Arte e pornografia tra sacro e profano, “La femme damnée”

Arte e pornografia tra sacro e profano, “La femme damnée”

NB: Ho scelto di recensire quest’opera non per manifestare il desiderio di partecipare ad un rapporto sessuale come quello raffigurato, ma perchè trovo geniale unire pornografia e arte senza rinunciare al buon gusto. Sono sempre inoltre favorevole a parlare di sessualità femminile. Siete dunque pregati di non lasciare commenti offensivi o volgari, sarà mia premura non pubblicarli.

La storia dell’arte presenta la donna come oggetto sessuale maschile, musa ispiratrice, madre e vergine, raramente come attrice protagonista e attiva nell’amore, nel desiderio e nel sesso. Nicolas-François Octave Tassaert ha scelto di rappresentare il piacere femminile in due opere intitolate La femme damnée, in cui la pornografia si fonde all’arte con risultati sorprendenti e poetici, erotici ma profondi, radicalmente differenti dalla volgarità cui Internet ci ha abituati quando viene affrontata la sessualità.

Tassaert è un pittore minore, per lo più ignoto alle pagine Web italiane e ricordato solo dai siti Internet anglofoni e francofoni con articoli brevi e sbrigativi. Ne consegue che ho dovuto improvvisarmi critica d’arte e fornire una mia personale interpretazione.

Tassaert fu un artista maledetto e dimenticato, un litografo e pittore di scene di genere e di ritratti nato a Parigi nel 1800 in una famiglia di artisti fiamminghi: suo nonno era scultore, suo padre e un fratello maggiore erano tipografi e rivenditori di stampe. Venne avviato alla carriera artistica in famiglia; successivamente, a sedici anni, divenne apprendista presso l’incisore Alexis-François Girard, poi studiò presso l’Ecole des Beaux-Arts con il pittore neoclassico Guillaume Guillon-Lethière dal 1817 al 1825, tentando inutilmente di vincere il Prix de Rome.

In un primo periodo della sua carriera, Tassaert realizzò quadri di storia e ritratti diventando abbastanza popolare, ma non conquistò il favore della critica così, per arrotondare, dovette lavorare per vari editori come incisore e litografo. Per sua fortuna, il duc d’Orléans acquistò La morte di Correggio, esposto al Salon del 1834 ed ora esposto al museo dell’Hermitage di San Pietroburgo. Per raggiungere un pubblico più vasto, Tassaert iniziò a realizzare temi allegorici, religiosi e soprattutto melodrammatici, che indussero la critica a soprannominarlo Prud’hon dei poveri e ironicamente la sconfitta di Correggio. Negli anni Cinquanta divenne piuttosto popolare grazie ad opere raffiguranti le ingiustizie sociali e personaggi poveri: famiglie in difficoltà, madri morenti, bambini malati o abbandonati… Si tratta di temi che scuotono violentemente l’emotività dello spettatore.

Nel 1855 le opere di Tassaert vennero esposte al Salone Mondiale; la critica le accolse positivamente, ma l’artista non ottenne la Legion d’Onore e, abbattuto dalla sconfitta, decise di non esporre più le sue opere. Alcuni collezionisti, come Alfred Bruyas e Alexandre Dumas figlio, acquistavano i suoi dipinti, ma nel 1863 Tassaert cessò di realizzare opere d’arte e vendette tutti i dipinti in suo possesso ad un gallerista, diventando alcolizzato. Siccome nel 1865 la salute ed in particolare la vista peggiorarono, tentò un ricovero per disintossicarsi, ma dopo essere ritornato a Parigi ricadde nel vizio dell’alcol. Alcuni sostengono che sia diventato un poeta, ma non è giunta sino a noi alcuna poesia che possa dimostrarlo. Nel 1874 Tassaert si suicidò e venne presto dimenticato.

Le opere intitolate La femme damnée ritraggono quattro donne coinvolte in un rapporto sessuale di gruppo. Una fanciulla è sdraiata supina, una donna di spalle le sta praticando un rapporto orale, una donna la sta baciando e le sta accarezzando un seno, un’altra donna le sta baciando l’altro seno. Nonostante gli atti compiuti dai soggetti raffigurati, la scena non risulta particolarmente spinta poiché ogni personaggio è stato ritratto in modo tale da non esibire le proprie nudità. Sebbene il titolo sembri condannare il sesso in gruppo e l’omosessualità femminile, la scena viene presentata come positiva e gratificante.

Immagine1

In un’opera di cui non conosco la datazione [Immagine 1] la scena è abbozzata e i personaggi si trovano in un indistinto spazio verde, non è chiaro se si tratti di un interno o se i soggetti siano sospesi nel voto. I personaggi ai lati della donna al centro sono circondati da drappi rossi e verdi, mentre è visibile il fondoschiena della donna che sta compiendo il rapporto orale.

[Immagine 2]

Il dipinto realizzato nel 1859 [Immagine 2] è molto più raffinato nei tratti, le linee sono più definite, i colori sono più chiari, brillanti e delicati, in tonalità pastello. I soggetti si trovano sospesi in un cielo azzurro e sembrano ascendere verso il Paradiso, inoltre svolazza, creando un piacevole pathos, un panno azzurro, che copre le nudità del soggetto a sinistra. La donna che subisce il rapporto sessuale sembra brillare di luce propria, mentre le sue compagne hanno la pelle più scura.

Solitamente i dannati sono condannati all’Inferno, ma i protagonisti dell’opera sembrano ascendere al Cielo e la luce celestiale che li circonda in questo secondo dipinto sembra paragonare l’orgasmo ad un’esperienza mistica. In diverse ascensioni la Madonna viene raffigurata nell’atto di salire al Cielo circondata da angeli, così come la fanciulla rapita dal piacere sta procedendo verso il Paradiso circondata da tre soggetti. Tassaert avrebbe dunque realizzato un’Ascensione [Immagine 3] profana, una Madonna non più vergine ma sessualmente attiva. I tre personaggi attivi sorreggono inoltre la donna passiva realizzando una sorta di Pietà Bandini di Michelangelo [Immagine 4]: l’amore viene paragonato alla morte, in un connubio perfetto tra eros e thanatos.

Immagine 3
[Immagine 4]

La protagonista contrae una gamba in preda alla passione, ricordando l’Estasi di Santa Teresa del Bernini [Immagine 5], in cui il profano erotismo si fonde con la sacralità del soggetto. Il corpo della santa è completamente coperto da un vestito le cui pieghe creano un forte pathos barocco, ma si intravede un piede contratto. Di Santa Teresa è anche visibile il volto in estasi, deformato dalla passione mistica, mentre il volto della dannata di Tassaert è nascosto dalla testa della persona che la sta baciando.

[Immagine 5]

Tassaert ha realizzato un soggetto originale e inedito, parlando di sessualità femminile con poesia e senza volgarità. Meriterebbe sicuramente maggiore attenzione da parte della critica e di coloro che si occupano di Siti Internet dedicati all’arte.

CORREZIONE DELL’ULTIMO MINUTO:

Ho commesso un errore: i personaggi non stanno ascendendo al cielo, ma stanno precipitando all’inferno; me ne sono accorta grazie al commento di una lettrice. Si tratta però di un errore significativo, in quanto nulla nell’opera fa pensare ad una dannazione, ma ad un’estasi, al suo esatto opposto. Di conseguenza ciò che scente sembra salire e l’osservatore ignora la piega di quel panno in alto a sinistra, che rivela che i personaggi stanno scendendo.

FONTI:

https://www.settemuse.it/arte_bio_T/tassaer_octave.htm

Anni e anni di mostre, musei e letture

8 risposte a “Arte e pornografia tra sacro e profano, “La femme damnée””

  1. Il titolo è la “donna dannata”, sembra che le tre donne la stiano portando agli inferi, con un ottimo metodo di persuasione: vedo una discesa non una salita.

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    • Un’interpretazione molto interessante la tua! Mi chiedo chi abbia ragione, purtroppo su internet non ho trovato informazioni al riguardo. Grazie per il tuo intervento, torna a trovarmi!

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      • Grazie.
        Motivo la mia interpretazione: per via delle informazioni riportate nell’articolo, “la donna che subisce il rapporto sessuale sembra brillare di luce propria, mentre le sue compagne hanno la pelle più scura”, quindi già dannate… E poi, il panno azzurro: se stessero salendo andrebbe verso il basso, discendendo, l’attrito con l’aria lo porta verso l’alto.
        A presto!

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      • Un demone può brillare di luce propria… Per quanto riguarda il panno, potrebbe volare verso l’alto a causa del vento. Ma non voglio confutare a priori la tua tesi, che è molto interessante. Vorrei che un esperto di storia dell’arte ci rivelasse chi ha ragione. Un abbraccio

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  2. Capisco che possano esserci commistioni in un senso più alto tra pornografia e arte. Però la pornografia non è arte, vi si può rintracciare un frammento di bellezza, ma il rapporto sessuale rimane una cosa intima. Essendosi ridotta, con la morte della politica, la dimensione pubblica, capisco pure che la sfera privata sia esternato quotidianamente.
    Per me è il 68′ che ha dato una accelerata nichilistica nel cambiamento dei riferimenti artistici.

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    • Assurdo… il ’68’…..era il periodo del flower and power, facciamo l’amore non la guerra, Woodstock.. 500. 000 persone insieme, senza un ‘incidente’. Guardiamo piuttosto all’oggi, al porno accessibile dai minori, e ‘idolatrato’ oramai da chiunque. Alla ‘cultura dello stupro’, quasi come modalità di relazione amorosa tra molti adolescenti… Altro che il 1968….

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  3. Bellissima ‘lettura’ del quadro che ho ‘conosciuto’ solo oggi, casualmente in un altro sito. Trovo molto azzeccata la tua ‘critica’, che giustamente come dici, manca totalmente nel ‘web italiano’. Ma mi domando: come facciamo a essere certi, che le 3 ‘bellezze’ siano donne (femmine) e non invece uomini (maschi)? Per le chiome lunghe? In fondo il pittore non ‘rivela’ assolutamente nulla del ‘sesso’ delle 3 figure che circondano la donna al centro! Solo un piccolo dettaglio del fondo schiena di una figura. Troppo poco per dare certa risposta sull’ appartenenza sessuale di esse…….

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