Fumetto e anarchia in “V per Vendetta”

Articolo pubblicato su Lo Sbuffo.

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V per Vendetta è un capolavoro del 2005 diretto da James Mc Taigues, grazie al quale la maschera di Guy Fawkes è diventata simbolo di ribellione e anarchia.

La storia, tratta dalla graphic novel omonima di Alan Moore e David Lloyd, riguarda un supereroe mascherato, invincibile nel combattimento con le armi bianche, conosciuto con il nome in codice V, scampato a degli esperimenti su cavie umane e desideroso di vendicarsi contro il regime totalitario e distopico che lo ha trasformato in un mostro. Sua fedele alleata è Evey Hammond, interpretata da Natalie Portman, una ragazza orfana che gradualmente viene contagiata dai suoi ideali.

Il regime totalitario che affligge l’Inghilterra ricorda molto la nazione di 1984 di Orwell per l’importanza che riveste la televisione nella vita dei cittadini. Le notizie vengono manipolate dal dittatore e dal suo staff e trasmesse principalmente dal piccolo schermo, ma gradualmente il popolo impara a diffidare di tali informazioni e si ribella, grazie soprattutto alle azioni sovversive di V. Il regime dittatoriale ha preso il potere diffondendo un’epidemia e controlla la popolazione soprattutto con coprifuoco e eliminando dalla circolazione gli oppositori, dopo averli arrestati e incappucciati.

V si ispira al personaggio di Guy Fawkes, un cattolico sovversivo che tentò di far saltare in aria il parlamento inglese con il re protestante Giacomo I e i parlamentari nel 1605. Gli ideali che spinsero l’attentatore ad agire non hanno nulla a che vedere con l’anarchia e spesso tale personaggio assume una connotazione negativa nella storia dell’Inghilterra, come è accaduto per esempio nell’ultimo best seller di Ken Follet La colonna di fuoco. La sua maschera bianca con il pizzetto nero è diventata tuttavia un simbolo di rivolta anche in cortei politici reali.

Il regime dittatoriale si è caratterizzato per l’eliminazione di ogni persona “diversa”, per motivi politici, come nel caso dei genitori di Evey, religiosi, in quanto è stato per esempio perseguitato l’Islam, e per l’orientamento sessuale. A questo proposito, la narrazione si interrompe per raccontare la triste vicenda di Valerie, un’attrice lesbica che è stata imprigionata insieme a V, al quale racconta la propria storia scrivendola su un rotolo di carta igienica. Anche l’arte è bandita, V infatti collezione nei sotterranei in cui vive ogni oggetto artistico e reperto archeologico che riesce a sottrarre tra quelli confiscati dal governo.

Il film colpisce per le frasi e gli aforismi pronunciati soprattutto da V, che si esprime come uno scrittore d’altri tempi. Un occhio attento nota alcune imprecisioni. Come fa una piccola carica di esplosivo trasportato da una metropolitana a far esplodere l’intero parlamento inglese, compreso il Big Bang? Come si è procurata Evey il suo documento falso? Come a fatto V a sapere dove la ragazza si era nascosta quando era fuggita dalla dimora sotterranea? Se V è stato geneticamente modificato, quale sono esattamente i suoi poteri oltre ad una straordinaria bravura nella scherma? Si tratta tuttavia di mancanze marginali.

Questo film è consigliato ad ogni ribelle, anarchico e sognatore. Anche se sarebbe impossibile per un uomo solo rovesciare uno stato nel mondo reale, V resta comunque un’icona nel mondo del fumetto e del cinema.

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“Fahrenheit 451”, la distopica società di Truffaut

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In linea con il tema del mese, la distopia, affronteremo l’analisi di uno dei film distopici più popolari della storia del cinema. Si tratta di Fahrenheit 451, un film di Truffaut del 1966, un grande classico che riesce ancora ad affrontare tematiche attuali.

La trama ripercorre fedelmente la vicenda dell’omonimo romanzo di Ray Bradbury in cui la parola scritta è stata bandita, la televisione narcotizza le menti dei cittadini e i pompieri non spengono più i fuochi ma, anzi, bruciano i libri. Montag (Oskar Werner) è un pompiere prossimo alla promozione con una bella casa e una splendida moglie “drogata di televisione” e pillole, Linda. Il protagonista gradualmente si ribella alla società e inizia a leggere libri con l’aiuto di Clarisse, un’anticonformista e allegra insegnante.

Il film è stato realizzato con un budget elevato, gli effetti speciali sono sorprendenti per l’epoca e apprezzabili ancora oggi. È singolare notare come gli uomini degli anni Sessanta si immaginassero il futuro: il carro dei pompieri assomiglia più ad un giocattolo che ad un bolide, i telefoni pubblici rivelano che nessuno avesse ipotizzato l’invenzione dei cellulari, schermi piatti dal sapore moderno convivono, poi, con televisori vecchio stile e la monorotaia risulta antiquata anziché fantascientifica.

A parte pochi elementi, il futuro immaginato dal regista appare molto simile alla sua contemporaneità, soprattutto per quanto riguarda le architetture, gli arredamenti, i costumi di scena e le pettinature tipiche degli anni Sessanta. La società proposta dal film non si caratterizza per la tecnologia o il gusto estetico, ma per la struttura politica e culturale.

Pur essendo un film di fantascienza troviamo poca azione, si privilegia infatti l’aspetto drammatico attraverso dialoghi che inducono lo spettatore a riflettere. È proprio da una discussione tra Montag e il capitano che scopriamo che i libri vengono bruciati per annullare le differenze e dunque i contrasti rendendo gli uomini tutti uguali, ma annullando anche l’essenza dell’umanità stessa. I cittadini sono annichiliti dalla televisione, dalla droga e dalla polizia oppressiva; tutto ciò li rende incredibilmente soli al punto da indurli a palparsi il corpo anche in pubblico. I personaggi, oltre alla parola scritta, hanno anche perso la memoria e la facoltà di riflettere.

Le due figure femminili, l’elegante e conformista Linda e la sbarazzina e ribelle Clarisse, sono interpretate dalla stessa attrice, Maria Pia Di Meo. Per distinguerle sono stati utilizzati semplicemente delle parrucche e i capi d’abbigliamento; si tratta di una scelta interessante perché pur rappresentando ruoli opposti e radicalmente incompatibili tra loro, il risulltato risulta efficace.

È infine molto inquietante la straniante scena dell’incubo di Montag, in cui compare persino un omaggio a Hitchcock: l’effetto vertigo. Un altro riferimento al grande regista è la musica di Bernard Herrmann.

Voltemort: Origins of the Heir delude i fan

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Molti sospettavano che fosse un fake, invece era veramente in cantiere un film su Lord Voldemort. Il 13 gennaio, dopo mesi di pubblicità sui Social, è uscito Voldemort: Origins of the heir, il prequel di Harry Potter che racconta la nascita e la formazione del mago oscuro. Il lungometraggio della durata di cinquanta minuti e realizzato dalla Tryangle Films è un’opera tutta italiana, il regista è infatti Gianmaria Pezzato, il produttore Stefano Prestia e il cast è composto interamente da nostri connazionali. La visione del film è disponibile gratuitamente su Youtube e, a giudicare dalle undici milioni di visualizzazioni, sta riscuotendo successo tra i fan della Rowling, pur non trattandosi certo di un film di qualità, soprattutto a causa delle ristrettezze economiche della produzione che hanno imposto troppi sacrifici.

Sono rare le produzioni non ufficiali nel mondo del cinema, e come se non bastasse la Warner Bros ne ha osteggiato la realizzazione sin dall’inizio: nel 2016, quando è stata attuata la raccolta fondi su Kickstarter, il potente studio hollywoodiano ha richiesto l’interruzione della messa in scena del film per questioni di copyright. A giugno dell’anno scorso la Warner Bros ha concesso alla produzione italiana di girare a due condizioni: il progetto avrebbe dovuto essere no profit e si sarebbe dovuto specificare che si trattava di una fanmade, vale a dire una produzione ad opera di fan, non relativa al colosso americano o  alla Rowling.

La trama è sicuramente intrigante, soprattutto per il finale a sorpresa. Tom Riddle non sarebbe stato l’unico erede di una Casa di Hogwarts, tra i suoi pochi amici quando era ancora uno studente erano annoverati gli altri discendenti degli antichi fondatori della scuola di magia. Tom e Wiglaf Sigurdsson (erede di Corvonero), sono i più anziani del gruppo, mentre Lazarus Smith, erede di Tassorosso, e Grisha McLaggen, erede di Grifondoro, sono i più giovani. I quattro hanno l’ingenuo sogno di cambiare il mondo e sono molto amici: Tom e Wiglaf sono rivali per il ruolo di leader e Lazarus è innamorato di Grisha, la quale però ha una cotta non ricambiata per Tom. Il sogno del gruppo è ritrovare gli oggetti perduti dei fondatori delle Case, che sarebbero poi diventati gli Horcrux distrutti da Harry Potter e i suoi compagni. Al termine della scuola Tom rinuncia ad una carriera di successo per farsi assumere da Magie Sinister e accedere così al traffico più o meno legale di oggetti magici. Quando scopre che la zia di Lazarus possiede la coppa di Tassorosso e il medaglione di Serpreverde, il malvagio mago uccide l’amico e l’anziana donna. Quando soccombe anche Wiglaf, l’unica che può fermare il potente mago oscuro è Grisha, la quale si reca in Russia per recuperare il diario di Tom Riddle, già trasformato in Horcrux e caduto nelle mani degli auror sovietici. La ragazza viene però catturata dai russi e costretta a rivelare i propri segreti sotto l’effetto del Veritaserum, una pozione che impone di confessare la verità.

Il film presenta non pochi difetti, dovuti alla scarsità del budget e della durata della visione. Gli attori in scena sono veramente pochi perché i personaggi sono ridotti al minimo, si contano infatti: i quattro eredi delle Case, la zia di Lazarus, il generale russo che conduce l’interrogatorio di Grisha, i russi incappucciati contro cui combatte la ragazza e i soldati che scoprono il diario nascosto in montagna.

Anche l’ambientazione è ridotta all’essenziale, del suggestivo castello di Hogwarts è stata portata in scena solo la Stanza delle necessità, mentre la sede degli auror sovietici è uno spoglio casermone grigio. Gli altri interni sono stati realizzati con molta cura mediante l’utilizzo di oggetti di scena ricercati, ma è evidente che non sia stato impiegato molto denaro nelle scenografie. Sono però estremamente suggestivi gli esterni girati sui monti italiani.

I film fantasy attirano molti spettatori per gli effetti speciali relativi alla magia. In questo film non è visibile nulla di spettacolare, infatti sono presenti due soli duelli magici, nei quali  sono presenti solo “sbrilluccichii” di bacchetta e scie di energia luminosa, mentre alcuni personaggi si smaterializzano nel corso della storia. Si tratta di effetti speciali facilmente realizzabili al computer con un buon programma di produzione video, insufficienti per impressionare il pubblico.

Una trama così avvincente avrebbe potuto essere sviluppata in maniera più approfondita se i produttori avessero voluto realizzare un film di una durata maggiore. La psicologia dei personaggi e il rapporto che si era creato tra gli eredi è analizzato sbrigativamente, in poche scene e con dialoghi molto brevi. Alcune scene cruciali che avrebbero potuto conferire maggiore pathos al film come il duello tra Lazarus e Voldemort e quello tra Tom Riddle e l’erede di Corvonero, sono stati completamente omessi. Il ritmo della narrazione è piuttosto lento perché, anziché rappresentare scene d’azione, la maggior parte del film è costituita dall’interrogatorio tra la protagonista e il generale russo, interrotto da lunghi flash back.

Nonostante la produzione sia italiana, il film è girato in lingua inglese, così come in tale lingua è gestita la pagina Facebook, che si occupa della promozione del prodotto. Nei commenti si nota come alcuni fan anglofoni si siano lamentati che l’audio non sia sincronizzato.

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Il finale a sorpresa omette un importante particolare: che fine ha fatto la bella erede di Grifondoro? Anche lei è stata uccisa da Voldemort? Tale interrogativo lascia supporre che verrà realizzato il secondo episodio, ma non sono ancora state rilasciate dichiarazioni in merito. È giusto promuovere il cinema dei piccoli produttori, specie se italiani, ma forse sarebbe meglio che le società prive delle imponenti risorse finanziarie hollywoodiane si dedicassero a generi più facili da realizzare rispetto al fantasy, che richiede un budget considerevole per quanto riguarda gli effetti speciali e la realizzazione del set. Evitando di sprecare troppe energie sotto tali aspetti, sarebbe possibile realizzare film di una durata maggiore, assumere un maggior numero di attori e curare nel dettaglio le sceneggiature. Si spera che tale film venga considerato per quello che è, un progetto troppo ambizioso per una casa produttrice troppo modesta e non un miracolo del cinema fanmade italiano come molti hanno asserito.

Voldemort: Origins of the Heir non è la prima produzione di questo genere, infatti i francesi ci hanno preceduto realizzando Le Maitre de la mort, anch’esso dedicato a Voldemort. Il video è disponibile su Youtube qui.

“Romeo e Giulietta” firmato Mediaset

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Premium Play propone agli abbonati una miniserie relativa a Romeo e  Giulietta del 2014, prodotta dalla Mediaset e andata in onda su Canale 5. Inizialmente sembrava un prodotto interessante soprattutto per il cast (Alessandra Mastronardi nei panni di Giulietta e Elena Sofia Ricci in quella della balia, entrambe celebri attrici de I Cesaroni), invece si è rivelato uno squallido sceneggiato per casalinghe, assolutamente privo di coerenza con il testo shakespeariano.

La trama non si discosta nei passaggi principali da quella del bardo: i figli di due famiglie in lotta tra loro si innamorano ad una festa e si sposano di nascosto, dopodiché muoiono svariati personaggi in seguito al conflitto, per l’uccisione di Tebaldo in particolare Romeo è costretto a fuggire in esilio; Giulietta beve un filtro per simulare la morte e ricongiungersi con l’amato ma Romeo la crede realmente morta e si uccide, di conseguenza Giulietta si toglie la vita con un pugnale.

Per creare una miniserie della durata complessiva di tre ore e suddivisa in due puntate, la trama è stata ingarbugliata con una miriade di aggiunte, modifiche, scene strappalacrime e molto altro ancora, con lo scopo di mantenere incollate al piccolo schermo il maggior numero possibile di signore e signorine amanti delle storie d’amore impossibili.

Innanzi tutto Giulietta ha una sorella maggiore che inizialmente era promessa a Paride prima che questi si invaghisse di Giulietta e la volesse a tutti i costi. La fanciulla si infurierà con Giulietta per essere stata rifiutata e si congederà dalla famiglia ma, affranta dal dolore, perdonerà la sorella quando questa simulerà la morte. Nemmeno Romeo è figlio unico come nella tragedia del Bardo: suo fratello minore è il narratore della vicenda e gli porterà la notizia della morte di Giulietta.

Ad un certo punto della vicenda inoltre Giulietta informa la famiglia di essere sposata con Romeo, dopo aver dichiarato a pranzo il proprio innamoramento ed essersi rimangiata la parola. La famiglia decide di farla sposare comunque con Paride, mostrandosi inflessibile e crudele. Anche Romeo si confida con il fratello minore, che tuttavia non rivela niente ai genitori. Tutto ciò complica ulteriormente la trama trasformando una delicata tragedia d’amore in una telenovela in perfetto stile Beautiful.

Per giustificare tre ore di spettacolo, Mercuzio e la Balia hanno una personalità più articolata: il primo ha il cuore infranto e sfida la morte in una serie di giochetti spericolati (il veleno con cui Romeo si è ucciso gli è stato proprio consegnato dall’amico, che avrebbe voluto usarlo su di sé); la seconda non è stata sposata dall’uomo che amava quando è rimasta incinta e la bambina è morta poco dopo la nascita. Per rendere ulteriormente più tragica la trama, Giulietta è presente all’uccisione di Tebaldo.

Come in ogni serie televisiva drammatica sono presenti anche degli antagonisti che il bardo non aveva reso poi così crudeli, si tratta dell’egoista Paride, che vuole sposare Giulietta contro la sua volontà, e Madonna Capuleti, insensibile alla volontà della figlia.

La tragedia si prolunga per alcuni giorni in più rispetto alla durata dell’opera del Bardo e Romeo e Giulietta giacciono insieme due volte anziché una, inoltre la vicenda è ambientata a Trento in pieno inverno al posto di Verona. Molte caratteristiche della trama lasciano intendere che lo spettacolo è ambientato nell’Alto Medioevo, invece gli edifici in cui si svolgono le riprese appartengono al Basso Medioevo. Infine Romeo e Giulietta sono due ventenni anziché due adolescenti, ma tale scelta è stata effettuata anche in opere cinematografiche di qualità per offrire al pubblico degli attori esperti.

In seguito a queste consistenti modifiche il testo non è fedele alla tragedia salvo per quanto riguarda le battute più celebri, che comunque non sono stati tradotti in maniera fedele al testo per privilegiare uno stile più simile alla lingua moderna. Nemmeno le celebri battute pronunciate da Giulietta sul balcone sono sopravvissute alle grinfie degli sceneggiatori.

Per soddisfare un pubblico poco abituato alla qualità sono state aggiunte delle scene molto scontate, come un segugio che da la caccia a Romeo prima che questi possa raggiungere il balcone, lo scoppio di un improvviso temporale quando Romeo apprende del suicidio di Giulietta durante l’esilio, fiamme al rallentatore mentre Giulietta scende una scalinata durante il primo incontro tra i due innamorati.

Per saziare le casalinghe più incallite, sono stati aggiunti una colonna sonora di archi molto tragica e delle piccanti scene di Romeo a torso nudo.

Il giudizio complessivo è pessimo, la tragedia originale è stata stuprata e data in pasto alla televisione di basso consumo. Spero che uno spettatore saggio sappia individuare le cadute di stile e gli errori dello sceneggiato e che si dedichi anche alla visione della vera arte di Shakespeare.

 

“The bold type”, una serie tv femminista

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ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler.

The bold type è il titolo di un eccellente telefilm uscito recentemente (estate 2017) e creato da Sarah Watson. La serie, ambientata a New York ed erede del celeberrimo Sex and the City, è spirato alla vita di Joanna Coles, ex capo redattore di Cosmopolitan.

Si tratta delle avventure di tre amiche che lavorano per Scarlet, una rivista femminile femminista. Impeccabili nel vestire, aggiornatissime sui social network e trasgressive nello stile di vita, le tre ventenni in carriera sperimentano l’amore, la sessualità, l’amicizia, il femminismo, il giornalismo, la moda, la politica, la prevenzione contro il tumore al seno e molto altro ancora.

Jane Sloan (Katie Stevens) è una tenera ragazza dai capelli corvini e due occhioni indimenticabili che ha perso la madre da piccola per un tumore al seno; ha uno straordinario talento come giornalista e ha appena ricevuto una promozione all’interno della rivista. Il suo capo Jacqueline, autoritaria ma comprensiva, la metterà alla prova proponendole dei pezzi imbarazzanti dalle tematiche sessuali, la farà avvicinare al giornalismo politico e la guiderà in una controversia giudiziaria contro una spogliarellista femminista. Nonostante Jane abbia avuto il primo orgasmo piuttosto tardi, avrà una breve ma bollente relazione con Ryan, scrittore di articoli a tematica sessuale.

L’afroamericana Kat Edison (Aisha Dee) è figlia di due ricchi strizzacervelli ed è responsabile dei social media di Scarlet. Spesso si troverà in difficoltà nella gestione dei media e per questo dovrà confrontarsi con Jacqueline, inoltre affronterà il licenziamento di una sua sottoposta. Kat è bisessuale e si innamora per la prima volta di un’affascinante fotografa femminista musulmana, Adena El-Amin. La relazione tra le due donne è ostacolata da Coco, la bella parigina che Adena fatica a lasciare, e dalle origini straniere della fotografa … ma non vogliamo certo spoilerarvi il finale!

Sutton Brady (Meghann Fahy) è una ragazza di umili origini che inizialmente lavora all’interno della rivista come segretaria, ma successivamente riesce a ottenere il tanto agognato posto di aiuto stilista nel settore moda di Scarlet, sotto la direzione dell’esigentissimo Oliver. La bella ragazza dai capelli castani e la carnagione chiara ha una relazione segreta con Richard, un facoltoso direttore e membro del consiglio, nonostante il loro rapporto rischi di compromettere la carriera di entrambi. Nel frattempo il collega Alex si prende una cotta per lei.

Inizialmente potrebbe sembrare un telefilm eccessivamente simile a Sex and the city per l’ambientazione Newyorkese, l’attenzione maniacale al fattore estetico (tutti i personaggi si presentano sempre con un abbigliamento impeccabile e, in particolare, le protagoniste hanno un gusto molto raffinato nel vestire) e la tematica del giornalismo in quanto non dobbiamo dimenticarci che l’indimenticabile Carrie, come Jane, è una giornalista. The bold type tuttavia tratta tematiche femministe di estrema attualità, anche se in un’atmosfera talmente patinata che persino colei che avrebbe dovuto essere un personaggio controcorrente, la fotografa femminista Adena che contrabbanda vibratori, indossa tacchi e vestiti alla moda.

Si tratta di un telefilm estremamente giovane, infatti è uscita solamente la prima stagione, composta da dieci puntate, ciascuna delle quali avente una durata di quarantacinque minuti. Ci auguriamo che escano presto le nuove avventure di Jane, Kat e Sutton e che il telefilm non perda la propria qualità.

 

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Bold_Type

 

 

“Il diavolo veste Prada”, un grande classico

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Il diavolo veste Prada della regia di David Frankel è diventato un classico del cinema e, sebbene nel 2016 abbia soffiato dieci candeline, è una delle pellicole più amate dai fashion victims.

Il film è stato tratto dall’omonimo best seller del 2003 di Lauren Weisberger, la quale ha tratto ispirazione dalla propria esperienza presso la redazione di Vogue America sotto la direzione di Anna Wintour. Il successo del romanzo ha spinto l’autrice a scrivere il sequel La vendetta veste Prada, in cui la protagonista è diventata direttrice di una rivista di moda e si scontra con il suo vecchio capo. Molti si chiedono se tale opera ispirerà una sceneggiatura, ma è improbabile.

Protagonista è la bella e giovane Andrea (Anne Hathaway), una ragazza che ha ottenuto tutto dalla vita: un dolce e sexy fidanzato cuoco e una laurea a pieni voti in giornalismo. Pur non provando interesse per la moda riesce ad ottenere un impiego presso la rivista Runway, come seconda assistente della temibile direttrice Miranda Priestly (Meryl Streep), un capo sadico e autoritario. La sfida è ardua, ma lavorare un anno nel giornale può spalancare le porte del mondo del giornalismo. Inizialmente Andrea è derisa dalle colleghe e fatica ad adeguarsi agli estenuanti ritmi e alle richieste impossibili che il suo impiego comporta, successivamente però decide di adeguarsi: non solo aggiorna il proprio guardaroba con abiti firmati, ma riesce a soddisfare le richieste del capo e persino a prevenirle, come nel caso in cui le è stato chiesto di procurare alle figlie di Miranda il manoscritto non ancora pubblicato di Harry Potter. Il successo prevede però un amaro prezzo: la deriva della propria vita sociale e sentimentale e la perdita dell’integrità morale, che nel caso di Andrea consisterà nel tradire la prima assistente di Miranda andando a Parigi al suo posto.

Anne Hathaway ha conquistato Hollywood proprio con Il diavolo veste Prada, dopo aver recitato in Pretty Princess e I segreti di Brokeback Mountain. Interpreta egregiamente il ruolo dell’onesta e intelligente protagonista del film dando prova del proprio talento. In seguito altri successi e l’oscar in Les Misérables confermeranno le sue capacità.

Miranda Priestly è eccezionale nella propria professione, “nessuno sa fare il suo lavoro meglio di lei” e le sue competenze compensano il sadismo manifestato in ufficio. Il personaggio di Meryl Streep è tuttavia un’icona a tutto tondo: si tratta di una donna consacrata al lavoro che deve sfidare i pregiudizi (se fosse stata un uomo non sarebbe giudicata poi così crudele), l’ennesimo divorzio e la difficile cura delle proprie figlie. Tale ruolo ha guadagnato all’attrice un Golden Globe e una nomination all’oscar nel 2007. Una curiosità: La scena in cui Miranda getta il cappotto sula scrivania è stata rifatta trenta volte perché l’indumento non cadeva sul ripiano con il giusto tempismo.

Un applauso meritato per la costumista Patricia Field: con un badget di 100.000 dollari, nel film compaiono vestiti griffati per un valore totale di oltre un milione di dollari, firmati soprattutto da Vivienne Westwood, mentre l’abito indossato da Miranda durante il party di beneficenza è un Valentino. Lo stilista effettua inoltre una breve apparizione in una scena del film.

Il segreto per una pellicola di successo è una colonna sonora travolgente. Sono stati interpellati i migliori: Madonna, con Jump e Vogue, gli U2, Alanis Morisette, Suddenly I See di KT Tunstall. Il theme musicale è di Theodore Shapiro.

Sebbene siano trascorsi dieci anni da quando il film debuttò sul grande schermo, Il diavolo veste Prada ha tutti gli attributi per essere ricordato nella storia del cinema degli anni Duemila: le perfide pretese di Miranda e il suo stile impeccabile non possono essere facilmente dimenticati.

Il remake de “La mummia” delude

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CONTIENE SPOILER

“A volte ci vuole un mostro per combattere un mostro”

Il remake de La mummia si rivela una fallimento, un insensato miscuglio di antico Egitto, crociati e Dr. Jeckyll & Mr Hyde che, unendo il gotico al fantasy-storico, lascia insoddisfatto lo spettatore. La delusione è resa particolarmente amara dall’intensa campagna promozionale con cui è stato lanciato il film, che aveva lasciato sperare che il prodotto fosse di ben altra qualità.

Protagonista della vicenda è la principessa Ahmanet che, dopo aver ucciso il padre faraone e il fratellastro per ereditare il trono e aver iniziato un rituale demoniaco per riportare il dio del male Seth sulla terra, viene sepolta viva in Irap. Un invecchiato Tom Cruise nei panni di un affascinante tombarolo risveglia la mummia e la sua maledizione, diventando così il prescelto per portare a compimento il rito interrotto: dopo essere stato pugnalato con un’arma maledetta, potrebbe diventare l’invincibile erede di Seth sulla terra e il compagno della principessa egizia. Naturalmente Tom Cruise rinuncerà al male e sconfiggerà la crudele faraona, superando anche le proprie meschinità interiori che lo hanno portato a profanare tombe e a spezzare il cuore della bella bionda co-protagonista.

La trama sarebbe stata avvincente se non fosse stato per l’inserimento di elementi che poco hanno a che vedere con l’antico Egitto e che hanno portato ad un calo di stile rispetto ai primi film della saga. La principessa ha il potere di risvegliare i  morti e di controllare in particolare gli scheletri di alcuni crociati. Le antiche bende della mummificazione però hanno poco a che vedere con le cotte di maglia dei soldati di Cristo, i quali erano anche piuttosto ridicoli in quanto sembravano gli zombie di Thriller di Michael Jackson. E’ inoltre inspiegabile come tali personaggi potessero nuotare nel Tamigi nonostante le pesanti cotte di maglia.

Uno dei personaggi principali della vicenda è il Dr. Jeckyll, il quale suo malgrado è condannato a trasformarsi in Mr. Hyde. L’intrusione di un personaggio del più classico dei romanzi gotici è una stonatura che abbassa la qualità del film in quanto non ha nulla a che vedere con l’antico Egitto. Nello studio del dottore compaiono inoltre teschi di vampiri e altre mostruosità che sacrificano una possibile ambientazione egizia in favore dell’horror fantastico e, come abbiamo già accennato, del gotico. Anche le scenografie erano poco egiziane e molto dark: il colore dorato della sabbia del deserto e delle piramidi è stato sacrificato in nome del grigio e del nero.

Una nota positiva deriva dalla scelta di affidare il ruolo principale della mummia ad una donna anziché ad un uomo. La prescelta nei panni della protagonista è stata Sofia Boutella, una bellissima ballerina algerina che ha incantato il pubblico con un corpo mozzafiato e sofisticate acrobazie, effettuate aggrappandosi alle catene che la imprigionavano in una scena.

Una scena particolarmente accattivante riguarda il disastro aereo causato dalla maledizione della mummia, girato con vivido realismo. Le riprese sono state effettuate in un’area a gravità zero, dopo una preparazione di diversi mesi da parte del cast per poter affrontare l’impresa. La scena è stata girata in un vero aereoplano, chiamato vomit comet, ad altitudini differenti, così da generare periodi di circa venticinque secondi in assenza di gravità. L’impossibilità di poter determinare a priori gli effettivi movimenti degli attori in quel lasso di tempo ha conferito alle riprese un certo grado di improvvisazione e indeterminatezza che il regista Alex Kurtzman ha considerato essenziale nella riuscita delle stesse.

Dieci e lode per quanto riguarda gli effetti speciali, sebbene gli zombie cupi, decomposti e ciondolanti siano apparsi un po’ scontati. Le impetuose tempeste di sabbia, le esplosioni nelle scene d’azione e il make up cadaverico e decomposto della mummia erano estremamente efficaci e hanno reso il film accattivante.

Fonti:

http://www.mymovies.it/film/2017/themummy/