La politica e la propaganda elettorale nell’età repubblicana romana.

La politica e la propaganda elettorale nell’età repubblicana romana.

Roma, nell’età repubblicana, era organizzata secondo un complesso e articolato sistema politico. Potevano votare tutti i cittadini romani maschi; erano dunque esclusi le donne e gli schiavi. Potevano partecipare alle elezioni dei magistrati anche i cittadini di alcuni municipi che, pur non essendo cives Romani optimo iure, vale a dire cittadini romani a tutti gli effetti, godevano del diritto di voto, chiamato ius suffragi.

Le elezioni si svolgevano nell’ambito dell’assemblea a cui spettava il diritto di eleggere un determinato magistrato. Il voto, chiamato suffragium, inizialmente veniva effettuato pubblicamente e solo in un secondo momento divenne segreto. Per vincere non era necessario assicurarsi la maggioranza dei voti individuali, ma si doveva conquistare la maggioranza delle centurie o delle trbù che formavano le varie assemblee.

L’assemblea della plebe era la meno importante poiché era formata dai ceti meno abbienti, ma proprio per questo era costituita dal maggior numero di membri: era formata da 20 tribù territoriali, ciascuna delle quali rappresentava una zona geografica. L’assemblea eleggeva i tribuni della plebe, dei magistrati sacri e intoccabili che potevano bloccare le leggi emanate da qualunque altra assemblea se ritenevano che violassero i diritti e gli interessi della plebe.

I comizi tributi erano organizzati in 35 tribù territoriali ed eleggevano gli edili e i questori. Gli edili si occupavano della manutenzione e del controllo delle strade, gestivano e organizzavano i mercati e la vita cittadina e supervisionavano i giochi organizzati per celebrare le vittorie militari e le ricorrenze religiose. I questori gestivano invece le finanze, riscuotevano le tasse, si occupavano delle multe e amministravano il tesoro pubblico; talvolta combattevano e giudicavano la piccola criminalità della città di Roma.

I comizi centuriati sono invece divisi in 193 centurie, organizzate in base al censo e pertanto guidate dai cittadini più ricchi di Roma. Tale assemblea nominava i pretori, i censori e i consoli, le magistrature maggiori. Il pretore amministrava la giustizia facendo riferimento allo Ius, il diritto, o emettendo un giudizio interpretando una legge. I censori erano invece i protettori del mos maiorum, vale a dire delle tradizioni romane, e del decoro urbano; si occupavano inoltre del censimento dei cittadini. Il loro compito principale tuttavia era il controllo dei requisiti necessari per potersi candidare e accedere al Senato, per tale ragione era una carica estremamente importante. I due consoli infine erano i magistrati supremi, sia da un punto di vista civile che militare; questi supervisionavano il funzionamento generale della Res Publica e avevano l’ultima parola su ogni questione, da un punto di vista militare invece guidavano le legioni alternandosi un giorno per uno. I consoli erano due sia per una tradizione relativa alla fondazione di Roma, sia affinchè potessero controllarsi a vicenda.

I comizi curiati erano la più antica assemblea romana, ma col tempo le loro funzioni furono assunte dai centuriati e dai tributi. Avevano conservato le funzioni di formalizzare alcuni atti e si occupavano di alcune attività consultive, ma la loro funzione era prevalentemente storica e simbolica e, per tale ragione, potevano essere presieduti dai consoli.

La più importante assemblea romana era il senato, che teoricamente non aveva potere legislativo ma aveva per lo più una funzione consultiva, emettendo un parere non vincolante. Di fatto tuttavia, essendo composto da 300 ex magistrati, esprimeva il parere delle più influenti personalità romane, di conseguenza aveva un enorme potere politico. Il senato discuteva di questioni militari, di politica estera, influenzava le nuove leggi, autorizzava il finanziamento delle opere pubbliche e controllava le finanze statali.

Immgine tratta da Vesuvio Live. Iscrizioni di propaganda elettorale a Pompei.

Roma nell’età repubblicana viveva in un’atmosfera di perenne campagna elettorale, in quanto le cariche pubbliche, chiamate honores, erano elettive e avevano durata annuale. Facevano eccezione i censori, che venivano eletti ogni cinque anni.

La campagna elettorale, che era detta ambitus, dal verbo ambio che significa “andare intorno”, riferendosi alle operazioni di propaganda elettorale che il candidato doveva effettuare ogni giorno per convincere gli elettori a votarlo, frequentando i luoghi più popolati della città promettendo vari favori. Tale operazione si svolgeva secondo un procedimento ben preciso: l’aspirante a una carica pubblica, chiamato petitor, dopo aver depositato la propria candidatura, indossava la toga candida per farsi riconoscere e per tale ragione veniva chiamato candidatus, poi si recava nei luoghi più frequentati di Roma per effettuare la prensatio, vale a dire una stretta di mano. Durante la campagna elettorale, che poteva essere molto costosa e portare all’indebitamento, il candidatus era accompagnato dai propri clientes e da un nomenclator, un personaggio incaricato di suggerire il nome delle persone incontrate in modo da consentire al politico di creare un’atmosfera più amichevole e famigliare.

Durante tale operazione venivano promessi dei favori in cambio del voto, ma spesso venivano anche denigrati i concorrenti, oppure ci si macchiava di corruzione, voto di scambio o broglio elettorale. Ci sono pervenute numerose testimonianze di processi de ambitu, vale a dire per broglio elettorale.

Proprio come ai giorni nostri, la propaganda avveniva anche mediante delle scritte sui muri che elogiavano i candidati e invitavano il lettore a votarli. Ci sono pervenute migliaia di messaggi sui muri delle abitazioni di Pompei grazie all’eruzione del Vesuvio, mentre a Roma non è sopravvissuto nulla. Ne consegue che non abbiamo “manifesti” relativi alla candidatura di consoli e pretori romani, ma di magistrati municipali della cittadina di Pompei. L’invito al voto veniva effettuato da un’intera categoria professionale della quale il candidatus si era impegnato a tutelare gli interessi.

Il testo delle iscrizioni di propaganda elettorale, realizzato con pennello e vernice rossa o nera, segue uno schema ripetitivo, affidato a sigle e abbreviazioni: innanzitutto troviamo il nome del candidato per esteso in accusativo e con lettere di dimensioni leggermente maggiori al resto dell’iscrizione; seguono l’elogio delle sue qualità morali e la menzione della carica cui aspira, introdotta da un verbo di raccomandazione. Talvolta compaiono anche il nome dei sostenitori, i rogatores, singoli o riuniti in gruppi, e il nome dell’artefice delle iscrizioni, lo scriptor.

A Pompei gli aspiranti magistrati dovevano possedere requisiti ben precisi: avere almeno 25 anni, possedere la cittadinanza romana ed essere residenti nel territorio municipale. Dovevano inoltre avere una reputazione irreprensibile e possedere un discreto patrimonio, poiché gli incarichi pubblici non erano retribuiti e i magistrati dovevano compiere atti di munificenza verso la città, di cui restano tracce sui monumenti cittadini.

Immagine tratta da Bimillenario Germanico. Iscrizione di propaganda elettorale a Pompei.

Ecco alcuni esempi di iscrizioni:

Ennium Sabinum aedilem pomarii rogant
I fruttivendoli chiedono come edile Marco Ennio Sabino

Iulium Polybium aedilem oro vos faciatis. Panem bonum fert.
Vi prego di eleggere edile Gaio Giulio Polibio. Fa del buon pane.

Aulum Vettium Firmum aedilem oro vos faciatis dignum rei publicae. Pilicrĕpi facĭte.
Vi pregi di eleggere edile Aulo Vezzio Firmo, un uomo degno della pubblica amministrazione.
Giocatori di palla, eleggetelo.

Sabinum et Rufum aediles dignos re publica Valentinus cum discentes suos rogat.
Valentino con i suoi studenti chiede come edili Sabino e Rufo, degni della pubblica amministrazione
Quest’ultima iscrizione contiene un errore di grammatica, vale a dire il cum costruito con l’accusativo anziché con l’ablativo; ne consegue che probabilmente l’artefice è uno scolaro e non il maestro Valentino.

Marcum Cerrinium Vatiam aedilem oro vos faciatis, seribibi universi rogant.
Vi prego di eleggere edile Marco Cerrinio Vatia. Lo chiedono tutti i beoni nottambuli (Coloro che bevono tardi).
Probabilmente si tratta di un caso di “antipropaganda” finalizzata a denigrare Marco Cerrinio Vatia, in quanto il candidato in altri due graffiti viene sostenuto anche dai dormientes universi (tutti i dormiglioni) e dai furunculi (diminutivo di fur, che significa “ladruncoli”).

FONTI:

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