“Romeo e Giulietta” firmato Mediaset

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Premium Play propone agli abbonati una miniserie su Romeo e  Giulietta del 2014, prodotta dalla Mediaset e andata in onda su Canale 5. Inizialmente sembrava un prodotto interessante soprattutto per il cast (Alessandra Mastronardi nei panni di Giulietta e Elena Sofia Ricci in quella della balia, entrambe celebri attrici de I Cesaroni), invece si è rivelato uno squallido sceneggiato per casalinghe, assolutamente privo di coerenza con il testo shakespeariano.

La trama non si discosta nei passaggi principali da quella del bardo: i figli di due famiglie in lotta tra loro si innamorano ad una festa e si sposano di nascosto, dopodiché muoiono svariati personaggi in seguito al conflitto, per l’uccisione di Tebaldo in particolare Romeo è costretto a fuggire in esilio; Giulietta beve un filtro per simulare la morte e ricongiungersi con l’amato ma Romeo la crede realmente morta e si uccide, di conseguenza Giulietta si toglie la vita con un pugnale.

Per creare una miniserie della durata complessiva di tre ore e suddivisa in due puntate, la trama è stata ingarbugliata con una miriade di aggiunte, modifiche, scene strappalacrime e molto altro ancora, con lo scopo di mantenere incollate al piccolo schermo il maggior numero possibile di signore e signorine amanti delle storie d’amore impossibili.

Innanzi tutto Giulietta ha una sorella maggiore che inizialmente era promessa a Paride prima che questi si invaghisse di Giulietta e la volesse a tutti i costi. La fanciulla si infurierà con Giulietta per essere stata rifiutata e si congederà dalla famiglia ma, affranta dal dolore, perdonerà la sorella quando questa simulerà la morte. Nemmeno Romeo è figlio unico come nella tragedia del Bardo: suo fratello minore è il narratore della vicenda e gli porterà la notizia della morte di Giulietta.

Ad un certo punto della vicenda inoltre Giulietta informa la famiglia di essere sposata con Romeo, dopo aver dichiarato a pranzo il proprio innamoramento ed essersi rimangiata la parola. La famiglia decide di farla sposare comunque con Paride, mostrandosi inflessibile e crudele. Anche Romeo si confida con il fratello minore, che tuttavia non rivela niente ai genitori. Tutto ciò complica ulteriormente la trama trasformando una delicata tragedia d’amore in una telenovela in perfetto stile Beautiful.

Per giustificare tre ore di spettacolo, Mercuzio e la Balia hanno una personalità più articolata: il primo ha il cuore infranto e sfida la morte in una serie di giochetti spericolati (il veleno con cui Romeo si è ucciso gli è stato proprio consegnato dall’amico, che avrebbe voluto usarlo su di sé); la seconda non è stata sposata dall’uomo che amava quando è rimasta incinta e la bambina è morta poco dopo la nascita. Per rendere ulteriormente più tragica la trama, Giulietta è presente all’uccisione di Tebaldo.

Come in ogni serie televisiva drammatica sono presenti anche degli antagonisti che il bardo non aveva reso poi così crudeli, si tratta dell’egoista Paride, che vuole sposare Giulietta contro la sua volontà, e Madonna Capuleti, insensibile alla volontà della figlia.

La tragedia si prolunga per alcuni giorni in più rispetto alla durata dell’opera del Bardo e i due sposi giacciono insieme due volte anziché una, inoltre la vicenda è ambientata a Trento in pieno inverno al posto di Verona. Molte caratteristiche della trama lasciano intendere che lo spettacolo è ambientato nell’Alto Medioevo, invece gli edifici in cui si svolgono le riprese appartengono al Basso Medioevo. Infine Romeo e Giulietta sono due ventenni anziché due adolescenti, ma tale scelta è stata effettuata anche in opere cinematografiche di qualità per offrire al pubblico degli attori esperti.

In seguito a queste consistenti modifiche il testo non è fedele alla tragedia salvo per quanto riguarda le battute più celebri, che comunque non sono stati tradotti in maniera fedele al testo per privilegiare uno stile più simile alla lingua moderna. Nemmeno le celebri battute pronunciate da Giulietta sul balcone sono sopravvissute alle grinfie degli sceneggiatori.

Per soddisfare un pubblico poco abituato alla qualità sono state aggiunte delle scene molto scontate, come un segugio che da la caccia a Romeo prima che questi possa raggiungere il balcone, lo scoppio di un improvviso temporale quando Romeo apprende del suicidio di Giulietta durante l’esilio, fiamme al rallentatore mentre Giulietta scende una scalinata durante il primo incontro tra i due innamorati.

Per saziare le casalinghe più incallite, sono stati aggiunti una colonna sonora di archi molto tragica e delle piccanti scene di Romeo a torso nudo.

Il giudizio complessivo è pessimo, la tragedia originale è stata stuprata e data in pasto alla televisione di basso consumo. Spero che uno spettatore saggio sappia individuare le cadute di stile e gli errori dello sceneggiato e che si dedichi anche alla visione della vera arte di Shakespeare.

 

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“The bold type”, una serie tv femminista

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ATTENZIONE: questo articolo contiene spoiler.

The bold type è il titolo di un eccellente telefilm uscito recentemente (estate 2017) e creato da Sarah Watson. La serie, ambientata a New York ed erede del celeberrimo Sex and the City, è spirato alla vita di Joanna Coles, ex capo redattore di Cosmopolitan.

Si tratta delle avventure di tre amiche che lavorano per Scarlet, una rivista femminile femminista. Impeccabili nel vestire, aggiornatissime sui social network e trasgressive nello stile di vita, le tre ventenni in carriera sperimentano l’amore, la sessualità, l’amicizia, il femminismo, il giornalismo, la moda, la politica, la prevenzione contro il tumore al seno e molto altro ancora.

Jane Sloan (Katie Stevens) è una tenera ragazza dai capelli corvini e due occhioni indimenticabili che ha perso la madre da piccola per un tumore al seno; ha uno straordinario talento come giornalista e ha appena ricevuto una promozione all’interno della rivista. Il suo capo Jacqueline, autoritaria ma comprensiva, la metterà alla prova proponendole dei pezzi imbarazzanti dalle tematiche sessuali, la farà avvicinare al giornalismo politico e la guiderà in una controversia giudiziaria contro una spogliarellista femminista. Nonostante Jane abbia avuto il primo orgasmo piuttosto tardi, avrà una breve ma bollente relazione con Ryan, scrittore di articoli a tematica sessuale.

L’afroamericana Kat Edison (Aisha Dee) è figlia di due ricchi strizzacervelli ed è responsabile dei social media di Scarlet. Spesso si troverà in difficoltà nella gestione dei media e per questo dovrà confrontarsi con Jacqueline, inoltre affronterà il licenziamento di una sua sottoposta. Kat è bisessuale e si innamora per la prima volta di un’affascinante fotografa femminista musulmana, Adena El-Amin. La relazione tra le due donne è ostacolata da Coco, la bella parigina che Adena fatica a lasciare, e dalle origini straniere della fotografa … ma non vogliamo certo spoilerarvi il finale!

Sutton Brady (Meghann Fahy) è una ragazza di umili origini che inizialmente lavora all’interno della rivista come segretaria, ma successivamente riesce a ottenere il tanto agognato posto di aiuto stilista nel settore moda di Scarlet, sotto la direzione dell’esigentissimo Oliver. La bella ragazza dai capelli castani e la carnagione chiara ha una relazione segreta con Richard, un facoltoso direttore e membro del consiglio, nonostante il loro rapporto rischi di compromettere la carriera di entrambi. Nel frattempo il collega Alex si prende una cotta per lei.

Inizialmente potrebbe sembrare un telefilm eccessivamente simile a Sex and the city per l’ambientazione Newyorkese, l’attenzione maniacale al fattore estetico (tutti i personaggi si presentano sempre con un abbigliamento impeccabile e, in particolare, le protagoniste hanno un gusto molto raffinato nel vestire) e la tematica del giornalismo in quanto non dobbiamo dimenticarci che l’indimenticabile Carrie, come Jane, è una giornalista. The bold type tuttavia tratta tematiche femministe di estrema attualità, anche se in un’atmosfera talmente patinata che persino colei che avrebbe dovuto essere un personaggio controcorrente, la fotografa femminista Adena che contrabbanda vibratori, indossa tacchi e vestiti alla moda.

Si tratta di un telefilm estremamente giovane, infatti è uscita solamente la prima stagione, composta da dieci puntate, ciascuna delle quali avente una durata di quarantacinque minuti. Ci auguriamo che escano presto le nuove avventure di Jane, Kat e Sutton e che il telefilm non perda la propria qualità.

 

FONTI:

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Bold_Type

 

 

“Il diavolo veste Prada”, un grande classico

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Il diavolo veste Prada della regia di David Frankel è diventato un classico del cinema e, sebbene nel 2016 abbia soffiato dieci candeline, è una delle pellicole più amate dai fashion victims.

Il film è stato tratto dall’omonimo best seller del 2003 di Lauren Weisberger, la quale ha tratto ispirazione dalla propria esperienza presso la redazione di Vogue America sotto la direzione di Anna Wintour. Il successo del romanzo ha spinto l’autrice a scrivere il sequel La vendetta veste Prada, in cui la protagonista è diventata direttrice di una rivista di moda e si scontra con il suo vecchio capo. Molti si chiedono se tale opera ispirerà una sceneggiatura, ma è improbabile.

Protagonista è la bella e giovane Andrea (Anne Hathaway), una ragazza che ha ottenuto tutto dalla vita: un dolce e sexy fidanzato cuoco e una laurea a pieni voti in giornalismo. Pur non provando interesse per la moda riesce ad ottenere un impiego presso la rivista Runway, come seconda assistente della temibile direttrice Miranda Priestly (Meryl Streep), un capo sadico e autoritario. La sfida è ardua, ma lavorare un anno nel giornale può spalancare le porte del mondo del giornalismo. Inizialmente Andrea è derisa dalle colleghe e fatica ad adeguarsi agli estenuanti ritmi e alle richieste impossibili che il suo impiego comporta, successivamente però decide di adeguarsi: non solo aggiorna il proprio guardaroba con abiti firmati, ma riesce a soddisfare le richieste del capo e persino a prevenirle, come nel caso in cui le è stato chiesto di procurare alle figlie di Miranda il manoscritto non ancora pubblicato di Harry Potter. Il successo prevede però un amaro prezzo: la deriva della propria vita sociale e sentimentale e la perdita dell’integrità morale, che nel caso di Andrea consisterà nel tradire la prima assistente di Miranda andando a Parigi al suo posto.

Anne Hathaway ha conquistato Hollywood proprio con Il diavolo veste Prada, dopo aver recitato in Pretty Princess e I segreti di Brokeback Mountain. Interpreta egregiamente il ruolo dell’onesta e intelligente protagonista del film dando prova del proprio talento. In seguito altri successi e l’oscar in Les Misérables confermeranno le sue capacità.

Miranda Priestly è eccezionale nella propria professione, “nessuno sa fare il suo lavoro meglio di lei” e le sue competenze compensano il sadismo manifestato in ufficio. Il personaggio di Meryl Streep è tuttavia un’icona a tutto tondo: si tratta di una donna consacrata al lavoro che deve sfidare i pregiudizi (se fosse stata un uomo non sarebbe giudicata poi così crudele), l’ennesimo divorzio e la difficile cura delle proprie figlie. Tale ruolo ha guadagnato all’attrice un Golden Globe e una nomination all’oscar nel 2007. Una curiosità: La scena in cui Miranda getta il cappotto sula scrivania è stata rifatta trenta volte perché l’indumento non cadeva sul ripiano con il giusto tempismo.

Un applauso meritato per la costumista Patricia Field: con un badget di 100.000 dollari, nel film compaiono vestiti griffati per un valore totale di oltre un milione di dollari, firmati soprattutto da Vivienne Westwood, mentre l’abito indossato da Miranda durante il party di beneficenza è un Valentino. Lo stilista effettua inoltre una breve apparizione in una scena del film.

Il segreto per una pellicola di successo è una colonna sonora travolgente. Sono stati interpellati i migliori: Madonna, con Jump e Vogue, gli U2, Alanis Morisette, Suddenly I See di KT Tunstall. Il theme musicale è di Theodore Shapiro.

Sebbene siano trascorsi dieci anni da quando il film debuttò sul grande schermo, Il diavolo veste Prada ha tutti gli attributi per essere ricordato nella storia del cinema degli anni Duemila: le perfide pretese di Miranda e il suo stile impeccabile non possono essere facilmente dimenticati.

Il remake de “La mummia” delude

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CONTIENE SPOILER

“A volte ci vuole un mostro per combattere un mostro”

Il remake de La mummia si rivela una fallimento, un insensato miscuglio di antico Egitto, crociati e Dr. Jeckyll & Mr Hyde che, unendo il gotico al fantasy-storico, lascia insoddisfatto lo spettatore. La delusione è resa particolarmente amara dall’intensa campagna promozionale con cui è stato lanciato il film, che aveva lasciato sperare che il prodotto fosse di ben altra qualità.

Protagonista della vicenda è la principessa Ahmanet che, dopo aver ucciso il padre faraone e il fratellastro per ereditare il trono e aver iniziato un rituale demoniaco per riportare il dio del male Seth sulla terra, viene sepolta viva in Irap. Un invecchiato Tom Cruise nei panni di un affascinante tombarolo risveglia la mummia e la sua maledizione, diventando così il prescelto per portare a compimento il rito interrotto: dopo essere stato pugnalato con un’arma maledetta, potrebbe diventare l’invincibile erede di Seth sulla terra e il compagno della principessa egizia. Naturalmente Tom Cruise rinuncerà al male e sconfiggerà la crudele faraona, superando anche le proprie meschinità interiori che lo hanno portato a profanare tombe e a spezzare il cuore della bella bionda co-protagonista.

La trama sarebbe stata avvincente se non fosse stato per l’inserimento di elementi che poco hanno a che vedere con l’antico Egitto e che hanno portato ad un calo di stile rispetto ai primi film della saga. La principessa ha il potere di risvegliare i  morti e di controllare in particolare gli scheletri di alcuni crociati. Le antiche bende della mummificazione però hanno poco a che vedere con le cotte di maglia dei soldati di Cristo, i quali erano anche piuttosto ridicoli in quanto sembravano gli zombie di Thriller di Michael Jackson. E’ inoltre inspiegabile come tali personaggi potessero nuotare nel Tamigi nonostante le pesanti cotte di maglia.

Uno dei personaggi principali della vicenda è il Dr. Jeckyll, il quale suo malgrado è condannato a trasformarsi in Mr. Hyde. L’intrusione di un personaggio del più classico dei romanzi gotici è una stonatura che abbassa la qualità del film in quanto non ha nulla a che vedere con l’antico Egitto. Nello studio del dottore compaiono inoltre teschi di vampiri e altre mostruosità che sacrificano una possibile ambientazione egizia in favore dell’horror fantastico e, come abbiamo già accennato, del gotico. Anche le scenografie erano poco egiziane e molto dark: il colore dorato della sabbia del deserto e delle piramidi è stato sacrificato in nome del grigio e del nero.

Una nota positiva deriva dalla scelta di affidare il ruolo principale della mummia ad una donna anziché ad un uomo. La prescelta nei panni della protagonista è stata Sofia Boutella, una bellissima ballerina algerina che ha incantato il pubblico con un corpo mozzafiato e sofisticate acrobazie, effettuate aggrappandosi alle catene che la imprigionavano in una scena.

Una scena particolarmente accattivante riguarda il disastro aereo causato dalla maledizione della mummia, girato con vivido realismo. Le riprese sono state effettuate in un’area a gravità zero, dopo una preparazione di diversi mesi da parte del cast per poter affrontare l’impresa. La scena è stata girata in un vero aereoplano, chiamato vomit comet, ad altitudini differenti, così da generare periodi di circa venticinque secondi in assenza di gravità. L’impossibilità di poter determinare a priori gli effettivi movimenti degli attori in quel lasso di tempo ha conferito alle riprese un certo grado di improvvisazione e indeterminatezza che il regista Alex Kurtzman ha considerato essenziale nella riuscita delle stesse.

Dieci e lode per quanto riguarda gli effetti speciali, sebbene gli zombie cupi, decomposti e ciondolanti siano apparsi un po’ scontati. Le impetuose tempeste di sabbia, le esplosioni nelle scene d’azione e il make up cadaverico e decomposto della mummia erano estremamente efficaci e hanno reso il film accattivante.

Fonti:

http://www.mymovies.it/film/2017/themummy/

“Una fuga d’amore” di Anderson

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Una fuga d’amore, il cui titolo originale è Moonrise Kingdom, è un film del 2012 di Wes Anderson, ambientato in un’isola fittizia del New England nel 1965.

Sam (Jared Gilman) e Suzy (Kara Hayward) sono due emarginati di dodici anni: il primo, un orfano ritenuto psicologicamente instabile e pericoloso, è il membro più impopolare della propria truppa di Scout; la seconda è una cleptomane (si diverte a rubare i libri della biblioteca della scuola), violenta e associale, che appartiene ad una famiglia problematica nonostante la patina di perfetta famigliola borghese. I due si sono innamorati nel corso di una recita parrocchiale in cui venne rappresentata l’opera di Britten Noye’s Fludde, Sam faceva parte del pubblico con la sua truppa di Scout e Suzy interpretava il ruolo del corvo. Dopo essersi scambiati lettere per un anno, i giovani innamorati decidono di fuggire lungo un antico percorso indiano. La fuga è resa possibile in quanto Sam, esperto scoutista, sa come sopravvivere nella natura selvaggia, ma ben presto la coppia verrà scoperta dall’intera truppa Scout di Sam, che si è lanciata all’inseguimento del compagno, i genitori di Suzy e il comandante Sharp.

Dopo quest’ultima bravata, i genitori affidatari di Sam hanno deciso di restituire il ragazzo agli assistenti sociali, i quali hanno già inviato un loro rappresentante (di cui ignoriamo il nome, il regista ha deciso di chiamarlo semplicemente con il minaccioso appellativo di Assistenti sociali) per ritirarlo e trasferirlo in una sorta di orfanotrofio, in cui il ragazzo potrebbe ricevere trattamenti psichiatrici invasivi come l’elettroshock. Sam e Suzy decidono dunque di fuggire ancora, questa volta con l’aiuto della truppa di Scout.

Come colonna sonora è stata effettuata una scelta raffinata: Variazione e fuga su un tema di Henry Purcell di Benjamin Britten. All’inizio del film vengono ripresi i tre fratellini di Suzy all’interno di una scenetta famigliare mentre ascoltano un vinile che propone un ascolto guidato del brano musicale. Come suggerisce il titolo, il pezzo è costituito da una parte in cui l’intera orchestra suona il tema di Purcell e delle brevi variazioni effettuate dalle varie sezioni dell’orchestra. Tali variazioni compariranno come colonne sonore nel corso dell’opera. Non è la prima volta che Purcell viene scelto come colonna sonora di un film: Music for the funeral of queen Mary the Second è infatti diventata il celeberrimo motivo di Arancia Meccanica di Kubrik.

La presentazione dell’ambientazione non viene affidata soltanto alla cinepresa, infatti compare un personaggio secondario dell’opera, un cartografo che partecipa al ritrovamento dei due fuggiaschi, che pronuncia due brevi discorsi introduttivi. Tutto ciò provoca un effetto di straniamento nello spettatore e l’intervento del regista nella realizzazione del film diventa più evidente.

L’atmosfera del film è fortemente vintage per l’ambientazione negli anni Sessanta e favolistica per le presentazioni del cartografo e per la presenza di scene fortemente teatrali, che rendono la trama piuttosto irreale. Non mancano inoltre situazioni buffe e surreali che rallegrano le varie scene del film: lo spettatore non sa mai cosa aspettarsi.

Il film si conclude con un classico happy end: Suzy ritorna a casa con la famiglia, Sam viene adottato dal comandante Sharp. Si tratta di una conclusione sviluppata in modo poco approfondito, in quanto l’analisi psicologica del poliziotto è piuttosto debole e si può dire altrettanto del suo rapporto con il ragazzino. Nonostante ciò si tratta di un ottimo e insolito film, che tratta l’amore adolescenziale con ironia e rispetto.

‘My mad fat diary’ Recensione

‘My mad fat diary’ avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere un telefilm interessante.

Rae, la protagonista, ha 16 anni e pesa 105 kg, ciò significa che questo telefilm affronta con estremo realismo tematiche come l’obesità, la bulimia, l’autolesionismo, gli attacchi di panico, il ricovero in ospedale psichiatrico e molto altro ancora. Rae però sta cercando di costruirsi una nuova vita tra scuola, amici e ragazzi, mostrando ai giovani telespettatori che è possibile uscire anche dalle situazioni più difficili.
L’intera vicenda è ambientata nel lontano 1996 perciò la musica è rigorosamente di quel periodo, i cellulari sono una rarità e l’abbigliamento è molto grunge. Come si deduce dal titolo, Rae ha un diario segreto, la stesura del quale funge da collante tra le puntate. Il diario e la colonna sonora iniziale sono decorati con schizzi e collage in stile Riot Grrrls. Quando la voce narrante di Rae commenta la scena spesso vengono introdotti degli simpatici schizzi nello stesso stile.
Ciò che più vi colpirà è il sarcasmo e la simpatia di Rae, che affronterà ogni difficoltà sempre con uno stoico sense of humour.

Terminato l’elenco delle caratteristiche positive, è giunto il momento di bacchettare i creatori perché non hanno prestato abbastanza attenzione a certi particolari tutt’altro che trascurabili.
Innanzi tutto manca l’elemento comico. In ogni telefilm che si rispetti c’è un pazzo che fa sganasciare dalle risate che sia Barney di ‘How I met your mother’, Steve di ‘Otto sotto un tetto’, l’inrviente di ‘Scrubs’ o Joy di ‘Friends’… soltanto in Inghilterra potevano fare telefilm senza personaggi comici!
Il ritmo del racconto inoltre è troppo lento non solo perché Rae rimugina troppo,  ma anche perché la lentezza è proprio un difetto del regista.

Il mio parere personale è che questi telefilm da sedicenni non sono degni di una 22enne come me, ma vi pubblico ugualmente il link qui sotto:

http://www.filmpertutti.eu/my-mad-fat-diary/

La BBC racconta Jane Eyre

Qualche settimana fa ho rinvenuto nel mare magnum di Youtube una miniserie televisiva del 2006 dedicata ad uno dei miei personaggi preferiti, la signorina Jane Eyre protagonista dell’omonimo libro di Charlotte Bronte. Si tratta della storia di una brillante istitutrice cresciuta in collegio che si innamora del tutore della propria allieva, il burbero ma sensibile Signor Rockester, il quale nasconde un terribile segreto…

Lo sceneggiato è piuttosto fedele al romanzo, anche se sono stati apportati alcuni piccoli cambiamenti. Jane innanzi tutto è troppo solare e aggressiva rispetto al personaggio immaginato dalla Bronte, che è un po’ più imbronciato e, come si dice in gergo, “si fa un sacco di pacchi”. Le scene e i dialoghi sono riportati piuttosto fedelmente, sebbene gli sceneggiatori abbiano deciso di aggiungere alcuni dettagli che, pur non modificando la trama in modo sostanziale, hanno modificato radicalmente l’atmosfera cui eravamo abituati leggendo le pagine del romanzo. Gli incantevoli landscapes inglesi, la tenuta dei Rockester e ogni altro ambiente in cui è ambientata la vicenda appaiono infatti lievemente più allegri e movimentati rispetto al libro, o forse semplicemente a come li ha immaginati la mia mente. Nonostante ciò, mi sembra una miniserie ben fatta, da gustare tutta d’un fiato durante un pomeriggio in cui non si ha nulla da fare.

Purtroppo in questi giorni sono sotto esame perciò non ho tempo da dedicare al blog, ma presto tornerò con un sacco di nuovi interessantissimi post.

A presto