Canto III Inferno, vv.1-30, analisi per le scuole medie. “Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”

Canto III Inferno, vv.1-30, analisi per le scuole medie. “Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”

Per spiegare ai miei studenti di seconda media i primi 30 versi del III Canto della Divina Commedia, avrei scritto questa analisi, un semplice traccia come ausilio nella spiegazione.

«Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.                         3

  Giustizia mosse il mio alto fattore;

fecemi la divina podestate,

la somma sapïenza e ‘l primo amore.                        6

  Dinanzi a me non fuor cose createC

se non etterne, e io etterno duro.

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”.                    9

  Queste parole di colore oscuro

vid’ïo scritte al sommo d’una porta;

per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro».                12

  Ed elli a me, come persona accorta:

«Qui si convien lasciare ogne sospetto;

ogne viltà convien che qui sia morta.                       15

  Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto

che tu vedrai le genti dolorose

c’hanno perduto il ben de l’intelletto».                    18

  E poi che la sua mano a la mia puose

con lieto volto, ond’io mi confortai,

mi mise dentro a le segrete cose.                           21

  Quivi sospiri, pianti e alti guai

risonavan per l’aere sanza stelle,

per ch’io al cominciar ne lagrimai.                         24

  Diverse lingue, orribili favelle,

parole di dolore, accenti d’ira,

voci alte e fioche, e suon di man con elle                  27

  facevano un tumulto, il qual s’aggira

sempre in quell’aura sanza tempo tinta,

come la rena quando turbo spira.    

ANALISI METRICA:

  • Endecasillabi
  • Rime incatenate, schema ritmico ABA BCB CDC
  • Il testo è suddiviso in terzine

PARAFRASI:

«Attraverso di me si entra nella città della sofferenza,

attraverso di me si entra nel dolore che non ha fine,

attraverso di me si entra fra la gente dannata.

La giustizia ha guidato Dio;

mi ha creato il potere di Dio (Padre),

la sapienza altissima (Figlio) e il primo amore (Spirito Santo).

Prima di me non sono esistite creature che

non fossero eterne, e io duro in eterno.

Abbandonate ogni speranza, voi che entrate».

Queste parole di senso minaccioso

le vidi scritte sulla parte alta di una porta; perciò

[dissi]: «Maestro, non capisco il loro significato».

Egli mi disse, come da esperto:

«Qui è meglio abbandonare ogni timore;

ogni paura dev’essere abbandonata.

Siamo giunti in quel posto dove t’ho detto

dove vedrai anime sofferenti

che hanno smarritoDio».

E dopo che ebbe posto la sua mano sulla mia

con uno sguardo sereno, così che mi confortai,

e lui mi fece entrare a quei luoghi segreti.

Qui sospiri, lamenti e alte grida (di dolore)

risuonavano per la caverna senza stelle,

e io, che li sentivo per la prima volta, piansi.

Lingue di varie provenienza, orribili parlate,

parole di sofferenza, esclamazioni d’ira,

Voci alte e basse, con rumori di percosse mischiati

facevano un gran rumore, che si rimescola

in eterno in quel mondo senza tempo,

come la sabbia quando soffia il vento.

RIASSUNTO:

  • VV. 1-9: Una minacciosa iscrizione sulla porta dell’Inferno accoglie coloro che vogliono addentrarsi nel regno dei dannati. La porta racconta di essere stata creata da un Dio giusto, dalla santa trinità e che prima di lei sono state create solo cose eterne; la porta stessa durerà in eterno. L’iscrizione termina con il celebre avvertimento: “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.
  • VV. 10-24: Dante avverte Virgilio di non comprendere il senso dell’iscrizione. Virgilio risponde che presso tale porta bisogna abbandonare ogni incertezza e che conviene che ogni paura sia morta, poiché sono giunti presso la dimora dei dannati che hanno perduto Dio. Virgilio poggia una mano sulla spalla di Dante per confortarlo e il poeta fiorentino si rianima un poco. Successivamente i due poeti oltrepassarono la soglia.
  • VV. 22-30: All’interno dell’Inferno i due viandanti odono sospiri, pianti e grida, che risuonano per il cielo senza stelle. Dante piange. Si odono diverse lingue, orribili parlate, parole di sofferenza e irose, voci alte e basse e rumori di mani, tali suoni risuonano in quell’aria senza tempo, come la sabbia quando soffia il vento.

ANALISI:

  • v. 4: «Giustizia mosse il mio alto fattore.». Dio opera secondo giustizia, infatti coloro che si comportano rettamente sono destinati al Purgatorio o al Paradiso, i malvagi invece vengono condannati a trascorrere l’eternità all’Inferno.
  • Vv: 7-8 «Dinanzi me non fuor cose create/ se non etterne, e io etterna duro». Prima della creazione della porta Dio creò solo entità eterne: gli angeli, i cieli, la materia prima; l’uomo e le altre creature mortali non erano ancora state create. La porta dell’Inferno è inoltre destinata ad esistere in eterno.
  • V. 9: «Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate» Coloro che sono destinati ad oltrepassare la porta e a essere segregati all’Inferno perdono ogni speranza poiché negli Inferi Dio e la Grazia sono assenti, inoltre l’Inferno è il regno del male, in cui subiranno delle pene atroci. All’Inferno infine non è possibile pentirsi ed essere perdonati, ottenendo così la possibilità di essere trasferiti in Purgatorio o in Paradiso: la pena all’Inferno durerà per tutta l’eternità pertanto è inutile sperare in una condizione migliore.
  • v. 15: «ogne viltà convien che qui sia morta» La “viltà” è un concetto astratto, che certamente non può morire come una creatura vivente, eppure Dante le fa compiere l’atto umano di perdere la vita. Tale figura retorica si chiama personificazione, secondo la quale un’entità inanimata assume caratteristiche antropomorfiche.
  • v. 18: «c’hanno perduto il ben de l’intelletto» Dio si identifica con la verità ultima e l’intelletto. Anche in altre opere di Dante e in altri passi della Divina Commedia compare tale concetto.
  • VV. 19-20: «E poi che la sua mano a la mia puose/con lieto volto, ond’io mi confortai» Il gesto di Virgilio è affettuoso e paterno, da buon maestro rassicura Dante.
  • v. 21: «mi mise dentro a le segrete cose» I luoghi dell’Inferno sono segreti perché Dante non può visitarli.
  • v. 23: «Risonavan per l’aere sanza stelle» L’Inferno si trova nel sottosuolo, perciò Dante non può vedere le stelle; quando ritornerà in Superficie rivedrà il cielo notturno, un evento descritto nell’ultimo toccante verso dell’Inferno. L’Inferno è privo di stelle anche perché è stato abbandonato da Dio.
    • Anche nel V. 29: «sempre in quell’aura senza tempo tinta», si dice che il cielo dell’Inferno è senza stelle, oltre che senza tempo.
  • V. 30: «Come la rena quando turbo spira». E’ una similitudine, in quanto è un paragone introdotto da “come”, secondo la quale le anime provocano un tumulto simile a quello prodotto dalla sabbia quando soffia il vento.

LA BOCCA DEGLI INFERI:

Nella Bibbia si parla di “portae inferi”, cioè porte dell’inferno, che nell’arte figurativa medievale sono rappresentate come bocche mostruose che inghiottono i dannati. Si tratta di un’immagine molto antica, che risale ai Sumeri e agli Egizi. Troviamo tracce di tale tradizione anche presso gli antichi Greci, il cui ingresso all’Oltretomba è spesso concepito come un antro chiamato “bocca dell’Ade”, in latino “fauces Orci”. Attraverso tale ingresso era possibile discendere negli Inferi.

COLLEGAMENTI IPERTESTUALI:

Nella letteratura e al cinema si incontrano continuamente porte dotate di iscrizioni, che si rivolgono ai viandanti in prima persona oppure che cedono la parola al proprio costruttore o ad un altro soggetto. Prendiamo per esempio la famosa iscrizione in Ithildin sulle Porte di Moria, il regno dei Nani ne Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien.

In Turkmenistan esiste il cratere di un vulcano chiamato La porta dell’Inferno, che brucia in mezzo al deserto da almeno 45 anni. .

https://www.lastampa.it/viaggi/mondo/2016/12/19/news/la-porta-dell-inferno-e-un-cratere-infuocato-che-brucia-in-turkmenistan-da-45-anni-1.34758427

FONTI:

Mappe e tesori, Alla scoperta dei classici, A. Assandri, P. Assandri, E. Mutti, Zanichelli.

Divina Commedia, Dante Alighieri, Newton Compton Editori.

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