Glossario cinematografico


Photo by cottonbro on Pexels.com

Ogni messaggio viene trasmesso attraverso una sua particolare grammatica, così come ogni significato, vale a dire il senso del messaggio, è dotato di un significante, un oggetto concreto portatore di senso. Il cinema non fa eccezione: l’immagine proiettata sullo schermo viene costruita secondo regole precise per emozionare lo spettatore.

L’unità minima del linguaggio cinematografico è l’inquadratura, un’immagine filmata dall’obiettivo della macchina da presa, una fotografia in movimento. Distanza, inclinazione e altezza sono dei fattori estremamente importanti nella fotografia come nelle inquadrature, che esprimono il punto di vista del regista rispetto alla storia che vuole raccontare allo spettatore.

L’inquadratura si divide in campi di ripresa, quando viene dato maggiore rilievo all’ambiente in cui si svolge l’azione, e in piani di ripresa, in cui prevale la figura umana. Tali elementi possono però sovrapporsi, per esempio quando la macchina da presa dal campo sfuma nel piano. Esistono diversi tipi di campi e di piani:

  • Il campo lunghissimo prevede che lo spazio inquadrato dalla camera sia vastissimo. E’ molto utilizzato nel cinema western classico per rappresentare l’ambiente americano selvaggio e incontaminato. Esso viene utilizzato per illustrare, fornire una visione complessiva e isolare la figura umana dall’ambiente per fini espressivi. Nella seguente immagine gli esseri umani sono invisibili e viene rappresentata un’intera città, un panorama vastissimo.
La città di Trento, Wikipedia
  • Il campo lungo è molto simile al precedente, ma lo spazio ripreso dalla camera è minore e gli eventuali esseri umani presenti assumono contorni più visibili e sono facilmente individuabili rispetto all’ambiente. Nella seguente immagine è sempre protagonista un paesaggio ma è visibile il dettaglio di una nave.
Immagine tratta da vellesabbianews.it
  • Il campo totale equivale all’incirca a un campo lungo ma la su caratteristica è di designare la totalità di un ambiente, esterno o interno che sia.
  • Il campo semi totale inquadra solo una porzione di un ambiente circoscritto.
  • Nel campo medio o nel mezzo campo lungo le figure umane sono abbastanza vicine da essere riconoscibili, ma l’ambiente è ancora predominante rispetto ai personaggi della storia. In questa foto d’epoca dell’Istituto Luce compaiono le figure umane, ma sullo sfondo di un paesaggio, infatti i soggetti non sono riconoscibili.

Nei piani la figura umana diventa invece protagonista:

  • Nel piano americano il margine inferiore taglia il soggetto raffigurato all’altezza dalle ginocchia e il personaggio viene ripreso dalla coscia in su. E’ un’inquadratura classica del periodo d’oro del cinema di Hollywood, nata per mettere in risalto le pistole che i cowboy portavano alla cintura.
Immagine tratta da cineclick
  • Nel piano medio, chiamato anche mezzo primo piano o mezza figura, l’inquadratura rende protagonisti i personaggi e l’ambiente passa in secondo piano. Il soggetto è ripreso dalla vita in su, dal mezzo busto. Tale inquadratura viene utilizzata quando si vuole fare interagire due personaggi in stretta vicinanza, evidenziando la relazione che li lega. Il simpatico signore di questa inquadratura è infatti ripreso dalla vita in su.
Immagine tratta da cinefile.
  • Il primo piano inquadra la testa e le spalle del personaggio; esso viene scelto per fare emergere la psicologia del personaggio con i suoi sentimenti e le sue tensioni, conferendo un notevole rilievo drammatico all’azione. Della ragazza in questa fotografia è infatti ben visibile il viso, inoltre è stata inquadrata parte delle spalle.
Immagine tratta da fotoservice.it
  • Nel primissimo piano viene ripreso solo il volto del personaggio, che riempie il quadro dell’obiettivo, enfatizzando la sua psicologia e le impercettibili espressioni facciali. In questa spaventosa scena di Shining è ben visibile il volto del protagonista, con la sua espressione animalesca.
Un celeberrimo fotogramma di “Shining”
  • Nel dettaglio viene inquadrato un particolare del personaggio, che sia un occhio che sbatte la palpebra, una mano che torce le dita o l’atto di mordersi un labbro. Non sappiamo nulla di questo individuo, vediamo solo le sue mani callose, le unghie sporche e i suoi vistosi anelli.
Immagine tratta da Fotografia Facile

Merita infine di essere menzionato un caso particolare:

  • La soggettiva è una particolare inquadratura che corrisponde al punto di vista di un personaggio in scena. La camera viene posta all’altezza dei suoi occhi, in modo tale che il pubblico comprenda immediatamente a chi appartiene lo sguardo e si identifichi nel personaggio.

Una camera durante la ripresa può anche muoversi; i suoi spostamenti possono essere semplici, nel caso delle panoramiche e delle carrellate, o composti, quando vengono combinati dei movimenti semplici.

Le panoramiche sono movimenti semplici che la camera effettua ruotando sul proprio asse verticale, dando l’impressione che l’occhio del regista ruoti il collo mantenendo fermo il corpo. Una panoramica viene realizzata con le stesse modalità con cui un essere umano si comporta nella vita reale: inizia lentamente, aumenta di velocità, poi rallenta di nuovo sino a fermarsi. Essa può essere:

  • Orizzontale.
  • Circolare, se compie un intero giro su se stessa.
  • Se compie un intero giro intorno al proprio asse, compie una rotazione.
  • A schiaffo, quando è realizzata molto velocemente, al punto che non si vede ciò che viene ripreso.
  • Filata, quando segue in velocità un personaggio e lo sfondo sfuma.

Quando la camera si sposta effettua invece una carrellata, anch’essa un movimento semplice che corrisponde allo sguardo di una persona che cammina senza ruotare il capo. Esistono differenti tipologie di carrellata:

  • La carrellata indietro è il movimento che effettua la camera per aumentare la sua distanza rispetto al soggetto.
  • La carrellata avanti vuole invece aumentare la vicinanza rispetto al soggetto.
  • Lo zoom in e lo zoom out sono simili rispettivamente alla carrellata avanti e a quella indietro, ma si ottengono per via ottica, ottenendo però un effetto molto diverso.
    • Nell’effetto vertigo si combina la carrellata e lo zoom per mantenere invariata la dimensione dell’oggetto.
  • Nella carrellata a precedere la camera indietreggia e il soggetto avanza, mantenendo invariata la distanza. Clicca qui.
  • Nella carrellata a seguire la camera segue il soggetto, mantenedo invariata la distanza. Clicca qui.
  • Nella carrellata laterale la camera segue il soggetto ponendosi al suo fianco. Clicca qui.
  • La carrellata verticale consiste nello spostamento della camera lungo l’asse verticale. Clicca qui.
  • Nella carrellata circolare, la camera ruota intorno al soggetto.

I movimenti compositi combinano invece nei modi più svariati le panoramiche e le carrellate. Si possono trovare infiniti esempi nella storia del cinema. Per realizzare tali effetti possono essere utilizzate delle apparecchiature specifiche, ciascuna dotata di vantaggi, svantaggi e uno stile ben definiti.

  • La steadycam è dotata di un’imbragatura indossata dall’operatore; in questo modo la camera è fissata saldamente a colui che la sta operando e la ripresa risulta più fluida e priva di sobbalzi. E’ stata oggi sostituita dalla gimbal, più economica e flessibile.
Steadycam, da Wikipedia.
  • La camera a spalla viene trasportata a mano dall’operatore perciò non è dotata di ammortizzatori e le riprese verranno inevitabilmente un po’ mosse. Nello sbarco in Normandia de Salvate il soldato Ryan, viene utilizzata una camera a spalla, i cui scossoni trasmettono il caos dei bombardamenti.
  • Il dolly è montato su ruote o su un binario, permettendo di ottenere movimenti più fluidi. Il braccio è fisso, corto e azionato da un sistema idraulico.
Immagine tratta da proaim
  • Gru, jib e technocrane sono posizionati su ruote o binari come il dolly, ma il loro braccio ha una maggiore mobilità. La gru è molto alta ed è dotata di sedili per l’operatore e l’assistente, mentre il braccio è guidato da terra; oggi viene spesso sostituita dal jib. Il technocrane è simile al jib, ma ha un’estensione maggiore.
Una gru.
  • Elicotteri e droni effettuano carrellate aeree.
  • Le cameracar sono camere fissate su automobili, molto utilizzate nelle riprese stradali.
Immagine tratta da Revolution RenTv

Un film è costituito dall’unione di più filmati attraverso il montaggio. Quando si uniscono due sequenze vi è un salto di tempo, di luogo e di azione. Lo spettatore si accorge di tale cambiamento poiché muta lo sguardo della telecamera, che chiude gli occhi su una scena e li riapre su un altro soggetto. Il raccordo tra due sequenze può avvenire per stacco, con un passaggio secco da un’inquadratura all’altra, oppure per transizione, con un effetto che consente un passaggio graduale.

Ecco un rapido elenco di tutti i tipi di raccordo per stacco:

  • Il raccordo di risposta si ha quando una sequenza si apre con inquadrature che appaiono, per aspetti formali o di contenuto, come risposte alla conclusione dell’inquadratura precedente.
  • Il raccordo per contrasto si ha quando una sequenza si apre con inquadrature che discordano in maniera più che evidente dalle aspettative suscitate dalla conclusione della sequenza precedente.
  • Il raccordo per continuità si ha quando una sequenza si apre con inquadrature consequenziali alle premesse rilasciate nelle ultime inquadrature di quella precedente.
  • Il raccordo formale si ha quando si uniscono due sequenze dove la coda e la testa si assomigliano sul piano formale, pur svolgendosi in luoghi e tempi radicalmente differenti.
  • Il sound bridge è un raccordo in cui una sequenza si lega ad un’altra grazie ad un suono prolungato che copre lo stacco.

Esistono poi gli effetti di transizione:

  • Le dissolvenze sono tutti quegli effetti che prevedono la graduale sparizione di un’inquadratura:
    • Nella dissolvenza incrociata, un’inquadratura sparisce in favore di un’altra.
    • Nella dissolvenza in chiusura, tale effetto sancisce il finale dell’opera ed è seguito dai tioli di coda.
    • La dissolvenza in apertura è collocata all’inizio dell’opera da un regista che considera troppo brusco uno stacco netto dal nero.
  • Il passaggio a nero prevede che un’inquadratura si dissolva sul nero e dal nero ne appaia un’altra.
    • Nello stacco sul nero due inquadrature sono separate da alcuni fotogrammi neri.
  • Gli effetti geometrici sono delle transizioni che prevedono la sostituzione di un’inquadratura con un’altra mediante svariate linee geometriche di avanzamento.
    • L’iris out era molto in voga nel cinema muto, prevede l’oscuramento circolare e progressivo dello schermo.
    • Nell’iris in, sempre in voga nel cinema muto, un’immagine appare attraverso il graduale rilevamento circolare.
Photo by Lu00ea Minh on Pexels.com

Ecco infine le differenti tipologie di montaggio:

  • Il montaggio narrativo ha come scopo la narrazione lineare di una storia; è il montaggio tipico del découpage classico americano.
  • Il montaggio alternato alterna le inquadrature di due p più eventi che si svolgono contemporaneamente in luoghi differenti. L’occhio della telecamera è onnisciente, poiché sa più dei personaggi che non possono trovarsi in più posti contemporaneamente.
  • Il montaggio parallelo vuole realizzare significazioni ideologiche, accostando sequenze che non hanno rapporti spazio-temporali per far emergere implicazioni ideologiche o simboliche.
  • Il montaggio ellittico prevede un’ellissi temporale: evita di mostrare determinate azioni, sintetizzandone il contenuto per poi continuare con il racconto della storia.
  • Il montaggio connotativo associa immagini che, prese singolarmente, avrebbero una valenza differente. Esso mette in pratica l’effetto Kulešov, che rivela quanto la percezione dello spettatore sia influenzabile dal modo e dall’ordine in cui gli vengono mostrate le immagini sullo schermo, poiché costui proietta le proprie emozioni sulla pellicola.
  • Il montaggio discontinuo rinnega il principio della continuità sostenuto dal cinema classico, senza addurre motivazioni narrative. Ricorre a scavalcamento di campo, anomalie nell’ordine e nella frequenza con cui vengono mostrati gli eventi, inserti non diegetici e jump cut, una successione di inquadrature di un personaggio (scena) che possono essere troppo simili fra loro dal punto di vista della distanza e dell’angolazione, oppure che mostrano l’attore in posizioni nettamente differenti, esplicitando gli stacchi e, di conseguenza, la finzione filmica.

APPROFONDIMENTI:

FONTI:

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un’icona per effettuare l’accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: