L’usignolo e l’avvoltoio, una favola di Esopo


Un usignolo stava su un alto albero e cantava. E un avvoltoio, poiché era povero di cibo, lo cattura. Quando l’usignolo stava per morire, chiedeva all’avvoltoio d lasciarlo perché non era sufficiente a riempire lo stomaco dell’avvoltoio; chiede che l’avvoltoio, se è povero di cibo, si volga a uccelli più grandi. E l’avvoltoio rispondeva: “Ma bisogna molto che io sia stolto, se lascio un pasto disponibile nelle mani e inseguo delle ricchezze che non ancora si mostrano”. Il discorso mostra che sono anche sciocchi tra gli uomini coloro che si lasciano sfuggire ricchezze nelle mani per la speranza di beni più grandi.

Un usignolo.

Esopo (in greco antico Αἴσωπος) nacque a Menebria nel 620 a.C. circa e morì a Delfi nel 564 a.C; essendo vissuto nel VI secolo a.C., fu contemporaneo di Creso e Pisistrato. Le circa quattrocento favole di Esopo, precursori del genere letterario della favola e molto popolari anche oggi soprattutto in qualità di letteratura rivolta all’infanzia, ebbero una grandissima influenza nella cultura occidentale.

Della vita di Esopo si conosce molto poco e non possediamo fonti certe, al punto che alcuni studiosi ritengono che le sue favole siano opera di più autori. Sono pervenuti sino ai nostri giorni soltanto alcuni episodi e rari riferimenti presenti nell’opera di scrittori successivi come Aristofane[1], Platone[2], Senofonte[3], Erodoto[4], Aristotele[5] e Plutarco[6]. Troviamo un riferimento ad Esopo nella fiaba egizia della schiava Rhodopis, una sorta di Cenerentola del Nilo, e altri racconti di fiabe e favole. Ci è inoltre pervenuta una fonte successiva relativa alla morte di Esopo, che raccoglie inoltre diversi racconti popolari sull’autore. Tra il I e il II secolo d.C. è stato persino pubblicato un Romanzo di Esopo. Nel Medioevo circolò la Vita dell’autore, che fu inoltre trascritta dal monaco trecentesco Massimo Planude come prefazione delle favole.

Un libro illustrato per bambini delle favole di Esopo.

La tradizione prevede che Esopo sia giunto in Grecia come schiavo, ma sulle sue origini sono state formulate diverse ipotesi: Menebria in Tracia, Frigia, Egitto, Etiopia, Samo, Atene, Sardi e Amorium sono le località più probabili. Massimo Planude ritiene che fosse africano, infatti l’etimologia di Esopo potrebbe essere “etiope”, un termine con cui i greci si riferivano agli africani subsahariani. E’ stato inoltre notato che molti degli animali protagonisti delle favole erano diffusi in Africa ma non in Europa (molti animali, come l’attualmente quasi estinto leone berbero, erano distribuiti diversamente all’epoca), inoltre nel Continente Nero, in Vicino Oriente e presso i Persiani era diffusa la tradizione orale di favole con animali personificati con uno stile molto simile a quello di Esopo. Ci sono inoltre pervenute delle favole popolari babilonesi, infatti probabilmente le favole venivano tramandate in forma orale ben prima di Esopo, ma lo scrittore è stato il primo a tascriverle.

Un giorno il padrone di Esopo scommise che avrebbe “bevuto il mare”; in caso di sconfitta, avrebbe perso tutte le sue ricchezze. Rendendosi conto che l’impresa era impossibile, l’uomo chiese aiuto al proprio schiavo Esopo. I due si recarono in riva al mare, presso il quale una grande folla attendeva di assistere all’impresa. Esopo affermò che bere il mare era possibile, ma tutti i fiumi e i laghi sarebbero dovuti essere chiusi. Siccome ciò non era possibile, la prova fu dichiarata impossibile da sostenere e le ricchezze del padrone di Esopo furono salve. Come ricompensa, Esopo fu liberato.

I personaggi delle favole di Esopo

Esopo sarebbe stato schiavo di un certo Xanthos (Ξάνθος), dell’isola di Samo. Nel secondo volume della Retorica[7] Aristotele fa riferimento ad un discorso pubblico tenuto dallo scrittore in difesa di un demagogo di Samo, perciò probabilmente Esopo venne liberato. Esopo viaggiò, infatti presso la corte di Creso[8] Esopo conobbe Solone[9], mentre a Corinto ebbe l’occasione di conoscere i sette saggi[10]. Durante il regno di Pisistrato[11] visitò Atene, durante il soggiorno in città avrebbe raccontato la favola Le rane chiedono un re per dissuadere la cittadinanza dall’intento di deporre il tiranno in favore di un altro regnante. Secondo alcune fonti lo scrittore sarebbe stato contrario alla tirannia e per tale ragione avrebbe attirato l’ostilità di Pisistrato, contrario alla libertà di parola.

Erodoto racconta che Esopo venne ucciso dalla popolazione di Delfi dopo essere stato assalito durante una delle sue orazioni pubbliche. Non conosciamo la causa di tale morte: secondo alcuni Esopo sarebbe rimasto vittima della giustizia e pertanto sarebbe stato condannato a morte per decapitazione, oppure a causa del suo sarcasmo avrebbe più volte offeso la città di Delfi, o sarebbe morto in seguito a delle false accuse di sacrilegio o per aver rubato una coppa d’oro dal tempio di Apollo a Delfi. In seguito all’esecuzione si sarebbe scatenata una pestilenza, che la popolazione di Delfi avrebbe interpretato come punizione divina per l’omicidio commesso.

La tradizione prevede che Esopo fosse un uomo gobbo, balbuziente e deforme, ma non tutte le fonti concordano al riguardo. In seguito a tale credenza una statua di marmo grottesca presso Villa Albani a Roma sarebbe stata chiamata “ritratto di Esopo”.

Antica incisione raffigurante una favola di Esopo.

Il corpus delle favole (in greco αἶνος, termine che ha la stessa radice di “enigma”) di Esopo è composto a 358 favole contenute nell’edizione critica curata da Emile Chambry: ad un nucleo originario di favole se ne sarebbero aggiunte poi altre di varia origine. Le favole di Esopo sono dette archetipiche e su di esse si fonda la definizione corrente di favola. Si tratta di componimenti brevi, i cui personaggi sono animali, piante, oggetti inanimati o fenomeni naturali personificati e il cui scopo esplicito è la trasmissione di una morale. Alle caratteristiche degli animali sono associate delle virtù umane di i personaggi diventano l’emblema. Alune favole, come per esempio La volpe e l’uva e La cicala e la formica, sono talmente celebri da avere assunto nella cultura moderna il ruolo di proverbio. Molte furono riadattate da gradi scrittori come Fedro[13] o Jean de La Fontaine[14], altre divennero proverbiali in epoca medievale, quando era stato dimenticato il testo originale, con le volgarizzazioni in lingua francese dette Isopet, un termine che deriva da Esopo, o con l’Esopo volgare in lingua italiana.

Le favole di Esopo hanno una funzione didascalica ed educativa con valenza satirica infatti, al termine di ogni opera, troviamo una morale introdotta dalla celebre espressione Ὁ μῦθος δηλοῖ ὅτι (o mythos deloi oti: “la favola insegna che”). Si tratta di insegnamenti pratici che possono avere dei risvolti nel quotidiano. Le favole consentivano inoltre di criticare la classe dirigente senza colpire personaggi precisi e dunque senza incorrere in sanzioni; è il caso della favola del lupo e l’asino.

Diversi autori hanno imitato Esopo nelle epoche successive. Un racconto avente una struttura simile alle favole di Esopo si trova in Esiodo[15], più precisamente ne Le opere e i giorni, vv. 202-212: si tratta della favola de Lo sparviero e dell’usignolo. Archiloco[16] racconta inoltre alcune favole tra cui L’aquila e della volpe, riportata anche da Esopo. Altri autori di favole sono Solone, Semonide e Teognide. Il valore educativo delle favole di Esopo spinse sul finire del XVII secolo il re di Francia Luigi XIV a ordinare la realizzazione di un labirinto nella reggia di Versailles all’interno del quale si trovavano 39 fontane con statue che rappresentavano alcune delle favole.

APPROFONDIMENTI:

L’ARCHETIPO E LA FAVOLA – Giancarlo Buonofiglio (wordpress.com)

FONTI:


[1] Aristòfane nell’Enciclopedia Treccani

[2] Platóne nell’Enciclopedia Treccani

[3] Senofónte nell’Enciclopedia Treccani

[4] Erodoto in “Enciclopedia dei ragazzi” (treccani.it)

[5] Aristòtele nell’Enciclopedia Treccani

[6] Plutarco nell’Enciclopedia Treccani

[7] Retorica – Aristotele | Oscar Mondadori

[8] Crèso nell’Enciclopedia Treccani

[9] Solóne nell’Enciclopedia Treccani

[10] I sette savi (sette saggi o sette sapienti) | Npensieri.it

[11] Pisìstrato nell’Enciclopedia Treccani

[13] Fedro in “Enciclopedia dei ragazzi” (treccani.it)

[14] La Fontaine, Jean de nell’Enciclopedia Treccani

[15] Esìodo nell’Enciclopedia Treccani

[16] Archìloco nell’Enciclopedia Treccani

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