Intervista con Francesco Guccini, Intervista al Maestrone all’Arcimboldi di Milano

Articolo pubblicato su “Lo sbuffo”

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Venerdì 24 febbraio il teatro Arcimboldi di Milano ha ospitato Incontro con Francesco Guccini con la partecipazione dei Musici, il gruppo che accompagnava la voce del Maestrone durante i suoi concerti. Guccini ha ormai cessato di cantare del 2013 ma, fortunatamente per i suoi fan, non ha ancora perso la voglia di scrivere libri e di rilasciare interviste, come quella che si è tenuta a Milano. L’intervista è stata condotta da Bertoncelli, critico musicale e giornalista aspramente contestato nella storica canzone Avvelenata.

Dall’ultima tournée, Guccini si presenta più invecchiato soprattutto nei movimenti, ma non ha abbandonato il pullover rosso che spesso indossa in pubblico. La platea ha accolto il Maestrone con un’ovazione e Guccini ha risposto con l’umiltà che lo caratterizza e un’arguta battuta di spirito. Ha saputo raccontare il proprio passato con una grande abilità oratoria e una straordinaria simpatia, infatti ha divertito il pubblico con non poche esilaranti battute. La qualità dei contenuti non è però stata all’altezza dell’abilità del narratore, infatti gli appassionati di Guccini e coloro che avevano dimestichezza con le sue interviste e biografie non hanno scoperto nulla di nuovo sul cantautore. Altra pecca dell’incontro è stato l’impianto stereo del teatro, infatti coloro che sedevano sui palchi facevano fatica a sentire la voce del Maestrone.

Bertoncelli è rimasto nell’ombra per la maggior parte dell’intervista, restando in silenzio dopo aver posto le proprie sintetiche domande al maestrone. Al termine dell’intervista, il giornalista e il cantautore hanno assicurato di hanno essere amici nonostante l’aspro riferimento a Bertoncelli nell’Avvelenata. Quest’ultimo ha persino ottenuto una certa popolarità grazie a tale episodio.

 

L’intervista è durata un’ora, dopo la quale Guccini si è congedato per lasciare spazio alla musica. I Musici sono composti da cinque componenti: chitarra, basso, batteria, sassofono, tastiera. Tra tutti ricordiamo alla chitarra Juan Carlos Biondini, noto a tutti come Flaco, grande amico del Maestrone. I Musici hanno accompagnato Guccini per gran parte della sua carriera, il loro supporto è stato fondamentale per lui. Ancora oggi, sebbene Guccini abbia smesso di cantare, il complesso porta la musica del cantautore in giro per l’Italia affinché sia ancora possibile gustare le sue note in un live.

Ascoltare i brani di Guccini cantati da un’altra voce trasmette una certa malinconia, eppure il concerto è stato interessante e coinvolgente, soprattutto per gli a soli di sassofono. Il Maestrone era solito aprire i propri concerti con Canzone per un’amica e concluderli con La locomotiva, ma i Musici hanno preferito infrangere la tradizione e seguire un altro ordine. La locomotiva ha ricevuto uno strepitoso applauso dopo il verso “la fiaccola dell’anarchia” per l’evidente riferimento politico, inoltre il pubblico ha manifestato più volte la propria approvazione nel corso dell’intero concerto, ma l’esibizione non ha riscosso l’entusiasmo dei concerti di Guccini di un tempo: dopotutto mancava lui, il grande protagonista. Chissà se Guccini ha seguito il concerto dietro le quinte o se, considerata l’età, se n’era andato a dormire.

L’incontro di Milano, che è riuscito a riempire la platea come molte altre interviste di Guccini, non è stato il primo e non sarà l’ultimo evento di questo genere, infatti Guccini vi aspetta a Sanremo, presso il Teatro Ariston, venerdì 28 aprile e a Cesena, presso il Carisport, sabato 13 maggio. Si spera che il pubblico continui ad essere numeroso, si tratta delle ultime opportunità di incontrare il Maestrone dal vivo prima che il peso degli anni si faccia troppo pesante. Una cosa è certa: Guccini non è più giovane e arzillo, pertanto le sue uscite in pubblico trasmettono solo tanta malinconia.

 

Fonti:

http://www.ticketone.it/

http://teatroarcimboldi.it/event.php?id=592

http://www.francescoguccini.net/i-musici-di-francesco

 

 

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Bisanzio di Francesco Guccini, il significato di questa bellissima canzone

Bisanzio è la prima traccia del Concept-album di Francesco Guccini Metropolis del 1981,che affronta diversi temi seguendo il filo conduttore della “Citta”.

Segue un’analisi del testo della canzone, realizzata dalla sottoscritta (assumo dunque ogni responsabilità per eventuali cialtronerie).

Anche questa sera la luna è sorta
affogata in un colore troppo rosso e vago,
Vespero* non si vede, si è offuscata,
la punta dello stilo si è spezzata.
Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago**?

*Vespero: il pianeta Venere appare due volte nel cielo, dopo il tramonto e nel primo mattino. Gli antichi tuttavia ritenevano che si trattasse di due stelle distinte: Vespero era la stella del tramonto e Lucifero quella del mattino. Pitagora identificò per primo in Vespero e Lucifero il pianeta Venere.

**Mago: i sapienti, soprattutto se in grado di occuparsi di oroscopi, venivano talvolta considerati nell’antichità dei maghi.

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Io Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio,
ridotto come un cieco a brancicare attorno,
non ho la conoscenza od il coraggio
per fare quest’oroscopo, per divinar responso,
e resto qui a aspettare che ritorni giorno

e devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire,
che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio,
ma stan mutando gli astri nelle notti d’equinozio.
O forse io, forse io, ho sottovalutato questo nuovo dio*.
Lo leggo in me e nei segni che qualcosa sta cambiando,
ma è un debole presagio che non dice come e quando…

*Ho sottovalutato questo nuovo dio: si riferisce al Cristianesimo.

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Me ne andavo l’altra sera, quasi inconsciamente,
giù al porto a Bosphoreion* là dove si perde
la terra dentro al mare fino quasi al niente
e poi ritorna terra e non è più occidente:
che importa a questo mare essere azzurro o verde?**

*Bosphoreion: il nome dello stretto…

** azzurro o verde: i tifosi dell’ippodromo di Costantinopoli erano suddivisi in Verdi e Azzurri. Tale verso si riferisce inoltre al fatto che il mare è infinito e insondabile.

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Sentivo i canti osceni degli avvinazzati,
di gente dallo sguardo pitturato e vuoto…
ippodromo, bordello e nordici soldati,
Romani e Greci urlate dove siete andati…
Sentivo bestemmiare in Alamanno e in Goto*

*Alamanno e in Goto: la popolazione sta diventando sempre più eterogenea con la venuta di barbari. In questo verso, in particolare, si riferisce ai popoli barbari degli Alamanni e degli Ostrogoti.

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Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana*,
di plebi smisurate, labirinti ed empietà,
di barbari che forse sanno già la verità**,
di filosofi e di etère***, sospesa tra due mondi, e tra due ere…
Fortuna e età han deciso per un giorno non lontano,
o il fato chiederebbe che scegliesse la mia mano, ma…

*Imperatore sposo di puttana: si riferisce a Giustiniano, che sposò Teodora. La donna originariamente era un’attrice ed era consuetudine considerare tale professione alla stregua della prostituzione.

**Verità: cioè che l’Impero Romano è destinato a crollare e dunque il mondo cambierà.

***Etere: (in greco antico ἑταίραι) nella società greca antica erano cortigiane e prostitute sofisticate, che oltre a prestazioni sessuali offrivano compagnia e intrattenimento.

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Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile,
segreto e ambiguo come questa vita,
Bisanzio è un mito che non mi è consueto,
Bisanzio è un sogno che si fa incompleto,
Bisanzio forse non è mai esistita
e ancora ignoro e un’altra notte è andata,
Lucifero* è già sorto, e si alza un po’ di vento,
c’è freddo sulla torre o è l’età mia malata,
confondo vita e morte e non so chi è passata…
mi copro col mantello il capo e più non sento,
e mi addormento, mi addormento, mi addormento…

*Lucifero: (vedi prima nota in alto)

La Traviata sul divano (7 dicembre 2013, La Scala di Milano)

Quest’anno la Prima della Scala me la sono goduta sul divano e nemmeno in diretta (a vent’anni il sabato sera è consacrato alle uscite in compagnia), confondendomi in quel milione di spettatori di tutto il mondo che si sono sintonizzati sui canali televisivi, satellitari, radiofonici o cibernetici che hanno trasmesso La Traviata, la prima opera della stagione scaligera 2013-2014.

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Follie… Follie…, Immagine tratta da unionesarda.it

Per quanto riguarda la comodità la mia scelta non ha prezzo, infatti non ho perso tempo e fatica  per accaparrarmi i biglietti dell’anteprima riservata agli Under30. Ogni anno infatti la biglietteria della Scala nella metropolitana di Piazza Duomo viene affollata sin dalle prime ore del mattino da una fiumana di giovani desiderosi di vivere l’ineguagliabile magia di uno spettaccolo allestito nello storico teatro milanese, le linee telefoniche vengono intasate da telefonate provenienti da tutta Italia e il sito Internet diventa inagibile per l’incredibile quantità di visualizzazioni. Quest’anno mi sono alzata senza fretta e mi sono recata in università in tutta tranquillità, lasciando ad altri questo incredibile stress.

Niente Scala significa però rinunciare al vestito da sera nuovo ed ai tacchi coordinati, alle colonne marmree del foyer, ai scintillanti lampadari di cristallo e allo sfarzo dell’antica sala scarlatta, elementi frivoli ma non secondari quando si parla di una vera e propria istituzione in ambito di gossip e sciccheria made in Italy. Quando però incroci gli sguardi sprezzanti delle signorinelle con colletti di pelliccia (vera!) e i gioielli della nonna, ti rendi conto che forse c’è qualcosa di falso e discriminatorio in tutta questa ostentazione, che lo scintillio della ricchezza non è altro che una barriera invisibile istituita per tagliare fuori gli “altri” che, pur non potendo sfoggiare “brillocchi”, non hanno problemi economici nè si fanno mancare gli agi e i divertimenti dei primi del secolo XXII.

Vorresti gridare qualche slogan come “fanculo il sistema!”, ma scopri che qualcosa ti trattiene. Come dimenticare infatti che, un paio di secoli fa, l’opera lirica non era soltanto la musica dei sciuri (come si scriverà in dialetto milanese???), la gente canticchiava le arie per le strade e i “teatri dei poveri” erano affolati di intenditori, che spesso se ne intendevano di musica quanto se non più dei signori. La Scala era tutt’altro che l’opera dei pezzenti, ma non si tratta di un teatro qualsiasi: come testimonia il Museo della Scala, il suo palco è stato calcato dai migliori della storia dell’opera italiana perciò le sue pietre sono intrise della migliore tradizione e cultura italiana.

Ma è preferibile l’opera lirica in loggione o sul divano? Beh, il loggione è un’esperienza unica, infatti il suono limpido e puro di una nota sprigionata direttamente dalla cassa armonica dello strumento che l’ha messa al mondo è indiscutibilmente più emozionante di quella mediata dalle casse del vostro televisore, per non parlare del piacere della condivisione dello spettacolo con gli altri spettatori: è bello sbirciare le espressioni assorte degli omini in frac che si affacciano dai palchi, oppure il conversare elegante e pacato delle signore, così come può essere interessante commentare lo spettacolo con i vostri vicini.

La trasmissione dello spettacolo in televisione presenta tuttavia un sacco di vantaggi. Per quanto riguarda la messa in scena, citerò quanto è stato detto nel corso di una delle interviste proposte  durante la diretta di Rai5: il video è privo della tridimensionalità dello spettacolo dal vivo, ma permette di gustare al meglio i particolari della mimica facciale dei cantanti e delle scenografie. In teatro inoltre l’unico modo per apprendere informazioni di carattere tecnico sullo spettacolo è isolarsi nella lettura di libretto, opuscoli e voltantini vari, in televisione invece vengono trasmessi in diretta le interviste degli artisti principali, i commenti degli esperti e degli spettatori più illustri, i video delle prove e di tutto ciò che accade dietro le quinte e dei brevi cortometraggi-documentari di carattere storico e artistico. Insomma, l’occhio della telecamera indirizza i meno esperti verso tutto ciò che di più importante c’è da sapere sull’opera, la messa in scena e l’evento mondano, il pubblico pagante deve invece arrangiarsi da solo, documentandosi con il materiale disponibile nel foyer, le conferenze organizzate in teatro, i vari articoli di giornale e i video disponibili online.

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La Scala di Milano, immagine tratta da Wikipedia 

Non mi azzardo ad esprimere un parere sull’esecuzione musicale dell’opera, ma ho la presunzione di commentare la criticatissima regia di Tcherniakov, che il loggione ha bocciato con un coro di fischi. Interpretare un opera in chiave moderna non è un affronto nei confronti dell’autore come è stato affermato da molti loggionisti e critici, poichè è impensabile che un pubblico moderno fruisca uno spettacolo con lo stesso spirito dell’epoca in cui l’opera è stata scritta. Purtroppo l’opera lirica è un genere ancora ancorato al passato, in quanto non si è ancora verificato un considerevole ricambio generazionale degli appassionati (il loggione viene riepito per lo più da vecchietti), inoltre i biglietti sono molti costosi e vengono acquistati per lo più a ceti conservatori, che si aspettano di vedere il lusso dei propri vestiti e delle poltroncine di velluto riflesso in costumi d’epoca, interpretazione tradizionale e scenografie raffinate. Personalmente i fighetti non mi sono mai piaciuti e l’arte deve essere al servizio delle emozioni e della ragione anzichè del portafoglio.

A teatro la rivoluzione è stata metabolizzata anche dai più tradiionalisti, infatti oggi giorno nessuno si stupisce se Sogno di una notte di mezza estate è interpretata da fatine punkettone o se Antonio e Bassanio de Il mercante di Venezia flirtano sul palcoscenico, se Edipo indossa una giacca dai colori psichedelici o se le maschere di Goldoni hanno abbandonato improvvisazione, maschere e costumi variopinti per uno stile più realistico e contemporaneo. La stessa sorte tocca da decenni alla sceneggiatura, alla scenografia (l’odierna tecnologia ha permesso ad artisti come Ronconi di portare in scena macchine mobili ultrasilenziose, fuoco, pioggia, ruscelli e ogni altra sorta di effetti speciali) e ad ogni altro elemento di dello spettacolo teatrale. E’ naturale che l’arte rispecchi la sua epoca e il suo pubblico ma, se l’opera lirica continuerà ad essere percepita dai più come un’arte elitaria riservata i più ricchi, lo stile degli artisti tenderà  mantenere uno spirito conservatore. In questo modo però stiamo soffocando sul nascere il naturale rinnovamento generazionale dell’arte, con il rischio di condannare a morte l’opera lirica stessa.

Cari melomani, non fischiate i giovani registi rivoluzionari e concedete loro di portare in scena la propria personale percezione dell’opera. Dieci e lode dunque alla povertà, alle tagliatelle, ai costumi trash e ai mollettoni nei capelli, alle bambole e agli ecessi di alcool e droghe che hanno ucciso Violetta nella personale interpretazione di Tcherniakov, oltre che a tutte le piccole rivoluzioni dei registi che verranno.

Contest: THE LEMON SONG!

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Il primo concorso di Acqua e limone!

Cari amici del limone, è tempo di ricorrenze: questo dicembre non si festeggia soltanto il Natale, ma anche il primo compleanno di Acqua e Limone (ebbene sì, il vostro blog preferito è stato creato proprio l’8 dicembre di un anno fa) e il raggiungimento della straordinaria quota di 200 followers. Per festeggiare questo piccolo grande traguardo, abbiamo deciso di promuovere il primo concorso del blog, THE LEMON SONG!

Partecipare è semplice e non richiede molto tempo, dovete semplicemente creare una piccola playlist composta da quattro brani musicali e scegliere una copertina tra la miriade di immagini presenti nel web. Naturalmente la vittoria sarà premiata soltanto dalla gloria che ne conseguirà perché non c’è nessun premio in palio, ma sono certa che parteciperete numerosi ugualmente.
Le regole del concorso sono poche, brevi e di semplice comprensione…

Come partecipare:

1) Scegli 4 canzoni che ti piacciono, con relativo video Youtube. Non importa quale sia il tuo genere preferito, né che i pezzi da te selezionati trattino un tema comune o riguardino più o meno direttamente i limoni. Condividi il tuo sound come vuoi e quando vuoi, senza restrizioni di alcun genere.

2) Seleziona un’immagine. Anche in questo caso sei libero di sprigionare la tua creatività repressa e proporci quello che ti pare. Non importa se il tuo talento non è al pari di quello di un grafico professionista, puoi anche limitarti a fare due click su un motore di ricerca e riciclare un’immagine della rete. In questo caso però devi metterci una bricciola di buon senso perché non accettiamo contenuti pornografici, razzisti o che risultino offensivi per un qualunque motivo. Dovete inoltre accettarvi che l’immagine non sia protetta da copyright, perché nessuno vorrebbe che il mio bellissimo blog venisse oscurato dai caramba!

3) Inventa un titolo per la tua playlist, rispettando i criteri di rispetto e buon gusto specificati sopra ed eventualmente evitando idee banali o già utilizzate da qualche altra band. Insomma, se scegliete di intitolare la vostra playlist White Album sarò costretta a squalificarvi, così come se copiate spudoratamente il titolo del disco di qualche band non altrettanto famosa ma rintracciabile su Google.

3) Clicca Mi piace sulla nostra pagina di Facebook. il link è il seguente: https://www.facebook.com/acquaelimoneblog

4) Invia come messaggio privato sulla mia pagina di Facebook entro il 1 marzo 2014:
I link dei video di youtube, nell’ordine in cui vuoi che vengano pubblicati.
L’URL dell’immagine, o il file della stessa in un formato leggibile e non troppo pesante.
Non dimenticare di specificare il tuo nome o il tuo Nickname!

5) Acqua e Limone pubblicherà le vostre playlist e offrirà al vincitore una piacevole (e simbolica!) sorpresa…

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Immagine tratta da soudcloud.com

Siccome THE LEMON SONG! mi sembra un’iniziativa molto divertente, ho deciso di partecipare anche io, dedicando la mia playlist proprio ai limoni.

  • Titolo: The lemon sound (lo ammetto, questa sera sono a corto di fantasia…)
  • L’immagine di copertina è… no, non sono i quattro limoni che vedete qui in alto, quello è il logo del concorso! La mia cover è questa qui, tratta dal sito di alancross.ca:

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Immagine tratta da sheheengallery.com

  • Edecco le sei canzoni (io ne ho aggiunte due in più, se volete potete farlo anche voi) che ho scelto per voi…

Iniziamo con una simpatica canzone in italiano: Una fetta di limone di Enzo Jannacci e Giorgio Gaber.

Proseguiamo con una cover di Limonata e zanzare di Fossati (di cui vi ho già parlato QUI), interpretata dai Fratelli di Soledad.

Siamo a metà playlist, in Lemon degli U2 il limone rappresenta il colore giallo che indossa una bella ragazza.

Elio e le Storie Tese ci divertono con Amore amorissimo. in cui il limone assume un significato un po’ piccante…

Con Lemonade dei Planet Funk, il doppio senso diventa un po’ più spinto.

E infine…. gran finale con i Led Zeppelin in una versione di gran pregio di The lemon song!!!!

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NB: Avevo promesso agli amici che hanno commentato l’articolo precedente un post di risposta, purtroppo avevo già questo concorso in cantiere… State tranquilli, non dovrete attendere molto perché vi risponderò nei prossimi giorni!

Alla scoperta dello Scottish Medieval Rock con i Saor Patrol

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I Saor Patrol sono cinque omoni grandi e grossi con barbone alla Gandalf, tatuaggi tribali e kilt scozzese. Non provate a cercare sul dizionario il nome del loro gruppo perché è composto da antiche parole gaeliche: Saor, che si pronuncia “shore”, deriva dal gaelico Saorsa che significa freedom o liberty, perciò i Saor Patrol possono essere considerati dei freedom guards, dei guardiani della libertà.

Il loro genere musicale è più unico che raro e non lo trovate nei tradizionali negozi di musica, infatti lo Scottish Medieval Rock è una particolare branchia del rock ispirata all’antica musica popolare scozzese.  I Saor Patrol propongono il sound delle più tradizionali ballate scozzesi ma alle liriche note della cornamusa locale, accompagnata dall’epico e marziale battito di grancasse e tamburi, è affiancato il ruggente canto di una chitarra elettrica. Il risultato è la rievocazione della gloriosa storia della terra di Scozia, insaporita con un pizzico di Metal.

L’insolita band, fondata nel 1999, è richiesta nei festival e nelle sagre celtiche di tutto il mondo, soprattutto nel Regno unito (ma va!?) e in Australia, Africa, Stati Uniti, Giappone, Taiwan, Norvegia, Austria, Svizzera, Olanda e Germania. Siccome stiamo parlando di vere e proprie autorità nel campo della musica popolare scozzese, ogni volta che dalle colline di Hollywood qualcuno decide di realizzare un film in costume (ma anche spettacoli teatrali o sceneggiati televisivi) i Saor Patrol sono i primi ad essere contattati per la colonna sonora. Avete presente Braveheart? La colonna sonora del film è opera loro…

Io ho avuto il piacere di conoscere il sound dei cinque scozzesi alla Fiera dell’Artigianato di Milano, una divertente iniziativa pre-natalizia che attira un sacco di ragazzi con la promessa di mercatini etnici e stuzzichini gratis, e ne sono rimasta profondamente colpita: i Saor Patrol sanno evocare l’affascinante atmosfera di terre ed epoche lontane, trasformando un evento folcloristica in un’esperienza indimenticabile.

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Per ascoltare qualche pezzo dei Saol Patrol vi consiglio di visitare il loro sito web. Su Youtube troverete inoltre moltissimi video amatoriali dedicati alla band, ma vi consiglio di selezionare attentamente i video perchè i registratori di scarsa qualità degli smartphone non sono in grado di valorizzare i bassi, costituiti essenzialmente dal solenne rimbombare dei tamburi.

http://www.saorpatrol.com/about-us

Se invece questo articolo vi ha annoiato perchè non ritenete che la musica popolare scozzese sia all’altezza delle ineguagliabili note di David Guetta, vi consiglio di sturarvi le orecchie e dare un’occhiata a duesti due video di youbube. Si tratta di due brani che sicuramente avrete ascoltato e apprezzato un miliardo di volte, in cui la cornamusa regna sovrana evocando i trascorsi del glorioso popolo celtico e tutta la fierezza delle grulle lande di Scozia.

Le immagini sono state tratte dal sito ufficiale della band

I sospiri della cortigiana: Violetta Valéry in chiave pop

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Che cos’hanno in comune Frankenstein Junior, una delle più famose Drag Queen del cinema e la pubblicità della Nissan Qashqai?

Per rispondere bisogna tornare indietro nel tempo, all’epoca in cui Dumas Figlio aveva sbaragliato i lettori d’Occidente con La signora delle Camelie e in cui Verdi difendeva con ostinata passione la propria relazione extraconiugale con l’ex cantante d’opera Giuseppina Strepponi. Era il 6 marzo 1853 e, presso La Fenice di Venezia, andava in scena per la prima volta La Traviata, la tragica storia di Violetta Valéry (una mia omonima!), una cortigiana parigina che tenta di ritornare sulla via della rispettabilità per amore del giovane Alfredo nonostante la disapprovazione della famiglia di lui.

Una delle mie arie preferite è senza dubbio Sempre Libera (Atto I, scena V), il canto dei sospiri di Violetta che, ritrovatasi sola dopo il veglione di Capodanno in cui ha conosciuto Alfredo, mette in discussione la propria vita di agiata cortigiana; non aveva mai previsto l’eventualità di innamorarsi. Mentre canta il piacere di essere “Sempre libera degg’io folleggiare di gioia in gioia” per convincersi a lasciar perdere il giovanotto, le ritornano in mente, in uno dei primi flash back dell’opera lirica, le parole d’amore che poche ore prima Alfredo le aveva dedicato: “Amore è palpito dell’universo intero. Misterioso, altero, croce e delizia al cor“.

Croce e delizia, eros e thanatos, amore e morte. Nonostante l’allegria dei gorgheggi, la frivolezza del motivetto e la semplicità dei contenuti, la povera Violetta sta compiendo una scelta cruciale per la sua esistenza, una scelta che la porterà ad un’inevitabile e terribile sofferenza.

Nel video qui sotto potete ascoltare l’aria cantata da Anna Netrebko, in uno spezzone dell’opera realizzata dalla Filarmonica di Vienna sotto la direzione di Carlo Rizzi nel 2005. Violetta è qui rappresentata come una seduttrice contemporanea, anziché come una mantenuta borghese ottocentesca come vorrebbe la tradizione; la giovane donna soffre e ama sotto gli sguardi severi di un orologio che conta le ore che la separano dalla morte e di un inquietante orologiaio canuto. Per volere del regista, l’incantevole protagonista rosso-vestita è ubriaca e intravede tra i vapori del vino Alfredo, che interagisce con lei sul palco.

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Centosessant’anni sono trascorsi da quella lontana prima volta in cui il pubblico udì i soavi gorgheggi del Sempre Libera a Venezia (fischiandoli, tra l’altro, per lo scandaloso soggetto di meretricio del libretto e per l’età avanzata e il fisico grassoccio di un soprano molto poco credibile nei panni della bella Violetta) e il mondo da allora è cambiato: la lirica non è più la forma d’arte popolare per eccellenza, quella che tutti, dall’imperatore di Prussia al contadino che non poteva pagarsi il biglietto in piccionaia, fischiettavano per le strade. La Traviata e ogni altro capolavoro di questo straordinario genere musicale tuttavia non sono morti, si sono semplicemente adattati alle esigenze della cultura pop. Non ne siete convinti? Eccovi qualche esempio.

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1)      Frankenstein Junior: un gorgheggio per lo Svanktuka

Uno dei film più amati degli anni ’70 è Frankenstein Junior, divertentissima la parodia degli innumerevoli film dell’orrore in bianco e nero dedicati nel corso del Novecento al mostro di Mary Shelley.

Elisabeth, la fidanzata del Dottor Frederik, è una ragazza che ha avuto tutto dalla vita: è giovane, bella, ricca e terribilmente viziata. Forse è proprio a causa del suo caratterino e dei mille pacchi che si fanno certe pignolissime ragazze perbene che Elisabeth non ha mai … ci siamo capiti, no? (In caso contrario, correte subito a guardare il film!)

Il caso vuole che la Creatura si innamori di lei decida di rapirla per fare l’amore con lei in una grotta. Inizialmente la giovane è restia a concedersi al proprio rapitore ma, siccome gli energumeni di due metri con grandi manone e grandi piedoni come il Mostro sono dotati di un enorme “Svanktuka”, Elisabeth cambia rapidamente opinione e si abbandona ai piaceri della carne cantando il Sempre Libera.

In questo caso ci troviamo in una situazione completamente opposta rispetto a quella di Violetta,  poiché Elisabeth non è una cortigiana che rimpiange la retta via, ma una snervante signorinella un po’ snob che scopre le delizie della passione. Clicca sul link per visualizzare il video del rapimento di Elisabeth e farti quattro risate con uno dei film più spassosi della storia del cinema.

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2)      La Traviata sul grande schermo

Se le note di verdi possono essere cantate su un palcoscenico, perché non celebrarle anche in un set cinematografico? Stessa musica e stessi cantanti, ma ambientazioni realistiche anziché scenografie di cartone, autentici abiti d’epoca anziché i soliti costumi di scena e una fruizione dell’azione filtrata dall’obiettivo della telecamera anziché un vasto palcoscenico su l’occhio può vagare liberamente.

Nel video qui sotto troverete una romantica interpretazione di Teresa Stratas; si noti come il quadro di Violetta che compare ad un certo punto del filmato evochi il ritratto di Marie Duplessis, il personaggio storico cui si ispirò Dumas per scrivere La signora delle camelie. Notevole l’espediente con cui il fantasma di Alfredo compare e scompare dalla scena, apparendo fisicamente nell’inquadratura senza tuttavia perdere l’aura di irrealtà tipica dei ricordi.

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3) Priscilla la regina del deserto: le gioie e i dolori di una Drag Queen

Priscilla la regina del deserto è la storia di tre Drag Queen che compiono un lungo viaggio in pullman attraverso l’Australia. Cambiano le gioie, i dolori, i dubbi e le passioni, ma pur sempre di mal d’amore e di problematiche di convivenza sociale si tratta. La singolare interprete di Violetta si veste di un sciccosissimo e scintillante color argento e canta per un pubblico immaginario, dall’alto di una gigantesca scarpa col tacco fissata sul tettuccio di un pullman. Detto così sembra buffo, ma l’effetto complessivo è spettacolare.


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4)      La pubblicità della Nissan Qashqai

La città all’alba è popolata da casette dispettose che ostacolano con vari dispetti la corsa della Nissan Qashqai. L’automobilina però è più agile e scaltra così le schiva con noncuranza, creando uno scherzoso balletto su asfalto accompagnato dai leggiadri acuti del Sempre Libera. A voi il video!

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VIOLETTA: Follie! Follie! Delirio vano è questo!
Povera donna, sola, abbandonata
In questo popoloso deserto
Che appellano Parigi,
Che spero or più?
Che far degg’io?
Gioire!
Di voluttà ne’ vortici perir!
Gioir!.

Sempre libera degg’io
Folleggiare di gioia in gioia,
Vo’ che scorra il viver mio
Pei sentieri del piacer.
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
Sempre lieta ne’ ritrovi,
A diletti sempre nuovi
Dee volare il mio pensier.

ALFREDO: Amor è palpito …

VIOLETTA: Oh!

ALFREDO: … dell’universo intero,…

VIOLETTA: Oh! Amore!

ALFREDO: Misterioso, altero,
Croce e delizia al cor.

VIOLETTA: Follie! Follie!
Gioir!
Sempre libera degg’io
Folleggiare di gioia in gioia,
Vo’ che scorra il viver mio
Pei sentieri del piacer.
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
Sempre lieta ne’ ritrovi,
A diletti sempre nuovi
Dee volare il mio pensier.