Atypical, una serie tv sull’autismo

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Atypical è una serie tv firmata Netflix, giunta alla seconda stagione, che racconta la storia di formazione di Sam, un ragazzo affetto dalla sindrome di Asperger, e le vicende che coinvolgono i suoi cari, le cui vite sono fortemente influenzate dalla malattia del protagonista. La serie è nata da un’idea di Robia Rashid ed è diretta da Seth Gordon.

Sam vorrebbe emanciparsi e avere una vita normale e una ragazza, ma incontra svariate difficoltà dovute alla sua malattia: la sua ossessiva passione per i pinguini e l’Antartide lo rendono un personaggio bizzarro, si agita negli spazi affollati e rumorosi al punto da dover indossare una cuffia antirumore nei corridoi a scuola, non riesce a leggere i significati impliciti nelle conversazioni ed è troppo sincero, ha problemi di ansia, pratica dei rituali e gesti ossessivi e, quando si agita, è affetto da tic nervosi. Nonostante ciò il ragazzo riuscirà ad avere successo nella vita, intenerendo il pubblico. Il teenager infatti ha ottimi voti a scuola, soprattutto in biologia, ha successo al lavoro, troverà una ragazza e manterrà degli ottimi rapporti con i suoi parenti e amici, emancipandosi dalla famiglia.

Casey è la sorella minore di Sam, ma siccome suo fratello è autistico è come se fosse la maggiore, infatti è molto protettiva e aiuta l’eroe della serie in molte situazioni. Non è facile avere un fratello con la sindrome di Asperger, ma Casey riuscirà a distinguersi nelle gare di atletica delle high school americane. La mamma dei due ragazzi, Elsa,  è una donna iperprotettiva e talvolta soffocante nei confronti di Sam. Elsa ha investito tutte le proprie energie nella famiglia di cui è la colonna portante, ma tale scelta di vita l’ha resa fortemente insoddisfatta; ne conseguirà che tradirà il marito con un barista. Il padre è la figura genitoriale che ha avuto maggiori difficoltà ad accettare la malattia di Sam perciò in passato ha commesso degli errori, ma si è riscattato. Zahid è il migliore amico e consigliere di Sam, i due ragazzi lavorano insieme presso un negozio di elettronica. Il giovane ha una personalità carismatica, sa persuadere Sam a seguire i propri consigli che spesso si rivelano molto utili, naturalmente quando Sam non li fraintende a causa della sua tendenza a seguire solo il significato letterale delle frasi e all’incapacità di adeguare i suggerimenti alle circostanze. Paige è la prima fidanzata di Sam, una biondina intelligente e sensibile ma spesso logorroica che affronterà una serie di difficoltà per entrare nel complicato mondo del suo ragazzo.

Il telefilm permette di conoscere alcune caratteristiche dell’autismo come i sintomi del disturbo, ma è stato fortemente criticato perché non rappresenta le reali condizioni di vita degli affetti da sindrome di Asperger, come i loro pensieri e le loro difficoltà quotidiane. Il web abbonda di pareri vaghi e discordanti, spesso provenienti da fonti non autorevoli. Sarebbe interessante leggere l’analisi di un esperto di disturbi dello spettro autistico per stabilire quanto Atypical sia realistico, purtroppo in rete non è disponibile nulla di tal genere.

Il telefilm è un’opera su una malattia, certo, ma gli spettatori possono immedesimarsi in Sam perché si tratta di un liceale con tutti i problemi tipici della sua età e non è poi così diverso dagli altri ragazzi. Il disturbo di Sam genera situazioni divertenti, ma la sua peculiarità non viene mai ridicolizzata, perché il pubblico è indotto a provare empatia per lui. La trama è attraversata da una comicità velata, che rende leggeri anche i momenti di maggiore tensione drammatica.

La voce narrante appartiene a Sam, che descrive il comportamento dei vari personaggi paragonandolo a quello degli animali antartici. Si tratta di una scelta particolarmente poetica, che rappresenta la difficoltà con cui l’eroe tenta di interpretare il mondo, nonostante la malattia gli imponga di considerare i suoi simili come degli animali strani e incomprensibili.

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Disincanto incanta Netflix

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Matt Groening ha fatto il tris: dopo aver criticato la società americana disegnando una città popolata da uomini gialli ne I Simoson e averci trasportato nel futuro con Futurama, ha ideato un mondo ambientato nel Medioevo delle fiabe in Disincanto. La prima stagione è uscita il 17 agosto su Netflix ed è stata un successo.

La protagonista è Bean, una principessa bruttina, con i dentoni da coniglio e un rozzo carattere da ubriacona che cerca disperatamente di non sposarsi per interesse, ribellandosi ad un padre burbero e autoritario. Suoi compagni inseparabili sono un elfo chiamato Elfo, scappato dal regno dei suoi simili per provare emozioni che non siano una perenne insensata felicità, e Lucy, un demone che dovrebbe condurre la fanciulla sulla via del male per ordine di oscuri quanto ignoti antagonisti, ma che sarà invece il suo braccio destro.

I vari elementi del fiabesco e della società feudale sono presentati con ironia e sarcasmo, inoltre i topoi del genere fantasy sono capovolti: il malefico Lucy si rivela il miglior consigliere mentre la bontà degli elfi rende sempliciotti, il consigliere del re organizza orge massoniche e le fate sono delle squillo. Disincanto non è un cartone animato per bambini, infatti sono presenti sesso, alcool, gioco d’azzardo, violenza gratuita, droga, ingiustizia sociale, lavoro minorile, prostituzione e molto altro ancora. Si abbattono i luoghi comuni col sorriso e la battuta rende più leggeri anche i momenti più tragici. Groening infatti “vuole raccontare vita e morte, amore e sesso, e di come continuare a ridere in un mondo pieno di sofferenza e idioti”.

Le dieci puntate di Groening non sono episodi indipendenti tra loro come Futurama e I SImpson, ma seguono un filo conduttore, sebbene ogni avventura sia costituita da una propria storia. La matita dell’artista è ben riconoscibile soprattutto nello stile con cui disegna le creature antropomorfe, tuttavia le linee di Disincanto sono molto diverse da Futurama e I Simpson: il fiabesco regna incontrastato attraverso colori brillanti e linee morbide. Gli effetti delle pozioni magiche e degli incantesimi sono stati creati con dei particolari effetti speciali differenti dal colore pieno del cartone animato, inoltre i liquidi sono semitrasparenti.

Le animazioni sono state ideate dai Rough Draft Studios, che hanno già partecipato alla realizzazione di Futurama, con la produzione esecutiva di Matt Groening e Josh Weinstein. Disincanto (Disenchantment in inglese) è la prima opera di Matt Groening per Netflix dopo la lunga collaborazione con 20th Century Fox Television, dalla quale sono nati I Simpson e Futurama.

La prima puntata svolge una funzione introduttiva in quanto vengono presentati tutti i personaggi principali. Le avventure della principessa Bean sono irriverenti e incalzanti, ma a il finale della serie lascia alquanto a desiderare poiché compare un antagonista inaspettato e la vicenda si complica eccessivamente. Ma lasciamo al pubblico il compito di stabilire se la serie è ben riuscita; nel complesso, Groening ha fatto centro per la terza volta.

Fumetto e anarchia in “V per Vendetta”

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V per Vendetta è un capolavoro del 2005 diretto da James Mc Taigues, grazie al quale la maschera di Guy Fawkes è diventata simbolo di ribellione e anarchia.

La storia, tratta dalla graphic novel omonima di Alan Moore e David Lloyd, riguarda un supereroe mascherato, invincibile nel combattimento con le armi bianche, conosciuto con il nome in codice V, scampato a degli esperimenti su cavie umane e desideroso di vendicarsi contro il regime totalitario e distopico che lo ha trasformato in un mostro. Sua fedele alleata è Evey Hammond, interpretata da Natalie Portman, una ragazza orfana che gradualmente viene contagiata dai suoi ideali.

Il regime totalitario che affligge l’Inghilterra ricorda molto la nazione di 1984 di Orwell per l’importanza che riveste la televisione nella vita dei cittadini. Le notizie vengono manipolate dal dittatore e dal suo staff e trasmesse principalmente dal piccolo schermo, ma gradualmente il popolo impara a diffidare di tali informazioni e si ribella, grazie soprattutto alle azioni sovversive di V. Il regime dittatoriale ha preso il potere diffondendo un’epidemia e controlla la popolazione soprattutto con coprifuoco e eliminando dalla circolazione gli oppositori, dopo averli arrestati e incappucciati.

V si ispira al personaggio di Guy Fawkes, un cattolico sovversivo che tentò di far saltare in aria il parlamento inglese con il re protestante Giacomo I e i parlamentari nel 1605. Gli ideali che spinsero l’attentatore ad agire non hanno nulla a che vedere con l’anarchia e spesso tale personaggio assume una connotazione negativa nella storia dell’Inghilterra, come è accaduto per esempio nell’ultimo best seller di Ken Follet La colonna di fuoco. La sua maschera bianca con il pizzetto nero è diventata tuttavia un simbolo di rivolta anche in cortei politici reali.

Il regime dittatoriale si è caratterizzato per l’eliminazione di ogni persona “diversa”, per motivi politici, come nel caso dei genitori di Evey, religiosi, in quanto è stato per esempio perseguitato l’Islam, e per l’orientamento sessuale. A questo proposito, la narrazione si interrompe per raccontare la triste vicenda di Valerie, un’attrice lesbica che è stata imprigionata insieme a V, al quale racconta la propria storia scrivendola su un rotolo di carta igienica. Anche l’arte è bandita, V infatti collezione nei sotterranei in cui vive ogni oggetto artistico e reperto archeologico che riesce a sottrarre tra quelli confiscati dal governo.

Il film colpisce per le frasi e gli aforismi pronunciati soprattutto da V, che si esprime come uno scrittore d’altri tempi. Un occhio attento nota alcune imprecisioni. Come fa una piccola carica di esplosivo trasportato da una metropolitana a far esplodere l’intero parlamento inglese, compreso il Big Bang? Come si è procurata Evey il suo documento falso? Come a fatto V a sapere dove la ragazza si era nascosta quando era fuggita dalla dimora sotterranea? Se V è stato geneticamente modificato, quale sono esattamente i suoi poteri oltre ad una straordinaria bravura nella scherma? Si tratta tuttavia di mancanze marginali.

Questo film è consigliato ad ogni ribelle, anarchico e sognatore. Anche se sarebbe impossibile per un uomo solo rovesciare uno stato nel mondo reale, V resta comunque un’icona nel mondo del fumetto e del cinema.

“Fahrenheit 451”, la distopica società di Truffaut

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In linea con il tema del mese, la distopia, affronteremo l’analisi di uno dei film distopici più popolari della storia del cinema. Si tratta di Fahrenheit 451, un film di Truffaut del 1966, un grande classico che riesce ancora ad affrontare tematiche attuali.

La trama ripercorre fedelmente la vicenda dell’omonimo romanzo di Ray Bradbury in cui la parola scritta è stata bandita, la televisione narcotizza le menti dei cittadini e i pompieri non spengono più i fuochi ma, anzi, bruciano i libri. Montag (Oskar Werner) è un pompiere prossimo alla promozione con una bella casa e una splendida moglie “drogata di televisione” e pillole, Linda. Il protagonista gradualmente si ribella alla società e inizia a leggere libri con l’aiuto di Clarisse, un’anticonformista e allegra insegnante.

Il film è stato realizzato con un budget elevato, gli effetti speciali sono sorprendenti per l’epoca e apprezzabili ancora oggi. È singolare notare come gli uomini degli anni Sessanta si immaginassero il futuro: il carro dei pompieri assomiglia più ad un giocattolo che ad un bolide, i telefoni pubblici rivelano che nessuno avesse ipotizzato l’invenzione dei cellulari, schermi piatti dal sapore moderno convivono, poi, con televisori vecchio stile e la monorotaia risulta antiquata anziché fantascientifica.

A parte pochi elementi, il futuro immaginato dal regista appare molto simile alla sua contemporaneità, soprattutto per quanto riguarda le architetture, gli arredamenti, i costumi di scena e le pettinature tipiche degli anni Sessanta. La società proposta dal film non si caratterizza per la tecnologia o il gusto estetico, ma per la struttura politica e culturale.

Pur essendo un film di fantascienza troviamo poca azione, si privilegia infatti l’aspetto drammatico attraverso dialoghi che inducono lo spettatore a riflettere. È proprio da una discussione tra Montag e il capitano che scopriamo che i libri vengono bruciati per annullare le differenze e dunque i contrasti rendendo gli uomini tutti uguali, ma annullando anche l’essenza dell’umanità stessa. I cittadini sono annichiliti dalla televisione, dalla droga e dalla polizia oppressiva; tutto ciò li rende incredibilmente soli al punto da indurli a palparsi il corpo anche in pubblico. I personaggi, oltre alla parola scritta, hanno anche perso la memoria e la facoltà di riflettere.

Le due figure femminili, l’elegante e conformista Linda e la sbarazzina e ribelle Clarisse, sono interpretate dalla stessa attrice, Maria Pia Di Meo. Per distinguerle sono stati utilizzati semplicemente delle parrucche e i capi d’abbigliamento; si tratta di una scelta interessante perché pur rappresentando ruoli opposti e radicalmente incompatibili tra loro, il risulltato risulta efficace.

È infine molto inquietante la straniante scena dell’incubo di Montag, in cui compare persino un omaggio a Hitchcock: l’effetto vertigo. Un altro riferimento al grande regista è la musica di Bernard Herrmann.

Voltemort: Origins of the Heir delude i fan

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Molti sospettavano che fosse un fake, invece era veramente in cantiere un film su Lord Voldemort. Il 13 gennaio, dopo mesi di pubblicità sui Social, è uscito Voldemort: Origins of the heir, il prequel di Harry Potter che racconta la nascita e la formazione del mago oscuro. Il lungometraggio della durata di cinquanta minuti e realizzato dalla Tryangle Films è un’opera tutta italiana, il regista è infatti Gianmaria Pezzato, il produttore Stefano Prestia e il cast è composto interamente da nostri connazionali. La visione del film è disponibile gratuitamente su Youtube e, a giudicare dalle undici milioni di visualizzazioni, sta riscuotendo successo tra i fan della Rowling, pur non trattandosi certo di un film di qualità, soprattutto a causa delle ristrettezze economiche della produzione che hanno imposto troppi sacrifici.

Sono rare le produzioni non ufficiali nel mondo del cinema, e come se non bastasse la Warner Bros ne ha osteggiato la realizzazione sin dall’inizio: nel 2016, quando è stata attuata la raccolta fondi su Kickstarter, il potente studio hollywoodiano ha richiesto l’interruzione della messa in scena del film per questioni di copyright. A giugno dell’anno scorso la Warner Bros ha concesso alla produzione italiana di girare a due condizioni: il progetto avrebbe dovuto essere no profit e si sarebbe dovuto specificare che si trattava di una fanmade, vale a dire una produzione ad opera di fan, non relativa al colosso americano o  alla Rowling.

La trama è sicuramente intrigante, soprattutto per il finale a sorpresa. Tom Riddle non sarebbe stato l’unico erede di una Casa di Hogwarts, tra i suoi pochi amici quando era ancora uno studente erano annoverati gli altri discendenti degli antichi fondatori della scuola di magia. Tom e Wiglaf Sigurdsson (erede di Corvonero), sono i più anziani del gruppo, mentre Lazarus Smith, erede di Tassorosso, e Grisha McLaggen, erede di Grifondoro, sono i più giovani. I quattro hanno l’ingenuo sogno di cambiare il mondo e sono molto amici: Tom e Wiglaf sono rivali per il ruolo di leader e Lazarus è innamorato di Grisha, la quale però ha una cotta non ricambiata per Tom. Il sogno del gruppo è ritrovare gli oggetti perduti dei fondatori delle Case, che sarebbero poi diventati gli Horcrux distrutti da Harry Potter e i suoi compagni. Al termine della scuola Tom rinuncia ad una carriera di successo per farsi assumere da Magie Sinister e accedere così al traffico più o meno legale di oggetti magici. Quando scopre che la zia di Lazarus possiede la coppa di Tassorosso e il medaglione di Serpreverde, il malvagio mago uccide l’amico e l’anziana donna. Quando soccombe anche Wiglaf, l’unica che può fermare il potente mago oscuro è Grisha, la quale si reca in Russia per recuperare il diario di Tom Riddle, già trasformato in Horcrux e caduto nelle mani degli auror sovietici. La ragazza viene però catturata dai russi e costretta a rivelare i propri segreti sotto l’effetto del Veritaserum, una pozione che impone di confessare la verità.

Il film presenta non pochi difetti, dovuti alla scarsità del budget e della durata della visione. Gli attori in scena sono veramente pochi perché i personaggi sono ridotti al minimo, si contano infatti: i quattro eredi delle Case, la zia di Lazarus, il generale russo che conduce l’interrogatorio di Grisha, i russi incappucciati contro cui combatte la ragazza e i soldati che scoprono il diario nascosto in montagna.

Anche l’ambientazione è ridotta all’essenziale, del suggestivo castello di Hogwarts è stata portata in scena solo la Stanza delle necessità, mentre la sede degli auror sovietici è uno spoglio casermone grigio. Gli altri interni sono stati realizzati con molta cura mediante l’utilizzo di oggetti di scena ricercati, ma è evidente che non sia stato impiegato molto denaro nelle scenografie. Sono però estremamente suggestivi gli esterni girati sui monti italiani.

I film fantasy attirano molti spettatori per gli effetti speciali relativi alla magia. In questo film non è visibile nulla di spettacolare, infatti sono presenti due soli duelli magici, nei quali  sono presenti solo “sbrilluccichii” di bacchetta e scie di energia luminosa, mentre alcuni personaggi si smaterializzano nel corso della storia. Si tratta di effetti speciali facilmente realizzabili al computer con un buon programma di produzione video, insufficienti per impressionare il pubblico.

Una trama così avvincente avrebbe potuto essere sviluppata in maniera più approfondita se i produttori avessero voluto realizzare un film di una durata maggiore. La psicologia dei personaggi e il rapporto che si era creato tra gli eredi è analizzato sbrigativamente, in poche scene e con dialoghi molto brevi. Alcune scene cruciali che avrebbero potuto conferire maggiore pathos al film come il duello tra Lazarus e Voldemort e quello tra Tom Riddle e l’erede di Corvonero, sono stati completamente omessi. Il ritmo della narrazione è piuttosto lento perché, anziché rappresentare scene d’azione, la maggior parte del film è costituita dall’interrogatorio tra la protagonista e il generale russo, interrotto da lunghi flash back.

Nonostante la produzione sia italiana, il film è girato in lingua inglese, così come in tale lingua è gestita la pagina Facebook, che si occupa della promozione del prodotto. Nei commenti si nota come alcuni fan anglofoni si siano lamentati che l’audio non sia sincronizzato.

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Il finale a sorpresa omette un importante particolare: che fine ha fatto la bella erede di Grifondoro? Anche lei è stata uccisa da Voldemort? Tale interrogativo lascia supporre che verrà realizzato il secondo episodio, ma non sono ancora state rilasciate dichiarazioni in merito. È giusto promuovere il cinema dei piccoli produttori, specie se italiani, ma forse sarebbe meglio che le società prive delle imponenti risorse finanziarie hollywoodiane si dedicassero a generi più facili da realizzare rispetto al fantasy, che richiede un budget considerevole per quanto riguarda gli effetti speciali e la realizzazione del set. Evitando di sprecare troppe energie sotto tali aspetti, sarebbe possibile realizzare film di una durata maggiore, assumere un maggior numero di attori e curare nel dettaglio le sceneggiature. Si spera che tale film venga considerato per quello che è, un progetto troppo ambizioso per una casa produttrice troppo modesta e non un miracolo del cinema fanmade italiano come molti hanno asserito.

Voldemort: Origins of the Heir non è la prima produzione di questo genere, infatti i francesi ci hanno preceduto realizzando Le Maitre de la mort, anch’esso dedicato a Voldemort. Il video è disponibile su Youtube qui.

“Romeo e Giulietta” firmato Mediaset

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Premium Play propone agli abbonati una miniserie relativa a Romeo e  Giulietta del 2014, prodotta dalla Mediaset e andata in onda su Canale 5. Inizialmente sembrava un prodotto interessante soprattutto per il cast (Alessandra Mastronardi nei panni di Giulietta e Elena Sofia Ricci in quella della balia, entrambe celebri attrici de I Cesaroni), invece si è rivelato uno squallido sceneggiato per casalinghe, assolutamente privo di coerenza con il testo shakespeariano.

La trama non si discosta nei passaggi principali da quella del bardo: i figli di due famiglie in lotta tra loro si innamorano ad una festa e si sposano di nascosto, dopodiché muoiono svariati personaggi in seguito al conflitto, per l’uccisione di Tebaldo in particolare Romeo è costretto a fuggire in esilio; Giulietta beve un filtro per simulare la morte e ricongiungersi con l’amato ma Romeo la crede realmente morta e si uccide, di conseguenza Giulietta si toglie la vita con un pugnale.

Per creare una miniserie della durata complessiva di tre ore e suddivisa in due puntate, la trama è stata ingarbugliata con una miriade di aggiunte, modifiche, scene strappalacrime e molto altro ancora, con lo scopo di mantenere incollate al piccolo schermo il maggior numero possibile di signore e signorine amanti delle storie d’amore impossibili.

Innanzi tutto Giulietta ha una sorella maggiore che inizialmente era promessa a Paride prima che questi si invaghisse di Giulietta e la volesse a tutti i costi. La fanciulla si infurierà con Giulietta per essere stata rifiutata e si congederà dalla famiglia ma, affranta dal dolore, perdonerà la sorella quando questa simulerà la morte. Nemmeno Romeo è figlio unico come nella tragedia del Bardo: suo fratello minore è il narratore della vicenda e gli porterà la notizia della morte di Giulietta.

Ad un certo punto della vicenda inoltre Giulietta informa la famiglia di essere sposata con Romeo, dopo aver dichiarato a pranzo il proprio innamoramento ed essersi rimangiata la parola. La famiglia decide di farla sposare comunque con Paride, mostrandosi inflessibile e crudele. Anche Romeo si confida con il fratello minore, che tuttavia non rivela niente ai genitori. Tutto ciò complica ulteriormente la trama trasformando una delicata tragedia d’amore in una telenovela in perfetto stile Beautiful.

Per giustificare tre ore di spettacolo, Mercuzio e la Balia hanno una personalità più articolata: il primo ha il cuore infranto e sfida la morte in una serie di giochetti spericolati (il veleno con cui Romeo si è ucciso gli è stato proprio consegnato dall’amico, che avrebbe voluto usarlo su di sé); la seconda non è stata sposata dall’uomo che amava quando è rimasta incinta e la bambina è morta poco dopo la nascita. Per rendere ulteriormente più tragica la trama, Giulietta è presente all’uccisione di Tebaldo.

Come in ogni serie televisiva drammatica sono presenti anche degli antagonisti che il bardo non aveva reso poi così crudeli, si tratta dell’egoista Paride, che vuole sposare Giulietta contro la sua volontà, e Madonna Capuleti, insensibile alla volontà della figlia.

La tragedia si prolunga per alcuni giorni in più rispetto alla durata dell’opera del Bardo e Romeo e Giulietta giacciono insieme due volte anziché una, inoltre la vicenda è ambientata a Trento in pieno inverno al posto di Verona. Molte caratteristiche della trama lasciano intendere che lo spettacolo è ambientato nell’Alto Medioevo, invece gli edifici in cui si svolgono le riprese appartengono al Basso Medioevo. Infine Romeo e Giulietta sono due ventenni anziché due adolescenti, ma tale scelta è stata effettuata anche in opere cinematografiche di qualità per offrire al pubblico degli attori esperti.

In seguito a queste consistenti modifiche il testo non è fedele alla tragedia salvo per quanto riguarda le battute più celebri, che comunque non sono stati tradotti in maniera fedele al testo per privilegiare uno stile più simile alla lingua moderna. Nemmeno le celebri battute pronunciate da Giulietta sul balcone sono sopravvissute alle grinfie degli sceneggiatori.

Per soddisfare un pubblico poco abituato alla qualità sono state aggiunte delle scene molto scontate, come un segugio che da la caccia a Romeo prima che questi possa raggiungere il balcone, lo scoppio di un improvviso temporale quando Romeo apprende del suicidio di Giulietta durante l’esilio, fiamme al rallentatore mentre Giulietta scende una scalinata durante il primo incontro tra i due innamorati.

Per saziare le casalinghe più incallite, sono stati aggiunti una colonna sonora di archi molto tragica e delle piccanti scene di Romeo a torso nudo.

Il giudizio complessivo è pessimo, la tragedia originale è stata stuprata e data in pasto alla televisione di basso consumo. Spero che uno spettatore saggio sappia individuare le cadute di stile e gli errori dello sceneggiato e che si dedichi anche alla visione della vera arte di Shakespeare.

 

“The bold type”, una serie tv femminista

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ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler.

The bold type è il titolo di un eccellente telefilm uscito recentemente (estate 2017) e creato da Sarah Watson. La serie, ambientata a New York ed erede del celeberrimo Sex and the City, è spirato alla vita di Joanna Coles, ex capo redattore di Cosmopolitan.

Si tratta delle avventure di tre amiche che lavorano per Scarlet, una rivista femminile femminista. Impeccabili nel vestire, aggiornatissime sui social network e trasgressive nello stile di vita, le tre ventenni in carriera sperimentano l’amore, la sessualità, l’amicizia, il femminismo, il giornalismo, la moda, la politica, la prevenzione contro il tumore al seno e molto altro ancora.

Jane Sloan (Katie Stevens) è una tenera ragazza dai capelli corvini e due occhioni indimenticabili che ha perso la madre da piccola per un tumore al seno; ha uno straordinario talento come giornalista e ha appena ricevuto una promozione all’interno della rivista. Il suo capo Jacqueline, autoritaria ma comprensiva, la metterà alla prova proponendole dei pezzi imbarazzanti dalle tematiche sessuali, la farà avvicinare al giornalismo politico e la guiderà in una controversia giudiziaria contro una spogliarellista femminista. Nonostante Jane abbia avuto il primo orgasmo piuttosto tardi, avrà una breve ma bollente relazione con Ryan, scrittore di articoli a tematica sessuale.

L’afroamericana Kat Edison (Aisha Dee) è figlia di due ricchi strizzacervelli ed è responsabile dei social media di Scarlet. Spesso si troverà in difficoltà nella gestione dei media e per questo dovrà confrontarsi con Jacqueline, inoltre affronterà il licenziamento di una sua sottoposta. Kat è bisessuale e si innamora per la prima volta di un’affascinante fotografa femminista musulmana, Adena El-Amin. La relazione tra le due donne è ostacolata da Coco, la bella parigina che Adena fatica a lasciare, e dalle origini straniere della fotografa … ma non vogliamo certo spoilerarvi il finale!

Sutton Brady (Meghann Fahy) è una ragazza di umili origini che inizialmente lavora all’interno della rivista come segretaria, ma successivamente riesce a ottenere il tanto agognato posto di aiuto stilista nel settore moda di Scarlet, sotto la direzione dell’esigentissimo Oliver. La bella ragazza dai capelli castani e la carnagione chiara ha una relazione segreta con Richard, un facoltoso direttore e membro del consiglio, nonostante il loro rapporto rischi di compromettere la carriera di entrambi. Nel frattempo il collega Alex si prende una cotta per lei.

Inizialmente potrebbe sembrare un telefilm eccessivamente simile a Sex and the city per l’ambientazione Newyorkese, l’attenzione maniacale al fattore estetico (tutti i personaggi si presentano sempre con un abbigliamento impeccabile e, in particolare, le protagoniste hanno un gusto molto raffinato nel vestire) e la tematica del giornalismo in quanto non dobbiamo dimenticarci che l’indimenticabile Carrie, come Jane, è una giornalista. The bold type tuttavia tratta tematiche femministe di estrema attualità, anche se in un’atmosfera talmente patinata che persino colei che avrebbe dovuto essere un personaggio controcorrente, la fotografa femminista Adena che contrabbanda vibratori, indossa tacchi e vestiti alla moda.

Si tratta di un telefilm estremamente giovane, infatti è uscita solamente la prima stagione, composta da dieci puntate, ciascuna delle quali avente una durata di quarantacinque minuti. Ci auguriamo che escano presto le nuove avventure di Jane, Kat e Sutton e che il telefilm non perda la propria qualità.

 

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Bold_Type