“Norma” di Bellini al Teatro Sociale di Como.


Articolo pubblicato su Modulazioni Temporali

Il Teatro Sociale di Como ha proposto al pubblico un’opera che è già andata in scena molte volte sul palcoscenico comasco: la Norma del Cigno Catanese, Vincenzo Bellini, libretto di Felice Romani, direttore Alessandro Bonato, regia Elena Barbalich. La vicenda, ispirata innanzitutto alla Medea di Euripide, narra di una sacerdotessa galla abbandonata dal consorte e che premedita per vendetta di uccidere i figli ma, a differenza dell’eroina greca, sceglie il suicidio. I personaggi di Medea e Norma hanno un altro aspetto in comune: le fanciulle sono entrambe barbare e sono innamorate di uomini appartenenti a popoli che sono considerati la culla della civiltà occidentale, rispettivamente i Greci e i Romani. Altra importante fonte letteraria è Norma ou l’infanticide di Louis-Alexandre Soumet, da cui è tratto il libretto dell’opera.

Alessandro Bonato è un direttore energico e appassionato che ha studiato con Pier Carlo Orizio, Donato Renzetti e Benedetti Michelangeli. Non essendo un melomane e provenendo dalla musica sinfonica, ha interpretato la musica a partire dalla partitura, ma ammette di aver avuto un debole per la Norma di Muti, di cui è un grande fan. Norma è stata interpretata da Martina Gresia, un giovanissimo soprano i cui gorgheggi sono stati grandemente acclamati dal pubblico, soprattutto per quanto riguarda la sua eccellente Casta diva. Adalgisa ha avuto il volto e la voce di Veta Pilipenko, un’artista che si distingue non soltanto per l’abilità, ma anche per la bellezza e l’eleganza. Pollione è un personaggio molto virile, perciò Antonio Corianò, con i suoi tratti marcati e la voce possente, è si è rivelato un’ottima scelta per questo personaggio; il pubblico gli ha riservato grandi applausi. Gli artisti, che hanno condiviso il palco con il Coro OperaLombardia e l’orchestra I pomeriggi musicali di Milano, sono stati elogiati più volte a gran voce dal pubblico nel corso della rappresentazione.

Elena Barbalich rivela che la maggior difficoltà in un’opera come la Norma risiede proprio nella drammaturgia, in quanto Bellini prestava molta cura alla manifestazione degli affetti, ma non aveva il senso della drammaturgia di altri artisti, come per esempio Verdi. In certi punti sembra l’opera si ispiri al teatro di prosa più avanzato ed è stato molto difficile rendere le lunghe parti descrittive. La regista ha scelto una norma statica all’inizio della rappresentazione, che intona Casta diva su un piano rialzato senza muoversi e indossando un mantello elaborato; quando la protagonista si infuria per il tradimento, la recitazione diventa più dinamica e passionale.

Le scenografie e i costumi di Tommaso Lagattolla sono divisi tra classicismo e fantascienza, tra passato e futuro in un’opera senza tempo: per le sacerdotesse Norma e Adalgisa sono stati scelti abiti che vagamente ricordano dei pepli in bianco e blu, Pollione invece indossa pelle nera con decorazioni rosse; tali colori sono ripresi nelle scenografie, caratterizzate da bicromatismo, colori pieni e linee nette. Al termine dell’opera, quando Norma si sacrificherà e Pollione si ricongiungerà a lei, la sacerdotessa indosserà i colori dell’amato. Il colore dei druidi è invece il bianco, la luna così spesso nominata nel libretto è una circonferenza sospesa, al centro della quale cantano gli artisti. L’abitazione di Norma è evocata attraverso i giocattoli stilizzati dei suoi figli, che ricordano delle pitture vascolari a figure nere, ma anche degli arredamenti minimalisti. La scelta di evocare il mondo classico con poche linee e colori pieni, uno stile minimal tipico dei nostri giorni, confonde piacevolmente il pubblico per quanto riguarda l’ambientazione storica, ambientando la Norma in un universo fantastico.

Il Teatro Sociale ha saputo regalare grandi emozioni attraverso un compositore che si distingue per la raffinatezza della partitura, musicisti e cantanti esperti, una regia elaborata e scenografie uniche. La Stagione 2022-23 comasca è iniziata con grandi successi e possiamo solo aspettarci il meglio da questo piccolo grande teatro di provincia.

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