“Thor, Love and Thunder” ha del potenziale, ma non buca il grande schermo.


ATTENZIONE: La recensione contiene spoiler.

Thor, Love and Thunder (2022) di Taika Watiti avrebbe tutte le carte in regola per essere un film di successo: attori giovani e attraenti, un’eroina invincibile ma malata di cancro, un antagonista dalla personalità complessa e un protagonista maschile sexy e sensibile quanto basta ber attrarre il pubblico femminile. Nonostante ciò, il film non decolla, ma commette in svariati punti scivoloni imperdonabili che impediscono di inquadrare il destinatario e il genere dell’opera.

Il film è destinato agli adulti o ai bambini? La vicenda riguarda un supereroe della Marvel o è un fantasy? Elementi appartenenti a generi differenti sono stati uniti insieme creando un grande miscuglio dal sapore insipido. Astronavi tipiche della fantascienza convivono con un mezzo di trasporto mitologico: una nave vichinga trainata da due capre giganti appartenenti alla mitologia norrena. Armi tecnologiche del futuro si affiancano a spade maledette e martelli divini tipici del fumetto di Thor. Personaggi complessi ed estremamente umani come Gorr, Jane e Thor interagiscono con divinità caricaturali e prive di spessore. Elementi tragici e complessi che potrebbero affascinare un adulto, come il cancro di Jane e la solitudine della Walkiria, lasciano bruscamente spazio a un’atmosfera fiabesca, dovuta sia alle caratteristiche stesse della trama, come la sparizione dei colori in un mondo negativo, sia al fatto che dei bambini svolgano un ruolo non secondario. Tutto ciò genera confusione, sminuisce la complessità di una trama profonda e disorienta lo spettatore; sembra una commedia dell’assurdo che non si considera tale e vuole assumere toni seri.

Le scenografie contribuiscono a creare un’atmosfera di incredulità realizzando un’ambientazione che ricorda vagamente un film di fantascienza nonostante sia eccessivamente “colorata”. Il tempio distrutto da Thor per aiutare un popolo alieno sembra per esempio un castello giocattolo per bambini, la gabbia in cui vengono rinchiusi i piccoli di Asgard sembra provenire dall’illustrazione di un libro di fiabe. Il risultato è uno strampalato film anni ’80 con la tecnologia grafica e gli effetti speciali del 2022.

Anche la comicità appare fuori luogo in quanto sembra disarmonica. Le battute peggiori appartengono a Zeus; il personaggio doveva apparire vanitoso e pieno di sé, ma gli autori hanno esagerato, infatti Zeus non ha spessore e le sue affermazioni sembrano battutine da scuole medie. La proposta di organizzare un’orgia per esempio è apparsa surreale e fuori luogo, una nota stonata in un film che avrebbe potuto dare molto di più.

Tali note negative hanno rovinato ciò che sarebbe potuto essere un film di successo. E’ lodevole la presenza di ben due personaggi LGBT accettati dagli altri personaggi con naturalezza, dando per scontato che le minoranze debbano essere inserite nella comunità; ciò rende l’opera un potente strumento di lotta per i diritti LGBT senza aver la pretesa di fare dell’attivismo l’argomento principale. Gorr (Christian Bale) è un antagonista dal passato complesso, dal fanatismo e dal look da monaco oscuro molto carismatico; sicuramente è il personaggio meglio riuscito del film. Nell’opera Thor, l’affascinante Chris Hemsworth, matura e diventa padre; ho apprezzato molto come è stato costruito questo filone narrativo, con le dovute anticipazioni e con dialoghi ben costruiti. E’ ben strutturato anche il personaggio della professoressa Jane Foster, interpretato dalla bellissima Natalie Portman, che combatte una singolare battaglia contro il cancro; un’eroina forte, pura e senza macchia, in cui il pubblico femminile può immedesimarsi. Il cavallo di battaglia del film tuttavia è la colonna sonora, dei grandi classici del rock anni Ottanta che accompagnano i combattimenti incrementando l’adrenalina: si tratta di alcuni dei migliori brani di Appetite for distruction dei Guns ‘n’ Roses. Taika Waititi aveva numerosi assi nella manica ed è evidente che questo film ha del potenziale, ma non ha saputo decollare.

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