“Spencer”, il terrificante tormento di Lady D.


ATTENZIONE: Questa recensione contiene spoiler.

Il regista cileno Pablo Larrain ha tentato di immergersi nella tormentata psiche di Lady D, andando oltre ciò che le patinate fotografie dei rotocalchi ci hanno sempre mostrato. Il Corriere della sera ha definito il risultato “una favola horror. Un Royal horror. Una Royal horror soap-opera“.

Spencer (2022) narra i tre claustrofobici giorni di festeggiamenti in occasione del Natale 1991, che la principessa Diana festeggiò con la famiglia reale a Sandringham, Norfolk. Dopo essere precipitata in un abisso di bulimia, autolesionismo e nevrosi rappresentato con lo stile di un horror psicologico, la protagonista deciderà di lasciare Carlo. I fatti sono conosciuti da tutto il mondo, ma nessuno sa quale tormento interiore dovette affrontare la principessa; il regista ha dunque dovuto completare con la fantasia ciò che alle persone prive di sangue blu non è dato sapere.

Lady D è stata interpretata da una magistrale Kristen Stewart, che si è guadagnata una nomination agli Oscar come migliore attrice protagonista. Il ruolo è caratterizzato soprattutto da espressioni facciali e silenzi, valorizzati da primi piani, primissimi piani e da una prospettiva quasi tutta focalizzata sulla protagonista per indagare il suo dramma interiore. L’attrice è cresciuta molto da quando ha raggiunto la notorietà con Twilight, dimostrando di essere in grado di interpretare ruoli maturi e complessi.

Il film ha una struttura singolare e ben articolata per quanto riguarda le inquadrature, non soltanto in relazione ai primi piani: sono numerose infatti le soggettive per rappresentare la nevrosi o inquadrature che sembrano soggettive pur non essendo tali. I personaggi che circondano Lady Diana non le sono veramente vicini, perciò sono spesso sfocati, fuori campo o voltati. Nella scena in cui Carlo rimprovera Diana a tavola, per esempio, noi vediamo soltanto la nuca del principe. Fanno invece eccezione i giovani William e Harry e la cameriera Maggie che, essendo i soli personaggi che provano affetto per la principessa, sono inquadrati normalmente. Nella scena dello scontro principale tra la principessa e suo marito il tavolo da biliardo diventa metafora di conflitto: sembra un campo di battaglia ai lati del quale combattono due generali.

Le scene si svolgono quasi sempre all’interno del palazzo reale o della casa in cui Diana è cresciuta. Si tratta di ambienti claustrofobici, cupi, ostili, illuminati da luce artificiale o bui, che rappresentano perfettamente la sofferenza interiore di Diana: spesso infatti al cinema gli ambienti rappresentano la psicologia dei protagonisti. Gli esterni sono per Diana luoghi di libertà: in un campo la principessa incontra lo spaventapasseri con cui giocava da bambina; la visuale dell’esterno del palazzo dalla camera da letto le sarà preclusa per impedire ai fotografi di immortalarla mentre si cambia d’abito, provocandole sofferenza; ai confini del parco reciderà il filo spinato che la separano dalla casa della sua infanzia; su una scalinata esterna converserà con un fagiano. Lady D infine si ribellerà proprio nel parco, fuggendo insieme ai suoi figli dalla gabbia dorata infernale in cui vive.

Le donne di tutto il mondo hanno invidiato gli splendidi abiti di Lady D, ma per la principessa la moda rappresenta una costrizione, infatti non le è nemmeno consentito scegliere cosa indossare e le splendide perle ricevute in dono dal marito sono identiche a quelle che il principe Carlo ha regalato a Camilla. Rivendicando la propria individualità e riappropriandosi del proprio corpo, Diana sceglierà di indossare la consumata giacca di uno spaventapasseri, un tempo appartenuta a suo padre. Il corpo assume un valore simbolico all’interno della vicenda anche per altre ragioni: ogni invitato ai festeggiamenti deve dimostrare di essere ingrassato di un chilo e mezzo come prova di essersi divertito, ma Diana non riesce ad prendere peso perché è bulimica; Carlo inoltre afferma che spesso i reali sono costretti a far compiere al proprio corpo gesti che detestano in quanto il popolo non vuole che la famiglia reale sia composta da persone.

I critici hanno parlato di qualche fragilità in relazione a questo film, soprattutto per quanto riguarda la sceneggiatura, ma personalmente ritengo che Larrain abbia svolto un ottimo lavoro. Dieci e lode per il regista cileno a per l’eccezionale attrice protagonista.

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