La biografia di Aspasia di Mileto


Aspasia, il cui nome significa “la bella venuta”, fu una delle donne greche più importanti del V secolo a.C.; celebre per l’intelligenza e la bellezza, fu un’etera, una studiosa, un’oratrice e una prostituta. Aspasia nacque a Mileto, una città cosmopolita celebre ber aver dato i natali ad alcuni dei più importanti filosofi greci come Talete, Anassimandro e Anassimene e in cui le donne godevano di maggiori libertà rispetto all’Attica. La fanciulla si trasferì ad Atene a vent’anni al seguito di Alcibiade il vecchio, come sorella nubile della moglie del nobile ateniese. Si pensa che sia stata iniziata alla prostituzione dal padre ma, siccome aveva un’istruzione superiore, non divenne una delle pornai, vale a dire le prostitute destinate alla plebe: Aspasia lavorò come etera, una cortigiana colta, saggia e raffinata che intratteneva piacevolmente gli uomini durante i banchetti con la propria cultura.

Abbiamo rare e scarse informazioni sulla vita di Aspasia, sebbene il suo nome compaia nelle opere di numerosi autori; ne consegue che la sua biografia si fonda su ipotesi e fonti indirette. Sappiamo tuttavia per certo che ebbe una forte influenza sulla politica e sulla vita culturale di Atene, soprattutto grazie alla sua relazione con Pericle.  Aspasia verrà menzionata anche nei testi dell’epoca moderna, per esempio durante il Romanticismo era considerata una Musa e la pittrice Marie-Geneviève Bouliard si ritrasse nelle sue vesti.

Autoritratto di Marie-Geneviève Bouliard nelle vesti di Aspasia di Mileto, 1794

Giunta ad Atene, Aspasia iniziò a gestire una casa di piacere destinata a uomini altolocati; tra i suoi clienti si annoverano per esempio Socrate, Anassagora e il già menzionato Pericle, che si innamorò a tal punto di lei da lasciare la moglie legittima, madre dei suoi due figli, per farne la sua amante. Secondo altre fonti, Pericle e Aspasia si sarebbero conosciuti semplicemente perché entrambi appartenenti al clan degli Alcmeonidi, in un contesto assolutamente dignitoso. I commediografi attici raccontano che la donna non era una semplice prostituta, ma era anche una maestra di giovani etere. Per la sua professione, i comici dell’epoca scelsero Aspasia come uno dei loro bersagli prediletti: il comico Cratino, per esempio, la definirà “concubina occhio di cane”.  Il commediografo Ermippo inoltre la querelò con la doppia accusa di empietà e dissolutezza, ma Pericle con la propria influenza indusse i giudici a perdonarla; non esistono tuttavia delle testimonianze di tale processo. Dall’unione di Aspasia e Pericle nacque Pericle il Giovane, che ella seguì come madre e maestra. Secondo Plutarco, alla morte di peste del celebre politico Aspasia ebbe una relazione e un figlio con lo stratego ateniese Lisicle, alla morte del quale si persero le tracce dell’etera. Gli storici sospettano che sia morta intorno al 401-400 a.C.

Sono molti gli autori dell’epoca che menzionano Aspasia di Mileto, chi giudicandola aspramente per il meretricio, chi lodandola invece per la propria bellezza, l’intelligenza o l’abilità retorica. La fama di Aspasia è un fatto straordinario, considerando che ad Atene le donne non avevano diritti civili e politici, trascorrevano le loro giornate nei ginecei sotto la tutela del padre e potevano uscire di casa solo in occasione delle feste cittadine. In tale clima misogino, le etere costituivano un’eccezione: non potevano godere della rispettabilità delle altre donne, ma erano molto più libere e potevano conquistare un grande potere. Aspasia era ulteriormente discriminata ad Atene per la sua condizione di straniera: gli emigrati e coloro che non erano figli di due cittadini ateniesi non potevano partecipare alla vita politica cittadina e, anche per questa ragione, Pericle non potè sposare Aspasia quando lasciò la moglie per lei. Tale condizione di straniera fu anche un vantaggio per l’etera, in quanto le permise di ottenere un’istruzione superiore rispetto alle donne ateniesi.

Aspasia e Pericle. Immagine tratta da Alla scoperta delle donne.

La storica dell’antichità Eva Cantarella racconta che nell’antica Grecia gli uomini potevano avere tre tipi di donne: una moglie per la procreazione, una concubina per il piacere sessuale e un’etera per una gratificazione non soltanto fisica. Aspasia rientrava nella terza categoria e, in quanto tale, poteva uscire di casa, partecipare ai banchetti al pari degli uomini e ricevere ospiti in casa. Siccome erano donne molto istruite, i politici e i filosofi amavano tenere delle conversazioni con le etere; Aspasia era una delle cortigiane più colte, pertanto era ambita da intellettuali come Socrate, che la frequentava abitualmente e raccomandava ai propri discepoli di studiare con lei, ma era anche molto criticata ed invidiata.

Le etere eccellevano nell’ars retorica e persino Socrate era affascinato dall’abilità di Aspasia, riuscendo a convincere Platone dell’intelligenza delle donne quando queste non erano educate secondo le tradizioni ateniesi. Pericle era deliziato dall’acume di Aspasia e provava per lei un autentico sentimento d’amore. Secondo Aristofane, i discorsi di Pericle erano scritti da Aspasia e la sua politica era influenzata dalla donna; ciò sarebbe avvenuto per esempio quando Atene intervenne in una controversia tra la città di Samo e Mileto, schierandosi a favore di quest’ultima. Secondo alcune fonti, Pericle imparò la retorica proprio da Aspasia.

Si narra che Aspasia si occupò anche dell’ascesa politica del suo secondo amante Lisicle, che da semplice commerciante di bestiame giunse a rivestire un ruolo prestigioso in città; da lui Aspasia avrà un figlio. Ancora una volta Aspasia dimostrava scaltrezza nelle relazioni politiche e la capacità di esercitare una notevole influenza nella vita cittadina.

Busti di Aspasia e Pericle, da Studia Rapido.

E’ molto difficile studiare la vita di Aspasia e delle donne in generale perché non ci sono pervenute loro testimonianze dirette, perciò dobbiamo accontentarci degli scritti altrui, che talvolta possono essere di scarsa attendibilità.  Le principali fonti provengono da La vita di Pericle di Plutarco, che riporta sia le diffamazioni dei comici, sia le qualità di Aspasia da intellettuale e le sue frequentazioni del circolo socratico, in particolare di Socrate, Antistene ed Eschine di Sfetto. Nell’opera di Senofonte, Aspasia è citata da Socrate come sua maestra nei Memorabili e come donna più indicata per la formazione delle future spose nell’Encomio. In tale opera Socrate usa una terminologia che ricorda quella di Gorgia, pertanto Aspasia potrebbe essere stata allieva di quest’ultimo. Eschine di Sfetto le dedica invece un decalogo che porta il suo nome, in cui Socrate consiglia ad un padre di mandare il figlio a scuola da lei e, di fronte allo scetticismo dell’uomo, celebra le lodi delle donne più illustri dell’antichità.

Un frammento di Aspasia di Eschine pervenutoci tramite Cicerone e Quintiliano, che lo consideravano un modello classico dell’induzione, vede Aspasia interrogare Senofonte e sua moglie sul perché siamo soliti desiderare le cose degli altri, arrivando a domandare loro se non desiderassero i partner altrui. Secondo Aspasia la ricerca è vana se non si cerca anche di perfezionare se stessi. Il discorso vuole spronare i coniugi a impegnarsi nella convivenza senza esprimere una verità logica, ma compiacendo il pubblico. Da altri discorsi sappiamo inoltre che Aspasia sosteneva la dignità delle donne. Antistene invece ha attaccato pesantemente Aspasia, Pericle e i due figli che Pericle ha avuto dalla prima moglie, Santippo e Paralo.

Platone nel Menesseno racconta che Socrate recitò un’orazione composta da Aspasia, con lo scopo di parodiare il genere del discorso pubblico, ritenuto privo di riferimenti al vero e un vuoto esercizio di parole. Pur essendo attaccata, Aspasia viene raffigurata come fiduciosa nel potere della parola.

Etere durante un banchetto, da Storica National Geographic.

FONTI:

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