Introduzione al genere fantasy, per le scuole medie

Introduzione al genere fantasy, per le scuole medie

LE CARATTERISTICHE DEL GENERE FANTASY:

Il fantasy è un genere letterario che consiste nella narrazione di viaggi e imprese in mondi immaginari, in cui esiste la magia e che sono popolati da creature fantastiche. Lo scopo è stupire per mezzo dell’incredibile, ciò è possibile grazie alla sospensione dell’incredulità del lettore che, durante la lettura, accetta come reale tutto ciò che racconta lo scrittore.

Tale genere ha origini nobili e antiche, infatti molti elementi magici e fantastici che incontriamo nei romanzi contemporanei derivano dall’epica, dalla mitologia classica, dalle fiabe, dalle saghe nordiche e dalla letteratura medievale. Questo perché sin dalla nascita della narrazione orale l’uomo ha sentito l’esigenza di arricchire le proprie storie con elementi fantastici, che un tempo erano considerati divini ma che oggi sono sopravvissuti nel genere fantasy.

Il fantasy si suddivide in numerosi sottogeneri: nel dark fantasy compaiono numerosi elementi gotici e spaventosi, tipici del genere horror; il fantasy storico è invece ambientato in un passato realistico, ma caratterizzato da elementi fantastici; l’urban fantasy è ambientato invece nelle nostre città e lo juvenile fantasy è dedicato ad un pubblico adolescenziale. Il fantasy oggi è un genere molto popolare non soltanto nella letteratura per adulti e ragazzi, ma anche in film, serie tv e videogiochi.

Nel genere fantasy non compaiono solo esseri umani, ma anche creature fantastiche come maghi, draghi, elfi, troll, animali immaginari e mostri. Solitamente in un romanzo fantasy i personaggi sono molto numerosi e la trama è articolata e complessa, ma quasi sempre compare un eroe che combatte contro un magico antagonista malvagio. Il protagonista deve affrontare viaggi pericolosi e prove straordinarie poiché ha una missione da compiere per sconfiggere il Male e far trionfare il Bene. Possono comparire anche oggetti magici, utilizzati dai personaggi nelle loro battaglie: spade, anelli, pozioni, porte o specchi da attraversare… Siccome compaiono razze e specie diverse da quelle umane, lo scrittore talvolta inventa idiomi e linguaggi appositamente per il romanzo.

Il tempo della storia talvolta non è ben definito in quanto i fatti si svolgono in un’epoca fantastica, spesso con caratteristiche simili al Medioevo, ma esistono delle eccezioni come l’urban fantasy. I luoghi sono del tutto inventati, infatti le vicende si svolgono in mondi alternativi che lo scrittore descrive con estrema precisione, spesso inserendo una mappa all’interno del romanzo. Sono inoltre molto numerosi gli equivoci e i colpi di scena che complicano il viaggio dell’eroe, perciò l’intreccio è ricco e complesso; le descrizioni sono suggestive e devono suscitare la meraviglia nel lettore. Quasi sempre la vicenda termina con un lieto fine in cui il bene trionfa, perciò talvolta è presente una morale positiva, se non addirittura buonista.

Il ritmo è incalzante e mai lineare poiché, come in ogni buon romanzo, compaiono sequenze di diverso genere: nelle sequenze descrittive la narrazione si arresta per ritrarre un personaggio, un oggetto, un animale o un ambiente; nelle sequenze dialogiche il ritmo del racconto coincide con quello della storia e la narrazione assomiglia ad un copione teatrale; nelle sequenze riflessive si raccontano i pensieri del personaggio perciò la narrazione rallenta o si ferma del tutto; nelle sequenze d’azione si descrivono i gesti dei personaggi e la velocità può essere varia. Un sapiente scrittore saprà alternare con intelligenza le sequenze con un ritmo più rapido e maggiore suspence a quelle più lente e con meno avvenimenti, ma altrettanto importanti.

FONTI:

UN ESPERIMENTO DI SCRITTURA CREATIVA:

Abbiamo deciso di provare anche noi a scrivere un racconto fantasy, ispirandoci al magico mondo del gioco di ruolo di D&D. Si potrebbe proporre un esercizio analogo anche ai ragazzi delle medie.

IL LIBRO DI INCANTESIMI

Titania camminava lentamente, affondando il naso sottile tra le pagine dell’antico libro di incantesimi. Intorno a lei la Capitale brulicava di vita: i bambini si rincorrevano sul ciottolato, i mercanti urlavano le lodi della propria mercanzia e i mendicanti giacevano agli angoli delle strade, contrastando con lo sfarzo degli eleganti edifici. Quando un passante le si avvicinava, la mezzelfa nascondeva lesta il libro sotto il mantello e contraeva intimorita la mascella, ma subito sul suo volto compariva un’espressione serena: non era presente alcun titolo sulla copertina del tomo, perciò ad un occhio inesperto poteva trattarsi di un volume di qualsiasi argomento o genere letterario.

Titania era affascinata dal libro, ma provava anche un certo timore perché aveva l’impressione che il tomo avesse un’anima e l’avesse trovata per chissà quale oscura magia: la mezzelfa era infatti inciampata nel volume mentre spazzava la veranda della locanda in cui lavorava. Nessuno dei clienti aveva reclamato il volume, che sembrava non appartenere a nessuno, eppure si trattava di un oggetto piuttosto voluminoso, la cui sparizione sarebbe stata immediatamente notata dal proprietario.

Titania doveva affrettarsi perché stava calando il sole e all’ora di cena doveva essere in servizio dietro al bancone. Il padrone della locanda era molto severo e non ammetteva ritardi, Titania era una dipendente diligente ed era intenzionata a rispettare le regole: aveva bisogno di soldi e non poteva permettersi di perdere il lavoro. La mezzelfa avrebbe preferito sdraiarsi sul proprio giaciglio e dedicarsi alla lettura del tomo, ma il lavoro chiamava; era tuttavia riuscita a memorizzare qualche formula, che ripeteva mentalmente con orgoglio. In cuor suo Titania sapeva che non avrebbe fatto l’ostessa per sempre in quanto amava viaggiare e bramava l’avventura, tuttavia i soldi scarseggiavano e non si era ancora presentata l’occasione di cambiare vita.

Per raggiungere rapidamente la locanda imboccò un vicolo stretto e buio, uno di quei loschi passaggi che sorgevano tra gli imponenti edifici della capitale e che costituivano delle rapide scorciatoie per muoversi in città, nonostante fossero sporchi di escrementi di vari animali e di spazzatura. Per paura di eventuali furti Titania nascose istintivamente il libro nella scarsella, non prima di aver letto un’ultima frase in lingua antica: “Orbis ex igni”. La mezzelfa si chiese il significato di tale misteriosa espressione, ma non aveva tempo da dedicare al libro. Affrettò il passo per arrivare alla locanda in tempo per il turno, stringendosi nel mantello per il freddo.

Una figura femminile avanzava nella direzione opposta, un’affascinante elfa dall’aria altezzosa. Siccome i mezzelfi avevano la facoltà di vedere al buio, Titania notò che si trattava di una guerriera dotata di arco e spada, vestita con ricchi broccati dall’aria costosa, diversi dai suoi pratici abiti in pelle nera usurati dal tempo. Svelta Titania appiattì i riccioli sul capo per nascondere le orecchie lievemente appuntite, tipiche della sua razza, e si lisciò il mantello e il corsetto, poi arrestò il passo a pochi metri dalla sconosciuta e si schiarì la voce:

.- Vogliate cortesemente cedermi il passo… – Il tono era pacato, ma solenne.

L’elfa scoppiò a ridere, una risata cristallina tipica della sua razza. -Da quando una nobile elfa cede il passo ad una popolana?

Lo sguardo di Titania si incupì e la mezzelfa inarcò un fine sopracciglio. -Io una popolana? Mia madre è la nobile elfa Kendra Loenrin, figlia di Olaf, della nobile casata dei Loenrin.

L’elfa la osservò per alcuni istanti prima di rispondere. – Eppure non sembrate un’elfa. I vostri lineamenti sembrano… misti! Mostratemi le orecchie e, se lo riterrò opportuno, vi cederò il passo.

Le labbra di Titania si ridussero ad una sottile linea contratta e le mani si strinsero in pugni rabbiosi, poi l mezzelfa ringhiò. – Come osate? –

L’elfa rise di nuovo, questa volta il timbro angelico si era fatto maligno. – Siete una mezzelfa, non è così? Una bastarda… Avanti, cedetemi il passo e non chiamerò le guardie.

Titania non raccontò mai volentieri ciò che accadde dopo, probabilmente non aveva la piena consapevolezza di ciò che stava facendo quando le sue labbra scandirono le parole “Orbis ex igni”, ma l’odio che in quel momento deformava il suo volto rivelava un’autentica bramosia di vendetta. Sicuramente la mezzelfa non si aspettava di creare un’enorme palla di fuoco, grossa come la fontana della piazza, che colpì l’elfa in pieno petto. La guerriera cadde a terra senza nemmeno rendersi conto che il fuoco stava divorando la sua carne.

Titania restò immobile per alcuni istanti, trattenendo il respiro, poi si fece coraggio e, con le gambe rigide e gli occhi sbarrati in un’espressione catatonica, si chinò sul cadavere. I pensieri erano confusi e paralizzati, aveva l’impressione che si fosse verificato un equivoco e di non stare realmente vivendo quella situazione. Non riusciva a prendere una decisione, non riusciva a stabilire come procedere. Doveva chiamare le guardie? Oppure sarebbe stato meglio scappare?

Improvvisamente risuonò nel vicolo una voce baritonale e solenne, lenta e autoritaria. Proveniva dalle sue spalle, perciò Titania non riusciva a vedere in volto l’uomo che aveva parlato. La voce pronunciò una sola parola arcana: – Suggestion!”.

Non appena udì quella parola, Titania si sentì leggera e docile come un cucciolo, inoltre provava una sconfinata devozione per la voce misteriosa, che sentiva il bisogno di adorare e riverire con devozione. Era incuriosita dalla voce, ma non sentì il bisogno di girarsi e scoprire l’identità dell’uomo semplicemente perché non aveva ricevuto l’ordine di voltarsi.

.- Rispondi dicendo solo la verità. A quale accademia di magia appartieni? – Domandò la voce imperiosa, leggermente adirata ma con il pieno controllo delle proprie emozioni. Il tono era deciso e composto, tipico di chi è abituato a comandare.

.-Non so cosa sia un’accademia di magia, ne ho solo sentito parlare vgamente.- Titania adorava la voce, che aveva su di lei l’ascendenza di una divinità.

.- Non sei una maga? Come hai fatto a lanciare una palla di fuoco?

Titania Scosse la testa. -Sono un’ostessa. Ho letto l’incantesimo su un libro di magia. Non credevo che servisse per uccidere, pensavo che si trattasse di un innocuo trucchetto.

.-Dove hai trovato il libro? Lo hai rubato?

.- No, signore. E’ apparso ai miei piedi mentre lavoravo.

La voce fece una lunga pausa prima di proseguire, come se fosse sorpresa. – Perché hai colpito quella fanciulla?

.- Vorrei essere un’elfa più di ogni altra cosa al mondo e quell’infame mi ha mancato di rispetto rifiutandosi di cedermi il passo.

.-Perché vorresti essere un’elfa?

. Sono il frutto dell’avventura di una sola notte tra mia madre, una nobile elfa, e un umano che non ho mai conosciuto. Mia madre è stata diseredata per causa mia. Vorrei soltanto non aver rovinato la vita a mia madre.

Senza alcun preavviso la voce perse ogni ascendente su Titania e la mezzelfa riacquisì il controllo della propria volontà. Titania si stropicciò gli occhi e boccheggiò confusa, guardandosi intorno alla ricerca del proprietario della voce. Dietro di lei si ergeva l’imponente figura di un uomo dall’età indefinita, con qualche ciuffo bianco tra i capelli neri, folti e arruffati. Indossava la tunica rossa dei maghi e impugnava un lungo bastone nodoso. Lo sguardo era severo, ma non sembrava cattivo.

Titania arretrò e impugnò una pietra appartenente al ciottolato. – Chi siete? Cosa mi avete fatto?

.- Mi chiamo Quarion e sono un maestro dell’accademia di magia della città. So che non era vostra intenzione, ma vi rendete conto che avete appena ucciso una donna?

Titania scoppiò a piangere e iniziò a singhiozzare, coprendosi il volto con le mani. – Giuro sulla Dea che non toccherò mai più un’arma.

Quarion scoppiò a ridere. -Oh, ma certo, a cosa vi servono le armi bianche, ora che siete appena stata scelta da un libro di incantesimi e siete pertanto destinata a diventare una maga?

.-Cosa?- La mezzelfa rivolse all’uomo uno sguardo confuso. – non è un’arma quel libro?

.- Non avete trovato quel libro per caso. Siete destinata a grandi cose. Ma vi servirà un maestro, e quel maestro potrei essere io. Sono tuttavia molto sconcertato dal vostro comportamento. Datemi una buona ragione per cui dovrei istruirvi in accademia dopo quello che avete fatto…

Titania restò interdetta per alcuni istanti, poi farfugliò: – Ma io sono soltanto un’ostessa…

Il mago contrasse la mascella spazientito. – Una ragione e la vostra vita cambierà per sempre.

Titania sospirò e si dimenticó del giuramento appena pronunciato. – Prometto che non ferirò mai più un elfo per compensare i miei complessi di inferiorità.

Quarion annuì. – Molto bene. Sono certo che non conoscevate la funzione dell’incantesimo quando lo avete scagliato contro l’elfa, perciò vi perdono. Ora andate licenziarvi dalla locanda, vi aspetto in accademia tra due ore. L’accademia ha come sede il grosso edificio di marmo di fronte al tempio.

Titania ringraziò con un inchino e si congedò, poi corse in direzione della locanda, raggiante come un bardo acclamato dal suo pubblico. Finalmente era giunta la sua occasione, la sua vita avrebbe avuto una svolta. Una cosa tuttavia era certa: non avrebbe mai più ferito un elfo impertinente poiché d’ora in poi avrebbe direttamente tentato di ucciderlo.

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