Dalla parte di chi ruba nei supermercati. Ordinarie storie di una cassiera.


Possono bastare 1500 battute per trasmettere un’emozione? Probabilmente sì, perché la nuova rubrica “Ordinarie storie di una cassiera” mi sta appassionando molto, così ho deciso di raccontare tutte le avventure che mi capitano al lavoro. Il prossimo tema riguarda un problema sociale molto importante, spero che questo articolo vi faccia riflettere.

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In ogni supermercato si trova una prigione, sebbene nessuno usi questa parola. Nel mio centro commerciale si chiama infermeria, si trova nello spazio riservato ai dipendenti e ci passo davanti ogni volta che vado in bagno. Solitamente è vuota e silenziosa, ma certe volte si sentono le urla delle guardie che sgridano i ladri colti in flagrante. I ladri si riconoscono subito perché sono poveri: i loro vestiti sono logori, i capelli spettinati, i corpi magri e i volti scavati. Una volta è stato fermato anche un ragazzino benestante che avrebbe voluto rubare dei preservativi, ma si trattava di un’eccezione. I ladri sono quasi tutti italiani, contrariamente da quanto dicono i telegiornali, e sono soprattutto anziani o di mezza età. Tentano di rubare pan bauletto, frutta e biscotti, ma le guardie li sorprendono subito perché non è difficile individuare chi ha fame. Le guardie in borghese conoscono l’identità di chi ruba soprattutto perchè spesso ha dei precedenti, perciò lo inseguono non appena varca le porte scorrevoli. I ladri non vengono denunciati perché per il centro commerciale sarebbe solo una perdita di tempo, la guardia semplicemente chiede i documenti per memorizzare il volto del colpevole, che verrà poi rimproverato e rispedito a casa a pancia vuota.
Non esistono buoni o cattivi: la guardia fa il suo lavoro per guadagnarsi il pane, i poveracci rubano per mangiare, il centro commerciale deve incassare per pagare la guardia e le cassiere come me. L’importante è avere del cibo in tavola a fine giornata.

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