“Fiesta”, il romanzo d’esordio di Hemingway


Fiesta (New York, 1926), titolo originale The sun also rises, è il romanzo d’esordio di Ernest Hemingway; si tratta di un debutto sensazionale per il Premio Nobel perché l’opera ha tutti gli ingredienti necessari per sfondare nei Ruggenti Anni Venti e per diventare un capolavoro senza tempo.

Ho scattato io questa foto. E mi sono anche mangiata la torta.

Hemingway innanzitutto ha scelto un tema accattivante, che potesse conquistare facilmente la curiosità dei connazionali americani: la bella vita di un gruppo di espatriati americani e britannici in Europa giovani, acculturati e ricchi, che non hanno bisogno di lavorare e trascorrono il proprio tempo divertendosi. La vicenda è ambientata dapprima nei locali parigini, successivamente tra le corride di Pamplona, a cavallo tra le due guerre. L’Europa ha da sempre suscitato un grande fascino negli americani e la vita spensierata dei protagonisti appare invidiabile agli occhi degli americani del primo Novecento. Hemingway ha realmente vissuto in un ambiente simile a Parigi e in Spagna, pertanto nel romanzo sono presenti elementi autobiografici che incrementano la curiosità del lettore e rendono il racconto più veritiero. L’atmosfera del romanzo è la medesima del film Midnight in Paris (2011), di cui Hemingway è un personaggio e che è sicuramente ispirato anche a Fiesta. Un elemento di esotismo è conferito dal plurilinguismo: sono infatti presenti nell’opera termini in francese e spagnolo che fanno percepire il poliglottismo dell’ambiente frequentato dai protagonisti.

Ernest Hemingway in Milan, 1918. All’università ero innamorata di questa foto.

I personaggi dell’opera sono dei ricchi annoiati che sperperano il proprio denaro e perdono tempo in futili divertimenti che li conducono alla perdita di senso. La riflessione sulla morte e sul senso della vita che ne scaturisce riflette la personalità inquieta di Hemingway. L’autore non affida tali riflessioni ad un narratore onnisciente ma lascia che siano le parole dei personaggi e la vicenda a raccontare. “Andare in un altro paese non cambia niente. Io ho provato. Non si può sfuggire se stessi solo spostandosi da un posto all’altro. Non c’è rimedio a questo.”

Nonostante si tratti del primo romanzo, lo stile di Hemingway è già maturo ed inconfondibile: frasi brevi ed incisive, caratterizzate da rare figure retoriche, realismo e uno stile che ricorda la penna di un giornalista o di un cronista. Ciò che colpisce di Fiesta sono i dialoghi dal ritmo costruito con una precisione chirurgica, che descrivono implicitamente la personalità dei personaggi senza dilungarsi in descrizioni. I dialoghi si trovano soprattutto nella prima parte dell’opera, dedicata a Parigi, mentre la fiesta spagnola viene raccontata anche mediante sequenze narrative e descrittive proprio perché è difficile immaginare come si svolge una manifestazione simile se non si ha mai preso parte ad un evento di tauromachia spagnola.

Hemingway ha inserito nell’opera anche temi a lui molto cari che riguardano l’adrenalina e l’azione e che ha sperimentato in prima persona: la corrida della Festa di San Firmino e la pesca. Si tratta di eventi sportivi narrati con la maestria del migliore tra i cronisti sportivi e con la capacità di mostrare visivamente un movimento con poche parole efficaci. La lotta tra l’uomo e la natura fa trattenere il respiro al lettore e lo ipnotizza con particolari cruenti. Della corrida in particolare vengono esaltati l’eroismo e la vitalità del torero, i cui movimenti sono studiati, precisi ed aggraziati. Tali temi si ritrovano anche in altre opere dell’autore e saranno una costante nella sua vita. Vengono inoltre menzionati in secondo piano i safari in Africa e la guerra, altri temi molto preseti nella poetica di Hemingway.

Una replica a ““Fiesta”, il romanzo d’esordio di Hemingway”

  1. uno dei libri che hanno accompagnato la mia adolescenza; riletto più avanti ha ampliato ancor più la mia visione di quell’epoca particolare. Bel post!

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