo vecchio, lo sbattete in un ospizio. Noi no, noi lo rispettiamo, non ci verrebbe mai in mente di fare una cosa del genere.

Mi sento un po’ offesa dalle sue parole: mi rendo conto che tutto ciò che ha detto è vero, però sono troppo schifosamente “politically correct” per parlare così sfacciatamente dei paesi altrui e le sue critiche mi hanno un pochino offesa. Istintivamente cerco una giustificazione storica alle mancanze di cui l’Italia è stata appena accusata: – Anche da noi era così prima, ai tempi dei miei nonni, quando l’Italia era un paese contadino… – mi zittisco immediatamente, ricordandomi che lo scopo di un’intervistatrice mettere a proprio agio l’intervistato restando imparziale. C’era mancato poco che gli sbrodolassi in faccia una lezione sulla graduale mutazione della famiglia italiana dal dopoguerra ad oggi, le drammatiche conseguenze dell’invecchiamento della popolazione in una società che rinnega la vecchiaia e la morte o le analogie tra le critiche che lui aveva appena rivolto all’Italia e ciò che i Meridionali rimproverano ai Settentrionali.

Vorrei non aver mai aperto bocca, ma ormai Said deve avere avvertito la mia irritazione perché ha bruscamente cambiato argomento: – In Senegal c’è un lago rosa. – Afferma solennemente.

– Ah sì? Ma che figata!!!

Sì, l’acqua è rosa. E tu puoi andare in barca, pescare e fare il bagno nel salatissimo Lago Rosa, il Lago Retba.

– Perché è rosa? –

In che senso?

Per quale motivo l’acqua è rosa? C’è qualche sostanza particolare nell’acqua? Oppure il fondale è costituito da materiale rosa? –

Non lo so… boh!

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Avevo appena ricevuto quel genere di risposta che avrebbe fatto venire il latte alle ginocchia di qualunque intervistatore. e si inizia a parlare di un argomento, poi devi trattarlo in maniera approfondita, non si può rispondere “Non lo so”! Questa volta però non dico nulla, cerco di mettere a mio agio l’intervistato con il più gentile dei sorrisi. Il sorrisone falso e ruffiano ha funzionato, infatti Said ricomincia a parlare!

Devi sapere che in Senegal non si può fare del male ai gatti perché ciascuno di loro è protetto da un angelo custode. Se si osa maltrattarne uno porta sfiga, un po’ come da voi per i gatti neri. Non so cosa siano questi esseri, puoi chiamarli angeli custodi o… spiriti. Anche gli uccelli sono protetti dagli spiriti, perciò fare loro del male porta sfortuna. In verità tutti gli animali hanno degli spiriti protettori, anche se non viene detto in modo esplicito.

Oh, finalmente del buon materiale su cui scrivere!

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– E poi? – domando incuriosita

E poi cosa?

– Come continua la storia?

Finisce così, è solo una credenza del Senegal. Cos’altro vuoi sapere?

– Raccontami quello che vuoi – chiedo spazientita, ormai ho perso ogni speranza di ottenere un racconto esauriente dal mio amico.

Per esempio?

– Raccontami una storia. Che ne so… Parlami di una festa popolare.

Beh, in Senegal non ci sono feste nazionali religiose perché nel mio paese convivono religioni differenti: oltre ai Musulmani ci sono i Cristiani Copti… Io sono Musulmano e una festa che mi piace molto è la grande preghiera collettiva che si svolge al termine del Ramadam.

– Chissà che festeggiamenti …

No, è una grande preghiera, preghiamo tutti insieme. E basta.

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Immagine tratta da http://www.atlantic.com

Mi rendo conto che Said è un uomo di poche parole: enuncia i fatti in maniera sintetica e precisa, senza perdere troppo tempo nelle descrizioni dettagliate e particolareggiate che invece servirebbero a me. E’ impossibile ottenere da lui i dati necessari per scrivere un articolo scorrevole e non soltanto perché Said non sa raccontare, ma anche perché mi ritiene troppo italiana per comprendere il suo paese E come si fa a raccontare il Senegal ad un’italianotta che non c’è mai stata? Come sradicarla dalla malinconica corsia d’ospedale in cui si trova e farle assaporare i suoni e i colori dell’Africa? Said non ha nulla di cui parlarmi, eppure sembra deciso a proseguire l’intervista, infatti mi rivela:

Quando eravamo piccoli giocavamo a far rotolare in avanti dei cerchi di ferro, sospingendoli con dei bastoni. Era un gioco molto divertente, ma anche molto difficile: per non far cadere il cerchio era necessario colpirlo solo dal basso e in maniera non troppo forte. Dovevamo inoltre cercare un terreno senza sassi e ben spianato, altrimenti le pietre ostacolano la sua corsa.

– Ma dai?! Ci giocavano anche i nostri nonni!

Già. Ci giocano un po’ dappertutto.

Serro le labbra per non iniziare uno dei miei soliti monologhi da sapputella su I giochi dei fanciulli di Brugel o sull’Antica Grecia e continuo ad ascoltare.

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E poi ci sono i Serign. I Serign sono degli eruditi studiosi di religione musulmana che sostengono di avere il dono della veggenza e mettono le loro capacità al servizio della popolazione. Il Serign ti offre una bottiglia d’acqua in cui ha pregato e che devi usare per lavarti, in modo tale da purificarti dal male; dopo aver pregato, devi bere tre sorsi d’acqua da una seconda bottiglia. Solitamente ci si rivolge ai Serign per purificarsi dal male, dal malocchio o dalle malattie, oppure per richiedere una pozione magica.
Ci sono un sacco di incantesimi per curare le malattie… Uno di questi, utilizzato da un popolo che non è il mio, prevede di strofinare alcune piante su un sasso per poi applicarle sulle ferite.
Infine ci sono gli Imam, che riescono a far rinvenire i matti pregando mentre pongono le mani sulla loro nuca. L’Imam è una sorta di sacerdote, ma a differenza dei vostri preti si può
sposare. In città l’Imam è più che altro uno studioso del Corano, perciò le sue preghiere sono più potenti di quelle delle persone comuni. Alcuni Imam studiano anche il francese.

– Ecco Said, questa si che è una storia!

Sì, è interessante. Adesso però sono stanco, vado a dormire, buonanotte!

Mi ritrovo così tutta sola nella corsia dell’ospedale semideserta con il quadernetto ancora aperto sulla pagina che avevo riservato a Said, con tante tracce interessanti e nessuna vera storia da raccontare.

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Immagini tratte da weheartit.it

Il francese fai-da-te

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Scoprire di voler studiare il francese a 22 anni è un po’ problematico: le energie cerebrali principali vanno necessariamente destinate all’università e al lavoro, il poco tempo libero a disposizione è riservato agli amici e le lezioni private sono un po’ troppo costose. Eppure studiare il francese si può!

Ecco alcuni consigli da seguire per studiare il francese spendendo poco e senza perdere troppo tempo:

  1. Comprare un libro delle superiori. Se non ne possedete già uno, potete chiederlo in prestito ad amici e fratelli, oppure acquistarlo usato in una libreria specializzata. Scegliete un libro che:
    – Contenga tutta la grammatica francese in un solo volume, senza suddividerla in tanti tomi quanti sono gli anni di studi per contenere i costi;
    – Non sia soltanto un eserciziario, ma contenga anche delle schede di grammatica di immediata comprensione;
    – Contenga le tavole della coniugazione dei verbi, i numeri ordinali e cardinali, ecc… Insomma, tutti i casi particolari e le stranezze francese devono essere schematizzate per bene.
  2. Ascoltare tanta musica francese e imparare a memoria i testi delle canzoni.  Ecco alcune delle mie preferite:


  3. Cercare un amico francese o francofono con cui conversare e intrattenere una corrispondenza. 
    Grazie ad Internet oggi è facilissimo trovare un amico di penna, esistono infatti un sacco di siti appositi come www.interpals.net;
  4. Frequentare abitualmente siti internet dedicati all’universo francofono, come i seguenti:
    http://www.linguafrancese.it/ ;
    http://francais.altervista.org/ ;
    http://www.lefrancaispourtous.com/
  5. Leggere libricini in francese. Sono assolutamente sconsigliati i libri per bambini perché sono di una noia mortale, sono invece più utili e divertenti le riduzioni dei grandi classici, soprattutto quelle che contengono degli esercizi, oppure le raccolte di novelle e racconti. In ogni caso, vi consiglio alcuni titoli interessanti:
    – I romanzi di Pennac;
    Le petit Prince, Antoine de Saint-Exupéry;
    Bankoboev_Ru_lomtiki_limona
    – Vivre fatigue et autres nouvelles, Jean-Claude Izzo;
    Le mouron Rouge Un chevalier insaissable, Baronne Orczy, CIDEB (edizione scolastica);
    Le fantome de l’opera, Gaston Leroux, CIDEB (edizione scolastica)
    Le tour du monde en 80 jours, Jules Verne, CIDEB (edizione scolastica).
  6. Leggere siti web in francese, dedicati agli argomenti che più preferite.

Non mi resta che augurarvi buono studio!

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