Il mito del labirinto, una breve ricerca partendo da una versione di greco.

Il mito del labirinto, una breve ricerca partendo da una versione di greco.

DEDALO E ICARO, UNA VERSIONE DEL GINNASIO
Dedalo viveva a Creta e si nascondeva da Pasifae. E raccontano che Minosse, il sovrano dell’isola, vuole punire Dedalo poiché lui stesso aveva prestato soccorso a Pasifae. E dicono certamente che Dedalo equipaggia con meravigliosa abilità delle piume rinforzate con della strabiliante cera; e lega insieme delle piume sia alla propria schiena sia a quella del figlio e vola meravigliosamente e scappa attraverso il meraviglioso mare dell’isola di Creta. E chiedono se Icaro, il figlio di costui, non muove verso terra secondo le prescrizioni del padre, ma vola in alto; così certamente la cera delle ali si scioglie a causa del sole e il giovane cade in mare; e Dedalo vola vicino al mare e scappa meravigliosamente in Sicilia.

IL MITO DEL LABIRINTO

Il termine labirinto deriva dal greco labýrinthos (λαβύρινθος) e viene utilizzato nella mitologia per riferirsi al celeberrimo labirinto di Cnosso, tuttavia la sua origine, secondo Arthur Evans, sarebbe molto più antica: si tratterebbe di una parola pre-greca che deriverebbe dal lidio labrys, bipenne, l’ascia a due lame simbolo del potere reale a Creta. Labirinto significa dunque “palazzo dell’ascia a bipenne”, con il suffisso —into che significa luogo sul modello del greco Corinto. Il labirinto è dunque il labirinto per eccellenza, il palazzo del re Minosse a Cnosso, che tale concetto grazie alla propria intricata planimetria, un intricato insieme di strade, stanze e gallerie. Questa ipotesi è sostenuta dal fatto che all’interno del palazzo sono state rinvenute diverse raffigurazioni dell’ascia bipenne. Un’altra possibile etimologia farebbe derivare il termine da *labur-, “pietra”, pertanto labirinto significherebbe “gallerie nelle miniere”.[1]

Ricostruzione del labirintico palazzo di Cnosso.

Secondo la leggenda il labirinto di Cnosso sarebbe stato voluto da re Minosse per rinchiudervi il Minotauro (da minos, re, e taurus, toro), un essere dalla testa di toro nato dall’unione della regina Pasifae e un toro bianco che Poseidone aveva donato al re. Il costruttore fu Dedalo, che creò anche la mucca di legno che Pasifae utilizzò per accoppiarsi con il toro. Al termine dei lavori, Dedalo venne imprigionato insieme al figlio Icaro, che l’architetto concepì con una schiava. Dedalo costruì delle ali di cera per fuggire ma, durante il volo, Icaro si avvicinò troppo al sole, così la cera si sciolse e il ragazzo precipitò. Il figlio di Minosse Androgeo morì ucciso da alcuni ateniesi che si sentivano disonorati poiché il principe aveva vinto troppe competizioni ai giochi; Minosse si vendicò imponendo all’allora sottomessa città di Atene di inviare a Creta con una nave dalle vele nere ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro, che si nutriva di esseri umani. Teseo, un eroe giglio del re ateniese Egeo, decise di uccidere la creatura e partì per Creta con gli ostaggi. Giunto sull’isola Arianna, figlia di Minosse e Pasifae, si innamorò di lui e lo aiutò a trovare l’uscita dal labirinto donandogli un gomitolo rosso che serviva per seguire a ritroso il percorso compiuto. Teseo uccise il Minotauro e guidò i concittadini fuori dal labirinto. Teseo aveva promesso al padre di issare una vela bianca al posto di quella nera in caso di vittoria, ma si dimenticò di compiere tale gesto, così Egeo credette che il figlio era morto e si buttò nel mare che, in seguito a tale gesto, prese il suo nome.[2]

Pittura vascolare raffigurante la lotta tra Teseo e il Minotauro.

Anticamente i labirinti erano unviari o unicorsali: erano infatti costituiti da un unico percorso a spirale che conduceva al centro del disegno. E’ doveroso precisare che Cnosso non è il solo labirinto dell’Età Antica, infatti Plinio nella Naturalis Historia ne menziona altri tre: l’edificio di Lemno in Grecia, quello di Meride in Egitto e quello di Porsenna in Italia. I Romani utilizzavano i labirinti come decorazioni dei pavimenti, mentre in epoca paleocristiana simboleggiavano il percorso che l’uomo deve compiere verso Dio e verso se stesso in un cammino di conoscenza e conversione che rappresenta la vita stessa. Nel Medioevo troviamo invece delle raffigurazioni del labirinto lungo le vie di pellegrinaggio: l’uomo dotato di spirito e intelletto non potrebbe rinnegare la carnalità e il peccato che lo imprigionano così come il Minotauro è prigioniero del labirinto; solo Cristo potrebbe guidarlo alla salvezza fuori dall’intricato edificio.[3] Tale concetto viene rappresentato nel “nodo di Salomone”, che prevedeva una serie di cerchi concentrici interrotti in alcuni punti, in modo tale da formare un tragitto bizzarro e inestricabile. I penitenti consideravano i labirinti un’alternativa ai pellegrinaggi in Terra Santa e li percorrevano in ginocchio per espiare i propri peccati. All’interno delle chiese tali figure avevano un doppio significato: uno di dominio pubblico per i fedeli e uno di carattere occulto e allegorico, riservato agli iniziati. Il labirinto veniva considerato inoltre un’espressione allegorica dell’artista in grado di padroneggiare spazio e tempo; per tale ragione esso divenne simbolo non soltanto degli architetti, ma anche degli alchimisti. Sebbene fossero dei simboli importanti nell’immaginario medievale, la maggior parte dei labirinti dell’epoca sono andati distrutti perché erano un gioco molto amato dai bambini e l’attività ludica non era incentivata in questa epoca storica, molti lo consideravano un’eredità pagana e si riteneva che, attraverso di essi, si potessero tramandare i segreti dei costruttori.

Sito archeologico di Cnosso.

Nel Rinascimento il labirinto perde ogni significato spirituale e diventa un percorso della ricerca di se stessi. Non vengono più costruiti nelle chiese, ma nei palazzi e nei giardini con siepi sempreverdi, intaccabili dal trascorrere delle stagioni e nell’illusione di poter sospendere il tempo. Con essi l’uomo tentava di domare il caos, il tempo e la natura. Con il Barocco i temi cristiani del Medioevo vengono trasformati nel rapporto tra realtà e apparenza e le scoperte geografiche e astronomiche inducono gli architetti a rendere i labirinti più involuti e sinuosi, con varianti, incroci, bivi, finte e vicoli ciechi. Da unicorsale il labirinto diventa multicorsale. Talvolta il centro si può trovare percorrendo più di una strada: non esiste un solo percorso giusto così come non esiste più un solo comportamento valido. Nei secoli successivi il labirinto cade in declino per ritornare nel Novecento, soprattutto nei giardini delle case della ricca borghesia che tenta di elevarsi in società imitando i nobili.[4]

APPROFONDIMENTI:


[1] Labirinto – Wikipedia

[2] Labirinto di Cnosso – Wikipedia

[3] Il Labirinto tra storia e mitologia – Indagini e Misteri

[4] Il labirinto tra mito e realtà | RestaurArs

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