La volta celeste secondo i Greci

La volta celeste secondo i Greci

Il cielo nella volta celeste è pieno di stelle. Alcune tra le stelle erano dette fisse, come Antares, per (il fatto di)  rimanere prive di movimento nel cielo; altre (erano dette) erranti, come Ares, per (il fatto di) errare attraverso il cielo; altre ancora (erano dette) comete, per (il fatto di) avere una coda. Alcune tra le stelle, prendendo insieme una forma multipla, sono invece dette anche costellazioni. Alcune tra le costellazioni sono simili alle belve, come ad un toro o un leone, altre a uomini, come ad una fanciulla. Dodici costellazioni nel cielo formano lo Zodiaco. Gli antichi Greci presumevano che le stelle fossero anche divinità mobili e che trascorressero il tempo nell’etere, dove mangiavano ambrosia e bevevano nettare, come gli dei; perciò dedicavano dei templi e delle opere alle stelle e li veneravano come dei protettori nelle sfortune. Le più grandi tra le stelle sono il Sole e la Luna, essendo considerate forme di Apollo e di Artemide.

IL CIELO SECONDO GLI ANTICHI GRECI

Siccome nell’antichità gli strumenti ottici attualmente in uso non erano ancora stati inventati, gli antichi Greci distinguevano i corpi celesti solo in base alla luminosità, pertanto molti dei loro studi si sono rivelati incompleti o errati. Nonostante ciò, dallo studio dei movimenti celesti dell’epoca è stata sviluppata un’idea di universo che ha dato origine ai termini utilizzati ancora oggi.

Secondo gli antichi gli astri erano suddivisi in stelle fisse, vale a dire quelle che non compivano alcun movimento nel cielo, è le stelle πλανηται (con l’accento circonflesso su η), vale a dire “erranti”, da cui deriva il termine “pianeta”. Queste ultime non solo sono più luminose delle altre stelle, ma si spostano nella volta celeste nel corso dell’anno, con percorsi e tempi propri e molto difficili da calcolare. Dopo le scoperte di Galileo, la distinzione tra stelle fisse e erranti non ha più ragion d’essere.

Secondo gli antichi astronomi la Terra si troverebbe al centro dell’universo e tutti gli altri astri ruoterebbero intorno a lei, come l’osservazione ad occhio nudo del cielo indurrebbe ad ipotizzare: la teoria geocentrica dell’universo è stata infatti teorizzata soprattutto dai greci. Tale concezione dell’universo ha preso il nome di Sistema Tolemaico dallo studioso Claudio Tolomeo (II secolo d.C.). Alcuni studiosi greci tuttavia delinearono la teoria eliocentrica dell’universo, secondo la quale la Terra sarebbe uno dei tanti pianeti che ruotano intorno al sole; tale ipotesi tuttavia avrebbe trovato seguito soltanto molti secoli più tardi. Uno di questi primi studiosi della teoria eliocentrica fu Aristarco di Samo del III secolo a.C., che tentò di spiegare i moti dei pianeti sostenendo che la terra era una di loro.

Antica raffigurazione del Sistema Tolemaico.

Siccome venivano considerate stelle erranti tutti i corpi celesti che si muovevano o sembravano muoversi nel cielo, anche il Sole e la Luna erano considerati tali. Il termine πλανητης (con accento acuto sulla prima η) è un aggettivo associato ad ἀστηρ (con accento acuto su η), che significa stella. Ne consegue che tutti i pianeti erano considerati stelle, compresi il Sole e la Luna, le due “stelle” più importanti del firmamento greco, e le comete. Il termine “cometa” deriva da κομητης (con accento acuto sulla prima η), che significa “dotato di chioma” e deriva da κομη (con accento acuto su o), che significa per l’appunto “chioma” o “capelli”. Secondo gli antichi infatti la coda delle comete sarebbe paragonabile ai capelli di una persona. Esiste persino una costellazione chiamata Chioma di Berenice, da cui è stata ispirata la celebre opera di Callimaco, pertanto i Greci erano soliti paragonare le stelle alla capigliatura degli umani.

Secondo gli Elleni gli astri erano le manifestazioni di alcune divinità: il Sole sarebbe stato Apollo e la Luna la sua gemella Artemide; i pianeti visibili ad occhio nudo sarebbero invece le divinità da cui hanno preso il nome, vale a dire Hermes-Mercurio, Afrodite-Venere, Ares-Marte, Zeus-Giove, Kronos-Saturno. I pianeti più esterni del sistema solare sono stati scoperti in epoche successive, grazie all’invenzione del telescopio, pertanto i Greci ne ignoravano l’esistenza.

Il termine Zodiaco deriva da ζωδιακος κύκλος (con ι sottoscritto sotto ω e accento grave su o), etimologicamente “il cerchio degli animali”. Si tratta della corona di costellazioni che scorre nel cielo notturno alla velocità di poco meno di un grado ogni notte, in modo tale da concludere il proprio corso nel volgere di un anno. Le stelle che lo compongono non modificano mai la loro posizione, pertanto sorgono e tramontano in orari perfettamente prestabiliti. Tale caratteristica consente agli astronomi di calcolare con certezza il trascorrere del tempo, di conseguenza lo Zodiaco è il più antico orologio astronomico. Ai nostri giorni esso ha perso tale antica funzione ed è per lo più utilizzato dagli astrologi per realizzare gli oroscopi, che non hanno alcuna validità scientifica. E’ inoltre bene tenere presente che i segni dello Zodiaco, come ogni altra costellazione, sono immagini bidimensionali, che non tengono conto della profondità spaziale in cui sono immerse le stelle. Secondo gli studiosi le costellazioni dello Zodiaco sarebbero tredici anziché dodici poiché i Greci non consideravano l’Ofiuco, in quanto il Sole transita in tali stelle solo per diciotto giorni. Lo Zodiaco inoltre si sarebbe leggermente spostato rispetto all’antichità, pertanto il calcolo dell’oroscopo dovrebbe essere aggiornato.

Lo Zodiaco

I Greci ritenevano che la volta celeste sarebbe retta da Atlante, re della Mauretania e primo studioso dell’astronomia. Diodoro Siculo scrisse che costui fu il primo a rappresentare la Terra come una sferra e che per tale ragione si diceva che reggesse il cielo sulle spalle. Esiodo ci racconta che Atlante fu costretto a subire tale sorte da Zeus, che lo volle punire perché durante la Titanomachia si schierò con Crono, quando costui guidò i titani contro gli dei dell’Olimpo. Secondo un celebre mito Atlante riuscì a convincere Eracle a sostituirlo temporaneamente nella sua punizione, offrendosi di raccogliere i pomi d’oro dall’albero del giardino delle Esperidi al suo posto. Eracle riuscì a restituire la volta celeste ad Atlante con il pretesto di cercare qualcosa per proteggersi le ginocchia, ma quando quest’ultimo si caricò il peso sulle spalle se ne andò. Secondo una tradizione Atlante sarebbe stato pietrificato da Perseo, che gli mostrò la testa di Medusa per punirlo di non averlo ospitato; ne conseguì che Atlante si trasformò nell’omonima catena montuosa del nord Africa. Nell’Odissea invece viene descritto come uno dei pilastri del cielo e come il padre di Calipso. La prima vertebra della colonna vertebrale prende il nome da tale personaggio perché sostiene il cranio così come Atlante sostiene la volta celeste.

Raffigurazione di Atlante.

FONTI:

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