“Anatomia comparata”, una storia d’amore tra donne al Teatro Elfo Puccini.


Articolo pubblicato su Modulazioni Temporali.

Anatomia comparata, in scena al Teatro Elfo Puccini fino al 30 giugno, è la storia di un amore che sfida le leggi del tempo e del ricordo. Due donne innamorate, interpretate da Elena Russo Arman e Marit Nissen, nascono dall’immaginazione di un uomo, Nicola Russo, che ha saputo raccontare magistralmente i segreti della mente femminile. Le dinamiche di quello che è un amore omosessuale potrebbero appartenere anche a una relazione etero, perciò tutti sono chiamati ad identificarsi e commuoversi per un racconto universale.

Due donne che un tempo sono state innamorate si rincontrano dopo molti anni e rievocano il passato con nostalgia. Si tratta dunque di un racconto nel racconto: con il potere evocativo della parola le attrici si trasformano in narratrici di una storia avvincente, romantica, a tratti struggente. L’atmosfera è lenta, sospesa, soffusa e soprattutto poetica, perché le parole delle protagoniste evocano immagini molto potenti. Il passato viene deformato dal trascorrere del tempo e riportato alla luce con dolcezza e serenità, perché ormai il dolore è stato rielaborato.

Non è ben chiaro in che circostanza si siano incontrate le protagoniste: forse si tratta di un sogno, oppure Elena ha evocato il fantasma dell’amata sulla scia dei ricordi, o forse l’opera è la ricostruzione di ciò che sarebbe successo se le due donne avessero potuto incontrarsi. Tale enigma resterà irrisolto, ma non è importante trovare una soluzione, in quanto il mistero accresce la valenza poetica dell’opera. Lo stravolgimento delle coordinate spazio-temporali è anche dettato dalla scelta di un’attrice molto giovane per il personaggio di Elena, che invece è una donna adulta.

I personaggi si evolvono nel corso della rappresentazione, tale cambiamento viene scandito dal mutamento dei costumi di scena: Marit Nissen si presenta sul palcoscenico bellissima e seducente in accappatoio azzurro, sembra quasi una dea eterea e irraggiungibile, ma al termine della rappresentazione indossa abili ordinari e svela al pubblico le proprie fragilità. Elena Russo Arman compie invece una trasformazione inversa: all’inizio dello spettacolo indossa abiti giovanili, che le conferiscono l’aspetto di una ragazzina, ma conclude l’esibizione in provocante abito rosso. Le due donne hanno uno chignon, ma nei momenti in cui liberano la loro carica erotica sciolgono i capelli. La nostra società sprona le donne a esprimere la propria personalità attraverso lo stile e il regista Nicola Russo ha saputo giocare sapientemente con tale concezione occidentale della moda. L’effetto è stato particolarmente gradevole soprattutto perché le attrici sono due donne particolarmente attraenti e sensuali.

La scenografia è l’interno di un’abitazione, forse perché il luogo ideale per ripensare al passato è il silenzio della propria casa. Le quinte sono tre porte poste a distanze regolari, dietro le quali le protagoniste si cambiano d’abito, rispondono al citofono, fanno l’amore. Lungo la parete dello sfondo si trova una singolare carta da parati, opera di Alessandra Catella, decorata con e foglie di una siepe e la statua di Demetra. In un angolo si trova un attaccapanni, presso cui si trovano dei vestiti che Elena riordina e indossa.

Nell’ambiente LGBT si parla simpaticamente di una “poiana” che comporterebbe una conclusione negativa per tutte le storie lesbiche al teatro e al cinema; in effetti anche questa storia è una relazione saffica che finisce con la morte di una delle protagoniste. La storia d’amore non ha avuto un lieto fine, ma l’opera si conclude con uno di quei messaggi di speranza che sanno anche essere piacevolmente malinconici, che strappano contemporaneamente una lacrima e un sorriso. È impossibile non identificarsi, è impossibile non commuoversi, è impossibile non desiderare di amare con il trasporto delle due protagoniste.

Lo spettacolo offre una piacevole occasione per celebrare il mese del Pride ed esplorare le dinamiche dell’amore al femminile, sospirando e ripensando ai nostri amori passati. È dai tempi di Saffo che l’amore lesbo viene affrontato nel mondo dell’arte con introspezione e poesia: è evidente che la bellezza non passa mai di moda.

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