Un assaggio dei castelli della Valle D’Aosta


Le montagne sono da sempre tra i paesaggi più affascinanti che il nostro pianeta ha da offrire, ma la Valle d’Aosta ha una caratteristica peculiare: sulle sue vette sorgono splendidi castelli fiabeschi, che siano rocche abbandonate o manieri perfettamente conservati e restaurati. La più piccola regione d’Italia ospita infatti circa 130 castelli e residenze di varie epoche storiche, dal Medioevo ai primi del ‘900, eretti solitamente in posizione sopraelevata per essere protetti dai nemici e controllare meglio il territorio sottostante. La regione ha saputo valorizzare egregiamente il patrimonio culturale: la maggior parte dei castelli sono restaurati e visitabili, molti inoltre ospitano musei, mostre temporanee e eventi culturali.

Ecco i castelli che ho scelto di visitare in un soggiorno di due giorni. (il terzo giorno è stato trascorso percorrendo i sentieri del Gran Paradiso). Le fotografie sono state scattate durante il mio viaggio.

Il borgo ai piedi del Forte di Bard. Ho adorato la sua unica viuzza principale e le sue fontanelle.

Il FORTE DI BARD è una possente fortezza costruita per la difesa e il controllo del territorio circostante. Qui era stabilita una guarnigione di 60 uomini sin dai tempi del re Ostrogoto Teodorico nel VI secolo. Il castello sorge su un promontorio roccioso alto 384 m che sovrasta la Dora Baltea proprio nel punto in cui il corso d’acqua si stringe in una gola. E’ di notevole interesse anche il piccolo borgo che sorge ai suoi piedi. Purtroppo però gli ampi spazi del maniero non sono stati sfruttati a dovere: sono stati realizzati tanti piccoli musei che non contengono reperti storici o archeologici, ma solo ricostruzioni di scarso interesse, pannelli da leggere o video. Il materiale a disposizione offre la possibilità di documentarsi sui vari eventi storici che hanno coinvolto il castello, ma tali informazioni sono disponibili anche online: in un museo i visitatori vorrebbero toccare con mano la storia e l’usura del tempo sui suoi resti, non apprendere ciò che è disponibile anche altrove. E’ stato tuttavia interessante scoprire delle curiosità sulla Battaglia di Marengo di Napoleone, che racconterò ai miei studenti l’anno prossimo durante le lezioni di storia.

Il possente Forte di Bard in cima. Per giungere sin qui è necessario utilizzare diversi ascensori.
Un soldato napoleonico nelle tenebrose prigioni della fortezza.

Il CASTELLO DI VERRES è una delle fortezze più visitate, probabilmente perché è sede del celebre Carnevale Storico di Verres, che consiste in quattro giorni di balli in maschera, durante i quali vengono rievocati degli episodi della vita di Caterina di Challant e suo marito Pietro d’Introd; durante tale evento viene inoltre rappresentata l’opera Una partita a scacchi di Giuseppe Giacosa. Per raggiungere il maniero bisogna percorrere un impervio sentiero in salita; sul portone sarete accolti da una misteriosa scritta in latino in caratteri gotici, indecifrabile ma suggestiva. Il castello si presenta come una struttura compatta e senza decorazioni in quanto aveva uno scopo puramente difensivo. Sono molto interessanti le quadrifore, che considero molto rare in quanto sinora ho incontrato solamente monofore, bifore e trifore, il salone ufficiale scavato nella roccia,  la cucina con enormi camini e gli scaldavivande. Le pavimentazioni sono state realizzate recentemente, ma sono un capolavoro a mio parere realizzato a mano in più punti.

Il castello di Verres dal parcheggio. Per arrivare sin lassù bisogna camminare!
Il castello di Verres dal fossato.
L’ingresso del castello di Verres. Riuscite a vedere l’iscrizione in latino sopra la porta?
La sala di rappresentannza scavata nella roccia. Nella foto è visibile anche l’imponente caminetto e una delle finestre a clessidra.

Il CASTELLO DI ISSOGNE si trova sul lato opposto della Dora Baltea rispetto al castello di Verres, da cui si differenzia perché si presenta come una dimora signorile rinascimentale dai preziosi affreschi quattrocenteschi interni ed esterni. E’ dotato di un verdeggiante giardino all’italiana, di una corte al cui centro si trova un pozzo, all’interno del quale si erge la Fontana del melograno simbolo di prosperità, un albero in ferro battuto con frutti di melograno ma foglie di quercia. All’interno si trovano mobili originali, tra cui colpiscono i letti di piccoli dimensioni in quanto i rinascimentali dormivano seduti per problemi di digestione e per scaramanzia: gli antichi volevano infatti differenziarsi dai morti, che giacevano sdraiati. Ho apprezzato particolarmente una scritta in antico francese e le incisioni lasciate da visitatori, castellani e servitori sugli affreschi nel corso dei secoli.

La corte del castello di Issogne, con la fontana del melograno e il giardino all’italiana.
La corte del palazzo di Issogne. Se fate attenzione, riuscirete a scorgere gli affreschi.
Uno dei tanti affreschi del castello di Issogne.
Un affresco sopra un camino con lo stemma dei signori del castello di Issogne. Ammirate anche il soffitto a cassettoni.

Il CASTELLO DI FENIS è stato il mio preferito per l’architettura molto pittoresca, con la doppia cinta merlata e le romantiche torri: si respira un’atmosfera da fiaba, soprattutto grazie agli attori in costume. La presenza di tali folcloristici personaggi indica che il castello è uno dei più visitati. L’edificio sorge su una collina circondata da prati, perciò probabilmente aveva una funzione amministrativa anziché difensiva; come molti altri castelli della zona, apparteneva alla famiglia Challant. La pianta è pentagonale, le torrette della cinta muraria sono circolari e collegate tra loro da un cammino di ronda. L’edificio principale è decorato da sei maschere apotropaiche, che mi sono divertita a individuare scrutando verso il cielo. Il cortile quadrangolare è decorato da un affresco di San Cristoforo, il santo protettore dei viaggiatori, è uno di San Giorgio che uccide il drago. Al piano superiore troviamo affreschi di saggi che esibiscono cartigli su cui sono iscritte delle massime. All’interno troviamo un museo di mobili antichi: spiccano le cassapanche di legno intagliato e le sedie a tre gambe; i seggiolini per bambini sono costruiti in modo tale che i piccoli non cadano dondolandosi. Nell’affresco della cappella ho apprezzato una Madonna della Misericordia che abbraccia con il suo mantello i membri della famiglia dei signori del castello, inoltre le armature dei santi guerrieri sono state realizzate in argento, ma il prezioso materiale è stato sottratto nel corso dei secoli.

Il castello di Fenis.
Una preziosa cassapanca all’interno del castello di Fenis tra due personaggi in costume.
Gli affreschi del secondo piano del castello di Fenis.
Un caminetto del castello di Fenis mostra tre valori importanti nel Medioevo.
Gli affreschi del secondo piano del castello di Fenis.
Una donna in costume si lascia fotografare.

Il CASTELLO DI CLY è il più antico della regione, infatti risale al XII secolo. Si visita in poco tempo poiché è rimasto ben poco dell’edificio originario, ma non per questo il palazzo è meno affascinante: è sensazionale lo stato di conservazione di un edificio così antico, inoltre spesso ciò che è più arcaico è più prezioso. Probabilmente è proprio per il fatto che sia rimasto molto poco dell’edificio originario che la visita dura pochi minuti e che il prezzo del biglietto è molto basso, infatti ammonta a 2 euro. Vi consiglio di indossare scarpe comode perché l’interno è sassoso e cedevole. E’ particolarmente interessante la cappella, i cui affreschi sono quasi del tutto scomparsi poiché non sono stati protetti dalla pioggia (il tetto che ammiriamo oggi è infatti una costruzione recente). Fortunatamente si sono conservati dei disegni realizzati nei primi del Novecento, che consentono di ricordare le antiche decorazioni della cappella. Con questo castello ho potuto mettere alla prova l’archeologa che c’è in me perchè ho tentato di immaginare il castello nel suo antico splendore dalle poche pietre rimaste.

Anche i ruderi sono suggestivi! Uno scorcio del castello di Cly.
Le mura del castello di cly.

Il CASTELLO REALE DI SARRE sorge su una collina di vigneti e assomiglia più ad una villa padronale che ad una fortezza, ma si tratta di un edificio medievale. E’ stato acquistato nel 1869 da Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, che lo ha utilizzato come punto di riferimento per le battute di caccia al Gran Paradiso, nominato primo parco nazionale d’Italia proprio in seguito a questa grande passione del re. Gli arredi sono originali, spiccano in particolare i ritratti dei re d’Italia ed una culla per i piccoli di sangue blu. Non mancano i trofei di caccia: migliaia di corna di stambecchi e camosci e alcuni animali imbalsamati decorano le sale più importanti. Non troverete saloni di rappresentanza poiché il castello era una villa privata in cui i sovrani si ritiravano per trascorrere qualche giorno lontano dalla vita pubblica. Mi ha colpito una prima pagina del Corriere in cui si annunciava che era iniziato per il re il periodo di caccia annuale: con tutti gli eventi nazionali e internazionali che accadevano quotidianamente nell’Ottocento, perché un giornale così importante dovrebbe dedicarsi alla becera propaganda parlando di gossip?

Purtroppo non ho scattato foto del castello di Sarre. Per fortuna si possono rubare immagini da Internet.

Il CASTELLO DI AYMAVILLES è l’antica residenza della famiglia De Amavilla, che nel corso del XIV secolo venne infeudato ad Aimone di Challant. E’ stato ricostruito più volte nel corso dei secoli, in particolare le caratteristiche torri semicircolari sono il frutto di una campagna ricostruttiva realizzata tra il 1395 e il 1412. Con l’arrivo di Joseph Felix de Challant, nel XVIII secolo, il castello fu trasformato in una stabile residenza di rappresentanza: venne meno la funzione difensiva, così la struttura interna fu restaurata e gli interni rinnovati, furono aperte logge e inserite balaustre, cornici e specchiature. L’ultimo piano è proprio dedicato ad illustrare la trasformazione dell’edificio. All’interno troverete un piccolo museo con mobili, ricostruzioni e reperti archeologici, il giardino è molto curato ed è persino provvisto di una minuscola serra. Attenzione a non sedervi sulle modeste poltroncine in vimini del primo piano: nonostante l’apparenza si tratta di mobili antichi!

Purtroppo non ho scattato foto del castello. Per fortuna si possono rubare immagini da Internet.

Il CASTELLO DI BARON GAMBA è stato completamente restaurato e trasformato in una pinacoteca che oggi accoglie l’esposizione permanente della collezione regionale di arte moderna e contemporanea. Della collezione sono esposte le 150 opere più significative. Tre le opere dei maestri del ’900 come le sculture di Martini, Mastroianni, Manzù, Arnaldo e Giò Pomodoro e dipinti di Casorati, De Pisis, Carrà, Guttuso, la collezione accoglie capolavori della seconda metà del secolo e della ricerca contemporanea come Schifano, Rama, Mainolfi, Garau, Isgrò e Bentivoglio. Non mancano opere della produzione artistica degli ultimi 25 anni: sono rappresentati dall’ultima Pop Art alla Poesia Visiva, passando all’Astrattismo e geometrico e all’Informale, sino all’Anacronismo e alla Transavanguardia. Vengono infine periodicamente ospitate mostre temporanee.

L’esterno della pinacoteca.
Questo quadro mi fa pesare ai pensieri accelerati e all’alienazione.
Questa sono io in viaggio con un dipinto alle mie spalle. Ammirate la mia bellissima maglietta di Dante!
Questo quadro mi fa pensare ai ghiaccioli giocando in cortile d’estate e al solaio di mia nonna. Quest’opera mostra come sarebbero certi vecchi film di sinistra realisti che celebrano la bellezza del popolo operaio se non fossero in bianco e nero.
Questo quadro mi ricorda che ho studiato musica per tanti anni senza aver mai imparato a suonare. Perchè certe cose non si possono imparare e alcuni non le impareranno mai. Questo quadro è anche sinestesia, perchè associo la musica al tatto e al sudore della fronte.
Questo quadro mi trasmette ansia, ma è un’ansia positiva perchè il rosso è il mio colore preferito. E’ un’ansia buona, quell’ansia che ti aiuta ad andare avanti anche se fa male.
Tutti gli studenti del classico dovrebbero ammirare questo quadro perchè insegna che il greco è un gioco.

Questi sono solo alcuni dei castelli della regione: molti sono chiusi al pubblico perché privati, altri sono visitabili soltanto su prenotazione, molti sono rocche fatiscenti, altri ancora sono semplicemente poco interessanti. Tutti però contribuiscono a rendere la Valle D’Aosta estremamente affascinante.

Dedico questa recensione alla mia mentore, la prof.ssa Domitilla Leali, che in questo momento si trova in Valle D’Aosta. Ti voglio bene.

FONTI:

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2 risposte a “Un assaggio dei castelli della Valle D’Aosta”

  1. Dopo aver letto questo articolo, non ho più bisogno di alcuna guida!!! Grazie per il pensiero 🌼

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