Il mito di Pigmalione, tra Ovidio e un Graphic Novel della Miller, Galatea.


A Cipro le donne sono dedite alla prostituzione, così lo scultore Pigmalione vive in castità, consacrando la propria esistenza alla propria arte. Un giorno l’artista crea una statua dalla bellezza superiore a quella di una comune mortale e se ne innamora, perciò inizia a trattare la sua creazione con ogni sorta di tenerezza, come se fosse una donna umana. Durante la festa di Afrodite, lo scultore prega la dea di concedergli di sposare una donna simile a quella che ha creato, ma la dea dell’amore fa molto di più: dona la vita alla statua, trasformandola in una fanciulla in carne ed ossa. Dall’unione tra Pigmalione e la statua nascerà Pafo, da cui l’isola di Cipro prenderà il nome.

Il mito di Pigmalione è narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, più precisamente nel X libro, in una cinquantina di versi (X, 243-297) e darà vita ad una lunga tradizione, sino ad arrivare a Galatea di Madeline Miller. Il poeta latino non menziona il nome della fanciulla, Galatea, che si diffonderà nella cultura occidentale solo a partire dal XVIII secolo e che dapprima era attribuito soltanto ad una Nereide.

Ai nostri giorni l’amore rappresentato nelle Metamorfosi appare come un atto di violenza, in quanto molte protagoniste femminili vengono di fatto stuprate o molestate; Pigmalione tuttavia appare come un amante tenero e premuroso, in quanto ricopre la sua statua di doni e attenzioni. Si tratta tuttavia di un amore ideale, del sentimento che l’artista prova per la propria arte più che della passione per cui un essere umano può ardere per un suo simile: Pigmalione ama infatti una donna che non esiste, una sua creazione, e si disinteressa alle donne reali che lo circondano. Il mito è inoltre una testimonianza della maturazione dell’arte, infatti l’arte greca non è più mera imitazione della realtà, ma creazione di un ideale ben più alto.

L’agalmatofilia è una parafilia attestata in natura che consiste nell’attrazione verso oggetti inanimati antropomorfi, come statue o bambole. Esiste una vera e propria letteratura al riguardo nella cultura classica, antecedente ad Ovidio. Eliano ne parla nella Storia Varia e Ateneo nei Deipnosofisti; la profanazione a scopi sessuali delle statue, soprattutto se sacre, comportava per il malcapitato amante l’esclusione dalla società. Filostefano di Cirene, autore di una raccolta di mirabilia (“fatti prodigiosi”) intitolata Sugli eventi straordinari accaduti a Cipro a cui lo stesso Ovidio forse si sarebbe ispirato, racconta una variante del mito narrato dal poeta romano: Pigmalione non sarebbe un semplice scultore, ma il re di Cipro, e si innamorerebbe della statua di Afrodite. Il Mito di Pigmalione ha anche una lunga tradizione successiva ad Ovidio, infatti ne parlano due padri della chiesa, Clemente Alessandrino e Arnobio. La vicenda viene così riletta in chiave cristiana per dimostrare di quali empietà si macchiassero i pagani.

Madeline Miller, autrice di La canzone di Achille e Circe, prova ad immaginare cosa accade dopo che Galatea diventa una donna, ambientando la sua storia in un mondo indefinito tra l’Antica Grecia, in cui gli dei esistono realmente, e il mondo moderno, in cui troviamo gli ospedali, gli infermieri e i dottori.

Sono pochi gli elementi fedeli alla tradizione Ovidea, sicuramente il calore acquisito dal corpo trasformato in carne dalla pietra e i regali che Pigmalione dona all’amata; tutto il resto invece è frutto della fantasia dell’autrice. Innanzitutto Venere non viene mai menzionata per nome: gli dei esistono, ma la religione greca non è uno degli elementi dominanti del libro. Anche la Grecia resta in secondo piano, affiora per lo più attraverso i nomi propri femminili di alcuni personaggi, come Chloe e Pafo. Cambia inoltre il materiale con cui Pigmalione realizza il proprio capolavoro: non più avorio, ma pietra.

Pygmalion and Galatea. 1774. Jean Jacques Lagrene.

Lo spazio e il tempo sono indefiniti e dilatati dalla percezione della protagonista, Galatea, in quella che è una lunga confessione delle proprie sofferenze. Le stesse immagini del Graphic Novel sono introspettive e rappresentano più uno stato d’animo che una successione di eventi, oppure analizzano una particolare espressione o figura retorica presente nel testo; per tali ragioni le figure dell’opera ricordano molto il genere letterario della poesia. Le illustrazioni sono bicromatiche, infatti sono interamente realizzate in rosa, il colore della femminilità, e in grigio, il colore della pietra. Se pensate che la brevità del testo e l’abbondanza di figure rendano l’opera indicata ai bambini vi sbagliate, infatti sono affrontate tematiche molto crude come la gravidanza, l’aborto farmacologico, la violenza coniugale e il sesso.

La Miller si discosta drasticamente dal Pigmalione tenero e innamorato di Ovidio per raccontare un amore all’insegna della prepotenza e del possesso: chiedendo alla dea di dare la vita alla sua creatura, Pigmalione le ha infatti involontariamente donato l’indipendenza, ma il creatore non vuole rinunciare al controllo fanciulla. L’opera è così il racconto di una violenza fisica e psicologica, di un sentimento malato. Nel XXI secolo la parafilia di cui è affetto lo scultore non è più perversione, è invece patologico il rapporto tossico e prepotente che Pigmalione vuole imporre a Galatea. L’autrice non individua le cause di questo rapporto nella cultura greca, ma lo descrive come un male universale, causato dalla crudeltà dell’uomo. Per l’importanza del tema dell’abuso su una donna, si può affermare che l’opera sia caratterizzata da un profondo femminismo.

Pigmalione ama il corpo di Galatea, non la sua anima, un corpo che desidera fortemente possedere e “scopare”. Galatea usa proprio quest’ultimo termine per indicare i rapporti sessuali con il marito, come ad indicare che si tratta di un’unione priva di sentimento. Anche Ovidio si sofferma sul corpo di Galatea, sia quando la fanciulla era ancora una statua sia dopo la sua trasformazione in un’umana, ma per la Miller si tratta di un’elemento molto importante della sua narrazione. Galatea, come la piccola Pafo, ha mantenuto alcune caratteristiche tipiche delle statue, ma si tratta di elementi che la rendono solo più affascinante.

Un’altra colpa di Pigmalione è l’incapacità di accettare l’umanità per privilegiare l’ideale: non prova infatti alcun sentimento per la piccola Pafo in quanto troppo umana, così crea una bambina dalla pietra, una bimba perfetta, che non disturba e non gioca, una bambina ideale.

2 risposte a “Il mito di Pigmalione, tra Ovidio e un Graphic Novel della Miller, Galatea.”

  1. Carissima, sei semplicemente fantastica. Dai lustro al tuo nome e a quello della tua casata. Attendo ulteriori tue opere che saranno d”indiscusso valore. Con ammirazione ed orgoglio.

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    1. Grazie nonno! Ti prego, non esagerare…

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