“Latinoamericana” & “I diari della motocicletta”, il viaggio del giovane Che Guevara per l’America Latina.


Non è questo il racconto di gesta impressionanti, ma neppure quel che si direbbe semplicemente “un racconto un po’ cinico”; per lo meno, non vuole esserlo. E’ un segmento di due vite raccontate nel momento in cuii hanno percorso insieme un determinato tratto, con la stessa identità di aspirazioni e sogni. Un uomo nell’arco di nove mesi della sua vita può pensare a molte cose, dalla più alta speculazione filosofica sino al più basso anelito per un piatto di minestra, in totale correlazione con lo stato di vacuità del suo stomaco; e se al tempo stesso ha in sé qualcosa dell’avventuriero, in quel lasso di tempo può vivere momenti che forse risulteranno interessanti ad altre persone, e il cui racconto spassionato risulterebbe qualcosadi simile a questi appunti.

Chi fu Ernesto “Che” Guevara prima di essere un rivoluzionario? I pensieri del Che sono sopravvissuti sino ai nostri giorni nei suoi numerosi diari e l’opera che meglio rappresenta la sua giovinezza è Latinoamericana, il cui titolo originale è Notas de viaje. Gli eventi narrati risalgono all’inizio degli anni Cinquanta, ma sono stati pubblicati a Cuba soltanto nel 1992 e in Italia nel 1993.

Si tratta degli appunti raccolti durante il viaggio rocambolesco, avventuroso e spericolato compiuto da un giovanissimo Che Guevara all’ultimo anno di medicina e dal suo amico Alberto Granado, un biochimico trentenne che lavorava in un ospedale locale. I due hanno attraversato l’America Latina inizialmente sulla sgangherata motocicletta di Alberto, una Norton 500 M18 soprannominata affettuosamente Poderosa II, successivamente, in seguito a un irreparabile guasto di quest’ultima, il viaggio proseguì a piedi o con mezzi di fortuna, facendo l’autostop. Ernesto e Alberto iniziarono il loro viaggio nel 1951 e, dopo nove mesi, tornarono a casa nel 1952; la prima tappa dell’itinerario fu l’Argentina, l’avventura proseguì per la Patagonia e il Cile, la coppia poi risalì lungo le Ande sino ad arrivare a Machu Picchu. Dopo una breve tappa a Lima, i due viaggiatori attraversarono l’Amazzonia peruviana. La destinazione finale fu la penisola della Guajira in Venezuela. Le tappe più importanti furono le miniere di Chuquicamata nel nord del Cile, dove i lavoratori venivano duramente sfruttati, e il lebbrosario di San Pablo nell’Amazzonia peruviana, dove i malati venivano crudelmente discriminati.

Sono numerosi nell’opera gli excursus in cui il racconto viene sospeso per riflettere sulle dure condizioni del popolo latinoamericano, indotte da regimi autoritari desiderosi di favorire gli Stati Uniti: il Che non è ancora comunista, ma le sue opinioni si stanno già indirizzando verso tale ideologia politica ed economica. Sono notevoli la lucidità e l’accuratezza con cui il laureando in medicina analizza la situazione sociale ed economica del continente in cui vive: rivelano razionalità, capacità analisi e di esposizione, empatia e spirito critico. Che Guevara è giovane, ma desidera già fortemente un mondo più equo. Non mancano riflessioni di carattere storico, in particolare riguardanti indios e conquistadores: il guerrigliero era consapevole che per capire il presente è necessario studiare il passato.

Due ventenni desiderano anche divertirsi e per Ernesto e Alberto ciò significa sfidare i propri limiti, esplorare, conoscere persone sconosciute e provare esperienze mai provate prima. La motocicletta scelta per il viaggio era pericolante e ha dovuto subire molteplici riparazioni prima di essere definitivamente rottamata: i due si sono spesso dovuti improvvisare meccanici con del semplice filo di ferro. Durante il viaggio i due giovani borghesi hanno sperimentato la fame, il freddo e il terribile caldo del deserto, inoltre il Che ha avuto due gravi crisi d’asma, un male che lo affliggerà per tutta la vitaal : dal diario emerge che l’America Latina è una terra pericolosa, ma ciò non è bastato per scoraggiare i due giovani assetati di vita, spensierati e pronti ad adeguarsi ad ogni situazione.

Il viaggio è stato documentato anche da numerose fotografie, alcune delle quali sono state inserite all’interno del libro; attraverso tali immagini il racconto prende vita e diventa concreto, perché Ernesto e Alberto si trasformano da personaggi in due ragazzi in carne ed ossa. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che l’autore reale, l’individuo che ha concretamente scritto l’opera, non sempre coincide con l’autore implicito, vale a dire l’idea che si fa il lettore dell’autore e che lo scrittore vuole trasmettere di se stesso: le parole di Che Guevara dunque potrebbero non essere veritiere. Ci domandiamo inoltre se l’opera non sia stata alterata da Che Guevara stesso o da coloro che hanno conservato l’opera per trasmettere l’immagine di un eroe senza macchia; poco importa, Guccini cantava che “gli eroi son tutti giovani e belli” e l’immagine di Ernesto Che Guevara che emerge dalla lettura è molto romantica.

Talvolta emerge anche un Che letterato, in quanto nell’opera si trova anche qualche timida citazione di autori latinoamericani. Che Guevara è stato un medico, un politico e un guerrigliero pertanto non ha la cultura letteraria di un umanista, ma era sicuramente un uomo sensibile alle lettere e che amava la lettura. Pur non avendo studiato approfonditamente le materie letterarie ha una buona penna: il suo stile è scorrevole ed evocativo, volutamente semplice e senza fronzoli. I vari eventi vengono descritti sotto forma di aneddoti del genere del diario, pertanto mancano dialoghi, suspense, ritmo della narrazione e una trama da best seller che segua lo schema del viaggio dell’eroe. Nonostante ciò, l’opera è suddivisa in capitoli come un romanzo, i quali sono privi di data e della tipica intestazione e conclusione di una pagina di diario (“Mio caro diario, …”). Gli Excursus politici e sociologici presentano inoltre un retrogusto di saggistica e di testo argomentativo, dimostrando che il Che era in grado di affrontare più generi letterari.

Potete dunque immaginare la difficoltà incontrata dal regista Walter Salles nel realizzare il film I diari della motocicletta uscito nel 2004: ha dovuto creare scene e dialoghi da sequenze narrative, descrittive, riflessive, espositive e argomentative. Nel film gli excursus sono stati sostituiti da brevi accenni nelle battute del Che e sono stati inseriti elementi estranei al diario per rendere la trama più piccante, come le figure femminili e l’amore. E’ doveroso ammettere che per realizzare tale film lo sceneggiatore si è ispirato anche all’opera di Alberto Granado Un gitano sedentario (Con el Che por America Latina) che noi non abbiamo letto,  pertanto potrebbe darsi che le avventure amorose dei due viaggiatori siano state raccontate dal motociclista biochimico e omesse dal futuro guerrigliero, più attento a descrivere il continente per cui ha tanto lottato. Come i capitoli dell’opera letteraria, la trama del film è scandita dalle tappe del viaggio, ma ha una struttura circolare: l’opera infatti si conclude con il monologo iniziale della voce narrante, che consiste nell’incipit del diario. L’impronta più narrativa del film rispetto al diario consente allo spettatore di emozionarsi più del lettore e di immedesimarsi nella trama.

Che Guevara non ha inoltre manifestato interesse nel diario per le bellezze naturali dell’America Latina, mentre le inquadrature del film indugiano più volte sui panorami e le strade percorse dai due viaggiatori a cavallo della poderosa o facendo l’autostop. Si tratta di un panorama selvaggio, impervio e disabitato, ma proprio per questo affascinante. Tale scene evocano le lunghe ore di viaggio percorse in silenzio, al solo suono del rombo della motocicletta: noi sappiamo che il Che ha inevitabilmente vissuto esperienze simili, ma il diario non le racconta. Nel film è inoltre più evidente il trascorrere del tempo in quanto il mutamento del paesaggio è scandito dal trascorrere delle stagioni. Per creare le scene del film infine il regista si è sicuramente avvalso delle fotografie inserite all’interno del diario in quanto le scenografie, i costumi e gli stessi attori del cast ricordano tali immagini.

Le due opere ci ricordano che tutti i grandi sono stati piccoli, ma certe volte nei giovani sono evidenti gli adulti che diventeranno in futuro. Che Guevara era un ragazzo dalle molteplici sfaccettature: era un borghese di grande cultura ma anche un avventuriero capace di adeguarsi ad ogni situazione, uno studioso dall’occhio attento e dalla grandissima capacità di analisi e uno scavezzacollo privo di prudenza, uno studente disposto a laurearsi fuoricorso per vivere un’esperienza unica e una persona che si indigna per le ingiustizie del mondo. Il Che ha saputo unire queste due anime scegliendo la professione del guerrigliero, che prevede sia azione sia riflessione.

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