“A riveder le stelle”: La Scala a porte chiuse.

“A riveder le stelle”: La Scala a porte chiuse.

Un articolo molto simile verrà presto pubblicato su Artribune.

Immagine tratta da Teatrionline

La sera di Sant’Ambrogio La Scala inaugura la stagione musicale con uno spettacolo di opera lirica. Nonostante siano stati chiusi i teatri per il Coronavirus, il tempio della musica milanese ha realizzato uno spettacolo unico, a porte chiuse. Nel 2020 i vip hanno dovuto rinunciare all’evento di gala, ma per una volta La Scala è stata democratica: i melomani di tutto il mondo hanno potuto assistere all’evento nelle stesse condizioni, seduti sul divano di casa propria.

Sono state proposte alcune delle arie, dei pas de deux e delle suite tra le più suggestive della storia della musica, coinvolgendo ventitré voci da tutto il mondo e alcuni dei migliori ballerini scaligeri, tra cui l’étoile Roberto Bolle; l’orchestra de La Scala era diretta da Riccardo Chailly e l’evento è stato presentato da Milly Carlucci e Bruno Vespa.

Immagine tratta da La Stampa

Il titolo, A riveder le stelle, è la citazione dell’ultimo verso dell’Inferno di Dante, relativo al momento in cui il poeta lascia il regno dei dannati e può finalmente ammirare di nuovo il cielo. “Lo duca e io per quel cammino ascoso/ intrammo a ritornar nel chiaro mondo;/ e sanza cura aver d’alcun riposo,/ salimmo su, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle/ che porta ‘l ciel, per un pertuio tondo/. E quindi uscimmo a riveder le stelle.” Si tratta di un augurio di speranza e ottimismo contro l’epidemia; il 2021 è inoltre il settecentesimo anniversario della morte di Dante. Il ritorno alla luce per Dante non consiste solo nell’atto fisico di recarsi alla luce, ma anche in una liberazione dal mondo del peccato. La tenebra infernale infatti aveva gravato sull’anima del poeta, in particolare quando Dante incontrò Lucifero. Anche le cantiche del Purgatorio e del Paradiso terminano con la parola “stelle”, proprio per indicare la purificazione che Dante compie lungo il viaggio.

Come ad ogni inaugurazione della stagione, lo spettacolo si è aperto con l’Inno di Mameli. Una finta donna delle pulizie ha cantato a cappella, con ritmo triste e lento, la prima strofa, solo in un momento successivo ha lasciato il posto all’orchestra. Circa la metà delle arie appartenevano a Verdi, un compositore molto caro alla città di Milano; citiamo per esempio il Rigoletto, di cui sono stati eseguiti il Preludio, La donna è mobile e molte altre arie. Sono stati scelte anche opere di altri compositori, come arie del Don Pasquale di Donizetti, del Guglielmo Tell di Rossini, di Madama Butterfly di Puccini e Ancor la beve il popolo di Giordano. Non sono mancati anche alcuni artisti stranieri, con Werther di Massenet, la Carmen di Bizet e Wagner.

Immagine tratta da La Repubblica

Le arie scelte per lo spettacolo sono comprese in un secolo di opera lirica; per tale ragione, gli artisti hanno dovuto sforzarsi di adeguarsi a stili differenti. Un’altra difficoltà era dovuta al fatto che, per determinate scelte di scenografia, il direttore d’orchestra dovesse dare le spalle ai cantanti. Chailly si era trovato in una situazione simile in altri concerti, perciò aveva dimestichezza con la situazione.

Alla danza è stato riservato uno spazio minore rispetto all’opera lirica: sono stati proposti un pas de deux de Lo schiaccianoci di Cajkovskij, un evidente omaggio al Natale imminente, e una suite di Verdi dei Vespri Siciliani. La grande stella della serata è stata l’étoile Roberto Bolle, che è stato all’altezza della situazione.

Per l’occasione sono stati coinvolti anche degli attori, che hanno recitato Hugo (sia in frncese sia in italiano), Montale, Pavese, Racine, Gramsci e alcuni testi che sono stati composti per l’occasione. Lo spettacolo stesso è iniziato con la recitazione di una citazione de L’Orfeo di Monteverdi: “Io la musica son”. I brani sono stati interpretati da alcuni dei più grandi attori e intellettuali italiani: Massimo Popolizio, Michela Murgia, Giancarlo Judica Cordiglia, Caterina Murino, Laura Marinoni, Alessandro Lussiana, Marouane Zotti, Maria Chiara Centorami e molti altri.

Immagine tratta dalla Gazzetta di Milano

Lo spettacolo si è svolto nello spazio del teatro nella sua interezza: l’orchestra occupava l’intera platea, una soluzione che ha garantito un’acustica perfetta, di cui purtroppo nessuno spettatore ha potuto godere; ai cantanti e ai ballerini era destinato il palcoscenico, mentre gli attori recitavano nei vari ambienti del teatro, dai palchi alle sale prove, dal foyer alle varie raffinate sale dell’edificio. Per i costumi sono stati interpellati alcuni dei più prestigiosi stilisti, in particolare Armani, Dolce&Gabbana e Valentino: lo sfarzo che solitamente esibiscono gli spettatori è stato sfoggiato dai cantanti e dagli attori. I ballerini indossavano invece costumi tradizionali, di grande impatto visivo. Le scenografie prevedevano automobili, camion, una Vespa, e vari ambienti creati con i materiali tradizionali o con i led, una soluzione che era già stata proposta in altre inaugurazioni scaligere. Un altro effetto speciale significativo è stato la presenza dell’acqua sul palcoscenico, nella quale erano immersi i piedi di alcuni cantanti.

La scala è brillantemente riuscita a dare scacco matto al Coronavirus, restando fedele alla tradizione del 7 dicembre e celebrando l’opera lirica e l’arte nel suo complesso. Speriamo che altri teatri seguano il suo esempio e che si possa presto ritornare a teatro.

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