“Diario di scuola” di Pennac: il trionfo del somaro.


L’opera che abbiamo intenzione di proporvi non è l’ultimo bestseller in libreria in quanto è uscita nell’ormai lontano 2007 in Francia, ma è sempre attuale e il suo messaggio è estremamente potente. Si tratta di Diario di Scuola di Daniel Pennac (16,00€, 243 pagine), edito da Feltrinelli. Il titolo originale in francese è Chagrin d’école.

Diario di scuola non è un romanzo, nemmeno di un diario, ma è una raccolta di riflessioni che il celebre scrittore francese ha composto sulla scuola ed in particolare sulla figura del somaro, fondandosi sulla sua esperienza di professore che, da studente, non è stato certo il primo della classe.

Photo by Max Fischer on Pexels.com

Insomma, andavo male a scuola. Ogni sera della mia infanzia tornavo a casa perseguitato dalla scuola. I miei voti sul diario dicevano la riprovazione dei miei maestri. Quando non ero l’ultimo della classe, ero il penultimo. (Evviva!) Refrattario dapprima all’aritmetica, poi alla matematica, profondamente disortografico, poco incline alla memorizzazione delle date e alla localizzazione dei luoghi geografici, inadatto all’apprendimento delle lingue straniere, ritenuto pigro (lezioni non studiate, compiti non fatti), portavo a casa risultati pessimi che non erano riscattati né dalla musica, né dallo sport, né peraltro da alcuna attività parascolastica.”

Il somaro viene analizzato, sezionato e messo a nudo da Pennac in tutta la sua fragilità per porre rimedio alla sua triste situazione. E’ lui il protagonista dell’opera, è lui il dedicatario del romanzo. L’autore si rivolge al somaro con affetto, provando sia empatia in qualità di ex ripetente, sia il distacco professionale del professore. Pennac esamina la scuola di quando era ragazzo, quella in cui ha insegnato e i ragazzi dell’ultima generazione, che hanno segnato il periodo prossimo al suo pensionamento. Il risultato è un affresco a tutto tondo del mondo della scuola.

Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo, chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?”

Anche il ruolo del professore è sotto esame, sia per quanto riguarda i docenti che l’autore ha amato da ragazzo, sia poiché vengono descritte le strategie che Pennac adottava in classe con i suoi alunni. Pennac non manca di menzionare i propri fallimenti, infatti non si presenta come un docente modello ed è consapevole dei propri limiti. Nonostante ciò, l’immagine che emerge dall’opera è quella di un professore estremamente competente e appassionato.

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“-Chi s dirmi che tipo di parola è questo lo nella frase ‘Tu lo fai apposta’?-
-Io, io! E’ un articolo, prof!-
-Un articolo? Perché un articolo?-
– Perché il, lo la, prof! E’ un articolo determinativo, anche!”

Siccome Pennac è stato un professore di francese, spesso l’opera affronta argomenti di grammatica e letteratura francese. Tali argomenti si insinuano nel discorso piacevolmente sotto forma di esempi, di metafore e di aneddoti, vivacizzando le riflessioni dell’autore. Sarebbe interessante leggere l’opera in francese e confrontare il testo originale con la traduzione, per scoprire a quali elementi grammaticali si riferiva l’autore quando ha concepito l’opera e esprimere un giudizio sul lavoro del traduttore.

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L’opera si conclude con una verità che dopotutto Pennac ha gridato a gran voce sin dalla prima pagina: “Hai dovuto essere un ex somaro per diventare prof, no? Sii sincero. Se fossi stato brillante a scuola, avresti fatto altro. In realtà sei tornato nella discarica, travestito da prof, per tirare fuori altri somari!” Se gli elementi autobiografici sono stati sempre a margine delle considerazioni generali, nella conclusione si afferma il punto di vista di Pennac, vale a dire che la soluzione per salvare i somari dal loro pessimo rendimento è l’amore.

L’abbondanza di riflessioni rende il romanzo molto lento, ma non per questo meno piacevole: necessita semplicemente di essere letto a mente lucida. Consigliato caldamente ai professori, soprattutto a coloro che vivono la propria professione come una vocazione, divertendosi e amando i propri ragazzi. Ancora una volta Pennac ha dato prova di essere un grande scrittore.

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7 risposte a ““Diario di scuola” di Pennac: il trionfo del somaro.”

  1. Ero in somaro, ma di brutto 🙂

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    1. Ahahah, i somari sono i migliori

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      1. Se i miei mi avessero dato retta, mi sarei ritirato da scuola in prima media 😉 ho cominciato a impegnarmi in seconda liceo passando da asino certificato a primo della classe con rabbia di una compagna di classe che si chiama come te ed è diventata… insegnante 😁

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      2. Una bella storia! Sono convinta che per essere i primi in una materia bisogna essere stati gli ultimi. Solo così si possono conoscere a fondo le difficoltà che quella materia nasconde e… Solo così si può essere dei bravi insegnanti!

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  2. Comunque la tua omonima era davvero in gamba, una mente da intellettuale e molto più preparata della media. Pensa che un giorno ho citato Bettina von Arnim (tra l’altro raffigurata nelle vecchie banconote da 5 marchi tedeschi) e lei, ovviamente, è stata l’unica ad avere un moto di sorpresa e a replicare. Poi, non so se hai notato, ma i perfettini che “vanno bene a scuola” solo perché fanno sempre i compiti e alle interrogazioni mantengono il livello del 7 e mezzo, spesso confluiscono nel mare della mediocrità, eheh. Devo comunque il mio “risveglio” al mio professore di letteratura italiana che mi ha motivato in cinque minuti apprezzando un mio tema e alcuni miei interventi sulla sua lezione.

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    1. Una bellissima storia, che sostiene le tesi di Pennac. È vero, alcuni hanno un risveglio tardivo. Grazie, Stelio, a presto. Un giorno mi racconterai la tua passione per D’Annunzio

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  3. Ne sarò lieto Vali 🙂

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