“Fedra” al Teatro Sociale di Como, una dolce dichiarazione d’amore.

“Fedra” al Teatro Sociale di Como, una dolce dichiarazione d’amore.

Articolo pubblicato su Modulazioni Temporali.

Immagine tratta da Modulazioni Temporali.

Giovedì 14 ottobre il Teatro Sociale di Como ha ospitato un monologo delicato, appassionato e introspettivo: Fedra, con Isabella Ferrari. L’opera è andata in scena in una sola data in cui il teatro del capoluogo lariano ha offerto al pubblico la singolare interpretazione di Ghiannis Ritsos dell’omonima opera greca. Sul palcoscenico spoglio troneggiano due leggii, uno al centro per Isabella Ferrari e uno leggermente a lato per Georgia Privitera, una violinista che si è occupata della musica di accompagnamento. Si tratta dunque di una scenografia minimalista, che estrinseca le figure degli artisti in scena e lascia alla parola, alla musica e alla fantasia dello spettatore il compito di dare vita alla storia.

Un appassionato di Euripide o di Seneca resterà deluso in quanto l’opera è una riscrittura irrispettosa delle opere classiche, ma non per questo lo spettacolo è meno affascinante: l’originale versione di Ghiannis Ritsos si è guadagnata gli applausi entusiasti del pubblico. Il monologo è l’appassionata dichiarazione d’amore di Fedra che si rivolge direttamente ad Ippolito, ne consegue che predomina la figura retorica dell’apostrofe e che lo spettatore è chiamato ad immaginare le reazioni dell’amante della protagonista senza sentirne la voce. I temi dominanti sono le riflessioni di Fedra, i suoi sentimenti e tutto ciò che la donna desidera comunicare all’amato in un dialogo unilaterale. Le riflessioni della protagonista sono serie e complesse pertanto l’opera è impegnativa, ma non per questo meno appassionante. Certi monologhi teatrali alternano “schiaffi e carezze”, offrendo allo spettatore sia momenti pacati sia attimi carichi di maggiore tensione; lo spettacolo in questione non prevede invece variazioni nel ritmo della narrazione, in quanto i temi trattati sono per lo più introspettivi e si privilegia un’atmosfera di rilassata riflessione.

Isabella Ferrari ha rappresentato una Fedra di gran classe, composta e dall’animo maturo, con i lunghi capelli biondi sciolti, in elegante abito rosso, il colore della passione, e tacchi alti. La voce dell’attrice è dolce, profonda, morbida, delicata e passionale; il tono è contenuto pur essendo intriso di emozioni. Siamo abituati a vedere la Ferrari al cinema o in televisione, ma l’attrice sa destreggiarsi con abilità anche sul palcoscenico, dando prova di essere un’artista eclettica ed esperta. Il violino di Georgia Privitera non intona una melodia definita, ma accompagna le parole dell’attrice con suoni onirici, a tratti alienanti, stranianti e quasi sinistri, che si alternano a momenti di silenzio. Non di rado vengono suonate singole note solenni, che conferiscono pathos al monologo. Il violino svolge un ruolo tutt’altro che secondario, infatti accompagna lo spettatore in un’epoca senza tempo e crea l’atmosfera adatta per accogliere le confessioni della protagonista.

È impossibile collocare la vicenda narrata sulla linea del tempo poiché gli elementi classici sono affiancati da numerosi riferimenti ad epoche più recenti: si nominano infatti gli dei dell’Olimpo a cui si offrono dei sacrifici, le lucerne e alcuni toponimi di città elleniche, tuttavia compaiono anche frigoriferi, forchette, lampioni, crocifissi e riflessioni di marcata matrice cristiana sulla santità e sul peccato. Tali caratteristiche provocano un effetto straniante perché privano lo spettatore di punti di riferimento spazio-temporali, ma consentono di analizzare la vicenda di Fedra e Ippolito anche da un punto di vista moderno e incrementano la sensazione che la vicenda si svolga in un sogno o nell’inconscio della protagonista. Per gustare appieno lo spettacolo è necessario ascoltare con particolare attenzione le parole dell’attrice e accompagnare alla visione una profonda riflessione. Non è necessario essere esperti conoscitori del teatro classico per comprendere l’opera, tuttavia potrebbe essere interessante effettuare un confronto tra l’interpretazione dello sceneggiatore e gli autori del passato. Ancora una volta il Teatro Sociale di Como ha saputo proporre spettacoli di qualità e per nulla scontati.

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