Appunti su Baudelaire, per le classi quinte


Prima di Baudelaire, collocato tra il Romanticismo e il Decadentismo, il poeta era un personaggio illustre nella società in cui viveva: era protetto dai signori e svolgeva un ruolo importante per la comunità. Nell’Ottocento, nelle società più avanzate, si verifica la massificazione dell’arte e dell’artista, che perdono la loro posizione privilegiata in quanto, nella società borghese, hanno primaria importanza le banche, le imprese e il denaro. L’arte viene considerata una merce e, in quanto tale, e venduta, di conseguenza perde la propria sacralità. Differentemente dal Romanticismo, la poesia è dunque un prodotto dell’artificio e della civiltà.

L’artista può avere varie reazioni a tale situazione: può attuare una ribellione impotente, rifugiarsi nel sogno e nell’evasione, tentare di restaurare gli antichi privilegi, accettare la propria marginalità o tentare di compensare la perdita ritenendo di avere una missione profetica, teorizzando il valore superiore e assoluto dell’arte. Un artista può avere anche più atteggiamenti opposti tra loro: può per esempio reagire con una provocazione e una protesta e contemporaneamente tentare di conquistare la benevolenza del lettore.

Nasce inoltre in questo periodo la figura del poeta maledetto, un artista dannato con una sorte sciagurata. Tale personaggio può essere per esempio ribelle, emarginato, drogato, folle, vagabondo o omosessuale (non dimentichiamoci che gli omosessuali erano discriminati nell’Ottocento). Talvolta il poeta maledetto muore di morte violenta, si suicida o perisce di malattia in solitudine e miseria.

Con Baudelaire nasce la consapevolezza di tale crisi. Il poeta inoltre non ha più un ruolo pubblico: quando Baudelaire partecipa alle vicissitudini politiche del suo tempo agisce da privato cittadino poiché gli artisti non sono più cortigiani con incarichi ufficiali (vedi per esempio Machiavelli) e non sono più delle guide per la comunità. Baudelaire si oppone inoltre ai valori borghesi celebrando con l’arte una bellezza inutile, sterile, priva di tornaconto, con una perfezione assoluta, misteriosa e inumana.

Baudelaire nasce a Parigi nel 1821 da una famiglia borghese. Dai diciotto ai ventun anni vive da bohemien nel quartiere latino della capitale francese, successivamente compie un viaggio sull’isola di Bourbon, un’esperienza da cui deriverà il suo amore per l’esotico. Il poeta sperpera l’eredità del padre e ha una scandalosa relazione con un’attrice mulatta, conducendo una vita da dandy; la sua famiglia di conseguenza lo fa interdire e, nel 1844, Baudelaire è costretto a vivere con una piccola somma mensile, ma è proprio in questo periodo che inizia ad essere conosciuto come poeta e a frequentare gli ambienti letterari, inoltre acquisisce una certa notorietà come critico d’arte. Nel 1848 partecipa alla rivoluzione, fondando un giornale su cui pubblica articoli violenti. Baudelaire è il poeta della trasgressione: si abbandona all’oppio e all’hashish e contrae la sifilide, tali eccessi lo porteranno alla morte nel 1867.

Baudelaire è conosciuto soprattutto per le opere poetiche, ma ha scritto anche dei componimenti in prosa. La Fanfarlo è una novella del 1847 che racconta la sconfitta umana di un giovane intellettuale nella relazione con una ballerina; Quadri parigini racconta invece la città industriale squallida e alienante. Il poeta inoltre traduce i Racconti Straordinari di Edgar Allan Poe, rendendoli un classico conosciuto in tutta Europa.

Un’opera molto importante è Lo spleen di Parigi, pubblicato postumo nel 1869 e composto da parti narrative, saggi, frammenti lirici, aforismi, paradossi sarcastici, parabole. Sebbene l’opera sia scritta in prosa, il testo è molto musicale al punto da essere considerato un poemetto. Spleen è un termine inglese che deriva dal greco e significa milza. Secondo Ippocrate, tale organo secerne la bile nera, uno degli umori che regolano l’organismo umano nella medicina classica e responsabile della depressione, della malinconia e dell’isteria. Allo spleen sono associate anche la poesia e le arti; la bile nera è posta in relazione a Saturno, il pianeta della malinconia. Nella raccolta compare spesso il francese ennui, che significa spleen.

Nel poemetto si narra della perdita dell’aureola del poeta, che consiste nel venir meno dell’antica sacralità dell’artista. L’estratto è ricco di riferimenti classici e racconta dell’incontro tra il poeta e un suo amico in un bordello, durante il quale il primo racconta al secondo di aver perso l’aureola nel fango dei boulevard parigini e di non rimpiangerla.

Il bordello riveste un ruolo importante perché nella poesia di Baudelaire esiste un parallelismo tra il poeta e la prostituta che è diventato un topos della letteratura: entrambi vendono ciò che non dovrebbe essere venduto: la prostituta vende l’amore, il poeta vende l’arte. Altri topoi paragonano il poeta a personaggi di bassa estrazione sociale: l’artista viene infatti associato ad una ballerina, ad una cavallerizza, ad un saltimbanco, ad un clown. Come gli artisti circensi l’arte deve esibirsi in pubblico e sedurre con un’artificiosità che simula naturalezza.

Les fleurs du mal, pubblicato nella primavera del 1857, è l’opera più conosciuta di Baudelaire e scatenò uno scandalo: le copie vennero sequestrate, sei poesie vennero soppresse perché dichiarate oscene e immorali e il poeta dovette pagare un’ammenda. Inizialmente l’autore voleva intitolare una sezione della raccolta Le lesbiche, ma abbandonò tale proposito per non rendere l’opera eccessivamente scandalosa. Nel 1861 uscì la seconda edizione, nella quale le sei poesie censurate vennero sostituite da altre trentacinque e l’ordine venne modificato. Il titolo è un’allegoria e un ossimoro provocatorio: il fiore, emblema di purezza e bellezza, viene associato al male perché la natura è stata privata della sua tradizionale bontà. La poesia di apertura è un’apostrofe al lettore che non contiene una captatio benevolentiae, ma una provocazione con un elenco di vizi, peccati e rimorsi. Il lettore e l’autore sono però “fratelli” nel peccato.

La prima sezione dell’opera s’intitola Spleen e ideale e parla di depressione, noia, disgusto per il mondo in cui il poeta vive, ma anche della caotica, fumosa e frustrante metropoli moderna. Il poeta inoltre protende verso l’ideale, la bellezza e la purezza. La seconda parte s’intitola Quadri parigini e tratta la città industriale squallida e alienante. Le successive sezioni trattano l’evasione attraverso l’esotico e i paradisi artificiali (l’alcool e l’oppio) e la sregolatezza dei sensi. Nell’opera è inoltre presente una preghiera blasfema a Satana, modellata su alcune litanie rivolte alla Vergine Si tratta inoltre la morte, considerata come una possibilità di esplorare l’ignoto. Altri temi della raccolta sono la noia, traducibile con spleen, il conflitto tra cielo e inferno, per cui l’unica salvezza sarebbe la morte, intesa come un viaggio verso un mondo oscuro e ignoto. L’amore non è un veicolo di riscatto, infatti la donna viene considerata un mero corpo destinato a diventare cibo per vermi, oppure un demonio inquietante.

Il poeta ricerca le corrispondenze che legano tutte le realtà in una in quella che può essere considerata una caratteristica del Simbolismo. E’ inoltre presente in Baudelaire l’allegoria moderna, di decodificazione incerta poiché viene proposta in un mondo frantumato e perplesso come quello moderno. Tale caratteristica della poesia di Baudelaire sfocerà in un periodo successivo nella violenza espressionista. Nelle poesie dell’autore troviamo un conflitto tra temi sublimi, come una disperazione profonda e un orrore senza via d’uscita, e temi bassi e impoetici, come un albatros goffo con una pipa in bocca. L’artista si serve inoltre di metafore ardite e stravaganti per scandalizzare il lettore, per esempio la speranza viene paragonata in una similitudine ad un pipistrello. Le strofe di Baudelaire sono composte da impeccabili versi alessandrini.

FONTI:

Appunti utilizzati in classe dalla prof.ssa Valeria Vite.

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