Dieci euro in centesimi. Ordinarie storie di una cassiera.

Ci sono persone che risparmiano diligentemente ogni centesimo per pagarsi una cena. Oggi racconterò la loro storia. Bastano 1500 battute per raccontare un’emozione? Sperò di sì, perché queste persone mi hanno colpito nel profondo.

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Una cassiera è tenuta ad accettare qualsiasi forma di pagamento, purché sia valida. Ciò significa che se un cliente desidera pagare dieci euro in centesimi, la malcapitata non può tirarsi indietro. Alcune persone sono così povere da accumulare i ramini per pagarsi la cena, spesso costituita da latte e biscotti qualora se la passino particolarmente male, cosce di pollo e birra se hanno qualche spicciolo in più (lavorando in cassa ho scoperto che gli africani adorano il pollo).

Dopo avermi fatto battere i prodotti, i clienti svuotano sacchettini di plastica colmi di monetine sul bancone, che devo contare una per una. Non riesco a provare pietà per la povertà, perché contare tutti quegli spiccioli è un’attività faticosa, soprattutto a fine giornata. Le cassiere solitamente sono felici di ricevere moneta, ma in questi casi non abbiamo abbastanza spazio nel cassetto, così il cliente viene accolto con una silenziosa imprecazione. Una volta ho dovuto chiedere ad una collega di suddividere il denaro in pacchetti da un euro in una cassa vuota dietro la mia, mentre io mi occupavo dei clienti.

Certe volte la cifra offerta dai clienti è leggermente inferiore al totale, non so se si tratta di una loro svista o se il poveretto sta tentando di risparmiare qualche centesimo. Non posso regalare nulla perché non si tratta di soldi miei, così chiedo inflessibile al cliente il denaro mancante. Mi sento una stronza, ma ho bisogno di lavorare e non posso fare sconti a nessuno.

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Intervista con Francesco Guccini, Intervista al Maestrone all’Arcimboldi di Milano

Articolo pubblicato su “Lo sbuffo”

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Venerdì 24 febbraio il teatro Arcimboldi di Milano ha ospitato Incontro con Francesco Guccini con la partecipazione dei Musici, il gruppo che accompagnava la voce del Maestrone durante i suoi concerti. Guccini ha ormai cessato di cantare del 2013 ma, fortunatamente per i suoi fan, non ha ancora perso la voglia di scrivere libri e di rilasciare interviste, come quella che si è tenuta a Milano. L’intervista è stata condotta da Bertoncelli, critico musicale e giornalista aspramente contestato nella storica canzone Avvelenata.

Dall’ultima tournée, Guccini si presenta più invecchiato soprattutto nei movimenti, ma non ha abbandonato il pullover rosso che spesso indossa in pubblico. La platea ha accolto il Maestrone con un’ovazione e Guccini ha risposto con l’umiltà che lo caratterizza e un’arguta battuta di spirito. Ha saputo raccontare il proprio passato con una grande abilità oratoria e una straordinaria simpatia, infatti ha divertito il pubblico con non poche esilaranti battute. La qualità dei contenuti non è però stata all’altezza dell’abilità del narratore, infatti gli appassionati di Guccini e coloro che avevano dimestichezza con le sue interviste e biografie non hanno scoperto nulla di nuovo sul cantautore. Altra pecca dell’incontro è stato l’impianto stereo del teatro, infatti coloro che sedevano sui palchi facevano fatica a sentire la voce del Maestrone.

Bertoncelli è rimasto nell’ombra per la maggior parte dell’intervista, restando in silenzio dopo aver posto le proprie sintetiche domande al maestrone. Al termine dell’intervista, il giornalista e il cantautore hanno assicurato di hanno essere amici nonostante l’aspro riferimento a Bertoncelli nell’Avvelenata. Quest’ultimo ha persino ottenuto una certa popolarità grazie a tale episodio.

 

L’intervista è durata un’ora, dopo la quale Guccini si è congedato per lasciare spazio alla musica. I Musici sono composti da cinque componenti: chitarra, basso, batteria, sassofono, tastiera. Tra tutti ricordiamo alla chitarra Juan Carlos Biondini, noto a tutti come Flaco, grande amico del Maestrone. I Musici hanno accompagnato Guccini per gran parte della sua carriera, il loro supporto è stato fondamentale per lui. Ancora oggi, sebbene Guccini abbia smesso di cantare, il complesso porta la musica del cantautore in giro per l’Italia affinché sia ancora possibile gustare le sue note in un live.

Ascoltare i brani di Guccini cantati da un’altra voce trasmette una certa malinconia, eppure il concerto è stato interessante e coinvolgente, soprattutto per gli a soli di sassofono. Il Maestrone era solito aprire i propri concerti con Canzone per un’amica e concluderli con La locomotiva, ma i Musici hanno preferito infrangere la tradizione e seguire un altro ordine. La locomotiva ha ricevuto uno strepitoso applauso dopo il verso “la fiaccola dell’anarchia” per l’evidente riferimento politico, inoltre il pubblico ha manifestato più volte la propria approvazione nel corso dell’intero concerto, ma l’esibizione non ha riscosso l’entusiasmo dei concerti di Guccini di un tempo: dopotutto mancava lui, il grande protagonista. Chissà se Guccini ha seguito il concerto dietro le quinte o se, considerata l’età, se n’era andato a dormire.

L’incontro di Milano, che è riuscito a riempire la platea come molte altre interviste di Guccini, non è stato il primo e non sarà l’ultimo evento di questo genere, infatti Guccini vi aspetta a Sanremo, presso il Teatro Ariston, venerdì 28 aprile e a Cesena, presso il Carisport, sabato 13 maggio. Si spera che il pubblico continui ad essere numeroso, si tratta delle ultime opportunità di incontrare il Maestrone dal vivo prima che il peso degli anni si faccia troppo pesante. Una cosa è certa: Guccini non è più giovane e arzillo, pertanto le sue uscite in pubblico trasmettono solo tanta malinconia.

 

Fonti:

http://www.ticketone.it/

http://teatroarcimboldi.it/event.php?id=592

http://www.francescoguccini.net/i-musici-di-francesco

 

 

The Game (Il Gioco)

 

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Se avete deciso di leggere questo articolo ormai è troppo tardi, siete destinati a partecipare al Gioco sino alla fine dei vostri giorni. In verità state giocando dall’epoca del vostro primo vagito, solo che non lo sapevate. Forse vi state chiedendo cosa sia il Gioco. Sarete subito accontentati, in modo tale da contribuire anche voi alla diffusione di quello che è stato definito un virus mentale.

 

Le origine del Gioco sono ignote, ma è certo che era già presente in Inghilterra vent’anni fa, nel lontano 1996. The Game, chiamato in italiano Il Gioco, è un passatempo per nerd incalliti (come me, come voi, come tutti i lettori di questo blog) il cui scopo è evitare di ricordarsi del gioco stesso. E’ molto più difficile di quanto possa sembrare in quanto, più si cerca di dimenticarsi di qualcosa, più tale concetto si imprime nella nostra mente. WIkipedia, per spiegare il concetto, ha scelto di tirarsela citando Dostoevskij: “cerca di non pensare ad un orso bianco e questo continuerà a venirti in mente”.

 

Il Gioco funziona in modo molto semplice:

 

·         L’intera umanità sta partecipando al gioco;

 

·         Non tutti sono consapevoli di stare giocando (si tratta di coloro che non sono venuti a conoscenza dell’esistenza del Gioco);

 

·         Se si pensa al Gioco, si perde;

 

·         Non è possibile vincere al Gioco, al massimo si può evitare di perdere non pensando ad esso;

 

·         Se si perde, bisogna informare di tale avvenimento un’altra persona, che perderà a sua volta. Per fare ciò è sufficiente affermare di avere perso, oppure di aver appena fatto perdere il vostro interlocutore. In questo modo, anche il vostro compagno perderà; 

 

·         Dopo aver perso, un giocatore può pensare al Gioco senza perdere nella mezz’ora successiva, in quanto non è possibile smettere di pensare volutamente a qualcosa, si può solo attendere che il flusso dei pensieri si allontani spontaneamente da quell’argomento;

 

·         Lo scopo è informare l’intera umanità dell’esistenza del Gioco.

 

Esistono altre varianti del gioco che personalmente non conosco. Secondo la nostra cara WIkipedia, il gioco finirà quando il primo ministro britannico annuncerà pubblicamente “The Game is up”, che significa “Il Gioco è finito”. Una petizione mondiale ha tentato di convincere i politici a porre fine ad un gioco che è stato definito un virus mentale, ma invano. E’ stata realizzata una seconda petizione per far entrare Il Gioco nella legge inglese, obbligando l’intero stato a rispettarne le regole, ma è stata rifiutata in quanto “umoristica e di nessuna rilevanza per le attività statali”.

 

Ora che sapete anche voi in che cosa consiste Il Gioco, andate nel mondo e diffondete il verbo. Prima di leggere questo articolo non avevate alcuna possibilità di perdere in quanto non eravate a conoscenza dell’esistenza del Gioco, ma da questo momento siete destinati a perdere, di tanto in tanto, quanto vi ricorderete di questo articolo e dell’esistenza del Gioco.

 

A proposito, AVETE PERSO!

 

La regina della notte

Mi chiamo Astrifiammante, sono la regina della notte

Ho sconfitto infinite stelle che brillavano meno di me

E combatterò fino alla morte per essere la prima, per risplendere sola tra le stelle

Eppure mi inchino al sole tutte le mattine

Getto la spada per  strappargli un sorriso e un bacio

Sarastro è il migliore

Siamo così diversi che possiamo regnare assieme

Se ogni tanto cerco di ucciderlo

E’ solo perché l’amore è un controsenso

Io voglio brillare nella notte

Ma le stelle non si vedono di giorno, quando sorge il sole

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Il 1816, l’anno senza estate

In seguito all’eruzione dello stratovulcano Tambora dell’isola indonesiana di Sumbawa, si verificarono delle singolari condizioni climatiche che ebbero numerose conseguenze, alcune terribili e altre straordinarie, nel 1815 e soprattutto nel 1816. Il 1816 conobbe delle condizioni climatiche tali da essere ricordato come l’”anno senza estate” o, nei paesi anglofoni, come l’Eighteen hundred and froze to death (1800 e si moriva di freddo). Secondo lo storico John D. Post si trattò de “l’ultima grande crisi di sopravvivenza nel mondo occidentale”.

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Prima di trattare le curiosità storiche è necessario occuparsi della geografia dei luoghi, più precisamente del piccolo paradiso terrestre dell’isola di Sumbawa, appartenente all’arcipelago delle Piccole Isole della Sonda. Il terreno arido dell’isola è stato fortunatamente risparmiato dal turismo di massa ed è invece una delle mete preferite da chi ama i viaggi avventurosi a contatto con la natura e popoli lontani oppure il soggiorno in spiagge paradisiache, perfette per il surf. L’isola ha ospitato diverse celebrities in fuga dalla civiltà, come la principessa Diana e Mick Jagger.

L’Isola di Sumbawa è tanto affascinante quanto temibile, infatti sorge sulla Cintura di Fuoco dell’Oceano Pacifico, nota per i più sconvolgenti movimenti tellurici e i più pericolosi vulcani del mondo. Sull’isola si trova il vulcano Tambora che è amatissimo dagli scalatori (la cima è raggiungibile attraverso due giorni di trekking), ma purtroppo è anche il secondo vulcano al mondo per indice di esplosività VEI, stimata a 7 (su una scala di 8). La sua più raccapricciante esplosione è stata proprio quella del 1815, le cui scorie hanno sconvolto il clima dell’anno successivo provocando climi freddi e carestie in tutto il mondo.

Per ricostruire da un punto di vista scientifico ciò che accadde durante quel terribile periodo mi sono avvalsa di fonti discordanti tra loro. La catastrofe iniziò il 5 aprile e durò sino al 15, ì primi segnali di attività vulcanica si manifestarono intorno al tramonto dell’11 aprile, quando avvenne l’esplosione più imponente sotto forma di violentissimi tuoni che allarmarono le truppe britanniche, le quali si erano da poco stanziate sull’isola scacciando gli olandesi. I boati cessarono dopo non molto, ma il 19 si verificarono esplosioni più intense e emissioni di nubi piroclastiche che oscurarono il cielo per giorni e crearono cumuli di polveri nei villaggi e sulla superficie del mare, si pensi che le navi avrebbero incontrato isolotti di pomice galleggiante per i successivi quattro anni. I fenomeni vulcanici durarono tre mesi e provocarono una diminuzione della quota dell’imponente vulcano di 1300 m (oggi il Tambora misura 3800 m). Vennero emessi 140 kmq di magma e una colonna di ceneri di 40 km. Si trattò di una delle più imponenti eruzione vulcaniche dell’ultima Era Glaciale.

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L’eruzione vulcanica provocò la morte di 90 000 persone e venne sterminato un popolo indonesiano, di cui dal 2004 gli archeologi stanno riportando alla luce i resti. E’ stato ritrovato un villaggio sviluppato, con pianta regolare e edifici allineati. Sono stati inoltre rinvenuti scheletri in posizione di fuga, simili ai calchi di gesso dei deceduti a Pompei, in quanto l’eruzione sorprese gli abitanti mentre erano intenti nelle loro occupazioni quotidiane. Su alcune salme sono stati ritrovati ornamenti reali come gioielli di bronzo e alcuni caratteristici pugnali reali, utilizzati sia come armi sia come strumenti cerimoniali. Secondo alcune leggende incise sui pugnali stessi, tali strumenti sarebbero stati forgiati con materiali celesti, proveniente da meteoriti. La religione diffusa presso questo popolo era animista e proveniva da un passato remoto.

L’esorbitante quantità di ceneri emesse, sommandosi a quelle prodotte negli anni precedenti dai vulcani Soufrière e Mayon, impedivano parzialmente alla luce solare di attraversare l’atmosfera e riscaldare adeguatamente la superficie terrestre. La sfortuna volle che proprio in quel periodo si verificò il minimo di Dalton, durante il quale il sole emanò poca energia, ed era ancora in corso la piccola era glaciale, un periodo di raffreddamento del clima terrestre in corso dal Medioevo e terminato nel 1850. Tutto ciò provocò nell’anno successivo, il 1816, un’estate particolarmente fredda, con raccolti catastrofici e terribili carestie in tutto il luogo.

Le zone più colpite dalle anomalie climatiche furono quelle dell’America del nordest, nelle province canadesi del Maritimes e del Terranova. A maggio il ghiaccio devastò i raccolti, a giugno nel Canada e nel New England si verificarono tempeste di neve che uccisero molte persone e a luglio e agosto i fiumi e i laghi della Pennsylvania ghiacciarono. Il prezzo dei cereali subì un notevole aumento e l’economia ne risentì, i contadini patirono la miseria e molti capi di bestiame morirono. Tutto ciò ebbe però un effetto inaspettato: fu incentivata la conquista del West e l’ampliamento degli stanziamenti nel Midwest.

Per quanto riguarda l’estate europea, si verificarono tempeste, piogge anomale, inondazioni dei maggiori fiumi (come il reno) e presenza di ghiaccio. In Ungheria cadde neve sporca, mentre in Italia avvennero precipitazioni di neve rossa, probabilmente dovuta alla cenere presente nell’atmosfera. Nemmeno l’Europa fu risparmiata dalla carestia, infatti in Francia e in Inghilterra ci furono rivolte per il cibo e i magazzini vennero saccheggiati. La Svizzera dichiarò lo stato di emergenza nazionale.

Alcune ipotesi sostengono che il freddo del 1816 provocò la prima pandemia di colera della storia. I test medici rivelano infatti che prima dell’”anno senza estate” il colera era circoscritto alla zona di pellegrinaggio sul Gange, la carestia invece diffuse la malattia in modo lento ma costante anche nel Bengala, in Afghanistan e nel Nepal, fino al Mar Caspio, per poi trasferirsi nel mar Baltico e nel Medio Oriente

Il catastrofico clima del 1815 e del 1816 ebbe un impatto non solo sull’economia, ma anche sugli eventi storici a partire dalle campagne di Napoleone, che tra il 17 e il 18 giugno 1815 venne sconfitto a Waterloo a causa di una pioggia incessante. L’artiglieria del condottiero, l’arma decisiva del suo esercito, non fu in grado di fermare le forze avversarie in seguito all’inagibilità del terreno e fu esclusa dal campo di battaglia.

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L’eruzione del vulcano ebbe conseguenze anche in ambito letterario, fortunatamente positive: costretti al chiuso in una villa sul lago di Ginevra in seguito al clima ostile dell’estate 1816, P.B Shelley, la futura moglie Mary Godwin, Lord Byron e il suo segretario Polidori ebbero l’idea di trascorrere il tempo scrivendo racconti gotici. P.B.Shelley e Byron rinunciarono, ma Polidori scrisse Il vampiro e Mary Shelley, nonostante un inizio difficoltoso, concepì un abbozzo di Frankenstein. L’idea venne concepita grazie ad un sogno circa la nascita della creatura; il romanzo, scritto successivamente, venne poi pubblicato nel 1831 e fu il capolavoro della scrittrice.

Il clima catastrofico ebbe come conseguenza positiva anche lo stimolo dell’ingegno umano, più precisamente del tedesco Karl Drais. L’inventore ideò la bicicletta con lo scopo di sostituire i cavalli che, in seguito alla carestia, venivano lasciati morire di fame. La prima “carrozza senza cavalli” venne presentata al Congresso di Vienna nel 1815 e fu progettata in seguito al maltempo provocato dalle eruzioni vulcaniche del 1812. SI trattava di  un veicolo a quattro ruote pilotabile mediante una scomoda manovella ubicata nella parte posteriore e proprio per questo non riscosse particolare successo.
Durante l’anno senza estate, Drais decise di fare un secondo tentativo e realizzò una rudimentale bicicletta a due ruote con un sellino e un manubrio montato nella parte anteriore; il veicolo venne brevettato con il nome di Laufmaschine (macchina da corsa) il 17 febbraio 1818.
Drais non aveva pensato di aggiungere pedali, freno e trasmissione a catena, ma tali e altri accorgimenti sarebbero stati gradualmente aggiunti nel corso degli anni, sino alla creazione della moderna bicicletta.

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Le ceneri e i gas presenti nell’atmosfera crearono degli spettacolari effetti cromatici durante il tramonto, che ispirarono all’artista J. M. W. Turner dei magnifici dipinti che, oltre ad essere delle preziose opere d’arte, sono le sole testimonianze a nostra disposizione dei mutamenti del colore del cielo in questo periodo storico. L’eruzione del vulcano provocò dei meravigliosi tramonti aranciati nei tre anni successivi; sarebbe meraviglioso avere delle fotografie al riguardo.

 

Fonti:

Libri da colorare (per adulti)

In diversi paesi d’Europa, come la Francia e il Regno Unito, stanno conquistando il mercato dell’editoria dei nuovi prodotti molto particolari, si tratta dei libri da colorare per adulti! Gli psicologi hanno scoperto che l’attività di colorare ha delle straordinarie proprietà rilassanti, inoltre consentirebbe di sviluppare la creatività anche a coloro che non sono portati per il disegno.

I libri da colorare sono diventati dei veri best seller in Europa, ma sono appena sbarcati in Italia ed è ancora troppo presto per sapere se saranno apprezzati anche dagli italiani. In libreria per il momento sono disponibili solo gli album della collana Art therapy dell’editore francese Hachette, ma online sono disponibili anche i volumi venduti negli altri paesi. Poco importa se un italiano non capisce nulla di quello che c’è scritto, l’importante è che ci siano tante fantasiose immagini da colorare.
Nel Regno Unito, Mel Simone Elliot ha creato Colour Me Good, che contiene disegni di celebrità famose; in Spagna invece esiste una collana creata dall’illustratore Antonio Fraguas, chiamata Coloréitor.
Una rapida ricerca su Internet consente inoltre di scaricare e stampare numerose immagini, i siti di immagini da colorare per adulti stanno infatti diventando sempre più numerosi. Questo sito, per esempio, contiene delle bellissime illustrazioni: http://www.dacolorare.com/per-adulti .

Abbiamo deciso di acquistare uno dei pochi album da colorare per adulti disponibili in libreria per sperimentare questa nuova moda e avere un’opinione personale al riguardo. La collana di Art Therapy offre libri sui temi più svariati: Giardini in fiore, Giappone, Art Déco & Liberty, Maya e Atzechi, Buddhismo, e Celtico, oltre ad album di temi vari già parzialmente colorati. Noi abbiamo scelto, per la modesta cifra di 9,90 €, il libro di arte celtica e, muniti di pennarelli, abbiamo iniziato a colorare, un’attività che, come predetto dagli psicologi, si è rivelata molto rilassante perché aiuta a “disconnettere” il cervello da ogni preoccupazione dedicandosi ad un’attività futile.

Gli album da colorare per adulti sono molto diversi da quelli per bambini. Innanzi tutto sono innovativi i soggetti: i motivi geometrici, gli intricati disegni floreali, le tavole a tematica storico-artistica o gli sfondi fantasia sono i temi dei disegni rivolti agli adulti, molto diversi dai pupazzi sorridenti prediletti dai più piccini. L’album che abbiamo acquistato presenta inoltre una prefazione scritta da Gael Hily, del Centro di ricerca bretone e celtica dell’Università di Rennes, in cui si specifica che le illustrazioni del libro si ispirano al Libro di Kells, un evangeliario del IX secolo con illustrazioni celtiche.
Le illustrazioni per i grandi sono molto più complicate di quelle per i bambini, così un adulto è spronato a ragionare per creare degli accostamenti cromatici gradevoli. Le tavole sono inoltre caratterizzate da un certo horror vacui, infatti il foglio è interamente cosparso di piccoli e fitti disegnini che occupano l’intero spazio a disposizione, così per colorare l’intera figura è spesso richiesta una massiccia  dose di pazienza.

Nella speranza che presto arrivino in Italia nuovi album da colorare, ci auguriamo che questo nuovo e interessante passatempo possa diffondersi anche nella nostra nazione.

Il riccio libro

portaposta_riccio_di_carta-71977Immagine tratta da it.artesanum.com

La mia bibliotecaria mi ha consigliato un simpatico passatempo: il riccio libro, un origami realizzato riciclando libri o riviste ormai inutilizzabili. Il riccio può essere un simpatico soprammobile, un’idea divertente per divertire i vostri bambini o un originale porta e bigliettini. Se volete realizzare il vostro riccio personale non vi resta che seguire le istruzioni che trovate in questo post e raccontarmi com’è andata in un commento.
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MATERIALE NECESSARIO:

  • Un libro o una vecchia rivista. Le pagine colorate di una rivista illustrata permettono di ottenere un riccio più allegro e variopinto (come nell’immagine qui sopra) ma un libro, specie se di carta rigida, si trasformerà in un riccio molto più resistente ed elegante. Vi prego soltanto di utilizzare dei libri inutilizzabili come un manuale di diritto o di informatica troppo datato, la guida di un elettrodomestico che avete abbandonato in discarica o l’agenda che utilizzavate in un anno ormai concluso. Io ho utilizzato un romanzo della storica collana Le ragazzine che la mia biblioteca aveva destinato al macero perciò non mi sento in colpa per aver sacrificato un romanzo, ma guai a voi se vi azzardate a rovinare un libro che potrebbe essere letto da altre persone!
  • Tre bottoni o qualunque altro oggetto che possa essere trasformato negli occhi o nella boccuccia del vostro riccio.
  • Colla.
  •  Decorazioni varie: fiocchetti, cappellini, baffetti, treccioline, ciuffetti di capelli, nastrini… sbizzarrite la vostra fantasia per attribuire al riccio una personalità!
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COME PROCEDERE:

  • Riccio piramidale o a forma di prisma?

Se la piramide aggrada maggiormente il vostro senso estetico, potete seguire le istruzioni di questo simpatico tutorial, realizzato da una bella bionda dalle unghie laccate e appassionata de Il favoloso mondo di Amélie:

Se preferite invece un riccio dalla forma più allungata, vi consiglio di cliccare su questo link, che vi condurrà ad un sito di lavoretti per bambini (e per ragazze infantili come me):

http://www.cosepercrescere.it/porcospino-portacarte/

Se non siete interessati a conferire al culetto del vostro riccio una forma definita, quest’altro video-tutorial fa al caso vostro:

Se infine siete dei tipi originali e volete creare un riccio unico nel suo genere, vi consiglio di dare un’occhiata a questo video dalla gradevole musichetta zen, che vi mostrerà quasi tutto ciò che è possibile fare con un libro:

  • Gli occhi e la bocca

Due bottoni più piccoli serviranno per gli occhietti, uno più grande ed eventualmente di forma e colore diversi sarà invece la boccuccia del vostro riccio. Vi consiglio di utilizzare Attack o Vinavil e di tenere premuti i bottoncini contro la carta finché la colla non sarà seccata. E’ assolutamente bandito lo scotch perché si stacca facilmente.

Se i bottoni vi sembrano troppo banali per il vostro riccio, potete utilizzare gli occhietti adesivi del Brico, tappi di bottiglia… fate quello che volete, ragazzi, poi mi racconterete cosa avete combinato.

  • Le decorazioni

Potete appiccicare sulla testolina del riccio un fiocco colorato per trasformarlo in una femminuccia, aggiungere dei capelli con un po’ di lana (effetto afro assicurato!) o dei baffi a manubrio di cartone per un riccio alla moda. I fiocchi per i pacchi regalo possono conferire al vostro riccio un tocco natalizio, una barchetta di carta può trasformarsi in un originale cappellino e due cerchietti di carta, magari la stessa del libro che state utilizzando, si potrebbero trasformare nelle orecchie dell’animaletto che avete appena creato.

Resta valido naturalmente il consiglio di utilizzare la colla liquida anziché lo scotch!

  • Il riccio è terminato!

Il mio riccio è stato molto banalmente decorato con un enorme fiocco di seta a righe bianche e verdi. Gli occhi e la bocca sono dei bottoni neri circolari e le pagine di cartoncino del libro che ho utilizzato rendono il mio riccio particolarmente resistente.

Volete vederlo? Eccolo qui:

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