Una partita a scacchi contro la Morte, un tema ricorrente nell’arte Medievale


Questo Articolo è stato ispirato da un post pubblicato su Facebook, un affresco di un anonimo che ritrae una donna che gioca a scacchi con la morte in uno sfondo fiorito. Il murale è stato realizzato nel 1518 presso il St. Margarethenkirche Ilanz in Grigioni, in Svizzera.

La morte nel Medioevo veniva spesso raffigurata nell’atto di giocare a scacchi contro i più svariati personaggi, che inevitabilmente perdevano. Da tale soggetto è stato tratto il celeberrimo film Il settimo sigillo del 1957, in cui un crociato sfida a scacchi la mietitrice pur sapendo di essere destinato alla sconfitta: il suo scopo è guadagnare tempo per dare un senso alla sua vita.

Nel Trecento le regole della scuola di scacchi lombarda erano conosciuto in tutto il continente. Il gioco diventò popolare in tutta Europa, assumendo caratteri galanti e cavallereschi: in una poesia francese dell’epoca si legge per esempio che ad un cavaliere sono indispensabili un mantello, un’arpa e una scacchiera. Un detto molto simile avvertiva che tre cose si potevano trovare ovunque, vale a dire una donna, una spada e una scacchiera.

All’epoca era considerata di “perfetta bellezza” dai migliori giocatori dell’epoca lo scacco matto con il Re in un angolo della scacchiera. Tale conclusione della partita ispirò numerosi poemi ed opere moraleggianti, infatti nel preambolo de L’eremita che si dispera, un antico poemetto di inizio secolo, troviamo la seguente frase: “Dovete dunque cercare di operare sempre bene, fino a che la Morte, che tutto distrugge, non vi dia matto nell’angolo”.

Era infatti credenza diffusa che la Morte sapesse giocare a scacchi e spesso veniva raffigurata nell’atto di sconfiggere re, imperatori, vescovi e papi, che naturalmente non erano in grado di vincere la partita perché nessuno può sconfiggere la Morte.

L’opera più antica che ritrae tale soggetto è un affresco che nel XV secolo si trovava nel portale del Duomo di Strasburgo. Purtroppo già nel XVI secolo era molto deteriorato e nel 1715 fu asportato dai gesuiti. L’opera raffigurava un angelo con la clessidra dietro al quale si trovavano persone di ogni sesso ed estrazione sociale; di fronte a loro si ergeva la Morte con una scacchiera. Purtroppo non ho trovato ulteriori informazioni al riguardo su Internet, ad ulteriore prova del fatto che la rete fornisce informazioni a scopo divulgativo ma non del serio materiale di ricerca. E’ molto probabile che tale affresco ispirò l’incisione quattrocentesca in rame conservata presso il museo di Basilea, in cui la morte sta dando scacco matto all’imperatore; entrambi i personaggi sono circondati da una corte, composta da svariati personaggi di cui è identificabile la professione. Anche su tale opera non ho scoperto altro.

Molto più famoso è l’affresco della chiesa svedese di Tàby, situata nei pressi di Stoccolma, che raffigura la Morte che gioca a scacchi con l’uomo. Il titolo dell’opera è La morte che gioca a scacchi, in svedese Döden spelar schack; l’autore è Albertus Pictor, uno dei più brillanti pittori dell’epoca, e il dipinto è stato realizzato tra il 1480 e il 1490. Il vero nome dell’artista è Albrecht, ma è stato chiamato anche Immenhusen, dall’omonimo villaggio situato in Alassia, in Germania; si presume infatti che Pictor sia stato istruito nella Germania meridionale. Si narra che il pittore, per realizare l’affresco, si sia ispirato ad una Bibbia tedesca che aveva portato con sé dalla Germania. Molto probabilmente l’opera ha ispirato Il settimo sigillo, un film di origini svedesi. L’opera raffigura un uomo e uno scheletro di fronte ad una scacchiera e sotto ad un nastro che, prima di essere sbiadito dal tempo, riportava la scritta “Jak spelar tik matt”, vale a dire “ti do scacco matto”. Una copia del dipinto è conservata nelle collezioni del Museo svedese di storia di Stoccolma.

Meriterebbe un articolo a parte l’analisi de Il settimo sigillo e forse un giorno lo scriveremo. Ricorderemo però che il regista Ingmar Bergmar ha scelto di concludere la partita a scacchi tra la Morte e il crociato con uno scacco matto di perfetta bellezza, con il Re chiuso in un angolo della scacchiera. Per approfondire l’analisi del film, vi consigliamo di leggere questo articolo, che ci sembra ben scritto.

FONTI:

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