I femminili, sensuali e forse erotici fiori di Georgia O’Keeffe.


La corolla di un fiore giganteggia su una tela, ogni particolare è ritratto a grandi dimensioni con straordinaria precisione. Le linee sono morbide, tonde, sensuali e femminili, i colori sono generalmente tenui, ma non mancano pennellate sgargianti di rosso quando ritrae papaveri o foglie autunnali. Lo stelo spesso è nascosto, talvolta si intravede qualche foglia in secondo piano. I fiori appaiono come dei soggetti semplici ad un osservatore distratto, ma le linee di queste opere sono intricatissime e il soggetto rappresentato è estremamente complesso e realistico: un’interpretazione artistica e creativa è preceduta da un’osservazione scientifica. Altre volte l’artista realizza composizioni di linee tondeggianti e concentriche, che evocano comunque la corolla di un fiore, oppure nature morte con teschi di animali in cui riconosciamo il realismo e la tendenza ad ingrandire i piccoli particolari.

I fiori di Georgia O’Keeffe hanno fatto guadagnare all’artista il primato di realizzare la prima retrospettiva femminile al Museum of Modern art di New York e le sue opere sono vendute nelle aste più prestigiose a prezzi vertiginosi. Se il mondo dell’arte occidentale è dominato dagli uomini, la O’Keeffe è una delle poche donne ad essere riuscita a ritagliarsi uno spazio da protagonista nel panorama internazionale, creando opere originali e dallo stile inconfondibile. Ma quali sono le piante dipinte dall’artista? Cavoli, fiori di erbacce velenose, foglie autunnali, iris, ibisco, gigli, calle, papaveri, oppure semplicemente una fantasia di linee. Nell’arte della O’Keeffe i vegetali diventano protagonisti.

La pittrice nasce a Sun Prairie il 15 novembre 1887 e cresce in una piccola cittadina del Wisconsin. I suoi genitori sono proprietari terrieri di origine irlandese che non ostacolano il suo precoce interesse per l’arte. A soli dieci anni sogna di diventare una grande artista, ma a 21 anni rinuncia a tali progetti poiché ritiene che non sarebbe mai riuscita a guadagnarsi uno spazio tra i suoi insegnanti realisti. Frequentò la School of Art Institute di Chicago nel 1905 e nel 1907 la Art Student League di New York. All’inizio degli anni Dieci espone nella Galleria 291 di New York del celebre fotografo Alfred Stieglitz con Picasso e Braque. Nell’aprile 1917 si terrà la sua prima mostra personale presso la medesima galleria; nel 1918 l’artista e Stieglitz inizieranno una relazione e diventeranno conviventi. Stieglitz era di 23 anni più anziano. A partire dal 1918, Stieglitz realizzerà una serie di fotografie della consorte, tra cui degli studi di nudo. Si trattava di un espediente per commercializzare le opere della O’Keeffe creando un legame tra la sessualità dell’artista e la sua arte. I due si sposeranno nel 1924. Georgia era una ribelle, infatti abbandonò la scomoda moda femminile per prediligere un abbigliamento più mascolino e dunque più libero. Nonostante una malattia agli occhi, ha continuato a dipingere sino alla morte, lavorando con matita e carboncino fino al 1984. Muore il 6 marzo 1986, le sue ceneri sono state disperse sul Pedernal, in New Mexico. [1] Se siete incuriositi dalla sua biografia, vi consigliamo di leggere questa pagina.

Nei morbidi e delicati fiori della O’Keeffe molti vedono una vulva; si tratta indubbiamente di una lettura affascinante, sebbene sia stata più volte respinta dall’autrice. Il primo a paragonare i fiori rappresentati a dei genitali femminili è stato Stieglitz stesso nel 1919, poco prima che i due si sposassero. In quegli anni il gallerista faceva parte di un gruppo di artisti newyorkesi che inserivano delle tematiche sessuali nelle loro opere per dichiarare la loro appartenenza alle avanguardie, ma è stato indubbiamente influenzato anche da Sigmund Freud e dai collegamenti individuati dallo psicologo tra sesso e psicologia. Tale interpretazione tuttavia deriva soprattutto dagli Studies in the Psychology of Sex di Havelock Ellis, secondo i quali l’arte è fortemente influenzata dalla sessualità.

L’autrice negò più volte tali interpretazioni, ma non riuscì a soffocare il loro successo: le femministe degli anni ’70 sostennero le teorie di Stieglitz perché videro le opere della O’Keeffe come un vantaggio per le donne nel mondo dell’arte e nella quotidianità in generale. I fiori erano considerati delle metafore del corpo femminile da contrapporre ai tradizionali nudi femminili dipinti da artisti maschi per un pubblico maschile.[2]

Ecco cosa rispose l’artista a tutti coloro che leggevano un’interpretazione sessuale nelle sue opere: “Voi fate tutte quelle associazioni, leggete troppo nei miei fiori, scrivete su di loro e dite cosa vedo io. Volete che io veda ciò che voi volete vedere nel mio fiore, mentre io non lo vedo. […]
Quando prendi in mano un fiore e lo osservi veramente, è il tuo mondo, per un momento. Io voglio dare quel mondo a qualcun altro
”.

La O’Keeffe era una donna coraggiosa, infatti ha affermato: “Sono assolutamente terrorizzata ogni momento della mia vita, ma non ho mai permesso alla paura di impedirmi di fare tutto ciò che ho sempre desiderato fare”.[3]

APPROFONDIMENTI:


[1] https://artslife.com/2019/08/16/georgia-okeeffe/

[2] https://www.widewalls.ch/magazine/georgia-o-keeffe-flowers/untitled-skunk-cabbage-1927

[3] https://ilcantodicalliope.wordpress.com/2016/07/19/il-gineceo-floreale-di-georgia-okeeffe/

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