“Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini, un caccia al tesoro sulle tracce del proprio padre.


Articolo pubblicato su Modulazioni Temporali.

Immagine tratta da La lettrice assorta.

“Sotto il cielo del mondo” di Flavio Stroppini (2020, pp. 261, euro 17), Pubblicato da Gabriele Capelli Editore, è la storia di un viaggio che consente ad Alvaro Giacometti di crescere e di riappacificarsi con il padre marinaio, che non ha mai avuto l’opportunità di conoscere. Alvaro è sempre vissuto in un paesino di montagna: orfano di madre e abbandonato dal padre, è stato cresciuto dalla zia. Proprio quando la sua vita sta per avere una svolta con la nascita di sua figlia, scopre che il burbero padre è morto e ha nascosto degli indizi nei quattro angoli del globo per spronarlo a viaggiare e ripercorrere le sue tracce. Inizia così un viaggio travagliato tra sedute spiritiche ad alta quota, amori sulle coste irlandesi, profumi tunisini, barbieri turchi e leoni selvaggi indiani.

Un tema fondamentale è il complesso edipico a causa del quale il protagonista ha un rapporto conflittuale con il padre. Si tratta di un rapporto complesso di amore-odio, segnato dall’abbandono e dal fatto che il padre ha compiuto delle scelte apparentemente incomprensibili a causa di un’indole da marinaio. “Minchione! Era lui, sbucato da una pietraia, cosi all’improvviso. Come una maledetta apparizione di uno dei Santi della zia Ines.  Minchione! Vieni, non te l’ha insegnato nessuno che in montagna devi salire per trovare quello che cerchi?- Mi avvicinai. In verità ero felice di vederlo vivo ma non l’avrei mai ammesso.” Imparando ad accettare le stranezze di suo padre, Alvaro matura e diventa una persona in grado di essere a sua volta un buon padre per la bambina che sta per nascere. Il viaggio lo porterà a conoscere se stesso, gli farà vivere svariate esperienze emozionanti e lo indurrà ad apprezzare appieno la vita. Le riflessioni che Alvaro compie in viaggio sono perle di filosofia che commuovono il lettore; il termine stesso filosofia ricorre più volte all’interno del romanzo, soprattutto in relazione ai discorsi pronunciati dalle persone che Alvaro incontra nei vari “porti” in cui approda. “ – La vita e immensa, basta guardarla – rispose, e gli brillavano gli occhi. Ora dimmi tu se questa e una risposta. Avrei potuto leggere qualunque libro di filosofia orientale e ne avrei trovate centinaia di frasi come – La vita e immensa, basta guardarla – . C’è che il modo in cui la disse Lui non l’avevo mai sentito prima. In un certo modo sembrava vero. Inspirai, espirai. Chiusi gli occhi. E li riaprii. Temetti che questa storia mi avrebbe fottuto il cervello.”

Alvaro, nonostante tenterà di negarlo nelle prime pagine del romanzo, è un marinaio come suo padre. La figura del navigatore è molto suggestiva perché riguarda una persona costantemente in viaggio, lontana dai propri affetti e che proprio per questo ha stretto relazioni in ogni porto in cui ha sostato. Le esperienze che vive un marinaio sono molto intense, spesso traumatiche e possono persino portare alla follia; nonostante ciò si tratta di una professione molto poetica e proprio per tale ragione il padre del protagonista ha scritto una ballata: “C’era una volta la storia di un uomo/ che non sapeva proprio dove andare/ sbarcava e salpava senza pensare/ che il mare è sia cattivo che buono./ Come riusciva a dormire nella tempesta?/ Chiudeva gli occhi e sognava un amore/ sognava ogni porto, ogni sua festa/ dormiva sereno con la pace nel cuore.” Tale componimento sarà la chiave con cui il protagonista entrerà in contatto con i vari personaggi che custodiscono gli indizi della caccia al tesoro che il padre ha orchestrato per lui.

Photo by Sheila on Pexels.com

Il vagabondare di Alvaro per il mondo ricorda molto i viaggi di Odisseo, forse proprio per questo l’autore ha voluto omaggiare la mitologia, soprattutto classica, nordica e orientale, facendo recitare a numerosi personaggi i miti e le leggende più varie. Non si tratta dunque di un viaggio che avviene solo nello spazio, ma anche nel tempo e attraverso le tradizioni di svariate culture. “Raccontò di Zefiro, figlio di Astreo e di Eos, marito della ninfa Clori e padre di Carpo. Figlio del vento e dell’aurora, sposo della dea dei fiori e padre del frutto. Dicono che si uni all’arpia Celeno, che partori Xanto e Balio, i cavalli immortali di Achille. Per dirla tutta non e che capissi il perché del racconto, pero con la pancia piena e quell’affascinante rosario di navi fuori dalla finestra non e che ci badassi troppo. Solo dopo pensai al paradosso di una donna turca che raccontava di miti greci. – Lo zefiro in origine era un vento violento e poi divenne una brezza che annunciava la primavera – raccontava Esma. – Per i romani divenne Favonio. Il vento dolce che fa impazzire la gente.” Un romanzo appassionante per gli amanti dei viaggi, delle culture lontane e delle riflessioni filosofiche, che affronta tematiche molto complesse pur risultando di agile lettura. Queste pagine ci portano lontano, ci inducono a riflettere e ci emozionano con la poesia della narrazione. Stroppini ha fatto un ottimo lavoro.

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