Io sono una professoressa

Io sono una professoressa

Sono arrivata a sedermi in cattedra per i motivi sbagliati. Mi piacciono le materie umanistiche da che ho memoria ed è evidente che ho anche un certo talento nello studio, ma non è sufficiente essere bravi in una disciplina per insegnarla. Non è nemmeno sensato diventare una professoressa di lettere perché da bambina mi piaceva andare a scuola o perché le mie insegnanti di italiano erano per me dei modelli di vita. Sono diventata insegnante idealizzando uno dei mestieri più duri e senza avere la minima idea dei guai in cui mi sarei cacciata, ma spero di commettere mille altri errori come questo perché ho trovato un degno motivo per cui alzarmi la mattina.

Photo by Max Fischer on Pexels.com

Ho tre classi e in nessuna di esse ho trovato un bambino o una bambina come me, un ragazzo che durante le lezioni di italiano si divertisse come se stesse giocando, che amasse svolgere attività difficili, che formulasse riflessioni profonde, creative e anche un po’ inadeguate come le mie e che si assegnasse compiti extra non per essere il primo della classe, ma per autentico amore per la disciplina in quanto studiavo per divertimento e non per senso del dovere. Ció comporta che forse non vivrò mai il rapporto che avevo con i miei insegnanti perché loro non sono me e hanno esigenze diverse dalle mie. Insegnare inoltre non significa imparare nozioni nuove, ma semplificare concetti che noi diamo per scontati per trasmetterli a persone oppositive. Ciò comporta ripetere sino all’esasperazione che gli  ovini sono pecore, che la monarchia costituzionale non è una monarchia “con delle leggi” ma è dotata di una costituzione e un parlamento e che la lussuria di Paolo e Francesca non è il peccato di chi eccede nel lusso. Se trascorrerai la maggior parte del tempo insegnando o preparando le lezioni, non avrai più tempo per imparare, leggere, scrivere e svolgere tutte quelle attività cui potevi dedicarti da studente e che ti hanno indotto a diventare professore: niente più scrittura, ma correzione di testi scritti da altri, niente più novità nei miei amati libri, ma quello che per me è scontato sarà una novità per i miei studenti. Gli alunni sono oppositivi e insegnare è un’incessante guerra per trasmettere a chi non vuole imparare: se svolgerai bene il tuo lavoro probabilmente i ragazzi ripeseranno a te con affetto tra una quindicina d’anni, quando saranno adulti e comprenderanno l’importanza della scuola, ma da giovani vogliono solo studiare il meno possibile e l’insegnante per loro è solo uno stronzo che li fa sgobbare e che impedisce loro di divertirsi. La scuola infine è un campo di battaglia in cui genitori e studenti non risparmiano critiche ai professori: il minimo errore viene giudicato aspramente perché l’insegnante deve essere un eroe senza macchia. Per tutte queste ragioni, la scuola è pesante, stressante e faticosa; l’insegnamento non assomiglia per niente alla professione eletta che avevo immaginato.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Se la scuola è così orribile, perché voglio continuare a fare l’insegnante? Per la prima volta in vita mia ho provato la bellissima sensazione di prendermi cura di qualcuno e, sebbene i ragazzi non vogliano le mie attenzioni e non sopportino la mia materia, io ho la certezza di stare svolgendo un compito importante. Un ragazzino non sa cosa è meglio per lui, ma io so che le materie umanistiche possono salvarlo, portando un po’ di bellezza e profondità nella sua esistenza. In questi mesi del mio primo incarico annuale inoltre ho stretto un legame con i ragazzi, un rapporto fragile e ambivalente ma magico, che mi ha trasmesso tante emozioni forti. Ci sono stati dei momenti in cui ci siamo divertiti insieme e in cui mi sono resa conto che lo scopo principale del mio lavoro non sono le materie umanistiche ma loro, i ragazzi. Donarsi a chi non vuole ricevere è straziante, ma certe e volte si riesce a far breccia nelle loro barriere di musica commerciale e videogiochi e, quando ciò accade, la gioia è immensa.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Ho ancora molto da imparare e i miei colleghi insistono che dovrò sempre essere pronta a mettermi in discussione con umiltà, ma ho capito che nonostante torni a casa esausta e certe volte sia così stressata da non riuscire ad imparare tre paginette pur avendo una buona memoria, questo lavoro potrebbe diventare la mia passione. Probabilmente sono autolesionista e folle, ci sono buone probabilità che io mi stia infilando in guai che non riesco nemmeno ad immaginare, ma ormai ho preso una decisione: io sono una professoressa e lo sarò per tutta la vita.

2 risposte a “Io sono una professoressa”

  1. La scoperta del proprio ruolo nel mondo è una rivelazione che, se tenuta accesa, permette di ricoprirlo con energia ed entusiasmo nonostante le difficoltà. Il mestiere dell’insegnante ne ha tante che non vengono comprese (perciò siamo considerati quelli dei pomeriggi liberi e dei tre mesi di ferie) ma che per noi che ne siamo consapevoli diventano sfide continue, che ci sobbarchiamo proprio perché, fra una scornata e l’altra, ci ricordiamo perché siamo lì dove stiamo e non in fuga chissà dove. Buon lavoro, prof!

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: