Beethoven, Mozart e Schubert, il concerto del Teatro alla Scala del 6 febbraio 2021


Articolo prossimamente pubblicato su Modulazioni Temporali.

I teatri sono chiusi al pubblico a causa della pandemia, ma il Teatro alla Scala resiste stoicamente offrendo gratuitamente degli spettacoli online: gli amanti della musica di tutto il mondo possono connettersi al sito del teatro, a Facebook o a Youtube per assistere agli eventi. Sabato 6 febbraio è andato in onda un concerto cui hanno assistito circa duemila persone, diretto dal maestro Zubin Metha, con la Filarmonica de La Scala e il soprano Chen Reiss.

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Siccome il pubblico era assente, lo spazio del teatro è stato modificato per l’occasione, così la platea è stata occupata dall’orchestra e le poltroncine sono state rimosse. Tale soluzione ha consentito di usufruire di un’acustica perfetta, ma nessuno spettatore ha potuto apprezzarla. Il distanziamento sociale ha purtroppo ostacolato i musicisti, che faticavano a sentirsi gli uni con gli altri e non potevano avvalersi del contatto visivo; i maestri del Teatro alla Scala sono tuttavia dei professionisti e l’esecuzione dei brani è stata perfetta.

Il concerto si è aperto con le maestose note di Beethoven, più precisamente con l’ouverture Coriolan in Do min. op. 42. Il brano è stato composto nel 1807 per la tragedia di Collin del 1804 e la prima esecuzione è avvenuta nel marzo del 1807, durante un concerto privato nella casa del principe Franz Joseph von Lobkowitz. Coriolano è un condottiero romano che, dopo aver combattuto contro i Volsci, intraprende la carriera politica a Roma, dove incontra l’ostilità degli oppositori. Coriolano solleva il popolo contro costoro, così viene esiliato con l’accusa di tradimento. L’eroe decide dunque di guidare i Volsci contro Roma, ma viene dissuaso dalla madre. Coriolano non può fare ritorno in patria poiché ha guidato un esercito contro di essa, così si uccide. La struttura e i temi dell’ouverture seguono l’idea dell’opera: il tema principale in Do minore evoca l’indole guerriera di Coriolano, il tema più delicato in Mi bemolle maggiore porta invece in scena le suppliche della madre.

Il concerto di questo video non è quello di cui si parla in questo articolo.

Seguono due arie di Mozart, interpretate da un’affascinante Chen Reiss con un scintillante abito viola. I virtuosismi sublimi della cantante sono stati accompagnati da una mimica coinvolgente. Il testo della prima aria, Voi avete un cor fedele, K 217, è stato scritto da Carlo Goldoni e la musica è stata composta a Salisburgo il 26 ottobre 1775; si tratta di un’aria in sol maggiore per soprano e orchestra che non è preceduta dalla recitazione. Il brano esordisce con una melodia delicata, dolce, suadente e affettuosa, che prosegue più rapida, pungente, vivace e accompagnata da suggestivi vocalizzi, conformemente al testo di Goldoni. Dorina riconosce la passione del proprio spasimante, ma non crede nella sua costanza e nella continuità dei suoi sentimenti. Il brano ha un profilo musicale molto simile a quello di Despina di Così fan tutte. “Voi avete un cor fedele/ come amante appassionato/ ma mio sposo dichiarato,/ che farete? Cangerete?”

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Chi sa, chi sa, qual sia, K 582 è un’aria in Do maggiore per soprano e orchestra, il cui testo è stato scritto Lorenzo Da Ponte, uno dei librettisti di Mozart. L’aria è stata composta a Vienna nell’ottobre 1789 e la prima esecuzione avvenne all’interno di un’opera teatrale del compositore Vincente Martin y Soler, Il burbero di buon cuore. Gli spettacoli nel Settecento erano incentrati sulla figura dei cantanti e, per adeguare un’opera alle esigenze di una differente compagnia, spesso venivano inserite delle arie scritte da compositori differenti, soprattutto quando l’autore non era presente nella città in cui sarebbe dovuta avvenire la rappresentazione. “Chi sa, chi sa qual sia/ L’affanno del mio bene?/ Se sdegno, gelosia,/ Timor, sospetto, amor./ Voi che sapete, oh Dei!/ I puri affetti miei,/ Voi questo dubbio amaro/ Toglietemi dal cor.”

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La sinfonia in do magg. D944 “Die Grosse” di Schubert è il brano dalla durata maggiore e dalla struttura più articolata del concerto; è stato eseguito dopo un breve intervallo, durante il quale sono stati intervistati il direttore d’orchestra e alcuni musicisti. Per eseguire la sinfonia il maestro Metha ha deciso di disporre i fiati in prima fila, conferendo loro un ruolo da protagonista proprio perché sono gli strumenti principali della sinfonia. Il direttore d’orchestra ci avverte nell’intervista riprodotta durante l’intervallo che Schubert non ha mai potuto ascoltare dal vivo le proprie sinfonie, perciò che non ha lasciato indicazioni su come eseguirle; ne consegue che il brano è stato interpretato in base a come il compositore eseguiva la propria musica da camera. “Die Grosse” significa la Grande, si tratta di un soprannome che serve per distinguere l’opera dalla Sinfonia n. 6, anch’essa in Do maggiore. La sinfonia fu composta a Vienna quando Schubert era ormai anziano e fu scoperta dieci anni dopo la sua morte, nel 1838.

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Le melodie de il Teatro alla Scala portano speranza in questo periodo oscuro e mantengono viva la cultura in Italia e in tutto il mondo. Per quanto sia triste assistere ad uno spettacolo senza pubblico, la grande musica interpretata da artisti eccellenti ha saputo emozionare il pubblico combattendo l’isolamento provocato dal Coronavirus.

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