Per il gusto di farlo. Un manifestante racconta il G8 di Genova


A diciannove anni dai drammatici fatti del G8 di Genova, un manifestante ci racconta la propria esperienza in una lunga e appassionante conversazione, in cui ci approcciamo non soltanto all’evento storico, ma anche all’ideologia dei no global. Caparossa oggi è un insegnante cinquantenne precario, ma all’epoca era un trentunenne informatico e un attivista di Indymedia, nata nel 1999 per sostenere le proteste dei no global a Seattle.

Ci teniamo a precisare che l’articolo non è dei più eleganti perché abbiamo cercato di riportare il più fedelmente possibile un discorso orale pronunciato con particolare trasporto emotivo, senza modificare l’ordine in cui i contenuti sono stati presentati. Il nostro intervento consiste per lo più nell’inserimento della punteggiatura.

paintingandframe.com L’immagine profilo di Caparossa.

Ciao Caparossa, raccontaci cosa accadde in quei giorni di fuoco.

L’organizzazione mondiale del commercio ogni anno organizza un summit in una diversa città del mondo e all’epoca, vale a dire nel periodo compreso tra il 1999 e il 2003, tali summit venivano contestati. Tutto ha inizio a Seattle nel 1999, con l’entrata in scena dei Black Block.

Si tratta di riunioni di potenti che gestiscono il mondo fregandosene della popolazione mondiale. Nessuno controlla i documenti del G8, ma è così. Noi abbiamo scritto una contestazione articolatissima molto profonda, l’ultima grande critica approfondita sotto svariati punti di vista: tecnologico, ambientale, sulla redistribuzione delle risorse e molto altro.

Come si stava svolgendo il movimento prima della repressione?

La prima manifestazione del giovedì fu pacifica e colorata, era organizzata da ecologisti e ambientalisti. Era diventato popolare tra i manifestanti un contadino francese che aveva portato con sé gli animali, un tipo pittoresco ma molto serio per quanto riguarda gli ideali politici. In quegli anni la legge Turco-Napolitano aveva istituito i CPT, centri di permanenza temporanea, in cui venivano arrestati e detenuti i migranti senza che avessero compiuto alcun reato, infatti all’epoca non esisteva il reato di immigrazione. La manifestazione del giovedì era sui migranti, io ho partecipato a tale iniziativa, ma il corteo trattava anche altri temi.

Sono arrivato martedì, ma alcuni erano presenti anche dieci giorni prima per organizzare gli eventi. E’ stato fatto un lavoro incredibile. L’organizzazione della manifestazione era internazionale. All’epoca erano popolari i contro summit, come quello di Porto Alegre in Brasile, in cui nacque la prima esperienza di costruzione e messa in opera di quello che il singolo cittadino voleva fare per la propria città. Venne organizzato un bilancio partecipativo, adottato anche in alcune città italiane: in tale iniziativa i cittadini partecipano alla redazione del bilancio al pari dei politici.

In quegli anni era ancora molto forte in Italia un movimento politico molto ampio e solido, nato alla fine degli anni Sessanta e Settanta. Le sole manifestazioni dei centri sociali erano composte da decine di migliaia di persone e venivano organizzate con frequenza elevata.  

th.bing.com La morte di Carlo Giuliani

E poi si scatenò il caos…

Amnesty International ha definito i fatti di Genova “La più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale.”

Il sito supportolegale.org appartiene a un gruppo di avvocati che dai tempi di Genova difense i manifestanti, sia quando sono accusati di qualche crimine sia quando sono gli accusatori delle forze dell’ordine. Sono stati accusate anche le forze dell’ordine, ma non solo sono state liberate, non solo non hanno perso il lavoro, ma hanno persino fatto carriera. A parità di condanna i funzionari dello stato fanno carriera, i cittadini finiscono in galera. Ho fatto la rima! Dinamo Press fornisce l’elenco dei funzionari condannati in servizio a Genova che hanno fatto carriera e dunque hanno ricevuto un premio per i crimini commessi.

I potenti hanno ottenuto quello che volevano. Dal 20 al 21 luglio 2001 finisce il movimento novecentesco, iniziato nel Sessanta, con la repressione più brutale che si sia mai vista in Europa. Venne praticata una violazione quotidiana dei diritti democratici più banali. La polizia, i carabinieri e la guardia di finanza hanno massacrato gente inerme per il gusto di farlo. In un video è visibile un muretto che nasconde i manifestanti, presso il quale avanzano i carabinieri e la polizia sta picchiando tutti coloro che incontra. Si sentono le urla.

repstatic.it Piazza Alimonda è stata rinominata Piazza Carlo Giuliani

Possiamo omettere “per il gusto di farlo” e scrivere “per un progetto politico”?

No, no, assolutamente no. I progetti politici appartengono agli stati e ai funzionari di polizia, non al singolo poliziotto. I poliziotti sono gli esecutori del progetto, uno strumento che non ha la più pallida idea di come funzionano le dinamiche politiche. Come si presenta lo strumento celerino? Armato fino ai denti, picchia i manifestanti con tutto, anche sbarre di ferro e legno. Uno di loro ha picchiato un manifestante inerme in una pozza di sangue. Il singolo poliziotto che passa vede questa scena e la ripete. Non c’è nessun progetto politico in questo, c’è il gusto dell’abuso di chi detiene il potere assoluto di fare quello che gli da piacere, picchiare un inerme.

E’ raccapricciante la volontà delle istituzioni di rendere intoccabili le forze dell’ordine. Se sul casco dei celerini ci fosse stato un numero, il giudice guardando i video avrebbe potuto identificare il proprietario del casco e incriminarlo. Siccome i celerini sanno di essere impuniti, fanno ciò che vogliono. Sono stati processati solo i funzionari non perché i giudici abbiano deciso di punire i vertici, ma perché erano gli unici a volto scoperto.

In un video si vede un funzionario di polizia con una polo gialla che prende a calci in faccia un ragazzino poco più che maggiorenne. Il poliziotto si chiama Martola, era uno dei capi della Digos di Genova. Il ragazzino era già stato immobilizzato da altri poliziotti quando è stato colpito. Martola agisce per il gusto di tirare un calcio in faccia, non per immobilizzare un criminale o mosso da una qualunque idea politica. Martola è stato processato, ma non è stato rinchiuso in cella e ha fatto carriera. Il suo nome compare nella lista di Dinamopress dei funzionari condannati che sono stati premiati con un avanzamento di carriera.   

Poliziotti, finanzieri e carabinieri avevano l’ordine di effettuare una repressione ed è stato detto loro di fare quello che volevano, tuttavia non si aspettavano l’ingente numero di video che sono stati girati. All’epoca non c’erano gli smartphone, abbiamo utilizzato videocamere a basso prezzo. Noi eravamo a Media Center, nella scuola di fronte alla Diaz. Per tre giorni i ragazzi di Indymedia hanno filmato tutto quello che potevano, caricato il materiale sui computer e diffuso i file in rete o li hanno conservati al sicuro, per portarli fuori Genova. Già ad agosto giravamo per tutta Italia per mostrare i nostri video e raccontare ciò che era successo. In particolare, abbiamo mostrato il materiale in un centro sociale che si chiama TPO. Grazie a Indymedia questi funzionari vengono condannati. In un video è evidente che hanno introdotto le molotov in una scuola per incriminare i manifestanti. Tuttavia i responsabili hanno fatto carriera. Uno è Gratteri.

Se mi fanno entrare in una stanza, dicendomi di fare quello che voglio tanto non mi succederà nulla, quando vedo una persona legata, la slego. Se la massacro di botte, sono semplicemente un pezzo di merda. Ai poliziotti sono scesi i freni inibitori, imposti dalla cultura e dalla società durante l’infanzia e con cui litighiamo per tutta la vita.

Prima andavo allo stadio, poi ho fatto il militante nei centri sociali. Le scene di Genova mi sono capitate sempre, da quando avevo sedici anni. Io tifavo per il Monza, la città in cui abitavo. Un ultras sapeva che se finiva nelle mani dei poliziotti sarebbe stato riempito di mazzate, a meno che non avesse avuto il culo di essere stato catturato nella vicinanza delle telecamere, in quel caso ti menavano poco. Ti menano con criterio: senti male, ma se sei un ultras ti massacrano, se sei un politico, una zecca in gergo fascista, non ti lasciano troppi segni così le forze dell’ordine non possono essere denunciate.

Allo stadio succede con cinquecento persone, con i centri sociali il numero tocca le migliaia, a Genova c’erano trecentomila persone, l’intera società politica di sinistra. Non si vedeva tanta gente dal 1990-1991, le manifestazioni per la guerra in Iraq. La manifestazione era pacifica e autorizzata, ma sono stati cancellati i diritti civili di trecentomila persone.

Non c’è stata una delle manifestazioni del venerdì che fosse non autorizzata. E’ riuscita a partire solo la manifestazione delle tute bianche in cui è morto Carlo, mentre le altre, come quelle dei Cobas, non sono riuscite a concentrarsi perché li hanno menati subito. Le tute bianche avevano deciso di organizzare delle manifestazioni pacifiche, convinti che il corteo avrebbe sfilato in un clima giocoso; non essendosi protetti, è stata una tragedia. I Cobas invece erano organizzati per difendersi così hanno retto, quantomeno non è scappato il morto.

repstatic.it DIsordini a Genova.

Quali sono state le conseguenze del G8?

Il movimento nato negli anni Sessanta e Settanta, che si è modificato nei decenni, è morto. Il G8 di Genova è stato il canto del cigno del Novecento, con la repressione più brutale che si sia mai vista.

Nella manifestazione in cui muore Carlo sono stati trovati una settantina di bossoli, colpi d’arma da fuoco sparati dalle forze dell’ordine, magari tutti in aria. Bossoli sparati, anche questo è stato dimostrato in tutti i processi, in situazioni in cui i cortei erano autorizzati e i manifestanti erano pacifici. Poi naturalmente i no-global sono diventati aggressivi: nessuno si lascia massacrare, ci si difende. Si sono difesi quelli in grado di farlo, gli altri sono scappati, perché se fossero stati isolati sarebbe stata la fine.

L’obiettivo era distruggere un movimento diventato internazionale. Finché il movimento era confinato in uno stato era controllabile. Quando dal ‘99 il movimento è diventato internazionale, esso ha preoccupato i potenti del mondo: se le informazioni del movimento avessero circolato a livello internazionale, sarebbe diventato un circolo virtuoso molto potente. Il movimento ha avuto una rapidità di espansione impressionante. Ma i potenti rispetto agli anni Sessanta avevano imparato una lezione molto importante: i movimenti non si devono radicare, altrimenti gli attivisti coinvolgono le persone comuni e nasce un movimento di cittadini, che portano le dinamiche politiche dall’attivismo alla quotidianità.

Il 1974 è il momento in cui i lavoratori italiani hanno raggiunto il più alto potere d’acquisto nella storia del lavoro italiano. La possibilità di vivere meglio è stata ottenuta con le lotte che dal ‘69 al ‘74 sono state combattute. Sono gli anni della strage di piazza Fontana e di piazza Della Loggia, con cui si è tentato di reprimere il movimento. Ma questi atti di repressione erano inefficaci, perché le idee si erano diffuse tra la gente comune e gli studiosi avevano iniziato per esempio a chiedersi come vivessero i lavoratori, avevano persino fondato la medicina del lavoro. Per non parlare del movimento femminista. Il potere ha studiato questi fenomeni e ha trovato il momento più efficace, che non ha niente a che fare con la democrazia, per soffocarle sul nascere quando erano ancora controllabili. E’ stata costruita una narrazione subdola, secondo cui i Black Block avrebbero distrutto un movimento ingenuo di cuori buoni. Era la narrazione che volevano far passare, ma la realtà era ben diversa.

th.bing.com La tomba di Carlo Giuliani

Come reagiscono le persone quando scoprono che hai partecipato alle manifestazioni del G8 di Genova?

Dipende dalla situazione e dalla persona con cui hai a che fare. Molti ragazzi e giovani con il mito di Genova mi vedono come un reduce, come io guardavo coloro che avevano fatto gli anni Settanta quando ero giovane. Negli anni Ottanta guardavo con invidia i manifestanti degli anni Settanta e disprezzavo la mia epoca, non sapendo che la situazione sarebbe peggiorata con il passare degli anni. Capita sempre meno che la gente mi chieda di Genova. Molti non sanno nemmeno che tale episodio si sia verificato. Genova è stata dimenticata.

Si è inoltre verificata una grossa cesura, non necessariamente negativa, che finalmente conclude il Novecento e permetterà alla nostra epoca di liberarsi del Novecento nel suo complesso, eliminando ogni legame nostalgico o emotivo di autorappresentazione. Io mi sento un uomo del Novecento. Se penso a una manifestazione penso ad un corteo del Novecento. I ragazzi di oggi non vivono questo meccanismo. Creeranno meccanismi loro, liberi dai vincoli del Novecento e prenderanno dal Novecento quello che vorranno, in base ad una personale sintonia. Questa cesura non è negativa, è negativa per noi vecchi che ci rendiamo conto che il nostro mondo sta finendo e presto non se lo ricorderà più nessuno.

Dove posso trovare le testimonianze più autentiche sul G8 di Genova?

Dovresti fare una ricerca su Google. Più i documenti da te scelti saranno prossimi al Duemilauno, più troverai testimonianze genuine. Nel luglio-agosto 2001 su Repubblica uscirono numerosissime testimonianze fresche. La ricostruzione non era massiccia come oggi. Anche le mie parole di questa intervista sono solo un racconto di un racconto: sono diciannove anni che faccio i conti con queste cose, si è mescolato tutto nella mia testa: ricordo, analisi, emotività… Il trauma è stato così grosso che ieri, mentre ero in spiaggia, quando è passato sulla mia testa un elicottero militare per un secondo ho provato una forte tensione.

A Genova ero una persona che urlava terrorizzata e non sapeva cosa fare. Ho cercato di salvare per le vie Genova tremila persone terrorizzate che non avevano idea di cosa fare, anche gente di rifondazione che non aveva le mie stesse idee politiche. Io ed altre persone che erano con me abbiamo fatto i pastori del gregge, siamo scappati di mattina e dopo nove ore siamo arrivati allo stadio, alla sera.

Ma le manifestazioni sono anche un’occasione di divertimento, non è così?

E’ una delle cose positive insegnate dal Sessantotto, ma anche tra i partigiani era uguale, infatti un partigiano mi ha raccontato delle sbornie che ha preso. Molti raccontano quanto si sono divertiti a Genova nel 2001. Chi non era preparato alla violenza, può avere un racconto solo traumatico. Martedì, mercoledì e giovedì sono stati tre giorni bellissimi, in cui stavano costruendo il Media Center, installando al piano terra solo compuer Linux, un fatto all’epoca non banale. Al primo piano si trovavano le radio del movimento che trasmettevano in maniera illegale, poi al piano di sopra si trovavano Manifesto e Liberazione che non si erano insediati nella stampa ufficiale e all’ultimo piano Indymedia. Facevamo l’assemblea tutte le mattine con persone provenienti da tutto il mondo, Indimedia Palestina e indymedia Israele lavoravano fianco a fianco. Un ragazzo ha fatto il cow boy con il cavo di rete, facendolo roteare per appenderlo tra le fronde degli alberi, era bravissimo; in questo modo il filo volante da un albero all’altro permetteva di cablare la Diaz senza toccare la strada. Ridevamo, mangiavamo tutti insieme, conversavamo in inglese, che alcuni conoscevano a malapena mentre altri parlavano in maniera impeccabile.

ssl.c.photoshelter.com Il corteo

Ma a Caparossa preme raccontare degli scontri, così il racconto verte bruscamente sui momenti più drammatici del G8, senza che io gli chieda nulla.

Se facessimo la rivoluzione, manderemmo i celerini dallo psicologo perché sono persone instabili. Nessuno li ha obbligati ad andare in polizia, nessuno li ha obbligati al lavaggio del cervello.

Venerdì sera pochi hanno dormito o hanno dormito per poco. Quel giorno non ho partecipato alle manifestazioni poiché c’era da presidiare il Media Center e non potevamo lasciarlo vuoto, così siamo rimasti dentro. Io ero di Autistici e gestivo con altri due o tre i computer di Indymedia e Autistici, come se fossimo stati nella redazione di un giornale. Abbiamo pubblicato post in cui raccontavamo minuto per minuto quello che stava succedendo, mentre i nostri giornalisti stavano partecipando al corteo. Abbiamo dato noi la notizia della morte di Carlo, anche se non conoscevamo ancora il suo nome.

In quegli attimi non riuscivamo a telefonarci perché le linee erano intasate. Al Media Center abbiamo installato un ospedale da campo in quanto le persone che si recavano negli ospedali statali venivano arrestate e molti avevano bisogno di conforto. A livello psicologico eravamo sconvolti. Dalle nove alla sera i cobas si sono trovati coinvolti in uno scontro. Un ragazzo non ne può più e solleva il casco, ma un lacrimogeno entra all’interno dell’elmetto e lo inonda di fumo. Il ragazzo non ricorda cosa gli sia successo, ma stava morendo soffocato e gli hanno dovuto fare la respirazione bocca a bocca, quando è svenuto lo hanno portato in spalla. Fortunatamente si è ripreso ed è tornato a Media Center. Gli occhi erano gialli ed era gonfio come un pomodoro. Lo hanno curato.

Vicino al bar dove mi sono recato per fare colazione si trovava la caserma dei carabinieri, da cui proveniva il canto da stadio: “Uno a zero per noi”. Il punto guadagnato era dovuto alla morte di Carlo.

Il sabato sera fu trascorso al Carlini dopo essere scappati per nove ore per Genova. Qui troviamo Luca Zulu, il cantante dei 99 Posse che in un simile delirio ha trovato il portafoglio di un carabiniere. Ciò che vi sto raccontando non è un aneddoto di cui ho sentito parlare, ma un fatto che ho visto con i miei occhi. Nel portafoglio c’erano le immagini della Madonna e di Benito Mussolini, ma soprattutto una lettera da spedire alla fidanzata, in cui il mittente utilizzava il linguaggio tipico del soldato in procinto di partire per la guerra. Era la descrizione di un milite che va in trincea, con frequenti invocazioni a Dio e alla Madonna e una descrizione dei manifestanti precedente alle manifestazioni, costruita dai superiori. I manifestanti erano per lui belve assetante di sangue, mentre i carabinieri difendevano se stessi e la patria. La lettera era sgrammaticata, a mio parere è una vergogna lo scarsissimo livello di istruzione dei membri di basso grado delle forze dell’ordine.

Non bisogna mai avere pregiudizi nei confronti del singolo individuo, infatti in polizia sicuramente esistono persone buone persone come persone cattive, il problema è quando un’istituzione diventa un organo immorale. Nell’istituzione è normale che ci siano le mele marce, il problema è quando l’istituzione intera diventa marcia.

Ci terrei inoltre a parlare di Pasolini, del fatto che si è schierato con i poliziotti in quanto i Sessantottini erano più ricchi e acculturati dei loro avversari.  Nessuno ha obbligato il poliziotto a scegliere un simile lavoro, avrebbe potuto fare il muratore, l’imbianchino, l’operaio, il contadino. Inoltre nel Sessantotto i poliziotti sapevano a malapena leggere e scrivere e a mio parere il monopolio della violenza dovrebbe essere nelle mani di persone istruite e con un solido bagaglio etico, perché svolgono un mestiere delicato, in quanto sono gli unici che possono utilizzare la violenza in maniera legittima.

E Carlo Giuliani?

Carlo era un ragazzino di vent’anni, ma oggi è una figura mitologica. La morte di Carlo per le forze dell’ordine è una doppia vittoria, ma anche una macchia. I poliziotti sono stati condannati, ma sono rimasti impuniti.

Come viene tramandato il G8 di Genova?

Non viene tramandato. Se hai la fortuna di avere conoscenti che lo hanno vissuto o di frequentare ambienti sensibili al tema ti verrà raccontato qualcosa, ma i più hanno dimenticato. Le istituzioni hanno interesse a dimenticare perché per loro è una macchia. Rifondazione sparisce nel 2008 dal parlamento, tra il 2003 e il 2006 Haidi Giuliani, la madre di Carlo, è una parlamentare. Nonostante fossero al governo in maggioranza, il governo Prodi non riesce a istituire la commissione di inchiesta per i fatti di Genova e tutti i condannati fanno carriera.

I media sono lo strumento con cui il G8 è stato condannato all’oblio. Quando un fatto sparisce dalla memoria collettiva, il fatto non esiste più. Tutti i fatti scomodi per il potere vengono semplicemente dimenticati, perché il potere è diventato intelligente. Non serve più il fascismo, che ha semplicemente segnato il passaggio dall’Ottocento al Novecento. Il potere ha studiato e ha capito che è più semplice decidere cosa diventa notizia, cosa memoria e cosa deve essere dimenticato. La gestione diretta e indiretta della comunicazione è importantissima, deve rimanere democratica.

Abbiamo parlato più delle tue idee che dei fatti…

Perché noi non possiamo raccontare la verità, ma solo i punti di vista. Il racconto di un carabiniere sarebbe completamente diverso. Anche la tua rielaborazione delle mie parole in un articolo sarebbe diversa da quella di un altro giornalista.

Per concludere, vorrei aggiungere che si parla sempre di Genova, ma mai di come siamo arrivati a Genova. E’ inoltre bene specificare che i no global non sono contrari alla globalizzazione nel suo complesso, ma sono contro la globalizzazione neoliberista.

Caparossa ci ha fornito dei documenti di approfondimento, di cui condividiamo il link:

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