Il Teatro Sociale di Como propone “Don Chisciotte” di Minkus a San Silvestro

Questo articolo è stato pubblicato su losbuffo.com Il Teatro Sociale di Como propone “Don Chisciotte” di Minkus a San Silvestro

Il Teatro Sociale di Como ha portato in scena per il Veglione di Capodanno Don Chisciotte di Ludwig Minkus, interpretato dal Balletto di Mosca “La Classique”.

La storia è chiaramente ispirata al capolavoro dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra, ma si discosta radicalmente dalla trama del romanzo picaresco. Il primo atto si apre con la decisione di Don Chisciotte di diventare cavaliere dopo aver sfogliato gli antichi tomi della sua biblioteca e la sua partenza alla ricerca di avventure con lo scudiero Sancho Panza, un paffuto contadino amante dei piaceri terreni. La vicenda si trasferisce poi in un villaggio in cui la bella Kitri viene corteggiata dal barbiere Basilio. I due si innamorano, ma il padre della fanciulla non è favorevole al matrimonio e preferirebbe che la ragazza sposasse il ricco Gamache. La gente del villaggio, composta da contadinelle e toreri, inizia a danzare; Don Chisciotte riconosce in Kitri Dulcinea, l’amata cui dedicare le proprie imprese, e riesce a danzare con lei. I due innamorati fuggono e vengono inseguiti da Don Chisciotte e Sancho Panza.

Il secondo atto messo in scena al Teatro Sociale è molto diverso da quello descritto nei manuali che trattano dell’opera. L’azione inizia con le danze degli zingari, che non assalgono Kitri e Basilio come accade di solito nell’opera di Minkus. Giunge poi Don Chisciotte, che non sfida i mulini a vento dipinti sullo sfondo né abbatte il teatrino dei burattini degli zingari come avviene di solito, ma cade semplicemente in una sorta di sonno profondo, durante il quale ha la visione di incantevoli ballerine vestite di azzurro e argento, un angioletto e due ballerine argentate, senza sognare Dulcinea come previsto dalla trama dell’opera. Difficile individuare il significato di tale scelta, ma nonostante ciò l’effetto complessivo è stato gradevole.

Nel terzo atto ricompaiono i due innamorati che si rifugiano in una locanda, ma vengono trovati dal padre della giovane, Gamache, Don Chisciotte e Sancho Panza. Per convincere il futuro suocero a benedire le nozze, Basilio simula un suicidio. Ottenuto il consenso, Kitri, Basilio e l’intero corpo di ballo danzano sulle note conclusive.

I danzatori hanno saputo incantare gli spettatori con abili passi di danza, leggiadri e raffinati ma anche comici, come nel caso del ricco pretendente, solenni per quanto riguarda Don Chisciotte, apparentemente goffi circa Sancho Panza. Ad un certo punto dello spettacolo lo stereo si è inceppato (l’elegante sede del Teatro Sociale non è abbastanza grande per ospitare un’orchestra), ma i ballerini hanno continuato a danzare impassibili, dando prova di grande professionalità. Purtroppo è stato dato eccessivo spazio al mimo nel rappresentare i dialoghi tra i personaggi: sebbene sia necessario rimediare all’assenza della parola nel balletto classico, è preferibile non far gesticolare troppo i ballerini e soffermarsi maggiormente sulla danza.

Le scenografie erano molto elaborate e consistevano essenzialmente in fondali dipinti con maestria. Per non intralciare i ballerini non erano presenti molti oggetti di scena e scenografie sul palco, ma quei pochi sono stati sufficienti per realizzare un’ambientazione suggestiva. Particolarmente caratteristico è stato un sipario semitrasparente che ha separato Don Chisciotte dalle ballerine del suo sogno, dividendo definitivamente la fantasia dalla realtà.

Un voto negativo si meritano invece i costumi di scena, in particolare quelli delle contadinelle, che avevano un aspetto quasi economico, e quelli delle ballerine del sogno, che erano poco eleganti nel loro tutù azzurro puffo e argento; la barba di Don Chisciotte e l’imbottitura della pancia di Sancho Panza sembravano inoltre dei costumi di Carnevale di basso prezzo. Dieci e lode invece per i costumi delle zingare, che tintinnavano al ritmo dei loro movimenti, e alle eleganti divise dei toreri.

Una nota negativa anche al servizio dei Teatro Sociale, che non ha offerto un piccolo rinfresco in occasione dell’ultimo dell’anno. Certo, era previsto un cenone nella Sala Bianca del teatro per coloro che avessero gradito partecipare, ma anche gli altri spettatori avrebbero avuto diritto ad un piccolo brindisi.

Annunci

I giovani allievi della Scala al Piccolo con “Lo Schiaccianoci”

lo-schiaccianoci_image_ini_620x465_downonly

Questo articolo è stato pubblicato su Lo Sbuffo.

Dal 14 al 22 dicembre era in scena presso il teatro Strehler del Piccolo Teatro di Milano Lo schiaccianoci, interpretato dal giovani allievi dell’Accademia Teatro alla Scala. Siamo in pieno periodo natalizio e la scelta di proporre tale spettacolo è stata effettuata da molti teatri di danza, il Piccolo Teatro ha preferito addirittura inserirlo come unica opera di balletto in un cartellone composto da spettacoli di teatro di prosa.

La favola è molto semplice, la trama è posta in secondo piano per valorizzare le coreografie dei ballerini. Lo spettacolo si apre in un esterno innevato, in cui dei ragazzi costruiscono un pupazzo di neve. L’azione si trasferisce, poi, in un accogliente salotto addobbato per Natale, in cui adulti e bambini si scambiano gli auguri. Giunge uno strano individuo in frak rosso con un baule colmo di regali: alcuni pacchi sono ancora incartati, e vengono estratti cappelli, bambole meccaniche e, in particolare, un piccolo schiaccianoci a forma di soldatino per la piccola protagonista. Suo fratello, ingelosito pur avendo ricevuto un bellissimo fucile, rompe il giocattolo, che la bimba culla affettuosamente prima di  addormentarsi su una poltrona. Giungono dei topi che assaltano il salotto, lo Schiaccianoci prende vita e guida dei soldatini contro gli invasori. Solitamente il Re dei Topi viene sconfitto dalla protagonista, che gli scaglia contro una ciabatta, ma il coreografo dell’Accademia ha scelto di omettere questo particolare. Scacciati i topi, lo Schiaccianoci invita la fanciulla a seguirlo nel suo castello magico. La stanza si trasforma in un bosco in cui dei fiocchi di neve danzano… sotto della vera e propria neve che cade sul palco.

Nel secondo atto la trama è praticamente inesistente e si alternano le danze dei magici personaggi incontrati dalla protagonista e il suo Schiaccianoci. La Fata Confetto accoglie la coppia protagonista, che racconta la battaglia contro i topi attraverso un arguto espediente narrativo: i ballerini protagonisti e la Fata Confetto, interpretati da adolescenti, si voltano e osservano dei bambini portare in scena i punti salienti della lotta contro i topi. Lo Schiaccianoci  e la sua giovane dama si siedono su due troni e assistono ad una grande festa, in cui ballano a turno delle spagnole, dei cinesini, una coppia di arabi, un trio di russi, un gruppo di fiori rosa e altri magici personaggi. Le danze si chiudono infine con i leggiadri passi del principe e della Fata Confetto. È mattino e il sogno svanisce: la bambina si sveglia e abbraccia forte lo Schiaccianoci, che è ritornato ad essere un semplice giocattolo.

I giovani allievi dell’Accademia sono stati molto abili, dimostrando di essere all’altezza della Scuola che frequentano. Si trattava infatti di uno spettacolo degno, per la sua complessità, delle rappresentazioni di interpreti professionisti e i ragazzi hanno saputo gestire al meglio la situazione. Sono stati divisi per età: i più piccoli hanno interpretato i bambini alla festa di Natale, i cinesini e i topi, gli adolescenti tutti gli altri ruoli. I bimbi più piccoli suscitavano tenerezza per l’incertezza nei movimenti ma a dei talenti del loro livello si perdona tutto, soprattutto considerando la giovane età. Rovinavano, tuttavia, l’effetto complessivo tanti piccoli errori come una ballerina fuori tempo rispetto alle compagne, un cerchio non perfetto disegnato dai fiocchi di neve, dei danzatori che non sapevano celare la fatica…

Le scenografie erano particolarmente elaborate, sono state sfruttate al meglio le tecnologie offerte dal teatro Strehler, tra cui: una nave mobile, neve che cade dal cielo, scenografie che spariscono librandosi verso l’alto. I costumi erano curati e sontuosi, all’altezza di uno spettacolo di ballerini professionisti.

Unica pecca la musica, infatti le note di Čajkovskij sono state trasmesse da un impianto audio anziché essere suonate dal vivo. Lo Strehler non è attrezzato per ospitare un’orchestra, tuttavia non è rispettoso nei confronti del pubblico pagante proporre uno spettacolo privandolo della magia della musica suonata da professionisti.

Nel complesso il giudizio è positivo, lo spettacolo offre un approccio semplice, disimpegnato e divertente alla musica classica, sebbene i leggiadri passi sulle punte di ballerini adulti e professionisti siano di tutt’altro livello.

Intervista con Francesco Guccini, Intervista al Maestrone all’Arcimboldi di Milano

Articolo pubblicato su “Lo sbuffo”

guccini_in_concerto

Venerdì 24 febbraio il teatro Arcimboldi di Milano ha ospitato Incontro con Francesco Guccini con la partecipazione dei Musici, il gruppo che accompagnava la voce del Maestrone durante i suoi concerti. Guccini ha ormai cessato di cantare del 2013 ma, fortunatamente per i suoi fan, non ha ancora perso la voglia di scrivere libri e di rilasciare interviste, come quella che si è tenuta a Milano. L’intervista è stata condotta da Bertoncelli, critico musicale e giornalista aspramente contestato nella storica canzone Avvelenata.

Dall’ultima tournée, Guccini si presenta più invecchiato soprattutto nei movimenti, ma non ha abbandonato il pullover rosso che spesso indossa in pubblico. La platea ha accolto il Maestrone con un’ovazione e Guccini ha risposto con l’umiltà che lo caratterizza e un’arguta battuta di spirito. Ha saputo raccontare il proprio passato con una grande abilità oratoria e una straordinaria simpatia, infatti ha divertito il pubblico con non poche esilaranti battute. La qualità dei contenuti non è però stata all’altezza dell’abilità del narratore, infatti gli appassionati di Guccini e coloro che avevano dimestichezza con le sue interviste e biografie non hanno scoperto nulla di nuovo sul cantautore. Altra pecca dell’incontro è stato l’impianto stereo del teatro, infatti coloro che sedevano sui palchi facevano fatica a sentire la voce del Maestrone.

Bertoncelli è rimasto nell’ombra per la maggior parte dell’intervista, restando in silenzio dopo aver posto le proprie sintetiche domande al maestrone. Al termine dell’intervista, il giornalista e il cantautore hanno assicurato di hanno essere amici nonostante l’aspro riferimento a Bertoncelli nell’Avvelenata. Quest’ultimo ha persino ottenuto una certa popolarità grazie a tale episodio.

 

L’intervista è durata un’ora, dopo la quale Guccini si è congedato per lasciare spazio alla musica. I Musici sono composti da cinque componenti: chitarra, basso, batteria, sassofono, tastiera. Tra tutti ricordiamo alla chitarra Juan Carlos Biondini, noto a tutti come Flaco, grande amico del Maestrone. I Musici hanno accompagnato Guccini per gran parte della sua carriera, il loro supporto è stato fondamentale per lui. Ancora oggi, sebbene Guccini abbia smesso di cantare, il complesso porta la musica del cantautore in giro per l’Italia affinché sia ancora possibile gustare le sue note in un live.

Ascoltare i brani di Guccini cantati da un’altra voce trasmette una certa malinconia, eppure il concerto è stato interessante e coinvolgente, soprattutto per gli a soli di sassofono. Il Maestrone era solito aprire i propri concerti con Canzone per un’amica e concluderli con La locomotiva, ma i Musici hanno preferito infrangere la tradizione e seguire un altro ordine. La locomotiva ha ricevuto uno strepitoso applauso dopo il verso “la fiaccola dell’anarchia” per l’evidente riferimento politico, inoltre il pubblico ha manifestato più volte la propria approvazione nel corso dell’intero concerto, ma l’esibizione non ha riscosso l’entusiasmo dei concerti di Guccini di un tempo: dopotutto mancava lui, il grande protagonista. Chissà se Guccini ha seguito il concerto dietro le quinte o se, considerata l’età, se n’era andato a dormire.

L’incontro di Milano, che è riuscito a riempire la platea come molte altre interviste di Guccini, non è stato il primo e non sarà l’ultimo evento di questo genere, infatti Guccini vi aspetta a Sanremo, presso il Teatro Ariston, venerdì 28 aprile e a Cesena, presso il Carisport, sabato 13 maggio. Si spera che il pubblico continui ad essere numeroso, si tratta delle ultime opportunità di incontrare il Maestrone dal vivo prima che il peso degli anni si faccia troppo pesante. Una cosa è certa: Guccini non è più giovane e arzillo, pertanto le sue uscite in pubblico trasmettono solo tanta malinconia.

 

Fonti:

http://www.ticketone.it/

http://teatroarcimboldi.it/event.php?id=592

http://www.francescoguccini.net/i-musici-di-francesco

 

 

Bisanzio di Francesco Guccini, il significato di questa bellissima canzone

Bisanzio è la prima traccia del Concept-album di Francesco Guccini Metropolis del 1981,che affronta diversi temi seguendo il filo conduttore della “Citta”.

Segue un’analisi del testo della canzone, realizzata dalla sottoscritta (assumo dunque ogni responsabilità per eventuali cialtronerie).

Anche questa sera la luna è sorta
affogata in un colore troppo rosso e vago,
Vespero* non si vede, si è offuscata,
la punta dello stilo si è spezzata.
Che oroscopo puoi trarre questa sera, Mago**?

*Vespero: il pianeta Venere appare due volte nel cielo, dopo il tramonto e nel primo mattino. Gli antichi tuttavia ritenevano che si trattasse di due stelle distinte: Vespero era la stella del tramonto e Lucifero quella del mattino. Pitagora identificò per primo in Vespero e Lucifero il pianeta Venere.

**Mago: i sapienti, soprattutto se in grado di occuparsi di oroscopi, venivano talvolta considerati nell’antichità dei maghi.

.

Io Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio,
ridotto come un cieco a brancicare attorno,
non ho la conoscenza od il coraggio
per fare quest’oroscopo, per divinar responso,
e resto qui a aspettare che ritorni giorno

e devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire,
che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio,
ma stan mutando gli astri nelle notti d’equinozio.
O forse io, forse io, ho sottovalutato questo nuovo dio*.
Lo leggo in me e nei segni che qualcosa sta cambiando,
ma è un debole presagio che non dice come e quando…

*Ho sottovalutato questo nuovo dio: si riferisce al Cristianesimo.

.

Me ne andavo l’altra sera, quasi inconsciamente,
giù al porto a Bosphoreion* là dove si perde
la terra dentro al mare fino quasi al niente
e poi ritorna terra e non è più occidente:
che importa a questo mare essere azzurro o verde?**

*Bosphoreion: il nome dello stretto…

** azzurro o verde: i tifosi dell’ippodromo di Costantinopoli erano suddivisi in Verdi e Azzurri. Tale verso si riferisce inoltre al fatto che il mare è infinito e insondabile.

.

Sentivo i canti osceni degli avvinazzati,
di gente dallo sguardo pitturato e vuoto…
ippodromo, bordello e nordici soldati,
Romani e Greci urlate dove siete andati…
Sentivo bestemmiare in Alamanno e in Goto*

*Alamanno e in Goto: la popolazione sta diventando sempre più eterogenea con la venuta di barbari. In questo verso, in particolare, si riferisce ai popoli barbari degli Alamanni e degli Ostrogoti.

.

Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana*,
di plebi smisurate, labirinti ed empietà,
di barbari che forse sanno già la verità**,
di filosofi e di etère***, sospesa tra due mondi, e tra due ere…
Fortuna e età han deciso per un giorno non lontano,
o il fato chiederebbe che scegliesse la mia mano, ma…

*Imperatore sposo di puttana: si riferisce a Giustiniano, che sposò Teodora. La donna originariamente era un’attrice ed era consuetudine considerare tale professione alla stregua della prostituzione.

**Verità: cioè che l’Impero Romano è destinato a crollare e dunque il mondo cambierà.

***Etere: (in greco antico ἑταίραι) nella società greca antica erano cortigiane e prostitute sofisticate, che oltre a prestazioni sessuali offrivano compagnia e intrattenimento.

.

Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile,
segreto e ambiguo come questa vita,
Bisanzio è un mito che non mi è consueto,
Bisanzio è un sogno che si fa incompleto,
Bisanzio forse non è mai esistita
e ancora ignoro e un’altra notte è andata,
Lucifero* è già sorto, e si alza un po’ di vento,
c’è freddo sulla torre o è l’età mia malata,
confondo vita e morte e non so chi è passata…
mi copro col mantello il capo e più non sento,
e mi addormento, mi addormento, mi addormento…

*Lucifero: (vedi prima nota in alto)

La Traviata sul divano (7 dicembre 2013, La Scala di Milano)

Quest’anno la Prima della Scala me la sono goduta sul divano e nemmeno in diretta (a vent’anni il sabato sera è consacrato alle uscite in compagnia), confondendomi in quel milione di spettatori di tutto il mondo che si sono sintonizzati sui canali televisivi, satellitari, radiofonici o cibernetici che hanno trasmesso La Traviata, la prima opera della stagione scaligera 2013-2014.

scala_la_prima_per_mandela_applausi_ma_non_per_la_regia-0-0-383876

Follie… Follie…, Immagine tratta da unionesarda.it

Per quanto riguarda la comodità la mia scelta non ha prezzo, infatti non ho perso tempo e fatica  per accaparrarmi i biglietti dell’anteprima riservata agli Under30. Ogni anno infatti la biglietteria della Scala nella metropolitana di Piazza Duomo viene affollata sin dalle prime ore del mattino da una fiumana di giovani desiderosi di vivere l’ineguagliabile magia di uno spettaccolo allestito nello storico teatro milanese, le linee telefoniche vengono intasate da telefonate provenienti da tutta Italia e il sito Internet diventa inagibile per l’incredibile quantità di visualizzazioni. Quest’anno mi sono alzata senza fretta e mi sono recata in università in tutta tranquillità, lasciando ad altri questo incredibile stress.

Niente Scala significa però rinunciare al vestito da sera nuovo ed ai tacchi coordinati, alle colonne marmree del foyer, ai scintillanti lampadari di cristallo e allo sfarzo dell’antica sala scarlatta, elementi frivoli ma non secondari quando si parla di una vera e propria istituzione in ambito di gossip e sciccheria made in Italy. Quando però incroci gli sguardi sprezzanti delle signorinelle con colletti di pelliccia (vera!) e i gioielli della nonna, ti rendi conto che forse c’è qualcosa di falso e discriminatorio in tutta questa ostentazione, che lo scintillio della ricchezza non è altro che una barriera invisibile istituita per tagliare fuori gli “altri” che, pur non potendo sfoggiare “brillocchi”, non hanno problemi economici nè si fanno mancare gli agi e i divertimenti dei primi del secolo XXII.

Vorresti gridare qualche slogan come “fanculo il sistema!”, ma scopri che qualcosa ti trattiene. Come dimenticare infatti che, un paio di secoli fa, l’opera lirica non era soltanto la musica dei sciuri (come si scriverà in dialetto milanese???), la gente canticchiava le arie per le strade e i “teatri dei poveri” erano affolati di intenditori, che spesso se ne intendevano di musica quanto se non più dei signori. La Scala era tutt’altro che l’opera dei pezzenti, ma non si tratta di un teatro qualsiasi: come testimonia il Museo della Scala, il suo palco è stato calcato dai migliori della storia dell’opera italiana perciò le sue pietre sono intrise della migliore tradizione e cultura italiana.

Ma è preferibile l’opera lirica in loggione o sul divano? Beh, il loggione è un’esperienza unica, infatti il suono limpido e puro di una nota sprigionata direttamente dalla cassa armonica dello strumento che l’ha messa al mondo è indiscutibilmente più emozionante di quella mediata dalle casse del vostro televisore, per non parlare del piacere della condivisione dello spettacolo con gli altri spettatori: è bello sbirciare le espressioni assorte degli omini in frac che si affacciano dai palchi, oppure il conversare elegante e pacato delle signore, così come può essere interessante commentare lo spettacolo con i vostri vicini.

La trasmissione dello spettacolo in televisione presenta tuttavia un sacco di vantaggi. Per quanto riguarda la messa in scena, citerò quanto è stato detto nel corso di una delle interviste proposte  durante la diretta di Rai5: il video è privo della tridimensionalità dello spettacolo dal vivo, ma permette di gustare al meglio i particolari della mimica facciale dei cantanti e delle scenografie. In teatro inoltre l’unico modo per apprendere informazioni di carattere tecnico sullo spettacolo è isolarsi nella lettura di libretto, opuscoli e voltantini vari, in televisione invece vengono trasmessi in diretta le interviste degli artisti principali, i commenti degli esperti e degli spettatori più illustri, i video delle prove e di tutto ciò che accade dietro le quinte e dei brevi cortometraggi-documentari di carattere storico e artistico. Insomma, l’occhio della telecamera indirizza i meno esperti verso tutto ciò che di più importante c’è da sapere sull’opera, la messa in scena e l’evento mondano, il pubblico pagante deve invece arrangiarsi da solo, documentandosi con il materiale disponibile nel foyer, le conferenze organizzate in teatro, i vari articoli di giornale e i video disponibili online.

800px-Milano-scalanotte_e

La Scala di Milano, immagine tratta da Wikipedia 

Non mi azzardo ad esprimere un parere sull’esecuzione musicale dell’opera, ma ho la presunzione di commentare la criticatissima regia di Tcherniakov, che il loggione ha bocciato con un coro di fischi. Interpretare un opera in chiave moderna non è un affronto nei confronti dell’autore come è stato affermato da molti loggionisti e critici, poichè è impensabile che un pubblico moderno fruisca uno spettacolo con lo stesso spirito dell’epoca in cui l’opera è stata scritta. Purtroppo l’opera lirica è un genere ancora ancorato al passato, in quanto non si è ancora verificato un considerevole ricambio generazionale degli appassionati (il loggione viene riepito per lo più da vecchietti), inoltre i biglietti sono molti costosi e vengono acquistati per lo più a ceti conservatori, che si aspettano di vedere il lusso dei propri vestiti e delle poltroncine di velluto riflesso in costumi d’epoca, interpretazione tradizionale e scenografie raffinate. Personalmente i fighetti non mi sono mai piaciuti e l’arte deve essere al servizio delle emozioni e della ragione anzichè del portafoglio.

A teatro la rivoluzione è stata metabolizzata anche dai più tradiionalisti, infatti oggi giorno nessuno si stupisce se Sogno di una notte di mezza estate è interpretata da fatine punkettone o se Antonio e Bassanio de Il mercante di Venezia flirtano sul palcoscenico, se Edipo indossa una giacca dai colori psichedelici o se le maschere di Goldoni hanno abbandonato improvvisazione, maschere e costumi variopinti per uno stile più realistico e contemporaneo. La stessa sorte tocca da decenni alla sceneggiatura, alla scenografia (l’odierna tecnologia ha permesso ad artisti come Ronconi di portare in scena macchine mobili ultrasilenziose, fuoco, pioggia, ruscelli e ogni altra sorta di effetti speciali) e ad ogni altro elemento di dello spettacolo teatrale. E’ naturale che l’arte rispecchi la sua epoca e il suo pubblico ma, se l’opera lirica continuerà ad essere percepita dai più come un’arte elitaria riservata i più ricchi, lo stile degli artisti tenderà  mantenere uno spirito conservatore. In questo modo però stiamo soffocando sul nascere il naturale rinnovamento generazionale dell’arte, con il rischio di condannare a morte l’opera lirica stessa.

Cari melomani, non fischiate i giovani registi rivoluzionari e concedete loro di portare in scena la propria personale percezione dell’opera. Dieci e lode dunque alla povertà, alle tagliatelle, ai costumi trash e ai mollettoni nei capelli, alle bambole e agli ecessi di alcool e droghe che hanno ucciso Violetta nella personale interpretazione di Tcherniakov, oltre che a tutte le piccole rivoluzioni dei registi che verranno.

Contest: THE LEMON SONG!

imagesCARWHJ6H

Il primo concorso di Acqua e limone!

Cari amici del limone, è tempo di ricorrenze: questo dicembre non si festeggia soltanto il Natale, ma anche il primo compleanno di Acqua e Limone (ebbene sì, il vostro blog preferito è stato creato proprio l’8 dicembre di un anno fa) e il raggiungimento della straordinaria quota di 200 followers. Per festeggiare questo piccolo grande traguardo, abbiamo deciso di promuovere il primo concorso del blog, THE LEMON SONG!

Partecipare è semplice e non richiede molto tempo, dovete semplicemente creare una piccola playlist composta da quattro brani musicali e scegliere una copertina tra la miriade di immagini presenti nel web. Naturalmente la vittoria sarà premiata soltanto dalla gloria che ne conseguirà perché non c’è nessun premio in palio, ma sono certa che parteciperete numerosi ugualmente.
Le regole del concorso sono poche, brevi e di semplice comprensione…

Come partecipare:

1) Scegli 4 canzoni che ti piacciono, con relativo video Youtube. Non importa quale sia il tuo genere preferito, né che i pezzi da te selezionati trattino un tema comune o riguardino più o meno direttamente i limoni. Condividi il tuo sound come vuoi e quando vuoi, senza restrizioni di alcun genere.

2) Seleziona un’immagine. Anche in questo caso sei libero di sprigionare la tua creatività repressa e proporci quello che ti pare. Non importa se il tuo talento non è al pari di quello di un grafico professionista, puoi anche limitarti a fare due click su un motore di ricerca e riciclare un’immagine della rete. In questo caso però devi metterci una bricciola di buon senso perché non accettiamo contenuti pornografici, razzisti o che risultino offensivi per un qualunque motivo. Dovete inoltre accettarvi che l’immagine non sia protetta da copyright, perché nessuno vorrebbe che il mio bellissimo blog venisse oscurato dai caramba!

3) Inventa un titolo per la tua playlist, rispettando i criteri di rispetto e buon gusto specificati sopra ed eventualmente evitando idee banali o già utilizzate da qualche altra band. Insomma, se scegliete di intitolare la vostra playlist White Album sarò costretta a squalificarvi, così come se copiate spudoratamente il titolo del disco di qualche band non altrettanto famosa ma rintracciabile su Google.

3) Clicca Mi piace sulla nostra pagina di Facebook. il link è il seguente: https://www.facebook.com/acquaelimoneblog

4) Invia come messaggio privato sulla mia pagina di Facebook entro il 1 marzo 2014:
I link dei video di youtube, nell’ordine in cui vuoi che vengano pubblicati.
L’URL dell’immagine, o il file della stessa in un formato leggibile e non troppo pesante.
Non dimenticare di specificare il tuo nome o il tuo Nickname!

5) Acqua e Limone pubblicherà le vostre playlist e offrirà al vincitore una piacevole (e simbolica!) sorpresa…

imagesCARWHJ6H

Immagine tratta da soudcloud.com

Siccome THE LEMON SONG! mi sembra un’iniziativa molto divertente, ho deciso di partecipare anche io, dedicando la mia playlist proprio ai limoni.

  • Titolo: The lemon sound (lo ammetto, questa sera sono a corto di fantasia…)
  • L’immagine di copertina è… no, non sono i quattro limoni che vedete qui in alto, quello è il logo del concorso! La mia cover è questa qui, tratta dal sito di alancross.ca:

lemon

Immagine tratta da sheheengallery.com

  • Edecco le sei canzoni (io ne ho aggiunte due in più, se volete potete farlo anche voi) che ho scelto per voi…

Iniziamo con una simpatica canzone in italiano: Una fetta di limone di Enzo Jannacci e Giorgio Gaber.

Proseguiamo con una cover di Limonata e zanzare di Fossati (di cui vi ho già parlato QUI), interpretata dai Fratelli di Soledad.

Siamo a metà playlist, in Lemon degli U2 il limone rappresenta il colore giallo che indossa una bella ragazza.

Elio e le Storie Tese ci divertono con Amore amorissimo. in cui il limone assume un significato un po’ piccante…

Con Lemonade dei Planet Funk, il doppio senso diventa un po’ più spinto.

E infine…. gran finale con i Led Zeppelin in una versione di gran pregio di The lemon song!!!!

imagesCARWHJ6H

NB: Avevo promesso agli amici che hanno commentato l’articolo precedente un post di risposta, purtroppo avevo già questo concorso in cantiere… State tranquilli, non dovrete attendere molto perché vi risponderò nei prossimi giorni!