Giulia Bossi e Maria Giovanna Piano raccontano Grazia Deledda

Questo articolo è stato pubblicato da Lo Sbuffo

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Sabato 8 settembre la Libreria delle Donne, storica associazione femminista, ha organizzato come evento di apertura della stagione una serata dedicata a Grazia Deledda, scrittrice sarda celebre per essere stata la prima donna italiana a vincere il Nobel per la letteratura nel 1926, estromessa per decenni dal canone ma piacevolmente riscoperta negli ultimi anni.

La conferenza è stata aperta dalla dott.ssa Giulia Bossi, giovane docente di Lettere laureata con una tesi  su Elsa Morante e una profonda passione per le autrici del Novecento, nonchè redattrice de Lo Sbuffo. L’insegnante si è accorta che le autrici donne della letteratura italiana erano trattate nel manuale dei suoi ragazzi segregate in un capitoletto intitolato La sensibilità femminile, inoltre lo spazio a loro dedicato era notevolmente inferiore rispetto a quello riservato ai colleghi uomini. Giulia Bossi ha scelto di spiegare alla classe Grazia Deledda, fornendo lei stessa il materiale ai suoi studenti. La giovane donna ha raccontato la propria esperienza alla platea con toni appassionati, trasmettendo il proprio trasporto per la professione di insegnante e le materie umanistiche.

La docente prosegue con la biografia di Grazia Deledda e un saggio di Sinazzola pubblicato come introduzione a Cenere. L’autrice, osteggiata persino dai lettori sardi, studiò sino alla quarta elementare, poi proseguì gli studi come autodidatta anche grazie al padre, giurista amante della poesia. A quindici anni scrisse i primi romanzi d’appendice e subì l’influenza di autori russi come Dostoevskij e Tolstoj. I primi romanzi furono di denuncia sociale, poi lo stile della Deledda assunse le caratteristiche che l’hanno resa popolare. L’autrice raccontò di una forza degli avi radicata nelle coscienze, di un tabù religioso nelle terre di Sardegna, di un forte senso di colpa dovuto al peccato. La Deledda non si abbandonò mai all’introspezione psicoanalitica, preferì invece affidare alla descrizione del paesaggio il compito di raccontare la psiche dei personaggi; infine troviamo una commistione tra riti mitici e Cristianesimo. Il Meriodione atemporale e ancestrale di Elsa Morante è stato indubbiamente influenzato dal premio Nobel sardo.

Pirandello, che la Deledda privò del Nobel, era fortemente geloso dell’autrice, infatti sosteneva che avesse una mente da uomo e nel 1905 descrive nel romanzo Suo marito il rapporto d’amore catastrofico tra due personaggi che rappresenterebbero la Deledda e il suo consorte e agente letterario Palmiro. In verità la coppia si amava profondamente, mentre Pirandello e la moglie affetta da problemi mentali avevano un rapporto fondato sulla gelosia.

Giulia Bossi dialoga con Maria Giovanna Piano, una filosofa e insegnante sarda curatrice dell’Ifold (Istituto Formazione Lavoro Donne) di Cagliari, nel settore studi e ricerche. La filosofa presenta il proprio libro Onora la madre, relativo all’autorità femminile nei romanzi della Deledda, in vendita presso la Libreria delle donne. Nonostante Giulia Bossi abbia notato l’assenza della Deledda tra gli autori studiati a scuola, la Piano afferma che il canone sia stato fatto dalla Deledda. L’autrice avrebbe inoltre “sardinizzato” l’Italia mentre i connazionali di altre regioni italianizzavano la Sardegna. La trama dei romanzi farebbe scontare ai personaggi la sola colpa di essere vivi. Grande tema dell’opera è il matriarcato mistico: agli uomini spetta l’agire pratico, mentre le donne, anche se apparentemente si “agitano” di meno, sono il vero fulcro dell’azione narrativa.

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L’educazione religiosa nei bambini

Articolo pubblicato dalla casa editrice Tlon attraverso il giornale online Lo Sbuffo.

Se cercate informazioni in rete sull’educazione religiosa resterete delusi, perché la Chiesa raramente diffonde informazioni tecniche sull’argomento: al più troverete titoli di manuali di argomento religioso difficili da reperire, ma sono pochi gli articoli divulgativi al riguardo. Abbondano invece i testi scritti nel sermo humilis con cui il clero si rivolge ai fedeli, in cui si invitano i genitori e le istituzioni ad insegnare ai bambini i basilari valori della Chiesa, l’amore e l’amicizia, oltre naturalmente la fede in Dio. Si tratta di raccomandazioni generiche e lapalissiane. Un argomento di grande interesse è invece il dibattito sull’insegnamento della religione cattolica (IRC) nelle scuole. La rete, come la popolazione italiana, è suddivisa in favorevoli e contrari, in ragazzi che partecipano alle lezioni e altri che abbandono l’aula, con o senza l’appoggio delle famiglie.

Per conoscere il punto di vista della Chiesa, analizzeremo un articolo pubblicato il 9 gennaio 2017 da Orsola Vetri su Famiglia Cristiana: Ora di religione, cinque buoni motivi per non perderla. L’articolo insiste sul fatto che le lezioni non tratterebbero solo la religione cattolica, ma anche cultura e orientamento, necessari a fedeli e non credenti per comprendere il senso della vita. Si lamenta poi la scarsa frequentazione dei ragazzi dell’ora di religione, che viene considerata un momento formativo e di riflessione.

Vengono poi citate le parole del Cardinal Angelo Bagnasco, pronunciate durante la Giornata di sensibilizzazione alla scelta dell’ora di religione: l’insegnamento viene presentato come un elisir contro la fragilità e lo smarrimento interiore, un espediente per imparare a “fare sintesi” e per rendere il giovane non un’enciclopedia, ma una persona matura; anche per il suo valore culturale, l’ora di religione è un momento di chiarificazione e equilibrio, utile per comprendere il tempo e la società che abitiamo e per dialogare con tutti.

Angelo Bertolone, professore di religione e autore di un blog che tratta dell’argomento, afferma che la sua materia affronta la ricerca del senso della vita e elenca cinque motivi per cui i ragazzi non dovrebbero abbandonare le sue lezioni. Innanzi tutto difende il diritto dell’ora di religione di essere una materia scolastica citando la legislazione: “La  Repubblica  Italiana,  riconoscendo  il  valore  della  cultura  religiosa  e  tenendo  conto  che  i  principi  del  cattolicesimo  fanno  parte  del  patrimonio  storico  del  popolo  italiano,  continuerà  ad  assicurare,  nel  quadro  delle  finalità  della  scuola,  l’insegnamento  della  religione  cattolica  nelle  scuole  pubbliche  non  universitarie  di  ogni  ordine  e  grado”. Forse per ragioni di sintesi, non si sofferma sulla storia dell’ora di religione, sullo stimolo ricevuto sotto il fascismo.

Il secondo motivo riprende il tema del dialogo menzionato dal Cardinale, in quanto sostiene che per essere aperti al confronto con tutti è bene conoscere le tradizioni, la religione e la cultura in cui l’Italia affonda le proprie radici; per tale ragione l’IRC non si occupa solo del Cattolicesimo, ma di tutte le religioni, stringendo anche collaborazioni con le comunità religiose non cristiane del territorio italiano. Il decalogo non specifica però che gli insegnanti di religione non sono approvati dalle guide spirituali di tali religioni ma dalla diocesi, pertanto il punto di vista con cui ci si approccia alle realtà non cristiane è sempre cattolico.

Come terzo punto viene sottolineata la preparazione e la competenza degli insegnanti, che seguono corsi di aggiornamento presso università accreditate dal MIUR  e i corsi del Servizio IRC della diocesi. Insegnanti e professori sono competenti non solo nel campo dell’istruzione, ma anche dell’educazione. L’intervento della Chiesa in un compito pubblico come l’istruzione viene dunque presentato come una garanzia di qualità.

La penultima ragione riguarda il fatto che, durante l’ora di religione, si trattano le domande esistenziali, aiutando i giovani ad affrontare più serenamente i momenti di crescita, ad avere uno scopo della vita, a comprendere che l’esistenza è un cammino di ricerca e ad apprezzare lo studio, la cultura e soprattutto la vita. L’autore riconosce dunque implicitamente che l’ora di religione cattolica educa ad essere religiosi e a credere nei valori del Cristianesimo.

Il quinto e ultimo punto apprezza il fatto che l’IRC è l’unica materia che si può scegliere (un’affermazione valida soltanto per gli studenti più giovani), inoltre si ribadisce che non è necessario essere credenti per frequentare le lezioni.

Come controparte abbiamo deciso di analizzare quanto ha affermato l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR), che sul suo sito ha dedicato un’intera pagina all’IRC. L’associazione analizza ogni aspetto tecnico dell’ora di religione riportando dati e statistiche e, naturalmente, inserendo la propria opinione in brevi ma incisivi commenti.

L’associazione tratta brevemente la storia dell’IRC, precisando che nella Italia postunitaria gli studenti seguivano l’ora di religione solo durante le scuole elementari, mentre nel 1923 il primo governo fascista lo rese obbligatorio e nel 1929 l’IRC fu esteso alle scuole medie e superiori.

Un protocollo addizionale del concordato afferma che “l’IRC […] è impartito in conformità della dottrina della Chiesa”, pertanto l’UAAR ritiene che l’ora di religione serva alla Chiesa per educare secondo la il Cattolicesimo, cosa che dovrebbe fare solo nelle parrocchie. Durante la lezione possono essere illustrate anche altre religioni, ma secondo un punto di vista cattolico e ciò è estremamente riduttivo.

Come prescrive il Codice di diritto canonico: «L’Ordinario del luogo si dia premura che coloro, i quali sono deputati come insegnanti della religione nelle scuole, anche non cattoliche, siano eccellenti per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica». Con ciò si sostiene che lo stato non ha il controllo di tale insegnamento, a prova di tale mancanza si cita il fatto che Berlinguer, in un’intervista a Famiglia Cristiana, ha affermato di non sapere cosa si insegni durante le lezioni.

L’articolo tratta inoltre le possibili opzioni per uno studente che non vuole avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica: partecipare ad attività didattiche e formative, studiare altre materie, uscire dalla scuola. Quest’ultima opzione non è praticabile per le famiglie che non possono curare i bambini durante le ore di lezione, inoltre la Chiesa si è opposta a collocare la materia a inizio o fine lezioni, una soluzione che potrebbe agevolare gli studenti che non vogliono recarsi a scuola durante l’ora di religione e dunque favorirebbe l’abbandono dell’IRC.

Apprendiamo inoltre che lo studio dell’IRC o dell’ora alternativa offrono un credito scolastico, utile nel punteggio di ammissione all’esame di stato delle scuole superiori. Per tale ragione hanno fatto ricorso la chiesa valdese e le chiese evangeliche, ma hanno fallito perché i ricorrenti “non hanno notificato le controparti”, impresa impossibile dato che si tratterebbe di tutti gli studenti che frequentano l’ora di religione.

Il numero degli studenti che si avvalgono dell’IRC diminuisce proporzionalmente all’aumento della loro età, in coincidenza con la possibilità di scegliere autonomamente se partecipare, dunque è evidente quanto sia influente il condizionamento famigliare. Le regioni centro-settentrionali sono le più laiche, mentre al sud frequentano quasi tutti. In una metropoli come Milano il numero dei partecipanti precipita e quasi duecento classi sono del tutto prive di IRC.

L’articolo evidenzia il fatto che gli insegnanti sono scelti dalla curia e che lo Stato che paga il loro stipendio non ha alcun controllo su di loro; tutto ciò è in contraddizione con la laicità dello Stato. Ogni dodici mesi gli insegnanti devono chiedere il nulla osta alla diocesi, che può anche revocare il permesso di esercitare per motivi come una “condotta morale pubblica in contrasto con gli insegnamenti della Chiesa”. Una professoressa in stato di gravidanza non approvata dalla diocesi è stata licenziata, la donna ha tentato di riottenere il posto per vie legali, ma invano. Non è dato sapere il costo dell’IRC per lo stato perché i siti ministeriali non ne fanno cenno. L’articolo azzarda un calcolo approssimativo di tale spesa, si tenga presente che, quando in una classe un solo studente si avvale dell’insegnamento della religione Cattolica, gli viene assegnato un insegnante per sé anziché inserirlo in un’altra classe, così lo spreco è notevole. La Chiesa si è opposta alla riduzione di tale spesa, lamentando una riduzione occupazionale.

Per concludere, Famiglia Cristiana difende soprattutto la qualità dei contenuti dell’ora di religione, che sarebbero poi le caratteristiche del Cattolicesimo, invece l’UAAR espone con criterio il funzionamento dell’IRC e ne critica molteplici aspetti, non propone apertamente una soluzione ma implicitamente non solo dissuade i ragazzi dal partecipare alle lezioni, ma consiglia anche di abolire l’insegnamento stesso. E’ un dato di fatto che i ragazzi, non appena sono abbastanza grandi da scegliere autonomamente se partecipare alle lezioni, abbandonano i banchi per dedicarsi ad un’ora di studio o, più comunemente, divertirsi fuori dall’istituto.

Dieci euro in centesimi. Ordinarie storie di una cassiera.

Ci sono persone che risparmiano diligentemente ogni centesimo per pagarsi una cena. Oggi racconterò la loro storia. Bastano 1500 battute per raccontare un’emozione? Sperò di sì, perché queste persone mi hanno colpito nel profondo.

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Una cassiera è tenuta ad accettare qualsiasi forma di pagamento, purché sia valida. Ciò significa che se un cliente desidera pagare dieci euro in centesimi, la malcapitata non può tirarsi indietro. Alcune persone sono così povere da accumulare i ramini per pagarsi la cena, spesso costituita da latte e biscotti qualora se la passino particolarmente male, cosce di pollo e birra se hanno qualche spicciolo in più (lavorando in cassa ho scoperto che gli africani adorano il pollo).

Dopo avermi fatto battere i prodotti, i clienti svuotano sacchettini di plastica colmi di monetine sul bancone, che devo contare una per una. Non riesco a provare pietà per la povertà, perché contare tutti quegli spiccioli è un’attività faticosa, soprattutto a fine giornata. Le cassiere solitamente sono felici di ricevere moneta, ma in questi casi non abbiamo abbastanza spazio nel cassetto, così il cliente viene accolto con una silenziosa imprecazione. Una volta ho dovuto chiedere ad una collega di suddividere il denaro in pacchetti da un euro in una cassa vuota dietro la mia, mentre io mi occupavo dei clienti.

Certe volte la cifra offerta dai clienti è leggermente inferiore al totale, non so se si tratta di una loro svista o se il poveretto sta tentando di risparmiare qualche centesimo. Non posso regalare nulla perché non si tratta di soldi miei, così chiedo inflessibile al cliente il denaro mancante. Mi sento una stronza, ma ho bisogno di lavorare e non posso fare sconti a nessuno.

Intervista con Francesco Guccini, Intervista al Maestrone all’Arcimboldi di Milano

Articolo pubblicato su “Lo sbuffo”

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Venerdì 24 febbraio il teatro Arcimboldi di Milano ha ospitato Incontro con Francesco Guccini con la partecipazione dei Musici, il gruppo che accompagnava la voce del Maestrone durante i suoi concerti. Guccini ha ormai cessato di cantare del 2013 ma, fortunatamente per i suoi fan, non ha ancora perso la voglia di scrivere libri e di rilasciare interviste, come quella che si è tenuta a Milano. L’intervista è stata condotta da Bertoncelli, critico musicale e giornalista aspramente contestato nella storica canzone Avvelenata.

Dall’ultima tournée, Guccini si presenta più invecchiato soprattutto nei movimenti, ma non ha abbandonato il pullover rosso che spesso indossa in pubblico. La platea ha accolto il Maestrone con un’ovazione e Guccini ha risposto con l’umiltà che lo caratterizza e un’arguta battuta di spirito. Ha saputo raccontare il proprio passato con una grande abilità oratoria e una straordinaria simpatia, infatti ha divertito il pubblico con non poche esilaranti battute. La qualità dei contenuti non è però stata all’altezza dell’abilità del narratore, infatti gli appassionati di Guccini e coloro che avevano dimestichezza con le sue interviste e biografie non hanno scoperto nulla di nuovo sul cantautore. Altra pecca dell’incontro è stato l’impianto stereo del teatro, infatti coloro che sedevano sui palchi facevano fatica a sentire la voce del Maestrone.

Bertoncelli è rimasto nell’ombra per la maggior parte dell’intervista, restando in silenzio dopo aver posto le proprie sintetiche domande al maestrone. Al termine dell’intervista, il giornalista e il cantautore hanno assicurato di hanno essere amici nonostante l’aspro riferimento a Bertoncelli nell’Avvelenata. Quest’ultimo ha persino ottenuto una certa popolarità grazie a tale episodio.

 

L’intervista è durata un’ora, dopo la quale Guccini si è congedato per lasciare spazio alla musica. I Musici sono composti da cinque componenti: chitarra, basso, batteria, sassofono, tastiera. Tra tutti ricordiamo alla chitarra Juan Carlos Biondini, noto a tutti come Flaco, grande amico del Maestrone. I Musici hanno accompagnato Guccini per gran parte della sua carriera, il loro supporto è stato fondamentale per lui. Ancora oggi, sebbene Guccini abbia smesso di cantare, il complesso porta la musica del cantautore in giro per l’Italia affinché sia ancora possibile gustare le sue note in un live.

Ascoltare i brani di Guccini cantati da un’altra voce trasmette una certa malinconia, eppure il concerto è stato interessante e coinvolgente, soprattutto per gli a soli di sassofono. Il Maestrone era solito aprire i propri concerti con Canzone per un’amica e concluderli con La locomotiva, ma i Musici hanno preferito infrangere la tradizione e seguire un altro ordine. La locomotiva ha ricevuto uno strepitoso applauso dopo il verso “la fiaccola dell’anarchia” per l’evidente riferimento politico, inoltre il pubblico ha manifestato più volte la propria approvazione nel corso dell’intero concerto, ma l’esibizione non ha riscosso l’entusiasmo dei concerti di Guccini di un tempo: dopotutto mancava lui, il grande protagonista. Chissà se Guccini ha seguito il concerto dietro le quinte o se, considerata l’età, se n’era andato a dormire.

L’incontro di Milano, che è riuscito a riempire la platea come molte altre interviste di Guccini, non è stato il primo e non sarà l’ultimo evento di questo genere, infatti Guccini vi aspetta a Sanremo, presso il Teatro Ariston, venerdì 28 aprile e a Cesena, presso il Carisport, sabato 13 maggio. Si spera che il pubblico continui ad essere numeroso, si tratta delle ultime opportunità di incontrare il Maestrone dal vivo prima che il peso degli anni si faccia troppo pesante. Una cosa è certa: Guccini non è più giovane e arzillo, pertanto le sue uscite in pubblico trasmettono solo tanta malinconia.

 

Fonti:

http://www.ticketone.it/

http://teatroarcimboldi.it/event.php?id=592

http://www.francescoguccini.net/i-musici-di-francesco

 

 

The Game (Il Gioco)

 

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Se avete deciso di leggere questo articolo ormai è troppo tardi, siete destinati a partecipare al Gioco sino alla fine dei vostri giorni. In verità state giocando dall’epoca del vostro primo vagito, solo che non lo sapevate. Forse vi state chiedendo cosa sia il Gioco. Sarete subito accontentati, in modo tale da contribuire anche voi alla diffusione di quello che è stato definito un virus mentale.

 

Le origine del Gioco sono ignote, ma è certo che era già presente in Inghilterra vent’anni fa, nel lontano 1996. The Game, chiamato in italiano Il Gioco, è un passatempo per nerd incalliti (come me, come voi, come tutti i lettori di questo blog) il cui scopo è evitare di ricordarsi del gioco stesso. E’ molto più difficile di quanto possa sembrare in quanto, più si cerca di dimenticarsi di qualcosa, più tale concetto si imprime nella nostra mente. WIkipedia, per spiegare il concetto, ha scelto di tirarsela citando Dostoevskij: “cerca di non pensare ad un orso bianco e questo continuerà a venirti in mente”.

 

Il Gioco funziona in modo molto semplice:

 

·         L’intera umanità sta partecipando al gioco;

 

·         Non tutti sono consapevoli di stare giocando (si tratta di coloro che non sono venuti a conoscenza dell’esistenza del Gioco);

 

·         Se si pensa al Gioco, si perde;

 

·         Non è possibile vincere al Gioco, al massimo si può evitare di perdere non pensando ad esso;

 

·         Se si perde, bisogna informare di tale avvenimento un’altra persona, che perderà a sua volta. Per fare ciò è sufficiente affermare di avere perso, oppure di aver appena fatto perdere il vostro interlocutore. In questo modo, anche il vostro compagno perderà; 

 

·         Dopo aver perso, un giocatore può pensare al Gioco senza perdere nella mezz’ora successiva, in quanto non è possibile smettere di pensare volutamente a qualcosa, si può solo attendere che il flusso dei pensieri si allontani spontaneamente da quell’argomento;

 

·         Lo scopo è informare l’intera umanità dell’esistenza del Gioco.

 

Esistono altre varianti del gioco che personalmente non conosco. Secondo la nostra cara WIkipedia, il gioco finirà quando il primo ministro britannico annuncerà pubblicamente “The Game is up”, che significa “Il Gioco è finito”. Una petizione mondiale ha tentato di convincere i politici a porre fine ad un gioco che è stato definito un virus mentale, ma invano. E’ stata realizzata una seconda petizione per far entrare Il Gioco nella legge inglese, obbligando l’intero stato a rispettarne le regole, ma è stata rifiutata in quanto “umoristica e di nessuna rilevanza per le attività statali”.

 

Ora che sapete anche voi in che cosa consiste Il Gioco, andate nel mondo e diffondete il verbo. Prima di leggere questo articolo non avevate alcuna possibilità di perdere in quanto non eravate a conoscenza dell’esistenza del Gioco, ma da questo momento siete destinati a perdere, di tanto in tanto, quanto vi ricorderete di questo articolo e dell’esistenza del Gioco.

 

A proposito, AVETE PERSO!

 

La regina della notte

Mi chiamo Astrifiammante, sono la regina della notte

Ho sconfitto infinite stelle che brillavano meno di me

E combatterò fino alla morte per essere la prima, per risplendere sola tra le stelle

Eppure mi inchino al sole tutte le mattine

Getto la spada per  strappargli un sorriso e un bacio

Sarastro è il migliore

Siamo così diversi che possiamo regnare assieme

Se ogni tanto cerco di ucciderlo

E’ solo perché l’amore è un controsenso

Io voglio brillare nella notte

Ma le stelle non si vedono di giorno, quando sorge il sole

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Il 1816, l’anno senza estate

In seguito all’eruzione dello stratovulcano Tambora dell’isola indonesiana di Sumbawa, si verificarono delle singolari condizioni climatiche che ebbero numerose conseguenze, alcune terribili e altre straordinarie, nel 1815 e soprattutto nel 1816. Il 1816 conobbe delle condizioni climatiche tali da essere ricordato come l’”anno senza estate” o, nei paesi anglofoni, come l’Eighteen hundred and froze to death (1800 e si moriva di freddo). Secondo lo storico John D. Post si trattò de “l’ultima grande crisi di sopravvivenza nel mondo occidentale”.

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Prima di trattare le curiosità storiche è necessario occuparsi della geografia dei luoghi, più precisamente del piccolo paradiso terrestre dell’isola di Sumbawa, appartenente all’arcipelago delle Piccole Isole della Sonda. Il terreno arido dell’isola è stato fortunatamente risparmiato dal turismo di massa ed è invece una delle mete preferite da chi ama i viaggi avventurosi a contatto con la natura e popoli lontani oppure il soggiorno in spiagge paradisiache, perfette per il surf. L’isola ha ospitato diverse celebrities in fuga dalla civiltà, come la principessa Diana e Mick Jagger.

L’Isola di Sumbawa è tanto affascinante quanto temibile, infatti sorge sulla Cintura di Fuoco dell’Oceano Pacifico, nota per i più sconvolgenti movimenti tellurici e i più pericolosi vulcani del mondo. Sull’isola si trova il vulcano Tambora che è amatissimo dagli scalatori (la cima è raggiungibile attraverso due giorni di trekking), ma purtroppo è anche il secondo vulcano al mondo per indice di esplosività VEI, stimata a 7 (su una scala di 8). La sua più raccapricciante esplosione è stata proprio quella del 1815, le cui scorie hanno sconvolto il clima dell’anno successivo provocando climi freddi e carestie in tutto il mondo.

Per ricostruire da un punto di vista scientifico ciò che accadde durante quel terribile periodo mi sono avvalsa di fonti discordanti tra loro. La catastrofe iniziò il 5 aprile e durò sino al 15, ì primi segnali di attività vulcanica si manifestarono intorno al tramonto dell’11 aprile, quando avvenne l’esplosione più imponente sotto forma di violentissimi tuoni che allarmarono le truppe britanniche, le quali si erano da poco stanziate sull’isola scacciando gli olandesi. I boati cessarono dopo non molto, ma il 19 si verificarono esplosioni più intense e emissioni di nubi piroclastiche che oscurarono il cielo per giorni e crearono cumuli di polveri nei villaggi e sulla superficie del mare, si pensi che le navi avrebbero incontrato isolotti di pomice galleggiante per i successivi quattro anni. I fenomeni vulcanici durarono tre mesi e provocarono una diminuzione della quota dell’imponente vulcano di 1300 m (oggi il Tambora misura 3800 m). Vennero emessi 140 kmq di magma e una colonna di ceneri di 40 km. Si trattò di una delle più imponenti eruzione vulcaniche dell’ultima Era Glaciale.

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L’eruzione vulcanica provocò la morte di 90 000 persone e venne sterminato un popolo indonesiano, di cui dal 2004 gli archeologi stanno riportando alla luce i resti. E’ stato ritrovato un villaggio sviluppato, con pianta regolare e edifici allineati. Sono stati inoltre rinvenuti scheletri in posizione di fuga, simili ai calchi di gesso dei deceduti a Pompei, in quanto l’eruzione sorprese gli abitanti mentre erano intenti nelle loro occupazioni quotidiane. Su alcune salme sono stati ritrovati ornamenti reali come gioielli di bronzo e alcuni caratteristici pugnali reali, utilizzati sia come armi sia come strumenti cerimoniali. Secondo alcune leggende incise sui pugnali stessi, tali strumenti sarebbero stati forgiati con materiali celesti, proveniente da meteoriti. La religione diffusa presso questo popolo era animista e proveniva da un passato remoto.

L’esorbitante quantità di ceneri emesse, sommandosi a quelle prodotte negli anni precedenti dai vulcani Soufrière e Mayon, impedivano parzialmente alla luce solare di attraversare l’atmosfera e riscaldare adeguatamente la superficie terrestre. La sfortuna volle che proprio in quel periodo si verificò il minimo di Dalton, durante il quale il sole emanò poca energia, ed era ancora in corso la piccola era glaciale, un periodo di raffreddamento del clima terrestre in corso dal Medioevo e terminato nel 1850. Tutto ciò provocò nell’anno successivo, il 1816, un’estate particolarmente fredda, con raccolti catastrofici e terribili carestie in tutto il luogo.

Le zone più colpite dalle anomalie climatiche furono quelle dell’America del nordest, nelle province canadesi del Maritimes e del Terranova. A maggio il ghiaccio devastò i raccolti, a giugno nel Canada e nel New England si verificarono tempeste di neve che uccisero molte persone e a luglio e agosto i fiumi e i laghi della Pennsylvania ghiacciarono. Il prezzo dei cereali subì un notevole aumento e l’economia ne risentì, i contadini patirono la miseria e molti capi di bestiame morirono. Tutto ciò ebbe però un effetto inaspettato: fu incentivata la conquista del West e l’ampliamento degli stanziamenti nel Midwest.

Per quanto riguarda l’estate europea, si verificarono tempeste, piogge anomale, inondazioni dei maggiori fiumi (come il reno) e presenza di ghiaccio. In Ungheria cadde neve sporca, mentre in Italia avvennero precipitazioni di neve rossa, probabilmente dovuta alla cenere presente nell’atmosfera. Nemmeno l’Europa fu risparmiata dalla carestia, infatti in Francia e in Inghilterra ci furono rivolte per il cibo e i magazzini vennero saccheggiati. La Svizzera dichiarò lo stato di emergenza nazionale.

Alcune ipotesi sostengono che il freddo del 1816 provocò la prima pandemia di colera della storia. I test medici rivelano infatti che prima dell’”anno senza estate” il colera era circoscritto alla zona di pellegrinaggio sul Gange, la carestia invece diffuse la malattia in modo lento ma costante anche nel Bengala, in Afghanistan e nel Nepal, fino al Mar Caspio, per poi trasferirsi nel mar Baltico e nel Medio Oriente

Il catastrofico clima del 1815 e del 1816 ebbe un impatto non solo sull’economia, ma anche sugli eventi storici a partire dalle campagne di Napoleone, che tra il 17 e il 18 giugno 1815 venne sconfitto a Waterloo a causa di una pioggia incessante. L’artiglieria del condottiero, l’arma decisiva del suo esercito, non fu in grado di fermare le forze avversarie in seguito all’inagibilità del terreno e fu esclusa dal campo di battaglia.

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L’eruzione del vulcano ebbe conseguenze anche in ambito letterario, fortunatamente positive: costretti al chiuso in una villa sul lago di Ginevra in seguito al clima ostile dell’estate 1816, P.B Shelley, la futura moglie Mary Godwin, Lord Byron e il suo segretario Polidori ebbero l’idea di trascorrere il tempo scrivendo racconti gotici. P.B.Shelley e Byron rinunciarono, ma Polidori scrisse Il vampiro e Mary Shelley, nonostante un inizio difficoltoso, concepì un abbozzo di Frankenstein. L’idea venne concepita grazie ad un sogno circa la nascita della creatura; il romanzo, scritto successivamente, venne poi pubblicato nel 1831 e fu il capolavoro della scrittrice.

Il clima catastrofico ebbe come conseguenza positiva anche lo stimolo dell’ingegno umano, più precisamente del tedesco Karl Drais. L’inventore ideò la bicicletta con lo scopo di sostituire i cavalli che, in seguito alla carestia, venivano lasciati morire di fame. La prima “carrozza senza cavalli” venne presentata al Congresso di Vienna nel 1815 e fu progettata in seguito al maltempo provocato dalle eruzioni vulcaniche del 1812. SI trattava di  un veicolo a quattro ruote pilotabile mediante una scomoda manovella ubicata nella parte posteriore e proprio per questo non riscosse particolare successo.
Durante l’anno senza estate, Drais decise di fare un secondo tentativo e realizzò una rudimentale bicicletta a due ruote con un sellino e un manubrio montato nella parte anteriore; il veicolo venne brevettato con il nome di Laufmaschine (macchina da corsa) il 17 febbraio 1818.
Drais non aveva pensato di aggiungere pedali, freno e trasmissione a catena, ma tali e altri accorgimenti sarebbero stati gradualmente aggiunti nel corso degli anni, sino alla creazione della moderna bicicletta.

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Le ceneri e i gas presenti nell’atmosfera crearono degli spettacolari effetti cromatici durante il tramonto, che ispirarono all’artista J. M. W. Turner dei magnifici dipinti che, oltre ad essere delle preziose opere d’arte, sono le sole testimonianze a nostra disposizione dei mutamenti del colore del cielo in questo periodo storico. L’eruzione del vulcano provocò dei meravigliosi tramonti aranciati nei tre anni successivi; sarebbe meraviglioso avere delle fotografie al riguardo.

 

Fonti: