“Alfredino. L’Italia in fondo a un pozzo”: il Teatro Elfo Puccini racconta una tragedia che si sarebbe potuta evitare.

“Alfredino. L’Italia in fondo a un pozzo”: il Teatro Elfo Puccini racconta una tragedia che si sarebbe potuta evitare.

Articolo pubblicato su Modulazioni Temporali.

Alfredino. L’Italia in fondo a un pozzo sta commuovendo gli spettatori del Teatro Elfo Puccini di Milano portando in scena una tragedia che esattamente quarant’anni fa sconvolse il panorama mediatico italiano. Serena Piazza ha affrontato un compito arduo, vale dire dirigere uno spettacolo che racconta uno degli eventi più cupi narrati dal giornalismo italiano: la vera storia della morte di un bambino, Alfredo Rampi, una morte che si sarebbe potuta evitare. La regista è brillantemente riuscita a evitare toni patetici e a trovare uno stile incisivo ma leggero, strappando un’inevitabile lacrimuccia al pubblico ma anche qualche malinconico sorriso.

La vicenda di Alfredino è stata analizzata sotto ogni spetto: mediatico, sociologico, statistico, poetico, politico, storico e molto altro ancora. L’opera non vuole offrire solo un pretesto per commuoversi, ma desidera informare il pubblico su quella che è stata la prima morte in diretta del nostro paese e sulla nascita della Protezione Civile, che ha comportato un progresso nelle capacità dell’Italia di affrontare le emergenze. Dalla morte di Alfredino nasce dunque una profonda riflessione sulla società di quel periodo. L’autore non ha tralasciato di raccontare ciò che è rimasto di questa storia quarant’anni dopo: bambini diventati adulti, adulti diventati anziani in case di riposo, che ricordano ancora la tensione di quei giorni. Gli anni Ottanta, un passato a noi prossimo in cui gli spettatori non troppo giovani possono riconoscersi, sono i protagonisti dello spettacolo. Per evocare il decennio in cui è morto Alfredino sono stati utilizzati i cartoni animati che il bambino ha sicuramente amato: Mazinga e Ufo Robot. Delle melodie allegre si tingono dunque di angoscia per una morte che ha sconvolto l’Italia.

Il monologo è stato scritto e recitato da Fabio Banfo, all’incirca coscritto di Alfredino. Sarebbe più corretto parlare di monologhi al plurale, in quanto lo spettacolo è costituito da una moltitudine di brevi sequenze, scandite dallo spegnersi delle luci. Per creare l’effetto di uno stacco netto della telecamera, ogni volta che la luce ritornava in scena l’attore si trovava in un punto differente del palco, con una postura e oggetti di scena completamente diversi. Fabio Banfo è un trasformista: la sua voce muta radicalmente dando vita ad una moltitudine di personaggi eterogenei e in forte contrasto con la voce narrante. Per evocare tali personaggi spesso vengono utilizzati gli oggetti di scena più disparati: una coca-cola, un passamontagna, un frac, un telefono e molto altro ancora. L’attore ha evocato quasi tutti i protagonisti della vicenda, da Alfredino ai vigili, dal pubblico italiano in apprensione ai genitori, dal presidente della repubblica all’eroe che si è calato nel polso per salvare il bambino. Una storia complessa e con molteplici personaggi è stata dunque portata in scena con grande semplicità.

Lo spettacolo ha una morale, vale a dire che la morte di Alfredino si sarebbe potuta evitare: c’erano già state in Italia altre tragedie in precedenza, perciò i soccorritori non avrebbero dovuto essere impreparati, inoltre era già stato realizzato il progetto della Protezione Civile ma nessuno aveva ancora cercato di concretizzarlo. Si tratta di un grave fallimento per le autorità italiane, che sono state screditate dalla loro disorganizzazione. L’esito catastrofico del salvataggio è stato accentuato dall’eccessiva fiducia delle autorità in una lieta conclusione della vicenda: gli stessi giornalisti hanno presentato inizialmente l’evento come se il bambino si sarebbe sicuramente salvato. Tale aspetto non solo estrinseca l’impreparazione dei soccorritori, ma tinge l’intero racconto di un’atmosfera tragica. A quarant’anni dall’evento molti ancora ricordano Alfredino, infatti il pubblico è accorso numeroso alla prima. L’anniversario è un’occasione per celebrare la nascita della Protezione Civile e ricordare il caro prezzo con cui gli italiani hanno imparato a salvare le persone in pericolo. Preparate i fazzoletti, ma potete essere certi che uscirete dalla sala soddisfatti.

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