“Il peccato” di Lossow, un dipinto di colpa e di passione.


Alcune opere d’arte non vengono spiegate a scuola perché troppo spinte e trasgressive in quanto raffigurano rapporti sessuali. Secondo alcuni sono oscene, ma per altri sono dei capolavori di vitalità e leggerezza. Il peccato di Heinrich Lossow, un olio realizzato nel 1880, è la storia di una passione che supera le barriere delle rigide regole degli ordini religiosi, di un atto proibito consumato in chiesa. Si tratta di un’opera poco conosciuta, infatti ho trovato poche informazioni online; spero di fare cosa gradita proponendola ai miei lettori.  

L’artista era figlio dello scultore Arnold H. Lossow, dunque era un figlio d’arte. Come il fratello, il pittore animalista Friedrich, studiò nell’Accademia di Monaco e affinò la tecnica durante numerosi viaggi. Era un pittore di genere e si ispirò soprattutto allo stile Rococò, ma fu anche un celebre illustratore, infatti si occupò delle immagini di un’edizione delle Allegre comari di Windsor di Shakespeare. Realizzò una vasta produzione iconografica erotica (Metamorfosi, Il trionfo di Cupido) giudicata da molti pornografica, ma molto ricercata dagli amatori del genere.[1]

Alcuni possono criticare le opere di Lossow per i soggetti scabrosamente erotici, ma non possono negare la straordinaria raffinatezza del disegno. L’opera raffigura una giovane suora e un monaco più maturo nell’atto di consumare un rapporto segguale: la religiosa è collocata davanti, frontalmente, aggrappata ad un’inferriata di ferro battuto che la separa dal monaco, posto dietro di lei. Domina il dipinto il contrasto tra il bianco del velo della suora e della candida pelle delle sue cosce e del volto e il nero delle tuniche dei religiosi. Tale effetto è accentuato dall’intricato gioco di ombre che coinvolge l’interno della chiesa: il corpo della suora e la zona della chiesa in cui si trova sono illuminati, il monaco e la parte dell’interno posto dietro l’inferriata sono in ombra. Al centro della chiesa troviamo il volto della suora travolto dall’estasi della passione, anche la sua mano e la sua coscia sinistra si trovano in una posizione dominante. L’unico elemento realizzato con abbondanza di particolari dell’interno è l’inferriata, si riconosce che l’ambiente raffigurato è una chiesa da quella che potrebbe essere un’acquasantiera, appena abbozzata sulla sinistra. In basso troviamo l’ampio spazio della pavimentazione marrone.[2]

In un’epoca in cui molte persone erano costrette a prendere gli ordini era all’ordine del giorno la violazione dei voti da parte di religiosi e religiose. Un esempio celebre nella letteratura italiana è Gertrude de I promessi sposi di Alessandro Manzoni, una giovane suora che, costretta alla vita monacale dal padre, un aristocratico spagnolo, amerà un uomo clandestinamente e, per nascondere tale segreto, commetterà un omicidio. La Monaca di Monza potrebbe aver vissuto una situazione non dissimile da quella illustrata da Lossow. Il romanzo storico di Manzoni è di pochi decenni antecedente al dipinto: la prima edizione dell’opera, il Fermo e Lucia, è stata terminata nel 1923, l’ultima, la Quarantana, è stata conclusa nel 1942. Il problema della violazione del voto di castità gravava sui conventi e sui monasteri sin dal Medioevo, come racconta per esempio Umberto Eco ne Il nome della rosa, e i rigidi controlli dei superiori non potevano porvi rimedio completamente.[3]

Nelle epoche di rigida separazione tra i sessi, le sbarre hanno più volte rappresentato nell’arte e nella letteratura una barriera che divide l’uomo e la donna, ma anche uno spiraglio attraverso il quale gli amanti possono unirsi. Tra Settecento e Ottocento troviamo dunque spesso raffigurato il tema delle inferriate, del cancello e delle finestre che consentono una parziale unione tra gli innamorati. Tale ostacolo divide tragicamente, ma rende anche più stimolante il gioco amoroso perché gli amanti devono ingegnarsi per superare la barriera.[4]

Lo stesso tema è ripreso, pur rappresentando un soggetto più casto, da Angelo Inganni in Interno di cucina – Piano! Che non si svegli la nonna, 1875. L’opera rappresenta, all’interno di una cucina di cui sono visibili il camino, un fornello e una credenza, una giovane e umile donna che comunica attraverso le sbarre di una finestra con un giovanotto ben vestito e dunque più ricco. I due stanno cercando di comunicare senza disturbare una vecchia addormentata su una sedia in primo piano, presso la quale gioca un gatto. Recenti studi sono riusciti ad individuare il luogo esatto della cucina della Santissima dove è stato realizzato il dipinto. Il fornello dipinto da Inganni verrà ricostruito durante dei restauri. L’opera rappresenterebbe la tresca tra il pittore e una giovane e bella allieva.[5]


[1] La biografia di Lossow è stata tratta da: https://www.stilearte.it/heinrich-lossow-1843-1897-i-desideri-irrefrenabili-della-signora-in-sovrappeso/

[2] Questa analisi è frutto dell’incompetente osservazione di una letterata che avrebbe voluto prendere una seconda laurea in Beni Culturali. Spero di non aver commesso errori.

[3] Queste informazioni sono frutto di anni ed anni di studio di Manzoni e del romanzo di Umberto Eco tra medie, superiori e università.

[4] Informazioni tratte da: https://liberidivolare.forumfree.it/?t=75699611

[5] Informazioni tratte da: https://www.gussagonews.it/angelo-inganni-scoperta-ambientazione-quadro-birichino/ e https://liberidivolare.forumfree.it/?t=75699611

5 pensieri su ““Il peccato” di Lossow, un dipinto di colpa e di passione.

  1. Sai Vali, non potrò mai dimenticare le prime parole dell’introduzione al Jou Pu Tuan “Il tappeto da preghiera di carne” di Renata Pisu, immensa e inarrivaile sinologa: Immaginiamo un mondo senza peccato… Ecco, quello che per il cristianesimo (nelle sue mille varianti) è peccato, nella Storia dell’uomo è la normalità. Ha ragione Schopenhauer a dire e ribadire che il sesso è un trucco della natura per la procreazione o ha ragione De Sade a replicare che le passioni vanno vissute contro la morale? Il fatto che l’erotismo straripi da qualsiasi forma d’arte è la prova che noi esseri umani ce ne nutriamo da sempre. E meno male.
    PS. DOmani ritirerò le stampe del libro 🙂

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