“In principio era il logos”. Il prologo del Vangelo secondo Giovanni.


Questo articolo non ha la pretesa di essere un testo di divulgazione in quanto non sono esperta né di teologia né di filosofia. E’ il racconto di una scoperta, di una ricerca e di quello che ho capito di un testo che forse non si può capire.

Nella chiesa di San Fermo a Verona mi sono imbattuta nel Prologo del Vangelo secondo Giovanni scritto in greco antico, esposto al pubblico su un gigantesco leggio di legno tra le due navate. Da brava appassionata di lingue antiche, ho fotografato la pagina e la facciata della chiesa.

In princípio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in princípio apud Deum. Ómnia per ipsum facta sunt: et sine ipso factum est nihil, quod factum est: in ipso vita erat, et vita erat lux hóminum: et lux in ténebris lucet, et ténebræ eam non comprehendérunt. Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Ioánnes. Hic venit in testimónium, ut testimónium perhibéret de lúmine, ut ómnes créderent per illum. Non erat ille lux, sed ut testimónium perhibéret de lúmine. Erat lux vera, quæ illúminat ómnem hóminem veniéntem in hunc mundum. In mundo erat, et mundus per ipsum factus est, et mundus eum non cognóvit. In própria vénit, et sui eum non recepérunt. Quotquot autem recepérunt eum, dedit eis potestátem fílios Dei fíeri, his qui crédunt in nómine eius: qui non ex sanguínibus, neque ex voluntáte carnis, neque ex voluntáte viri, sed ex Deo nati sunt. (il Sacerdote e tutti genuflettono) Et Verbum caro factum est , (e rialzandosi prosegue:) et habitávit in nobis; et vídimus glóriam eius, glóriam quasi Unigéniti a Patre, plenum grátiæ et veritátis.

« In principio era il Logos
e il Logos era presso Dio
e il Logos era Dio
Questi era in principio presso Dio.
Tutto è venuto ad essere
per mezzo di Lui,
e senza di Lui
nulla è venuto ad essere
di ciò che esiste.
In Lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini
e questa luce splende ancora nelle tenebre
poiché le tenebre non riuscirono ad offuscarla. »

Il testo è di una semplicità spiazzante: ho proposto la fotografia ad un gruppo Facebook di amatori del greco antico e riuscivano a tradure il testo persino persone che non studiavano la lingua da decenni, forse perchè conoscevano il testo in italiano a memoria. Un utente ha affermato di avere imparato il Prologo per punizione in quinta ginnasio, facendomi ringraziare di aver frequentato il liceo classico in una scuola pubblica e in un’epoca il cui i professori erano meno severi.

Anche io conoscevo il testo a memoria in italiano, ma non sapevo che il termine “verbo” di In principio c’era il verbo” fosse la traduzione di logos.

Sarcofago medievale conservato al Museo Civico di Verona.

CHE COSA SIGNIFICA LOGOS.

Consultiamo il vocabolario GI al lessema logos. Il termine significa innanzitutto “parola”, “discorso” e “ragione”, poi esprime una miriade di valori che non centrano nulla con il messaggio di Giovanni, ma che potrebbero depistare un traduttore inesperto come un ragazzino del ginnasio: “dichiarazione”, “affermazione”, “promessa”, “detto”, “dottrina”, “leggenda”, “notizia”, “facoltà di parlare”, “calcolo” e molto altro ancora. Il greco antico è affascinante proprio perchè è una lingua complessa, dalle mille sfumature!

Tale termine ha anche il significato di “ragione” e “facoltà di ragionare”. Quindi si potrebbe tradurre l’incipit anche con In principio c’era la ragione? La mia prof ha detto che Dio è sicuramente ragione secondo San Tommaso, ma è anche molto altro. Il dizionario rivela poi che logos può essere tradotto infatti in filosofia e in ambito religioso con “Ragione divina”, specificando che si tratta di una personificazione; in teologia il termine ha invece il significato di “Verbo” in maiuscolo e di “Logos“, sempre in maiuscolo. Il termine potrebbe dunque essere intraducibile.

Ciò che mi ha spinto a dedicare un post ad un argomento religioso è il fatto che un evangelista abbia definito Dio con un termine proprio della filosofia greca, adottato da diverse dottrine atee e pagane. In Grecia infatti logos significa sia parola sia ragione, due concetti inscindibili nel pensiero greco; il termine inoltre si trova in numerose correnti filosofiche che ora analizzeremo.

Eraclito.

IL LOGOS SECONDO ERACLITO.

Secondo Eraclito, il logos sarebbe una sorta di legge universale che regola secondo ragione e necessità ogni cosa.

«Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo logos e necessità.»
(Leucippo, fr.2)

Agli uomini tale legge è stata rivelata, ma l’umanità continua ad ignorarla anche dopo averla ascoltata: il logos infatti appartiene a tutti, ma tutti preferiscono ascoltare una propria phronesis, una personale saggezza. I veri saggi sono coloro che sanno riconoscere il logos dentro di sè e si ispirano ad esso come coloro che governano una città adeguando le leggi alla razionalità universale della legge divina. Logos dunque significherebbe “ascolto”, infatti Eraclito sosteneva che la sua “oscura” dottrina non viene compresa poichè i suoi uditori si sforzano di ascoltare lui anzichè il logos.

Platone.

IL LOGOS SECONDO PLATONE.

Platone affronta il tema del logos nel Teeteto, riflettendo sui tre significati del termine più comuni all’epoca per demolirli uno dopo l’altro.

Innanzitutto logos significa esprimere il proprio pensiero attraverso la voce. Platone osserva tuttavia che chiunque può esprimere il proprio pensiero attraverso la voce, anche coloro che sono privi di coscienza. Il termine significa inoltre “enumerazione degli elementi di cui una cosa è composta”, ma si tratterebbe di falsità poichè l’enumerazione non va oltre l’opinione. Infine logos vorrebbe dire “indicare un segno per mezzo del quale la cosa di cui si domanda differisce da tutte le altre”, ma la facoltà di distinzione è già posseduta dalla retta opinione.

Da queste tre confutazioni si evince che il logos non aggiunge nulla di definitivo che possa trasformare un’opinione in verità. Secondo Platone, il logos sarebbe dunque quel ragionamento attraverso cui si dimostra perchè l’opinione vera è realmente corretta. Il ragionamento è necessario, ma ha bisogno del giudizio finale dell’anima, dunque non è infallibile.

Cleante di Asso.

IL LOGOS SECONDO LO STOICISMO DI CLEANTE.

Cleante elabora la dottrina del logos spermatikòs, la “ragione seminale”, un principio vivente ed attivo che si diffonde nella materia inerte animandola e donando la vita ai vari enti. Il logos sarebbe presente in tutte le cose, indipendentemente dalle dimensioni di queste ultime o dal fatto che si trovino in cielo o in terra. Il logos in questo modo garantisce l’unità razionale dell’intero cosmo. «[il logos] attraversa tutte le cose mescolandosi al grande come ai piccoli astri luminosi». Esisterebbe così una comune symaptheia, termine la cui etimologia è “percepire la sofferenza altrui”, una legge naturale secondo cui tutti sarebbero uniti da un sentire comune che insegnerebbe a «vivere conformemente alla natura».

Il logos sarebbe inoltre un elemento fisico, il fuoco, che conterrebbe le diverse “ragioni seminali” individuali. Il fuoco arderà tutto il mondo da noi conosciuto segnando la fine di ogni tempo. Si salveranno tuttavia le “ragioni seminali”, da cui nascerà un nuovo universo che verrà nuovamente arso dal fuoco secondo un andamento ciclico.

Vi ricordate che logos nel GI ha una miriade di significati? Due di essi vengono ripresi dagli stoici, infatti il logos può essere sia “calcolo” (ratio), sia “discorso” (oratio). Lo stoicismo infatti scinde il discorso interiore e la riflessione razionale (logos endiathetos, oratio concepta) e il discorso proferito o parlato (logos prophorikos, oratio prolata). Il discorso interiore sarebbe una peculiarità dell’essere umano mentre il discorso proferito apparterebbe anche ad animali non razionali ma in grado di emettere suoni articolati, come i pappagalli, le gazze e i corvi.

IL LOGOS SECONDO IL NEOPLATONISMO DI PLOTINO.

Il Neoplatonismo di Plotino riprenderà tale dottrina, sostenendo che le ragioni seminali spiegano i movimenti del mondo e consentono agli individui di essere diversi tra loro.

Filone Alessandrino.

IL LOGOS SECONDO FILONE ALESSANDRINO.

Filone Alessandrino fonde il logos della filosofia stoica con la propria teologia, connettendolo con il tema biblico della “parola di Dio”. Il logos diventa dunque un’entità che agisce, personale, cosciente, dalla volontà creatrice e provvidente di Dio. Si unisce o si sostituisce alla Parola, diventando sinonimo di Sapienza.

Ispirandosi al Timeo di Platone, il Dio di Filone Alessandrino è trascendente rispetto al mondo e il logos fa da mediatore tra Dio stesso e quest’ultimo. Il logos è fonte degli archetipi sulla cui base il mondo viene modellato ed è una sintesi di tutte le realtà intermedie come le Idee, la Sapienza, gli angeli, lo Spirito e le potenze. Il Logos è lo strumento con il quale Dio ha fatto tutte le cose, è la Luce divina offerta agli uomini.

Molti di questi concetti verranno rielaborati dal Cristianesimo.

San Giovanni Evangelista.

IL VANGELO SECONDO GIOVANNI

Mi ricordo una fotocopia che ci avevano proposto alle scuole medie. Tre omini, Luca, Matteo e Marco, osservavano Gesù tenendosi per mano. Erano simili, vicini, uniti. Lontano, in disparte, in un enorme spazio vuoto, un omino solo soletto osservava Gesù. Era Giovanni. L’evangelista guardava Gesù come tutti gli altri, ma da un diverso punto di vista: era un outsider. Forse proprio per questo ha inventato il concetto di Logos in relazione a Cristo, di Verbo.

Giovanni Evangelista scrisse la sua opera in greco, ma il suo testo contiene latinismi ed ebraismi. Giovanni si differenzia dai tre colleghi perchè racconta meno parabole e miracoli, non menziona l’eucaristia il Padre Nostro e le beatitudini. Compaiono invece nuove espressioni per indicare Gesù. Si pensa che questo Vangelo sia stato scritto da più persone in tempi diversi e che sia stato completato intoro all’anno 100 d.C.

Il Vangelo secondo Giovanni, Papiro n. 5.

IL PROLOGO DEL VAGELO SECONDO GIOVANNI

Il testo da me fotografato è uno dei più importanti del Cristianesimo primitivo ed è anche detto Inno al Logos perchè, secondo gli studiosi, si tratta della rielaborazione di Giovannni e dei suoi discepoli di un preesistente Inno al Logos.

Sappiamo in quale contesto il Prologo sia nato, si tratta della comunità paleocristiana di Efeso in Asia Minore e degli ambienti cristiani primitivi limitrofi, cui era a capo Giovanni stesso e Maria di Nazareth, che aveva seguito il discepolo prediletto di suo figlio su indicazione di Gesù. Maria era in fuga dalle persecuzioni di Gerusalemme, dove si trovava la comunità madre del cristianesimo primitivo.

Le prime due parole del Prologo del Vangelo si trovano anche all’inizio della Genesi (“ἐν ἀρχῇ ἐποίησεν ὁ θεὸς τὸν οὐρανὸν καὶ τὴν γῆν” In principio Dio creò il cielo e la terra).

Incipit del Vangelo secondo Giovanni in un documento del X secolo.

IL LOGOS SECONDO SAN GIOVANNI EVANGELISTA.

Giovanni elabora una concezione ebraico ellenistica di Cristo, secondo cui quest’ultimo sarebbe identificabile con il logos, il Verbo, la “parola”, che andrebbe considerato una sorta di archè, così come in Eraclito l’archè erano il fuoco e il logos stesso. Da un punto di vista culturale, Giovanni ha fatto un miracolo: ha utilizzato la figura di Cristo per costruire un ponte tra la cultura ebraica e la filosofia greca. O forse ha cercato di esprimersi con un linguaggio in grado di competere con la cultura greca.

Ma come spiegare il fatto che il logos si sia incarnato in un essere umano? Tale concetto per Giovanni non è un mistero, infatti l’Evangelista si comporta come un moderno scienziato legato all’esperienza dei sensi, come un empirista radicale: “ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi,ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato”..”la vita si è fatta visibile”. Non è un casso se nella Prima lettera Giovanni, relativa al logos, si firma “il testimone”. Un altra opera in cui si parla di Logos in relazione a Cristo è l’Apocalisse.

San Girolamo ha tradotto il termine logos con Verbum, che a sua volta è stato tradotto in italiano con Verbo. Cristo sarebbe dunque il Verbo di Dio, ma la parola logos è intraducibile e viene utilizzata in greco antico in ambito filosofico-teologico.

Un esempio di arte paleocristiana.

APPROFONDIMENTI:

29/08/2022

LA RICERCA CONTINUA: ho trovato questo libro per caso e lo utilizzero come punto di partenza per una nuova ricerca.

“Tutto diventa ancora più interessante con Aristotele e il problema dell’intelligenza. […] Anche Aristotele alla fine concorda e quando alza lo sguardo sull’universo la sua intuizione diventa sublime.
Perchè anche il principio ultimo, da cui tutto dipende, è pensiero; pensiero senza materia, nient’altro che pensiero. Il pensiero è vita; ed è all’origine di tutto. -Pensiero che pensa se stesso-, così Aristotele definisce Dio. -In principio era il logos, il verbo-: così i inizia il Vangelo di Giovanni; l’uomo, -irriducibile a semplice particella della natura- (Giovanni Paolo II), è l’interlocutore libero e intelligente di Dio. Senza trascurare le differenze (gli Ateniesi risero quando Paolo parlò della resurrezione dei corpi), tra filosofia greca e cristianesimo le linee di continuità non mancano: lo diceva Nietzsche (-il cristianesimo, platonismo per il popolo-) e lo ha ripetuto Ratzinger a Ratisbona. Da Cartesio ai Cugini di campagna, l’anima diventa patrimonio comune, uno strumento indispensabile per analizzare quella cosa sfuggente che siamo, nella sua superficialità. Siamo sicuri che sia arrivato il momento di sbaarazzarsene?”

In relazzione al razionalismo occidentale che celebra il logos e la ragione:
“[…] Il secondo protagonista è dunque il cristianesimo (il riferimento è ovviamente al Vangelo di Giovanni), proprio perchè più di ogni altro sistema di pensiero ha saputo fare propria l’istanza razionale del pensiero ellenico sviluppando l’idea di un -Dio veramente divino […] che si è mostrato come logos e che come logos ha agito e agisce-. Le conseguenze, chiosa Ratzinger, non sono certo di poco conto, non riguardano solo la storia delle religioni, ma investono la -storia universale-: -questo incontro, al quale si aggiunge successivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa e rimane il fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa-. […] Quello del logos è così un discorso che conduce a Dio. Ed è questa comprensione che permette di capire ciò che noi realmente siamo, qualcosa di divino che va al di là della mera materialità percepibile dai sensi. Ecco l’eredità di Platone e Aristotele.”

Mauro Bonazzi, Con gli occhi dei greci, Carocci editore Sfere extra

FONTI:

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