“Pane o libertà” al Piccolo Teatro di Milano. Paolo Rossi diverte con malinconia.


Pane o libertà, in scena dal 13 al 25 ottobre al Piccolo Teatro Strehler di Milano, è il tentativo di Paolo Rossi di strappare una risata in questo difficile presente, in una società il cui il teatro è messo in ginocchio dal Covid, la Sinistra è l’ombra di se stessa e il comico deve affrontare un’età non più giovane, al punto da sentire la necessità di parlare della morte di suo padre.

Le dinamiche dello spettacolo sono rimaste invariate rispetto alle precedenti produzioni: Paolo Rossi pronuncia i suoi esilaranti monologhi con la sua inconfondibile cadenza volutamente strascicata e confusa, che strappa sempre un sorriso; alle sue spalle un trio di musicisti (Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi) suona degli intermezzi musicali o accompagna le parole dell’autore. Fatta eccezione per gli strumenti musicali, i microfoni, le sedie e i leggi, decorati con alcune lucine elettriche, il palcoscenico è nero e spoglio. Paolo Rossi indossa abiti neri ordinari, lasciando alla sua energia il compito di imprimere un’emozione nello spettatore, i musicisti invece portano abiti d’epoca.

Il tema principale della serata è il Covid che svuota i teatri per garantire il distanziamento sociale, l’ingombro della mascherina per gli spettatori da cui gli artisti sono esonerati e le difficoltà che stanno attraversando non solo i teatranti, ma anche tutti coloro che lavorano dietro le quinte o comunque in relazione con il mondo dello spettacolo. Paolo Rossi riesce a far strappare una risata amara e approfitta dello spazio che si è creato grazie alle poltroncine vuote per far compiere al suo pubblico un’improbabile e comica “ginnastica”. Gli spettatori eseguono una goffa danza improvvisata, imbarazzati ma divertiti, trasformandosi in attori e svolgendo un ruolo attivo nella rappresentazione.

Il comico propone un’interpretazione alquanto singolare de il Suonatore Jones di De André e Jannacci, con quella sua voce un po’ ubriaca che dissacra i cantautori offrendone una nuova lettura. Paolo Rossi non ha grandi doti canore e non si propone al pubblico come un cantante: la sua esecuzione infatti ha il sapore di un monologo. Il Corriere dello Spettacolo ha espresso un giudizio negativo sull’interpretazione di Paolo Rossi, ma non dobbiamo dimenticare che l’artista è prima di tutto un comico.

Paolo Rossi non può negare che la Sinistra italiana è morta, pertanto oggi non ha più molto senso realizzare gli spettacoli degli esordi, quelli che lo hanno portato al successo. I toni allora si tingono di nostalgia e il comico racconta le prime esperienze in teatro alle Feste dell’Unità, su palcoscenici improvvisati su delle pedane tra la ludoteca per i bambini, la pista da ballo e la cucina delle salamelle. Si tratta di tempi lontani dal successo, ma in cui esisteva ancora un’ideologia ed esistevano ancora gli scontri appassionati tra fascisti e compagni, raccontati con simpaticissima ironia.  

I comici parlano anche di morte poiché essa è parte integrante della vita. Paolo Rossi attinge dunque al proprio vissuto personale, parlando della morte del padre, e nonostante il tema cupo però riesce a far sorridere, descrivendo le rocambolesche imprese di un figlio che non può lasciare oggetti metallici su una salma destinata alla cremazione.

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E’ difficile esprimere un giudizio sull’opera perché gli ingredienti per intrattenere il pubblico non mancano, ma forse sono cambiati i tempi: Paolo Rossi dovrebbe reinventarsi in visione di questa nuova epoca, l’antica ricetta non può più essere proposta. A sua discolpa bisogna ammettere che i teatri vuoti a causa dell’epidemia sono molto tristi e le risate si disperdono nel vuoto. Il comico non ha mai avuto difficoltà a riempire una platea in assenza del Covid, perciò forse sarebbe stato sufficiente aumentare il numero degli spettatori per rendere lo spettacolo più coinvolgente e aumentare l’interazione tra Paolo Rossi e il suo pubblico, un fattore sempre essenziale nelle rappresentazioni dell’artista.

Nonostante tutto bisogna restare fedeli a Paolo Rossi: è un pilastro del teatro comico italiano e un simbolo dell’intrattenimento di Sinistra. Molti credono ancora in ciò  che l’artista rappresenta, nelle sue battute taglienti e nella sua analisi della società, perciò l’Italia ha ancora bisogno di persone come lui.

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